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From: Elio Pagani <eliopaxnowar at gmail.com>
Date: lun 15 apr 2019, 09:19
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Caccia F35, la mobilitazione riparte ed è (quasi) l'ora della verità: "Asili, non armi"

Alzano la voce Rete Italiana Disarmo, Campagna Sbilanciamoci e Rete della Pace: "Con gli investimenti previsti nei prossimi dieci anni si potrebbero comprare 100 elicotteri da elisoccorso o costruire 1.000 asili pubblici". Il governo a breve chiamato alla decisione finale.

Today - 15.04.2019

Si torna a parlare di F35. Pochi giorni fa sono state rese note alcune iniziative della società civile che da anni si batte affinchè venga "rivisto" l'acquisto dei cacciabombardieri F35 definiti "costosi, inaffidabili, contrari ai dettati costituzionali" vista la capacità di montare bombe nucleari. Armi d'attacco, non da difesa secondo Rete Italiana Disarmo, Campagna Sbilanciamoci e Rete della Pace.  Sono passati dieci anni da quell'aprile 2009 in cui le commissioni parlamentari diedero il via libera al programma Joint Strike Fighter. Il governo Conte è atteso nei prossimi mesi alla decisione definitiva per la continuazione degli acquisti (contratti già sottoscritti). In ballo ci sono cifre mostruose: "Fin da subito 3,7 miliardi che potrebbero arrivare a 10 se non si cambierà rotta. Le alternative possibili: welfare, lavoro, istruzione, diritti, ambiente" dicono le associazioni.

Caccia F35, riparte la mobilitazione: "Basta a questa scelta insensata"

La nuova fase di mobilitazione (che nelle prossime settimane vedrà concretizzarsi diverse iniziative a livello nazionale e territoriale) ha come obiettivo la richiesta a Governo e Parlamento dello stop definitivo della partecipazione italiana al programma Joint Strike Fighter. Un impegno che, dopo i primi 4 miliardi già spesi e almeno 26 velivoli già acquisiti o in produzione, costerà se confermato almeno altri 10 miliardi di euro, destinati ad aerei d’attacco e con capacità nucleare costellati da problemi e ritardi. "Oggi abbiamo fatto un appello ai Parlamentari di tutti gli schieramenti: dite basta a questa scelta insensata a problematica presentando e discutendo entro l’estate una Mozione per il blocco definitivo e completo del programma JSF" dice Giulio Marcon coordinatore della campagna Sbilanciamoci! Gli esempio concreti sono quelli che forse più di ogni altra cosa possonno meglio dare l'idea di quanti soldi ci siano in ballo.

Cosa si potrebbe fare con i soldi degli F35

"I soldi che si dovrebbero ancora spendere per gli F-35 (almeno 10 miliardi di euro secondo le stime della campagna, sempre precise, documentate e confermate in tutti questi anni di azione) nei prossimi 10 anni si potrebbero invece investire in: 100 elicotteri per l'elisoccorso in dotazione ai principali ospedali, 30 canadair per spegnere gli incendi durante l’estate, 5.000 scuole messe in sicurezza a partire da quelle delle zone sismiche e a rischio idrogeologico, 1.000 asili nido pubblici a favore di 30.000 bambini oltre a 10.000 posti di lavoro per assistenti familiari nel settore della non autosufficienza" spiegano i promotori della mobilitazione.

"E' ora di dire basta a queste scelte che tolgono risorse allo sviluppo sostenibile ed ai reali bisogni del Paese, e non fanno altro che alimentare la corsa al riarmo, a nuove guerre, a nuove dittature. E' ora di costruire la pace con l'economia di pace e con la difesa civile e nonviolenta, con il rifiuto della guerra e con la messa al bando delle armi nucleari (tutto l’opposto di un investimento in un aereo capace di sganciare ordigni nucleare) - ragiona Sergio Bassoli della segreteria di Rete della Pace - Dobbiamo garantire l'accesso ai diritti fondamentali ed universali a tutte le persone perciò il Parlamento deve ascoltare e scegliere da che parte stare: dalla parte dei bisogni del paese e della pace o dalla parte dei poteri forti e dell'industria della guerra?”.

Gli F35 e il "giallo" dei 389 milioni non pagati

F35, il governo Conte è chiamato a una scelta definitiva

Quali sono sul fronte F35 gli impegni già assunti dall’Italia? "Tra il 2019 e il 2020 anche il nostro Paese dovrà decidere se sottoscrivere un contratto di acquisto pluriennale, diverso dagli acquisti annuali flessibili che sono stati condotti finora - spiega Francesco Vignarca di Rete Disarmo - per cui siamo allo snodo fondamentale: dopo tale passaggio non sarà più possibile tornare indietro e risparmiare alcun euro, anzi il continuo lievitare dei costi ci costringerà ad aumentare anche i fondi attualmente stanziati. Facciamo dunque appello a chi ha sempre dichiarato la propria contrarietà agli F-35: abbiate coraggio di una decisione che porterà benefici veri al Paese".

Le associazioni che promuovono la mobilitazione notano come nei mesi scorsi sono sei i nuovi contratti sottoscritti dall’Italia in prosecuzione all’acquisto di lotti recenti di F35. "In combinazione con documenti della Difesa (come il DPP 2018) ciò conferma che anche il Governo Conte così come gli Esecutivi precedenti ha firmato contratti che configurano l’acquisto di nuovi aerei e la spesa di centinaia di milioni di denaro pubblico - si legge suwww.disarmo.org - Tutto questo, a meno di smentite o spiegazioni alternative che non sembrano plausibili, suggerisce dunque l’intenzione del Governo Conte di andare a completare quantomeno la Fase 1 di acquisizione relativa alla produzione annuale a basso rateo, per un fabbisogno complessivo di 7 miliardi di cui circa 3,7 previsti per i soli velivoli ordinati e prodotti dal 2018 al 2023". Una cosa è certa: la "patata bollente" è in mano al governo. Il M5s è sempre stato critico sul tema in questione, sostiene che gli F35 non siano una priorità, ma le valutazioni tecniche sarebbero ancora in corso.

Da odiati a irrinunciabili: esplode il caso F35

Fonte Infografica: www.disarmo.org

Il progetto F35 ha attirato su di sé molte critiche da parte di analisti militari. Qualcuno l'ha persino soprannominato "Fiasco 35" per alcuni presunti problemi di software e per i costi elevatissimi. Secondo i sostenitori del progetto una della caratteristiche rivoluzionarie è che il velivolo F35 può "assolvere a più missioni simultaneamente, senza bisogno di tornare alla base per essere riconfigurato". Sono otto i Paesi alleati degli Stati Uniti che prendono parte al programma F-35: Regno Unito, Canada, Danimarca, Olanda, Norvegia, Italia, Turchia e Australia. Alcuni Paesi hanno rivisto al ribasso il numero di aerei che intendono acquistare nei prossimi anni.

F-35, un'altra grana: "Problemi tecnici, il software di gestione è inaffidabile"