news sulla base usa e uranio impoverito dala nuova sardegna del 11\3\2004




«Gli Usa violano norme in vigore nella Ue»
La Maddalena, lo studioso Paolo Fois analizza la clamorosa denuncia di
Giudice


ENRICO GAVIANO


 LA MADDALENA. Un'iniziativa clamorosa, quella del consigliere provinciale
di Forza Italia, Giulio Giudice, che ha deciso di ricorrere alla Commissione
europea e all'Alta corte di giustizia sul raddoppio della base Usa di Santo
Stefano, denunciando così il governo italiano, il premier Berlusconi, il
ministro Martino e il presidente della Giunta regionale Italo Masala, «per
aver tenuto un comportamento omissivo e omertoso sulla vicenda del raddoppio
della base americana di Santo Stefano». Un'iniziativa che però può essere
più incisiva, secondo quanto detto dal professor Paolo Fois, esperto di
diritto internazionale. A patto di fare dei distinguo, intanto precisando
quali sono le materie su cui far leva per trovare eventuali manchevolezze da
parte del governo e della regione e quindi individuare quali sono i soggetti
della Comunità europea a cui indirizzare le osservazioni. Fois, vede con
favore l'iniziativa di Giulio Giudice, perché comunque serve ad aumentare
ulteriormente l'attenzione sul problema della base di Santo Stefano.
 «Il crescente interesse, sul piano internazionale, del caso La Maddalena è
ormai evidente - dice Fois -. Era un problema italiano, ha coinvolto di
recente direttamente la Corsica, e iniziative coerenti su questo piano sono
ovviamente da vedere con favore, non fosse altro che per il fatto che si
attiva ulteriormente l'attenzione sulla questione, ma occorre fare valere
gli argomenti giusti e coinvolgere i soggetti, le istituzioni, giusti».
 Entrando nel merito della proposta di Giudice, Fois dice: «Nel caso della
Maddalena si possono, trovando ovviamente i riscontri, fare denunce di
violazione delle norme Ue di tutela dell'ambiente e denunce di violazione di
accordi di politica estera da parte del governo italiano. Occorre essere il
più precisi possibile, perché altrimenti si rischia che il tutto venga
archiviato, cestinato, e che dunque non abbia alcuna effettiva conseguenza».
 Nel caso di violazione delle norme sulla tutela dell'ambiente, sempre
considerando che l'inquinamento nucleare è al momento presunto, Fois
sottolinea che: «il destinatario di una denuncia di questo tipo è la
Commissione europea, che deve valutare se ci sono violazioni sotto questo
profilo. Di certo c'è che il Parco della Maddalena ha ricevuto finanziamenti
europei nel quadro Interreg. Stato e regione, per ottenere questi soldi, si
sono impegnati a rispettare determinate regole di salvaguardia e tutela dell
'ambiente che, ovviamente, risulterebbero disattese se il problema
inquinamento si dimostrasse reale. Le finalità del Parco sarebbero
ovviamente annullate».
 Per quanto riguarda invece il piano squisitamente politico, il rapporto fra
le nazioni che compongono l'Unione europea è sotto la lente d'ingrandimento
di Paolo Fois. «L'Ue si sta dando una linea unitaria, con il progetto di una
Costituzione europea, non ancora in vigore. E allo stesso tempo l'Unione ha
definito (Barcellona 1995, ndr) insieme ai paesi che si affacciano nel
Mediterraneo un accordo che di certo non va verso la proliferazione delle
armi. Questo impegno non è coerente con quello che stanno facendo gli Usa
alla Maddalena. E poi, c'è un altro aspetto, relativo all'obbligo che
ciascun paese Ue ha di informare gli altri paesi membri della propria
politica estera. E' ammissibile - si chiede Fois - che fra l'Italia e un
paese terzo, gli Usa, ci sia un accordo segreto (quello riguardante la base
di Santo Stefano, ndr) e che gli altri paesi della comunità europea non ne
conoscano il contenuto»?
 «In questo caso - sottolinea ancora Fois - il destinatario dei rilievi è il
presidente del consiglio europeo, il primo ministro irlandese Charlie
McCreevy. Comunque, credo che un esposto come quello di Giudice possa essere
inviato in maniera unitaria, ma i destinatari devono essere ben distinti e
poi, trattandosi dell'esposto di un privato, non può essere inviato all'Alta
corte di giustizia, che invece viene coinvolta direttamente in queste
questioni, dagli altri Stati membri».


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Da soli contro lo Stato

CAGLIARI. Da soli contro lo Stato: è la storia dei soldati che hanno
utilizzato proiettili all'uranio impoverito o partecipato ad altre missioni
misteriose per l'Esercito. C'è chi ha vinto questa sfida, anche se niente
potrà restituirgli una vita normale. È il maresciallo Marco Diana di
Villamassargia, che a dicembre - difeso dall'avvocato Andrea Pettinau - si è
visto riconoscere il diritto alla pensione privilegiata. La decisione è
stata della Corte dei conti di Cagliari, all'indomani delle perizie medico
legali che confermavano una «correlazione» fra la malattia del sottufficiale
una rara forma di tumore al fegato - e l'utilizzo in servizio di olii,
batterie al nichel e solventi in Somalia e Bosnia.
 C'è un'altra storia ancora in attesa della parola fine, nonostante il
protagonista sia purtroppo morto: è quella del caporal maggiore di Quartu
Valery Melis, stroncato a febbraio dal morbo di Hodgkin, tumore contratto
dopo le missioni nei Balcani. I familiari del soldato sono ancora coinvolti
nella battaglia giudiziaria con lo Stato, per il riconoscimento della causa
di servizio. Causa di servizio invece sempre rifiutata dal ministero della
Difesa, soprattutto quando dal suo lettino d'ospedale, Valery Melis
denunciava: «Lo Stato mi ha scaricato».

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Drammatica denuncia di un militare «Quei proiettili raccolti a mani nude»
Fabio Cappellano, che contrasse un tumore dopo aver partecipato alle
esercitazioni nei poligoni sardi, fa ricorso al Tar e accusa: «Nessuno mi ha
informato dei pericoli»


 CATANZARO. Ricorrerà al Tar della Calabria per ottenere il riconoscimento
della causa di servizio un ex caporale dell'esercito, Fabio Cappellano, 27
anni, residente in provincia di Catanzaro che nel 2000, un anno dopo aver
partecipato ad esercitazioni militari nei poligoni della Sardegna, scoprì di
avere un tumore al testicolo con metastasi al «retroperitoneo» e polmone.
Cappellano aveva già raccontato la sua storia alla «Nuova Sardegna»
denunciando tutte quelle cose che oggi lo hanno portato a fare ricorso al
Tar. Ma soprattutto denunciando il disinteresse delleo Stato e dello stesso
esercito davanti alle circostanze denunciate da Cappellano.
 Nessun rischio per esposizione a radiazioni fu mai segnalato all'ex
caporale dell'esercito, F.C., di 27 anni, della provincia di Catanzaro,
durante le esercitazioni svolte nei poligoni della Sardegna. Pochi mesi dopo
l' addestramento il giovane scoprì di avere un tumore ad un testicolo, con
metastasi al'retroperitoneo' ed al polmone.
 L'ex militare, che ora lavora in una azienda privata, ha deciso di
rivolgersi al Tar della Calabria per ottenere il riconoscimento della causa
di servizio dopo che due commissioni mediche militari hanno ritenuto che non
esiste concausalità tra la malattia e l'attività svolta. "Per circa due
mesi - racconta il giovane - ho partecipato ad esercitazioni nei poligoni
della Sardegna dove simulavamo conflitti bellici. Poi, senza indossare
nessun tipo di protezione, venivamo impiegati anche nel recupero dei resti
di proiettili sparati. Nessuno dei miei superiori ci ha mai parlato di
eventuali rischi o di possibili esposizioni a radiazioni".
 Il giovane si è arruolato nell'esercito italiano nel dicembre del 1998 come
volontario in ferma breve. Dopo un breve periodo di addestramento svolto in
una caserma di Cassino, il militare, che svolgeva le mansioni di'mortaista'
e conducente di automezzi, fu trasferito presso la caserma degli alpini all'
Aquila. Nel novembre del 1999 F.C. partecipò ad un addestramento svoltosi
nei poligoni di tiro di Capo Teulada e Perdasdefogu, in Sardegna. L'anno
successivo, dopo un incidente stradale, casualmente l'ex militare scoprì di
avere un tumore.
 "Mentre recuperavamo i resti dei proiettili sparati - ha detto - ho avuto
modo di vedere che nel poligono c'erano anche bombe di aereo ed altri tipi
di proiettili". Prima di scoprire che era affetto da un tumore, l'ex
militare, che nel gennaio del 2000 rimase coinvolto in un incidente
stradale, fu sottoposto ad una Tac e ad ecografie dalle quali non fu
riscontrato nessun tipo di neoplasia. "L' oncologo al quale mi sono rivolto
per curarmi - ha aggiunto il giovane - mi spiegò che la malattia era dovuta,
con una probabilità altissima, alla mia esposizione a radiazioni. Questo
spiegherebbe anche l'elevata aggressività del tumore".
 Nonostante l'intervento chirurgico a cui è stato sottoposto ed al ciclo di
chemioterapia, l'ex militare ha ancora una piccola metastasi al polmone
sinistro che "mi auguro andrà via con il passare del tempo. A giugno dovrò
sottopormi ad ulteriori accertamenti al termine dei quali i medici
decideranno cosa fare. Quando ho terminato la ferma volontaria l'esercito
non mi ha pagato nemmeno il premio di congedo che comunque mi spettava e
durante la mia malattia nessuno, tranne i miei familiari, si è interessato
alle mie condizioni".
 "Mio figlio, durante la malattia - dice il padre dell'ex militare - è stato
abbandonato dallo Stato ed anche dalle autorità militari. Per circa un anno
non gli fu pagato nemmeno lo stipendio". Il deputato dei verdi, Mauro
Bulgarelli, ritiene che sia urgente una commissione d'inchiesta che indaghi
sui poligoni militari. "Ormai le denunce - ha detto - si moltiplicano di
giorno in giorno e testimoniano con forza quanto sosteniamo da tempo: nei
poligoni si svolgono continue esercitazioni con uranio impoverito".
"Le cose raccontate dal giovane caporale calabrese destano preoccupazione e
angoscia. Anche su questo episodio occorre immediatamente fare chiarezza. Il
Ministro della Difesa ha il dovere etico di non lasciare soli questi ragazzi
e per questo è quanto mai opportuno un suo intervento". E' quanto sostiene
in una nota Pino Sgobio, parlamentare dei Comunisti Italiani, che ha rivolto
una interrogazione al Ministro della Difesa.
 L'interrogazione riguarda la vicenda dell'ex militare calabrese al quale
non è stata riconosciuta la causa di servizio dopo essersi ammalato di un
tumore scoperto dopo aver partecipato ad esercitazioni in poligoni della
Sardegna.
 "Siamo di fronte - ha aggiunto Sgobio - ad un'ennesima e brutta pagina di
storia militare: il mancato riconoscimento della causa di servizio ad un
giovane calabrese, caporale dell'esercito italiano, che - dopo aver svolto
esercitazioni nei poligoni della Sardegna, dove, simulando conflitti
bellici, senza indossare nessun tipo di protezione, veniva impiegato,
insieme ad altri, anche nel recupero dei resti di proiettili sparati - si è
ammalato di un tumore al testicolo ed al polmone".

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LA MOZIONE
 La Cdl chiede al governo un «costante monitoraggio»



 ROMA. Il senatore Pino Mulas di An è il primo firmatario di una mozione
sull'arcipelago della Maddalena, sottoscritta da 13 senatori della Cdl fra
cui i parlamentari sardi Mariano Delogu (An), Pasqualino Lorenzo Federici e
Ignazio Manunza (Fi) e Gianfranco Tunis (UdC) oltre al coordinatore di Fi in
Sardegna, Romano Comincioli. «Il Governo - dice il senatore Mulas -
garantisca ai cittadini sardi il costante monitoraggio sanitario e la
doverosa tutela ambientale dell'arcipelago della Maddalena che, in virtù di
accordi bilaterali tra l'Italia e gli Stati Uniti, costituisce una base
strategica della Marina militare statunitense. A tal fine è necessario
assicurare una corretta e completa informazione sui controlli effettuati
dalle competenti autorità sanitarie circa un'eventuale inquinamento nella
zona».
 Nella mozione, secondo quanto informa una nota di An, si impegna il Governo
a una costante attività di verifica degli accordi internazionali d'intesa
con le autorità locali preposte alla tutela e alla salvaguardia dell'
ambiente e della salute pubblica; al mantenimento della destinazione delle
aree e delle strutture già esistenti, e dei livelli occupazionali del
personale civile dell'arsenale militare; ad una costante ed esaustiva
informazione dell'opinione pubblica circa i dati relativi agli ultimi
controlli.