[Disarmo] Il "paradosso bellico": come abbiamo aiutato Putin pensando di aiutare l'Ucraina



Un proiettile di artiglieria da 155 mm della Nato ha una quantità di esplosivo che varia dai 5 ai 10 chili. Una FAB bomb russa dal 500 al 1500 chili.

Mentre la Nato sta cercando faticosamente di inviare le munizioni di artiglieria per tentare di accorciare il divario con la Russia, senza tuttavia riuscirci, gli aerei di Mosca stanno lanciando sulle truppe ucraine le FAB bombs da 500 chili, da 1000 chili e da 1500 chili. E prossimamente da 3000 chili.

Una cosa spaventosa che non ci raccontano per non scoraggiarci. E per mantenerci nell'illusoria convinzione che la "guerra giusta" può essere vinta, anche senza il sostegno della traballante Casa Bianca.

Degli effetti delle FAB bombs russe non ne parla volentieri la Nato, non ne parlano i nostri TG. Ma quelle monster bombs stanno cambiando la guerra: polverizzano i soldati ucraini. Non si riescono più neppure a recuperare i corpi.

Una tragedia orribile. 

La guerra di Ettore e Achille, di Mazzini e Garibaldi sono ciò che abbiamo in mente per abitudini scolastiche. Ma le FAB bombs con il kit che le trasforma in bombe plananti (e che raggiungono l'obiettivo con precisione) sono l'inferno: se non muori hai comunque ferite devastanti e quasi nessuno ne esce illeso. Neppure mentalmente. Il valore militare di un esercito, per quanto animato da fervore patriottico, diventa irrilevante. Come nella guerra nucleare. Da qui l'idea di scrivere un editoriale che introduce, forse per la prima volta in Italia, il concetto di "paradosso bellico" applicato alla guerra in Ucraina per ciò che riguarda gli effetti controproducenti dell'attuale sostegno che la Nato fornisce a Kiev. Eccolo.


In Ucraina la Nato è paralizzata in un "paradosso bellico"
Alessandro Marescotti 

Il concetto di "paradosso bellico" si riferisce a situazioni in cui le azioni intraprese durante un conflitto armato, sebbene mirino a raggiungere un obiettivo specifico, producono effetti contrari o indesiderati rispetto a quelli previsti. Questo concetto evidenzia la complessità e l'ambiguità delle dinamiche della guerra, dove le azioni pianificate possono avere conseguenze impreviste o persino opposte a quelle desiderate.

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