[Diritti] Scandaloso accordo tra UE e Ruanda sui minerali rari del Congo



NO ALLO SCANDALOSO ACCORDO  TRA UE E RWANDA SUI MINERALI DEL CONGO (PETIZIONE) 

Ci opponiamo fermamente al protocollo d’accordo di cooperazione sui minerali sensibili firmato dall’Unione Europea con il Rwanda il 19 febbraio scorso! Da almeno un decennio, ma anche di recente, l’ONU dichiara che il movimento M23, che destabilizza l’Est della Repubblica Democratica del Congo, è manovrato e sostenuto dal Rwanda e perfino composto anche da sue truppe.  Dall’Est del Congo, con il favore di responsabili corrotti a vari livelli, complicità alle frontiere e astuzie di vario genere, da anni vengono fatti uscire verso il Rwanda e altri Paesi confinanti ad est i minerali preziosi: coltan, oro, terre rare … Ma oggi, grazie ai territori occupati militarmente dall’M23-Rwanda, i minerali passano di continuo e senza trovare alcun ostacolo, ma al prezzo di morti, di violenze di ogni genere, di rapine di beni di una popolazione la cui colpa è solo quella di vivere in un territorio ricchissimo di risorse, delle quali, con ogni mezzo, tutti vogliono accaparrarsi, mentre, solo nell’Est, due milioni di sfollati sopravvivono miseramente e muoiono in tuguri di fortuna, in piena stagione delle piogge. Appare, pertanto, sconcertante e ipocrita questo accordo che, a parole, vuole esprimere un forte intento di rispetto della legalità, secondo le norme di tracciabilità che l’Europa stessa si è data nel 2021, dichiarando di «favorire lo sviluppo di catene di valore durature e resilienti per le materie prime critiche», ovvero i minerali strategici e tanto ricercati in questo tempo di corsa verso la cosiddetta green economy, ma che nei fatti investe dei fondi per creare infrastrutture in Rwanda. Un paese che non dispone di quantità significative di questi minerali, ma che è diventato grande esportatore solo grazie alle guerre che ha acceso nella Repubblica Democratica del Congo a partire dal 1996, sempre attraverso interposti movimenti di copertura, che in questi anni prendono il nome di M23. Se l’obiettivo dell’accordo del 19 febbraio scorso, come dichiarato dal Parlamento Europeo in risposta alle tante critiche emerse, è «accrescere la tracciabilità e la trasparenza e rafforzare la lotta contro il traffico illegale di minerali» non era forse più opportuno sanzionare il Rwanda anziché stipulare un accordo proprio con chi sta aggredendo e saccheggiando il Congo? Facendo eco a tante voci che si sono levate contro questo accordo, sia da parte delle autorità, di cittadini congolesi, di Paesi europei come il Belgio e di eurodeputati, anche noi come comitato “Insieme per la Pace in Congo” esprimiamo la forte richiesta all’Unione Europea di annullare tale accordo, per contribuire all’avvento della pace nella regione. Riteniamo che solo un atteggiamento giusto e imparziale può favorire la coabitazione pacifica nella regione dei Grandi Laghi. 


Rete “Insieme per la Pace in Congo”