Spese militari, noi e Bama



Al buon articolo di Valentino Parlato aggiungo questo documento redatto dal 
CENTRO MILITARE DI STUDI STRATEGICI: Il Joint Strike Fighter in Europa

"Dedichiamo questo Supplemento ad un programma di cooperazione nel settore 
dell’aviazione militare tra cinque paesi europei (Regno Unito, Italia, Paesi 
Bassi, Danimarca e Norvegia) e gli Stati Uniti: il caccia bombardiere di 
nuova 
generazione F-35 Joint Strike Fighter. Il titolo della presente monografia 
mette in discussione la scelta di questi cinque paesi di partecipare alla 
fase 
di sviluppo del velivolo, e quindi di optare per un investimento sostanziale 
nella ricerca e sviluppo americani – piuttosto che investire nella ricerca 
europea e contribuire allo sviluppo congiunto di una piattaforma aerea 
europea 
di prossima generazione con la Francia, la Svezia, la Germania e vari altri 
paesi. Tale confronto appare ancora più necessario alla luce delle tremende 
difficoltà affrontate dagli USA in questo programma di approvvigionamento, 
ma 
anche dell’atteggiamento delle Istituzioni (e dell’industria) americane, 
sempre 
più protezioniste, più competitive e più aggressive nei confronti dell’Europa 
e 
del Resto del Mondo”.
http://www.nof35.org/doc/Pdf/suppl_sett05.pdf

VALENTINO PARLATO - 
il Manifesto 07 Gennaio 2012 


Mario Monti pellegrino affannato in Europa. Bussa a Bruxelles, poi a Parigi, 
Berlino. Cerca, ragionevolmente, consensi e sostegni nel suo difficilissimo 
lavoro. Ma bussare senza una proposta, un'iniziativa può dare un qualche 
risultato? Difficile da credere. 
Monti dovrebbe bussare proponendo qualche iniziativa propria e non 
l'osservanza di tagli e tasse. Agli altri paesi europei i tagli italiani 
possono dare qualche soddisfazione, ma nessuna prospettiva. Se l'Italia 
diventa 
austera e risparmiatrice, che cosa potranno esportare in Italia? Quale 
vantaggio per le proprie industrie anch'esse in difficoltà?
Monti un esempio e un incoraggiamento dovrebbe averlo da Obama che ha deciso 
di ridurre la spesa militare di 450 milioni di dollari in dieci anni, cioè 
di 
quarantacinque miliardi di dollari all'anno. Gli Usa, che sono una potenza 
globale e per la quale le armi sono importanti (tanto che alle armi vanno 
circa 
900 miliardi di dollari l'anno quasi un quarto del bilancio federale), hanno 
capito che lì si può risparmiare. In Italia - che non è un paese imperiale - 
ci 
apprestiamo a spendere 15 miliardi di euro per i cacciabombardieri F35. E 
questa spesa andrebbe aggiunta alla spesa ordinaria di 23 miliardi di euro. 
A 
questo livello di spesa c'è un intervento del generale Mini, il quale dopo 
aver 
segnalato la riduzione decisa da Obama aggiunge che «se l'Europa si mettesse 
assieme spenderebbe un decimo di quello che sborsa oggi e sarebbe più 
efficiente».
Ci rifletta il presidente Monti. Riducendo la spesa militare, finora esente 
dai suoi tagli, potrebbe investire qualcosa per la famosa crescita della 
qualche tanto parla senza far nulla, almeno finora.
Certo i risparmi militari sarebbero utili, ma è necessaria, direi 
indilazionabile e anche utile per i suoi pellegrinaggi in Europa, una seria 
iniziativa per la crescita. E non solo per contenere il peggioramento delle 
condizioni di vita degli italiani, ma anche per dimostrare a Parigi, e 
soprattutto a Berlino (lì c'è la signora Merkel), che l'Italia non è proprio 
ridotta allo stato di mendicità. Risollevare un po' il prestigio del nostro 
paese sarebbe utile anche nei difficili negoziati internazionali. Tagliare e 
tassare potrà soddisfare le richieste altrui, ma non la loro fiducia in noi 
italiani, nella nostra capacità di risanare l'economia e di avere un ruolo 
positivo in Europa. Monti ha poi affermato: «L'euro non sia elemento di 
divisione», ma l'euro non doveva saldare l'unità europea? Perché è diventato 
elemento di divisione?