Re: per un futuro senza armi



riporto questo messaggio di Antonio del Social Forum Garda Valsabbia nella lista disarmo per un motivo semplice ma complesso (non è un ossimoro) Per chiarire meglio, il seminario di cui ho mandato la locandina è organizzato dai Beati i costruttori di pace, associazione da sempre presente nelle lotte per il disarmo. Ma cos'è il disarmo e come il movimento dei movimenti e le liste nate attorno al tema della guerra hanno affrontato questo tema? Io credo che in realtà non si sia mai argomentato pienamente, se non attraverso seminari organizzati dalle realtà più sensibili. Eppure abbiamo iniziato il nuovo millennio all'insegna della guerra infinita, del riarmo internazionale.

Qui mi limito a dire come la penso sinteticamente sperando anche di rispondere ad Antonio:

Un movimento antimilitarista o pacifista o in generale contro le guerre non può continuare ad equivocare sulla rilevanza anticapitalista (o contro un sistema economico liberista) della lotta verso una volontà di dominio e comando degli apparati militari-industriali. Questo significa pensare alle inevitabili ripercussioni geopolitiche ed economiche a cui si rimanda, quando ci si dichiara essere contro le spese militari (ed il suo abnorme aumento). Significa aver chiaro almeno in generale quale scenario abbiamo davanti e le risposte (sottolineo l'aspetto plurale) che si potrebbero evidenziare.
Ma cos'è il disarmo, quali sono gli attori coinvolti e chi in maggior misura?
E' fuori dubbio l'importanza dell'avanzata di una cultura, di una coscienza, nonviolenta.
E' fuori dubbio l'importanza dell'arma della diplomazia.
Non altrettanto credo sia importante l'opinione pubblica, perchè manipolata e manipolabile. Comunque tutto questo non basta, come non bastano gli appelli all'obiezione fiscale, all'obiezione di coscienza alla produzione militare (che non esiste), alla riduzione delle spese militari, come in ultimo chiede Antonio. E non serve il lavoro lobbistico di ONG o associazioni più o meno sincere. Non serve calare dall'alto opinioni e iniziative che riguardano la vita di tutt@ in generale, e in particolare la vita di chi lavora nell'industria bellica e nelle basi militari (persone che fanno parte della sfera civile e non militare). Io non ho nessuna alta moralità per condannare chiunque abbia a che fare con questi settori. Del resto sarebbe miserando e mistificatorio affrontare questo aspetto in maniera così semplicistica. La produzione militare riguarda tutt@, l'apparato bellico è sempre più decentralizzato e la sua produzione sempre più duale. Non solo, le stesse holding appartengono alla sfera industriale quanto a quella finanziaria. Comprando Vodafone si alimenta la BAE. Disarmo non significa solo tornare ai grandi trattati di non proliferazione, non significa e non basta più pensare localmente la riconversione di una fabbrica bellica. Quanto alla lotta contro le mine, ricordo ad Antonio che è stata in primo luogo una lotta dei lavoratori, e dopo ha coinvolto altri. Si può cominciare con delle sperimentazioni che coinvolgano territorialmente il sistema economico, scientifico, lavorativo, politico e amministrativo quelle regioni che hanno a che fare con basi e con fabbriche belliche. Ma è una domanda che deve partire parallelamente dentro e fuori le stesse. Non c'è un dentro senza un fuori e non esiste un confine delineato nettamente. Non esiste in un mondo globalizzato. Nella sfera dei politici non esiste una volontà di disarmo, esiste un realismo becero, un incrocio fra affari, politica e quella che tutti chiamano la necessità di una difesa. Che sia della nazione, dell'Europa e del mondo intero contro il terrorismo, poco importa. Chiedere la riduzione delle spese militari significa chiedere al movimento (lavoratori e non lavoratori) di cominciare ad agire politicamente, significa una capacità di articolare i contenuti sul piano dell'attivismo..

Ciao

At 09.49 23/07/2003 +0200, Social Forum Garda Valsabbia wrote:
ciao
ho letto su disarmo at peacelink.it l'iniziativa del seminario a Padova.
Difficilmente qualcuno di noi riuscira' a venirci.

Volevo trasmettervi una nostra riflessione sul tema: come mai non e' mai partita un'iniziativa forte, unitaria e coordinata a livello nazionale per chiedere una decisa riduzione delle spese militari partendo dai bilanci dello stato italiano ? Mi spiego meglio: vi sono le iniziative legate all'obiezione fiscale, che si configura come un'iniziativa "personale", stessa cosa per la campagna "banche armate" o per altre iniziative come boicottaggi, ecc. Tutte iniziative che nascono come rifiuto personale a determinate cose. Non sono iniziative politiche basate su richieste specifiche volte a chiedere dal punto di vista legislativo o amministrativo determinate cose. In tale direzione sono andate invece le campagne contro le mine antiuomo che qualche risultato hanno dato, oppure le iniziative sulla Tobin Tax o altro.

Perche' non raccogliere qualche milione di firme su una richiesta specifica di riduzione delle spese militari da presentare al governo e alle forze politiche che si candideranno alle prossime elezioni politiche: richieste formulate in modo preciso, concreto, puntuale in modo da poter essere verificate in seguito. Se a Roma c'erano 3 milioni di persone contro la guerra non penso sia poi cosi' difficile raccogliere 10 milioni di firme su un documento chiaro. Chi era a Roma avra' parenti e amici, no ! Per avere effetto un iniziativa del genere deve ovviamente avere un numero di adesioni "storica" inequivocabile.

Comunque sia per avere effetto le iniziative non possono essere mille per l'italia: ci vogliono poche iniziative su cui far convergere tutti: tutti i gruppi, le associazioni, i partiti, le parrocchie, ecc. Solo le iniziative che riescono ad avere un qualche impatto numerico riescono ad incidere.

Antonio
del S.F.G.V.
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