[Diritti] Amnesty International: "Giorgia Meloni e Friedrich Merz cessino di avallare il genocidio, l’occupazione illegale e il sistema di apartheid attuati da Israele"



LETTERA DI AMNESTY AI GOVERNI DI GERMANIA E ITALIA


Mentre la pressione dell’opinione pubblica continua ad aumentare, i ministri degli Esteri dell’Ue hanno una scelta da fare: continuare a riservare a Israele un trattamento privilegiato oppure iniziare a far rispettare le linee rosse dell’Unione che Israele ha ripetutamente disatteso, in particolare dall’ottobre 2023.

Non mancano gli strumenti a disposizione dell’Ue per esercitare una pressione concreta su Israele; ciò che è mancato in modo evidente è la volontà politica. Come minimo, l’Ue deve sospendere l’Accordo di associazione Ue-Israele, con i relativi privilegi commerciali, se intende dimostrare serietà nell’affrontare l’impunità di cui Israele gode da decenni. In caso contrario, rischia di rendersi complice del genocidio in corso, dell’occupazione illegale e del sistema di apartheid attuati da Israele.

Due stati membri detengono un ruolo decisivo: Italia e Germania. Entrambi sono centrali nel bloccare la sospensione dell’accordo commerciale tra Ue e Israele e nel sottrarre Israele a conseguenze significative per i crimini commessi contro la popolazione palestinese. Nel complesso sistema di voto tra gli stati membri dell’Ue, il sostegno anche di uno solo dei due paesi orienterebbe il voto verso la maggioranza qualificata necessaria per la sospensione parziale dell’accordo.

L’Accordo di associazione Ue-Israele, entrato in vigore nel 2000, stabilisce un quadro giuridico e istituzionale per il dialogo politico e la cooperazione economica, garantendo a Israele un accesso privilegiato ai mercati europei. Oggi l’Ue resta il principale partner commerciale di Israele: nel solo 2024, le esportazioni israeliane verso l’Ue hanno rappresentato il 28,8 per cento del totale. Israele viola da tempo l’articolo 2 dell’Accordo, che stabilisce il rispetto dei diritti umani come elemento essenziale della partnership – un dato riconosciuto, seppur tardivamente, dalla stessa revisione effettuata dalla Commissione europea nel giugno 2025. Nel settembre 2025, a seguito di una forte pressione pubblica, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha proposto una sospensione parziale delle disposizioni commerciali dell’Accordo, insieme a sanzioni mirate contro ministri estremisti e coloni responsabili di violenze. Tuttavia, anche questa proposta, limitata e largamente insufficiente, continua a essere bloccata da Germania e Italia.

Ciò che resta della credibilità europea – dopo ripetuti fallimenti nel far rispettare le proprie linee rosse nei confronti di Israele – ora è in gioco. L’Ue non può più sottrarsi alle crescenti accuse di doppi standard, soprattutto rispetto alla risposta ferma e basata sui principi adottata nei confronti della guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina. I diritti umani della popolazione palestinese, sistematicamente calpestati da Israele, richiedono lo stesso livello di rigore.

Nonostante l’annuncio di un cessate il fuoco nell’ottobre 2025, le violazioni del diritto internazionale da parte di Israele e il genocidio portato avanti nella Striscia di Gaza continuano senza sosta. Durante il cosiddetto cessate il fuoco, le operazioni militari israeliane non sono affatto cessate: oltre 830 persone palestinesi, per la maggior parte civili, sono state uccise nella Striscia, mentre più del 60 per cento della popolazione continua a essere sfollato. La maggior parte degli sfollati interni vive in rifugi di fortuna o in edifici parzialmente distrutti, in condizioni disumane, esposta a vaste infestazioni di insetti e ratti. Israele continua a bloccare o limitare l’ingresso di beni indispensabili alla sopravvivenza della popolazione civile, tra cui materiali per le abitazioni, forniture mediche e alimenti adeguati, nonché pesticidi, imponendo inoltre gravi restrizioni al lavoro delle organizzazioni umanitarie.

Nella Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est, la situazione è peggiorata drasticamente. Dal 7 ottobre 2023 sono state uccise oltre 1080 persone palestinesi, tra cui almeno 235 minori. Circa 45 comunità beduine e di pastori sono state completamente sfollate dall’inizio del 2023, in gran parte a causa dell’aumento della violenza dei coloni sostenuti dallo stato. Nel febbraio 2026 il governo israeliano ha approvato misure di registrazione fondiaria che favoriscono l’annessione de facto della Cisgiordania, in diretta violazione del parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del 2024. Il 30 marzo la Knesset ha approvato una legge discriminatoria sulla pena di morte, concedendosi piena discrezionalità nel mettere a morte persone palestinesi condannate per omicidio intenzionale, eliminando al contempo le più basilari garanzie di un processo equo. La legge ha suscitato forti critiche e indignazione in diversi stati europei, tra cui Germania e Italia.

Al di fuori del Territorio palestinese occupato, in Libano gli attacchi israeliani dal 28 febbraio hanno causato circa 2700 morti e oltre un milione di persone sfollate, mentre le forze israeliane continuano a distruggere infrastrutture civili e a impedire alla popolazione civile di rientrare nelle proprie abitazioni nel sud del paese, in chiara violazione del diritto internazionale. Queste violazioni in corso riflettono un modello di impunità, reso possibile anche da risposte europee esitanti e incoerenti, limitate a espressioni di preoccupazione anziché a misure concrete.

Nel frattempo, gli stati europei continuano a vendere armi a Israele: Francia e Germania sono stati i principali esportatori del continente nel 2024, rischiando così di diventare complici delle violazioni in corso. Anche l’Italia ha continuato a trasferire armi a Israele in base a licenze rilasciate prima del 7 ottobre 2023, senza impedire inoltre il transito sul proprio territorio di forniture militari provenienti da altri stati.

A metà aprile 2026 un’Iniziativa dei cittadini europei ha raccolto oltre un milione di firme nel tempo record di tre mesi. L’Italia è stata tra gli stati con il più alto livello di partecipazione. Il 2025 è stato un anno di grande mobilitazione politica e sindacale, evidenziando il divario tra le politiche governative e il sentimento dell’opinione pubblica.

Un divario analogo persiste in Germania, dove i sondaggi indicano che la maggioranza della popolazione non sostiene la posizione del proprio governo e ritiene che la politica sul Medio oriente debba essere guidata principalmente dal diritto internazionale, piuttosto che da una “ragion di stato” priva di fondamento giuridico.

Allo stesso tempo, oltre 75 organizzazioni non governative, tra cui Amnesty International, hanno chiesto all’Ue di sospendere l’Accordo. Circa 400 ex diplomatici, ministri e funzionari dell’Ue hanno sostenuto questa richiesta, così come esperti delle Nazioni Unite.

La posizione del governo italiano è particolarmente contraddittoria. Pur avendo sospeso l’accordo di cooperazione nel settore della difesa con Israele, blocca la sospensione dell’Accordo di associazione Ue-Israele. Analogamente, il sostegno recentemente annunciato alla limitazione delle importazioni provenienti dagli insediamenti illegali israeliani rappresenta una misura parziale e insufficiente rispetto alla portata delle violazioni documentate e non sostitutiva della sospensione dell’Accordo. La posizione della Germania solleva preoccupazioni altrettanto gravi. Sebbene il suo quadro costituzionale sancisca l’impegno verso il diritto internazionale e Berlino sottolinei costantemente l’importanza di una politica estera europea forte e unitaria, attualmente sta minando entrambi questi principi. Bloccando il consenso, la Germania indebolisce proprio quell’unità che dichiara di voler difendere. Il ministro degli Esteri definisce la sospensione “inappropriata” e insiste su un continuo “dialogo costruttivo” con Israele, ostacolando lo slancio verso la sospensione dell’accordo.

Dopo ripetuti cicli di dialogo, numerosi avvertimenti e un’escalation di violazioni da parte di Israele senza conseguenze, la persistente inattività rischia di tradursi in complicità. L’Ue ha un chiaro obbligo di sospendere il proprio Accordo commerciale con Israele. Amnesty International sta portando avanti una campagna affinché Giorgia Meloni e Friedrich Merz cessino di avallare il genocidio, l’occupazione illegale e il sistema di apartheid attuati da Israele. Milioni di persone in tutto il mondo chiedono che chi governa agisca per fermare le violazioni commesse da Israele.

Deve prevalere l’umanità.


Firmato da 21 direttrici e direttori degli uffici europei di Amnesty International

Ileana Bello – direttrice di Amnesty International Italia

Julia Duchrow – direttrice di Amnesty International Germania

Carine Thibaut – direttrice di Amnesty Belgio

Wies de Graeve – direttore di Amnesty International Fiandre

Stephen Bowen – direttore di Amnesty International Irlanda

David Pereira – direttore di Amnesty International Lussemburgo

Sylvie Brigot – direttrice di Amnesty International Francia

Frank Johansson – direttore di Amnesty International Finlandia

Dávid Vig – direttore di Amnesty International Ungheria

Esteban Beltran – direttore di Amnesty International Spagna

Anna Błaszczak-Banasiak – direttrice di Amnesty International Polonia

Nataša Posel – direttrice di Amnesty International Slovenia

Christos Dimopoulos – direttore di Amnesty International Grecia

Anna Johansson – direttrice di Amnesty International Svezia

Vibe Klarup – direttrice di Amnesty International Danimarca

João Godinho Martins – direttore di Amnesty International Portogallo

Shoura Hashemi – direttrice di Amnesty International Austria

Dagmar Oudshoorn – direttrice di Amnesty International Paesi Bassi

Rado Sloboda – direttore di Amnesty International Slovacchia

Nayden Rashkov – direttore di Amnesty International Bulgaria

Lucie Laštíková – direttrice di Amnesty International Repubblica Ceca