Re: [Disarmo] Fwd: [ReteDisarmo] Ad un mese dalla Marcia ...




E per l'uscita dalla NATO, il muro reale contro cui ogni limatura pacifista e ogni governo italiano si schianta, niente? Sulle leve delle guerre che producono per sfruttarla la nuova tratta degli schiavi niente? Niente di Politico?

Jure Ellero


Il 07/11/18 11:49, Elio Pagani (via disarmo Mailing List) ha scritto:

---------- Forwarded message ---------
From: Mao Valpiana <mao at nonviolenti.org>
Date: mer 7 nov 2018, 11:35
Subject: [ReteDisarmo] Ad un mese dalla Marcia ...
To: <coordinamento_RID at googlegroups.com>


Una riflessione, penso necessaria.
Vedi anche qui:
https://maovalpiana.wordpress.com/2018/11/07/sulla-marcia-dei-pregi-e-dei-difetti-ad-un-mese-dalla-perugia-assisi/
e in allegato.
Buona lettura,
mao valpiana

AD UN MESE DALLA PERUGIA-ASSISI

SULLA MARCIA,
dei pregi e dei difetti

Ad un mese dalla Perugia-Assisi del 7 ottobre 2018 è bene fare qualche
considerazione su come sta proseguendo la nostra marcia ...
La grande partecipazione all'iniziativa, nel cinquantesimo anniversario
della morte terrena di Aldo Capitini, ideatore e promotore della prima
marcia, ha confermato la necessità per il più vasto movimento per la
pace di avere luoghi di incontro e azione comuni. La Perugia-Assisi è
stata storicamente, proprio grazie alla prima edizione capitiniana del
1961 (che doveva essere un "unicum") e alla sua ripresa dopo 17 anni,
nel 1978 per volere di Pietro Pinna e del Movimento Nonviolento, la
vetrina nella quale il pacifismo italiano espone la propria immagine e
le proprie proposte al paese. La marcia, infatti, non è la passeggiata
per stare bene con gli amici, non è il corteo per contare se si è in
tanti, non è la processione per rinnovare una tradizione, ma è il
momento, forse unico, in cui l'opinione pubblica può vedere il movimento
per la pace riunito, riconoscerlo e valutare la sua capacità di dialogo
con la politica e le istituzioni.
La marcia del 2018 non aveva un obiettivo specifico, unitario, definito,
una campagna unificante da proporre, e questo è certamente un errore.
Gruppi, movimenti, reti, hanno saputo positivamente esprimere le tante
iniziative in corso, ma non si è riusciti a parlare con voce unica. E'
stato un coro polifonico, dal quale comunque è emersa una tematica
prevalente, riferita all'attualità politica: l'immigrazione. Gli slogan
più diffusi erano "ponti,  non muri" e "porti aperti, non confini", a
significare che la marcia di fatto ha avuto anche un carattere
antigovernativo. Le 70.000 persone partecipanti (questo il numero più
vicino alla realtà) hanno saputo esprimere una grandissima energia, una
partecipazione vivace e consapevole, arricchita dalla notevole presenza
di giovani e giovanissimi; è mancato però il contenitore dove riporre e
valorizzare tanta ricchezza; la domanda  espressa non ha ancora trovato
una risposta in grado di indirizzare e dare sbocco politico.
I due appelli "ufficiali" letti al termine della marcia, non hanno
saputo interpretare nemmeno ciò che la marcia aveva comunque espresso, e
non hanno saputo dare nessuna indicazione pratica sul "dopo". L'appello
"Nessuno deve essere lasciato solo!" è una dichiarazione di impotenza:
"Cerchiamo assieme le soluzioni dei problemi che non sono ancora state
trovate e intraprendiamo nuove iniziative per attuarle", concludendo con
l'esortazione "Miglioriamo i nostri pensieri!". L'altro appello "Il
manifesto della cura" fornisce indicazioni ancor più vaghe,
inafferrabili: "trovare la clorofilla spirituale che tiene alla ricerca
delle cose buone con un pensare sensibile e un sentire limpido".
Evidentemente c'è bisogno di ben altro, e per fortuna i marciatori si
sono dimostrati molto più avanti della marcia stessa. Dal meeting per la
pace che si è svolto nei giorni precedenti la Marcia, a cura della Rete
della Pace, sono emerse pratiche, esprienze e progetti che possono
andare a costituire quella Agenda della pace di cui tutti i marciatori
hanno sentito il bisogno: -taglio delle enormi spese militari -uscita
dal programma di acquisto degli F35 -messa al bando delle armi atomiche
-riconversione civile dell’industria bellica -stop all’esportazione di
armi che creano morte, migrazioni forzate e profughi che fuggono dalle
guerre. I progetti per ricostruire una politica di pace e giustizia sono
contenuti nella campagna “Un’altra difesa è possibile”: spostamento
delle risorse dal bilancio militare alla difesa civile, non armata e
nonviolenta, per i corpi civili di pace, la protezione civile, il
servizio civile universale, un Istituto di ricerche per il disarmo.
La priorità è convergere sempre di più su obiettivi comuni, riconoscere
la necessità di una campagna coordinata, rafforzare una Rete della pace
che sappia dare un senso politico unitario al lavoro che tantissimi
fanno sui territori. Solo così la prossima Marcia, magari autoconvocata,
proprio perchè di tutti e per tutti, avrà un senso.

Mao Valpiana
presidente del Movimento Nonviolento
Verona, 7 novembre 2018


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