Alla fine della Guerra Fredda, la Germania diede ripetute assicurazioni ai leader sovietici prima e russi poi che la NATO non si sarebbe espansa verso est. Queste assicurazioni vennero date nel contesto della riunificazione tedesca e la Germania ne beneficiò enormemente. La rapida unificazione del suo paese – all’interno della NATO – non sarebbe avvenuta senza il consenso sovietico basato su quegli impegni. Pretendere successivamente che quelle assicurazioni non ebbero mai importanza, o che si trattava di discorsi puramente informali non è realismo: è revisionismo storico.
Nel 1999, la Germania partecipò al bombardamento della Serbia da parte della NATO, la prima guerra importante condotta da questa organizzazione senza autorizzazione da parte del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Non si trattava di un’azione difensiva: fu un intervento che stabilì un precedente alterando in maniera sostanziale l’ordine e la sicurezza del post-Guerra Fredda. Per la Russia, la Serbia non era un’astrazione. Il messaggio era inequivocabile: la NATO avrebbe fatto uso della forza al di fuori del proprio territorio, senza approvazione dell’ONU e senza tenere in considerazione le obiezioni russe.
Nel 2002, gli Stati Uniti si ritirarono unilateralmente dal Trattato Anti Missili Balistici, una pietra angolare della stabilità strategica per tre decenni. La Germania non sollevò serie obiezioni. Tuttavia, l’erosione degli accordi sul controllo delle armi non fu un fatto astratto. I sistemi di difesa missilistica schierati in maggiore prossimità dei confini russi vennero giustamente percepiti da questo paese come destabilizzanti. Trattare quelle preoccupazioni come paranoie fu propaganda politica, non seria diplomazia.
Nel 2008, la Germania riconobbe l’indipendenza del Kosovo, a dispetto degli espliciti avvisi che questo avrebbe minato il principio di integrità territoriale e stabilito un precedente che si sarebbe ripercosso altrove. Di nuovo, le obiezioni della Russia vennero ignorate considerandole come espressione di mala fede piuttosto che affrontate come serie preoccupazioni strategiche.
La spinta costante a allargare la NATO all’Ucraina e alla Georgia – dichiarata formalmente al Summit di Bucarest del 2008 – superò la più evidente delle linee rosse, a dispetto delle vibrate,
chiare, coerenti e reiterate proteste elevate da Mosca per anni. Quando una grande potenza identifica un interesse securitario principale e lo ribadisce per anni, ignorarlo non è diplomazia: è escalation intenzionale.
Il ruolo che la Germania ha svolto in Ucraina a partire dal 2014 è particolarmente problematico.
Berlino, insieme a Parigi e a Varsavia, negoziò l’accordo del 21 febbraio 2014 fra il presidente Yanukovych e l’opposizione – un accordo inteso ad arrestare le violenze e preservare l’ordine costituzionale. Quell’accordo non durò che poche ore. Ne seguì un cambio di regime violento e, attraverso mezzi incostituzionali, emerse un nuovo governo. La Germania riconobbe e sostenne il nuovo regime immediatamente, abbandonando l’accordo di cui era stata garante con indifferenza.
Si pensò che gli accordi di Minsk II del 2015 fossero un correttivo – un quadro negoziale per porre fine alla guerra nell’Ucraina orientale. La Germania fece nuovamente da garante. Tuttavia, in sette anni l’Ucraina non mise in pratica l’accordo. Kiev respinse apertamente le sue clausole politiche e la Germania non le fece applicare. Ex leader tedeschi ed europei hanno successivamente riconosciuto che gli accordi di Minsk II più che come un piano di pace furono trattati come un espediente per prendere tempo. Questa ammissione da sola dovrebbe far riflettere.
Su questo sfondo, la richiesta di sempre più armi, la retorica sempre più accesa, la sempre più grande “risolutezza”, suonano vani. Si chiede all’Europa di dimenticare il recente passato per giustificare un futuro di conflittualità permanente.
Basta con la propaganda. Basta con la puerile morale presentata ai cittadini. Gli Europei sono perfettamente capaci di comprendere che le questioni securitarie sono serie, che le azioni della NATO hanno conseguenze e che la pace non si raggiungerà fingendo che le preoccupazioni securitarie della Russia non esistano.
La sicurezza europea è indivisibile. Questo principio significa che nessun paese può rafforzare la propria a spese di quella degli altri senza provocare instabilità. Significa anche che la diplomazia non implica la deroga ai propri valori e che l’onestà storica non equivale al tradimento.
Un tempo, la Germania ne aveva consapevolezza. La Ostpolitik non era debolezza: era maturità strategica. Si riconosceva che la stabilità europea dipendeva dagli impegni presi, dal controllo delle armi, dai legami economici e dal rispetto per i legittimi interessi securitari della Russia.
Oggi, alla Germania serve nuovamente quella maturità. Si smetta di parlare della guerra come di qualcosa di inevitabile o virtuoso. Si smetta di appaltare la riflessione strategica agli incontri dell’Alleanza. Ci si incominci ad impegnare seriamente nell’azione diplomatica – non come esercizio di pubbliche relazioni, ma come sforzo genuino di ricostruire un’architettura securitaria europea che includa, invece che escludere, la Russia.
Una rinnovata architettura securitaria europea deve cominciare con chiarezza ed equilibrio. In primo luogo, richiede la fine inequivocabile dell’allargamento verso est della Nato – verso l’Ucraina, la Georgia e gli altri stati lungo il confine russo.
L’espansione della NATO non era una conseguenza inevitabile dell’ordine succeduto alla Guerra Fredda: era una scelta politica, presa in violazione delle solenni assicurazioni fornite nel 1990 e perseguita a dispetto dei ripetuti avvisi che avrebbe destabilizzato l’Europa.
La sicurezza dell’Ucraina non sarà il frutto di uno sconsiderato dispiegamento di truppe tedesche, francesi o di altri paesi europei, che avranno il solo risultato di approfondire le divisioni e prolungare la guerra. Sarà il frutto della neutralità, sostenuta da credibili garanzie internazionali. I fatti storici non sono contestabili: né l’Unione Sovietica, né la Federazione Russa hanno violato la sovranità di stati neutrali nell’ordine post-bellico – non quella della Finlandia, dell’Austria, della Svezia, della Svizzera o di altri. La neutralità funzionò perché rispose ai legittimi interessi di sicurezza di tutte le parti. Non c’è nessuna seria ragione per sostenere che non possa funzionare ancora.
In secondo luogo, la stabilità richiede la demilitarizzazione e la reciprocità. Le forze russe devono restare bene a distanza dai confini della NATO e le forze NATO – inclusi i sistemi missilistici – devono restare bene a distanza dai confini della Russia. La sicurezza è indivisibile, non unilaterale.
Le regioni di confine dovrebbero essere demilitarizzate in seguito ad accordi verificabili sul terreno, non saturate con sempre più armi.
Le sanzioni dovrebbero essere rimosse all’interno di un accordo negoziato: non sono servite a portare la pace e hanno inflitto danni severi all’economia europea.
La Germania, in particolare, dovrebbe rigettare la sconsiderata confisca degli asset di stato russi – una sfacciata violazione della legge internazionale che mina la fiducia nel sistema finanziario globale. Rivitalizzare l’industria tedesca attraverso un commercio legale e concordato con la Russia non è una capitolazione: è realismo economico. L’Europa non dovrebbe distruggere la propria base produttiva in nome di un moralismo di facciata.
Infine, l’Europa dovrebbe tornare ai fondamenti istituzionali della propria sicurezza. L’OSCE, non la NATO, dovrebbe tornare ad essere il forum primario per la sicurezza europea, la costruzione della fiducia e il controllo delle armi. Per l’Europa, autonomia strategica significa precisamente questo: un ordine europeo definito dagli interessi europei, non una perenne subordinazione all’espansionismo della NATO.
La Francia potrebbe giustamente estendere il suo deterrente nucleare fornendo un ombrello di sicurezza all’Europa, ma solo con una postura strettamente difensiva, senza posizionamento avanzato di sistemi che minaccino la Russia.
L’Europa dovrebbe fare pressione perché si ritorni urgentemente al quadro previsto dall’INF e per negoziati complessivi sul controllo delle armi nucleari strategiche che coinvolgano Stati Uniti e Russia – e successivamente Cina.
Più importante di tutto, Cancelliere Merz, impari la storia – e sia onesto al suo riguardo. Senza onestà non ci può essere fiducia. Senza fiducia, non ci può essere sicurezza. E senza diplomazia, l’Europa rischia di ripetere le catastrofi dalle quali sostiene di aver imparato.
La Storia giudicherà cosa la Germania sceglie di ricordare – e cosa sceglie di dimenticare. Questa volta, la scelta sia quella della pace e della diplomazia, e del rispetto della parola data.
Con rispetto,
Jeffrey D. Sachs
Professore alla Columbia University
(traduzione di Domenico Ortolani)
17.12.2025
Glossario
Ecco un glossario dettagliato che analizza le sigle, le organizzazioni e i concetti geopolitici citati nel testo di Jeffrey Sachs, organizzato per aree tematiche per facilitarne la consultazione.
Istituzioni e organizzazioni
OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa): è la più grande organizzazione regionale per la sicurezza al mondo. A differenza della NATO, include sia i paesi occidentali che la Russia. Il testo la cita come il forum ideale (alternativo alla NATO) per risolvere i conflitti attraverso il dialogo e il controllo delle armi.
Consiglio di Sicurezza dell’ONU: è l'organo delle Nazioni Unite responsabile del mantenimento della pace. È composto da 5 membri permanenti con potere di veto (tra cui Russia e USA). Il testo sottolinea come l'intervento in Serbia nel 1999 sia avvenuto senza il suo mandato, considerandolo un atto illegale.
NATO (Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord): è l' alleanza militare occidentale nata nel 1949. Il testo critica la sua espansione verso est (Ucraina e Georgia) come causa di instabilità e minaccia percepita dalla Russia.
Trattati e accordi storici
Accordi di Helsinki (1975): Un atto fondamentale che stabilì i principi per la convivenza tra il blocco occidentale e quello sovietico durante la Guerra Fredda, basato sul rispetto della sovranità e l'inviolabilità delle frontiere.
Accordi di Minsk II (2015): Un piano di pace firmato da Ucraina, Russia, Germania e Francia per porre fine alla guerra nel Donbass (est Ucraina). Il testo accusa l'Occidente di averli usati solo per "prendere tempo" e non per una reale pacificazione.
Trattato Anti Missili Balistici (Trattato ABM): Firmato nel 1972 tra USA e URSS per limitare i sistemi di difesa missilistica. L'idea era che se nessuno poteva difendersi perfettamente, nessuno avrebbe osato attaccare per primo (equilibrio del terrore). Gli USA si sono ritirati nel 2002.
Trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty): Trattato del 1987 che eliminava i missili nucleari a corto e medio raggio in Europa. Il testo ne chiede il ripristino per ridurre il rischio di una guerra atomica nel continente.
Concetti geopolitici e strategici
Sicurezza indivisibile: principio secondo cui la sicurezza di uno Stato è indissolubilmente legata a quella degli altri. In breve: non puoi aumentare la tua sicurezza se ciò rende il tuo vicino meno sicuro, perché questo genererà instabilità per tutti.
Ostpolitik: politica di "riavvicinamento" verso l'Europa dell'Est e l'Unione Sovietica perseguita dalla Germania Ovest a partire dagli anni '60 (famosa quella di Willy Brandt). Si basava sul commercio e sul dialogo per allentare le tensioni della Guerra Fredda.
Neutralità: status di un paese che non aderisce ad alleanze militari (come la Svezia o la Finlandia in passato, o la Svizzera). Sachs suggerisce che l'Ucraina dovrebbe diventare neutrale per fungere da "cuscinetto" tra NATO e Russia.
Linee rosse: termine che indica un limite invalicabile nelle relazioni internazionali. Se superato, il paese che lo ha stabilito considera la situazione una minaccia vitale che richiede una risposta, spesso militare.
Eventi chiave menzionati
Summit di Bucarest (2008): l'incontro della NATO in cui fu dichiarato ufficialmente che Ucraina e Georgia "sarebbero diventate membri" dell'alleanza, scatenando una dura reazione russa.
Indipendenza del Kosovo (2008): la secessione del Kosovo dalla Serbia. Il testo la cita come un precedente che ha violato l'integrità territoriale degli stati, poi usato dalla Russia come giustificazione per le sue azioni in Crimea.
Accordo del 21 febbraio 2014: un accordo tra il presidente ucraino Yanukovych e l'opposizione per formare un governo di unità nazionale. Fallì dopo poche ore con la fuga del presidente, portando a quello che il testo definisce un "cambio di regime violento".
Questo glossario è basato su informazioni fornite da Gemini, versione 3, con prompt iniziale e revisione finale a cura della redazione di PeaceLink..