[Diritti] ADL 160505 - Nella



L'AVVENIRE DEI LAVORATORI

La più antica testata della sinistra italiana, www.avvenirelavoratori.eu

Organo della F.S.I.S., organizzazione socialista italiana all'estero fondata nel 1894

Sede: Società Cooperativa Italiana - Casella 8965 - CH 8036 Zurigo

Direttore: Andrea Ermano

 

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e-Settimanale - inviato oggi a 45964 utenti – Zurigo, 5 maggio 2016

  

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IPSE DIXIT

 

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Nella lotta incessante e senza quartiere - “Non dimenticheremo e faremo in modo che i nostri figli facciano lo stesso nella speranza che questo terribile ricordo appartenga alla memoria condivisa per rafforzare l’unione con il popolo ebraico nella lotta incessante e senza quartiere contro l’antisemitismo e contro ogni forma di odio di natura religiosa, etnica, di genere”. – Motto del Giorno del Ricordo della Shoah e del Coraggio (73° della Rivolta del Ghetto di Varsavia)

 

   

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    L'AVVENIRE DEI LAVORATORI contribuisce da oltre 115 anni a tenere vivo l'uso della nostra lingua presso le comunità italiane nel mondo tra quelle persone che si sentono partecipi degli ideali socialisti-democratici di Giustizia e Libertà.

    

    

EDITORIALE

 

I Migranti e gli Autoctoni

 

Brevi note sulla mail di un lettore e su

un bel convegno del 1° maggio a Verbania

 

di Andrea Ermano

 

Questa settimana un lettore, esponendo alcune riserve sulla linea editoriale "filo-migranti" dell'ADL, mi ha scritto di ritenere che tanta debolezza sia da attribuirsi alla mia non più giovane età, per causa della quale sarei indotto a trascurare i molti effetti negativi prodotti dall'immigrazione, tra cui: "a) La mamma italiana che non trova posto nell'asilo nido per il figlio perché sopravanzata in graduatoria da famiglie immigrate; b) La competitività al ribasso sui salari portata dagli immigrati; c) L'ordine pubblico".

    A parte che le parole sono pietre, visto che parliamo d'età non più giovane, mi pare opportuno menzionare la fondazione della nostra testata, avvenuta nel 1897. Soprattutto perché quell'evento incrocia il secondo dei punti sollevati, ossia la "competitività al ribasso sui salari portata dagli immigrati".

    In quell’epoca lontana, ma anche vicina, gli immigrati eravamo noi italiani. Alla fine del luglio 1896 nel quartiere popolare "Aussersihl" di Zurigo si scatenò una vera e propria caccia all’immigrato (cioè all'italiano) che culminò in episodi di guerriglia urbana e tenne occupate le forze dell’ordine zurighesi per diversi giorni.

    I lavoratori italiani furono accompagnati fuori città, insieme alle loro famiglie, sotto scorta armata, in diverse migliaia. Altrimenti il rischio era di venire ammazzati di botte per strada.

 

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Zurigo 1896: “La caccia agli italiani” sulla

copertina de Il Corriere della Domenica

 

Accadde, quell'esplosione di violenza, a causa della "competitività salariale"? In parte sì. E i nostri predecessori di allora, Serrati e Greulich, risolsero che fosse giunto il momento di procedere alla costruzione di un sindacato di lingua italiana in Svizzera, il cui organo di stampa sarebbe diventato proprio L’ADL, che all’epoca nacque recando il titolo un po' incendiario de "Il Socialista", ribattezzato due anni dopo nel più moderato "L’Avvenire del lavoratore", con la dicitura al singolare declinata infine al plurale nel 1941 da Ignazio Silone "L’Avvenire dei lavoratori".

    Venne, dunque, fondato insieme a questo giornale il sindacato di lingua italiana in Svizzera. E fu posta la parola “fine” alla concorrenza salariale al ribasso.

    Scomparve del pari la xenofobia? Tutt'altro. Quella ci ha sempre accompagnati, giorno dopo giorno, per tutti questi centoventi anni. Durante i quali la comunità italiana, in quanto comunità di migranti, non ha per nulla portato "effetti negativi" alla società ospite e anzi ha dato ben più di quanto abbia avuto, come sempre accade in “esilio”: Tu proverai sì come sa di sale… lo scendere e 'l salir per l'altrui scale.

    Quanto alla mamma italiana deprivata di posto all’asilo per il figlio italiano, quanto al dumping salariale e alle questioni di ordine pubblico, è bene dirlo con chiarezza: non si tratta in nessunissimo modo di fenomeni "prodotti" dai migranti. Non serve avere letto Carlo Marx per comprendere come alla base di ciò stiano politiche economiche molto ciniche o anche solo molto stupide. Perché i problemi reali restano tali finché non vengono affrontati in un altro modo… e risolti.

    In che modo?

    L'ipotesi intorno alla quale stiamo ragionando è l’istituzione di un "Esercito del lavoro", secondo l'idea illustrata da Ernesto Rossi nel suo celebre saggio del 1947, Abolire la miseria (ripubblicato da Laterza a cura di Paolo Sylos Labini).

    Oggi questo "Esercito del lavoro" andrebbe strutturato in due grandi organizzazioni del Servizio civile, l’una sostanzialmente riservata a cittadini italiani, giovani o disoccupati, e collegata a un salario di cittadinanza; l’altra focalizzata sui migranti e strutturata anch’essa lungo un percorso di lavoro e formazione in una credibile prospettiva di inserimento nella società ospite.

    Con il sostegno di un Esercito del lavoro sarebbe relativamente facile aprire e gestire un numero congruo di asili, superare il problema della concorrenza salariale al ribasso, affrontare con efficacia anche molti altri problemi, non da ultimo quello del controllo territoriale a sostegno delle forze dell’ordine, per esempio sui treni e nelle stazioni ferroviarie. Senza contare il drenaggio dei canali di Venezia, l’imbrigliamento dei torrenti di montagna, un fattivo sostegno alle opere di riconversione eco-compatibile e tutta una serie di altri interventi che non vengono nemmeno "percepiti" dal libero mercato essendo essi eterogenei rispetto al criterio unidimensionale del massimo profitto.

    Progettare e attuare politiche sociali di grande respiro sarebbe oltre tutto necessario affinché non cali su di noi, ma soprattutto sui più giovani, una nube di rassegnazione e risentimento. Anche perché assisteremmo allora al trionfo del populismo che mesce i rancori e moltiplica i problemi.

    Inversamente, se in un Municipio, in una Regione o sul territorio della Repubblica l'esperimento di un "Esercito del lavoro" iniziasse, sarebbe poi possibile immaginarne un’estensione europea con gran vantaggio di tutti. Ovviamente, occorrerà ancora discutere in modo approfondito di finanziabilità, ma anche di strumenti economici innovativi, come appunto il salario di cittadinanza, l'introduzione di monete locali, la regolamentazione di banche del tempo.

    A questo punto il nostro lettore potrebbe ribattere: "Magnifico. Ma è wishful thinking." Perché le belle utopie, quando atterrano sulla realtà, si aggrovigliano non poco, diventando intrattabili, come le mamme italiane dell'oggi (non quelle ipotetiche del futuro) che se la prendono con le mamme immigrate dell'oggi sui posti in asilo oggi mancanti…

    Sì. La realtà. Senza dubbio. Ma la realtà sarebbe soprattutto e anzitutto questa: che è una vile ingiustizia prendersela con gli immigrati. Non loro producono il dumping salariale, la mancanza d'asili, la precarietà dell'ordine pubblico, dove sussiste. E noi sfidiamo chiunque a dimostrare l'accusa con dati e cifre alla mano.

    Dopodiché, in tema di realtà, anche l'essere umano è quel che è: un animale che predilige gli alibi d'odio e disprezzo contro lo straniero all'uso adulto del proprio sano intelletto. Sicché nel momento in cui questa "realtà umana" (cioè questa nostra stupidità, in fondo) non ha ancora determinato ogni sua conseguenza, noi, dimentichi del benessere in cui ci culliamo, già diamo fuoco alle ultime chance per lo scegliere piuttosto la cecità che il vedere l'effetto vero dei nostri stessi atti.

 

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Ciò detto, vorrei menzionare qui un incontro tenuto a Verbania il 1° maggio dove abbiamo discusso di questi e altri temi collegati alla lunga crisi politica attuale nell'ambito di un bel convegno promosso dal locale Circolo Arci nel 70° dalla scomparsa di Zappelli, "il sindaco delle due libertà".

    Luigi Zappelli (Vigone di Verbania 1896 – Losanna 1948) era stato emigrante a Losanna agli inizi del Novecento, poi sindaco della sua città natale fino all'avvento del fascismo, quindi di nuovo emigrante a Losanna, dove svolse un’intensa attività politica nell'organizzazione socialista del Centro Estero, trasferitasi da Parigi a Zurigo nel 1941 in seguito all'occupazione nazista della Francia.

 

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Luigi Zappelli (foto di Bruno Lo Duca)

 

    Dopo la Liberazione Zappelli rientrò in Italia, entrò a far parte della Costituente e fu rieletto sindaco finché – provato da una vita intensamente dedicata alle idee in cui credeva, alla giustizia e alla libertà – cedette in salute. Nell’agosto del 1948 si ammalò gravemente d'otite, complicatasi in meningite, fu portato a Losanna e operato, cadde bruscamente in coma nel tardo pomeriggio dell'8 agosto e si spense all'indomani, all'età di 62 anni.

    Il convegno di Verbania è stato organizzato da Gianni Natali insieme al sindaco emerito Mino Ramoni, autore di una preziosa serie di saggi dedicati alla storia del socialismo cittadino ("Verbania documenti").

    Insieme a chi scrive, sono intervenuti al convegno: Felice Besostri, ex senatore diessino nonché avvocato socialista assurto agli onori delle cronache per il ricorso in Corte Costituzionale che portò all'abrogazione del "Porcellum", Giovanni Alba, assessore al Patrimonio, e Greta Moretti, consigliera comunale del PD. Le conclusioni sono state pronunciate da Giuseppe Mantovan, segretario generale della CGIL Novara-Vco.

    A questi cari compagni e a tutti gli intervenuti vorrei esprimere un ringraziamento particolare per il livello e la serietà del confronto.

       

       

SPIGOLATURE 

 

Meglio un tavolo più grande

o una recinzione più alta?

 

di Renzo Balmelli 

 

DILUVIO. Se sei nato più fortunato degli altri è meglio costruire un tavolo più grande piuttosto che una recinzione più alta. A rompere la nausea dei rigurgiti viscerali che dilagano sui blog a proposito dei profughi, concorrono per fortuna frasi come queste in cui il cuore batte ancora dalla parte giusta. Non si può dire che siano una rarità ma neppure che veleggino in testa alle quotazioni dei social network. Però ci sono a dispetto di chi escogita ogni sorta di pedantesco tranello burocratico per abbassare la saracinesca, come quel villaggio della ricca e florida Svizzera disposto in nome della sicurezza a pagare una tassa pur di non accogliere chi cerca asilo. La destra populista è di una abilità mostruosa a infondere paura per lucrare consensi paventando il diluvio e suggerendo il filo spinato a difesa del pasciuto quieto vivere.

 

BEFFA. Quando si vedono le immagini di Aleppo, la splendida e dotta città maciullata dalla guerra civile, le notizie che si soffermano sulla presunta tregua nel conflitto che insanguina la Siria hanno il sapore di una beffa crudele. Ciò che ogni giorno da quattro anni si va consumando nella "capitale del nord", patrimonio culturale dell'Unesco, è uno stillicidio continuo col suo carico di morti che ha costretto migliaia di civili a seguire il dolente corteo degli esuli. La comunità internazionale guarda, incapace di arginare l'immane tragedia umanitaria che si svolge sotto gli occhi di tutti mentre Damasco e le grandi potenze non fanno che passarsi la patata bollente. Fino a quando un giorno, nella peggiore delle ipotesi, il ricordo di questa straordinaria civiltà non sarà cancellato dalla faccia della terra.

 

RASOIO. I fronti si dividono mentre il conteggio alla rovescia del Brexit corre inesorabilmente verso il 23 giugno, verso la data del referendum che sancirà una decisione storica sulla sorte della Gran Bretagna, sul futuro dell'UE e di quanto l'Unione rappresenta per milioni di individui. La chiamata alle urne non poteva cadere sotto peggiori auspici, in un clima di crescente tensione acuito dall'emergenza dei migranti e dall'avanzata delle peggiori forze reazionarie apparse in questi ultimi anni. Fra le grandi capitali del Continente, Londra resta la più importante, ed è fonte di turbamento la prospettiva che la casa della Gran Bretagna non sia più la casa europea. Stavolta, forse per scaramanzia, nemmeno i bookmaker azzardano scommesse per un esito che con ogni probabilità si giocherà sul filo del rasoio

 

CROCIERA. Congedandosi dai giornalisti il Presidente americano ha accompagnato il saluto con solo due parole: "Obama out". Ma come soleva ripetere John Kennedy, al quale l'attuale inquilino della Casa Bianca è stato sovente accostato, " gli uomini passano, le idee restano". Assume quindi un alto valore simbolico la prima nave di crociera americana salpata da Miami, cuore della diaspora cubana, alla volta dell'Avana: la prima dopo mezzo secolo. Quel viaggio in mare è un altro ponte voluto da Obama per porre fine all'assurdo gelo diplomatico e per riavvicinare gli Stati Uniti a una cultura ricca, vivace e da tutelare senza snaturare il fascino dell'isola. Nella storia delle idee questa crociera non cancella di colpo anni di incomprensione, ma è senz'altro una svolta non solo turistica. Purché non sia invasiva.

 

PRIORITÀ. Possibile che dopo tanti anni, tante inchieste, tante piccole e grandi Mani Pulite, nella sinistra succeda ancora di incappare a volte da parte di taluni personaggi in comportamenti che collidono con l'etica derivante dal fatto di rivestire cariche pubbliche. Fatta valsa la presunzione di innocenza, anche in questi giorni non sono mancati casi dubbi – troppi per la verità – che fanno discutere e non depongono a favore della questione morale da porre in testa alle priorità nel rapporto tra giustizia e politica. L'Italia sta attraversando un delicato periodo di transizione e se la maggioranza intende assumere un ruolo guida rispetto alla destra sfilacciata e senza prospettive non può limitarsi a sostenere che errare è umano. Tanto più che perseverare è diabolico. 

 

SOGNO. Negli Stati Uniti sono centinaia le facoltà in grado di garantire un'educazione eccellente. Non meno numerosi però sono i giovani che bussano alle porte delle università, ma faticano a valicarle. L'argomento ha fatto irruzione nelle primarie dopo l'annuncio che la figlia maggiore degli Obama, finito il liceo, si iscriverà ad Harvard, destinazione ambita per i rampolli dell'aristocrazia politica, ma fuori portata per la maggior parte dei suoi coetanei. Il tema dell'istruzione superiore ha di colpo rinfocolato il dibattito sulla necessità di riformare in senso democratico il sistema educativo che è stato uno dei cavalli di battaglia del senatore Bernie Sanders, vicino al sentire della gente. Con una retta di 60 mila dollari l'anno, la laurea è un " sogno americano" non facile da realizzare.

   

        

LAVORO E DIRITTI

a cura di www.rassegna.it

 

Terzo Valico,

lo sciopero prosegue

 

Stop fino al 9 maggio dei lavoratori del versante piemontese della tratta ferroviaria tra Genova e Milano. A motivare la protesta la presenza di amianto, gli orari troppo lunghi, le mancate integrazioni salariali e le insufficienti condizioni di sicurezza

 

Prosegue fino a lunedì lo sciopero nei cantieri del versante piemontese del Terzo Valico ferroviario, precisamente in provincia di Alessandria, indetto dai sindacati edili di Cgil, Cisl e Uil. “Le richieste sono sempre le stesse: più salario e più sicurezza” spiega Massimo Cogliandro (Fillea): “Da mesi abbiamo solo parole, è arrivato il momento di risposte serie e concrete”. Un’infrastruttura strategica di grande importanza, realizzata dal general contractor Cociv e che riguarda la tratta tra Genova e Milano, che però si sta realizzando – sostengono i sindacati – con l’imposizione di turni massacranti (otto ore in galleria, quando dovrebbero essere quattro) e l’insufficiente osservanza delle misure di sicurezza e tutela personale dei lavoratori.

    Da lunedì 2 a mercoledì 5 maggio si sono svolte tre giornate di sciopero unitario nei sette cantieri interessati (tre in Liguria e quattro in Piemonte). I sindacati sottolineano la presenza di amianto (contenuto nella roccia con cui si lavora, tanto è vero che le perforazioni nella galleria ligure di Cravasco sono state bloccate per sette mesi proprio per la presenza nell’aria di fibre di asbesto) e la più generale mancanza di sicurezza nello scavo in galleria: “Abbiamo chiesto il rispetto delle norme in materia di sicurezza, come l'accesso al cosiddetto Documento di valutazione dei rischi, ma finora non ci è stato consentito di visionarlo” ha spiegato il responsabile Fillea Liguria Fabio Marante. Altro tema posto dai sindacati, e finora eluso dai responsabili aziendali, è quello delle integrazioni salariali per gli operai, costretti appunto a orari raddoppiati e condizioni ambientali e di sicurezza molto precarie.

    Le ragioni dello sciopero sono tante e gravi, hanno spiegato nei giorni scorsi in una nota i tre segretari generali piemontesi della Feneal Uil Tiziana Del Bello, della Filca Cisl Pier Luigi Lupo e della Fillea Cgil Massimo Cogliandro: “Troppo spesso gli orari per gli operai sono disumani, approfittando del fatto che ancora hanno il contratto a termine, mentre in galleria troppe volte sono fatte lavorazioni a rischio”. I tre esponenti sindacali rimarcano anche alcuni aspetti particolari: “”Il cantiere di Arquata è sprovvisto di acqua potabile e spogliatoi, mentre nel campo base di Pian dei Grilli, quando piove, dai rubinetti scende acqua di colore nero”. Più in generale, Bello, Lupo e Cogliandro rilevano “che la contrattazione per il salario va avanti in modo estenuante, da oltre sei mesi senza alcun significativo risultato a vantaggio dei lavoratori”, concludendo riguardo “l'assenza di ricadute positive per il territorio e la creazione di posti di lavoro, così come era stato promesso”.

   

    

ECONOMIA

 

Deutsche Bank a rischio sistema

 

Il problema più esplosivo per la Deutsche Bank (DB) in quanto banca sistemica e quindi pericolosa per l’intera finanza globale è la dimensione della sua bolla di derivati finanziari otc che, in valore cosiddetto “nozionale”, è pari a circa 55 trilioni di euro: circa 20 volte il pil tedesco.

 

di Mario Lettieri, già Sottosegretario all'economia (governo Prodi)

e Paolo Raimondi, Economista

 

Negli incontri del presidente Obama  con la cancelleria Merkel e con gli altri capi di governo europei i temi in discussione sono stati indubbiamente diversi, come il terrorismo, le sanzioni contro la Russia e il futuro dell’Unione Europea. Del tema forse più preoccupante, almeno nel breve periodo, pare che non si sia parlato: la crisi finanziaria e il ruolo della Deutsche Bank, marchio tedesco che dovrebbe essere sinonimo di affidabilità.

    La banca, infatti, sarebbe coinvolta in circa 6’000 casi legali, tra i quali alcuni davvero dirompenti.

    Sembra che, nelle stesse ore in cui Obama elogiava la Merkel, si sia scatenato un duro scontro all’interno della DB su che cosa dire alle agenzie internazionali di controllo relativamente alle responsabilità della banca nella manipolazione del tasso Libor (London Interbank Offered Rate) e dei prezzi dei metalli preziosi. Si ricordi che il Libor è il tasso di riferimento per centinaia di trilioni di transazioni finanziarie a livello mondiale, transazioni che vanno dai derivati alle più semplici operazioni bancarie. 

    In passato la Deutsche Bank è stata al centro di grandi scandali e anche ora si vorrebbe chiudere questi casi pagando semplicemente una multa in cambio del blocco delle indagini.

    Il Serious Fraud Office (SFO) di Londra ha recentemente emesso mandati di cattura nei confronti di cinque cittadini europei, di cui ben quattro della DB, accusati di cospirazione e frode nella manipolazione dell’Euribor (la versione euro dell’interbank offered rate).

    Anche la Corte Suprema inglese ha preso posizione contro la DB e altre banche europee per aver cercato di evadere il pagamento delle tasse sui bonus erogati agli alti manager sotto forma di azioni di imprese offshore create ad hoc.

    L’anno scorso la maggiore banca tedesca ha pagato ben 2,5 miliardi di dollari di multa per chiudere il caso dei tassi manipolati. Ha inoltre versato 258 milioni di multa alle autorità americane per aver violato le sanzioni Usa nei confronti di Paesi come la Siria e l’Iran.

    E’ da notare che dall’inizio dell’anno a oggi le azioni DB hanno perso il 25%, toccando ribassi anche del 40%. Per dimostrare solidità, la banca, nel mezzo della tormenta di qualche settimana fa, annunciò l’intenzione di comprare circa 5 miliardi di euro delle sue stesse obbligazioni.

    Ma il problema più esplosivo per la DB in quanto banca sistemica e quindi pericolosa per l’intera finanza globale è ancora una volta la dimensione della sua bolla di derivati finanziari otc che, in valore cosiddetto “nozionale”, è pari a circa 55 trilioni di euro. Si tratta di circa 20 volte il pil tedesco e di quasi 6 volte quello dell’intera eurozona. In questo settore è di fatto la banca più esposta al mondo.

    I timori di potenziali perdite fanno tremare le vene e i polsi a tutti, al management, agli investitori, ai clienti e finanche ai governi e alle banche centrali. Tanto che qualcuno incomincia a paragonare la DB alla Lehman Brothers, il cui collasso nel 2008 diede il via alla più devastante crisi finanziaria globale, tuttora irrisolta.

    Indubbiamente, la DB ha criticità molto importanti. Il suo debito in circolazione si avvicinerebbe ormai ai 150 miliardi. Si parla di almeno 32 miliardi di euro in titoli altamente tossici e ad altissima leva finanziaria. Sarebbero titoli difficilmente solvibili. Avrebbe una montagna di obbligazioni convertibili largamente già svalutate, quelle che in caso di crisi potrebbero essere trasformate in azioni e utilizzate per i necessari pagamenti richiesti dal nuovo sistema del bail-in.Infatti, il problema della leva finanziaria, come per altre banche too big to fail, per la DB è molto rilevante. Esso indica quanto capitale ha la banca per ogni euro di asset posseduto. Oggi per un euro di capitale ha circa 20 euro di asset, cioè titoli di vario tipo, escludendo di derivati otc tenuti fuori bilancio. Come è noto, maggiore è la leva e maggiore è il rischio in caso di riduzione del valore degli asset e di conseguenza il rischio di perdita del valore della banca stessa.

    Se si considera la gravità della situazione della DB è davvero strano che Berlino possa continuare ad ergersi come unico garante della stabilità europea e della giustezza delle sue politiche economiche.

    L’Unione europea e l’Italia, se davvero hanno a cuore il loro futuro e la crescita, non possono continuare a ignorare una situazione così grave, che potrebbe riverberare effetti devastanti sull’economia europea e sul sistema bancario e finanziario.

   

    

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI - Voci su Wikipedia :

(ADL in italiano) https://it.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_lavoratori

(ADL in inglese) https://en.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_Lavoratori

(ADL in spagnolo) https://es.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_Lavoratori

(Coopi in italiano) http://it.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in inglese) http://en.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in tedesco) http://de.wikipedia.org/wiki/Cooperativa_italiana

   

    

Da Avanti! online

www.avantionline.it/

 

Ieri e oggi

il Giorno del Ricordo

 

Il Giorno del Ricordo ricorre nei giorni della rivolta del Ghetto di Varsavia. L’immagine-simbolo scelta dalle Comunità Ebraiche è un percorso di fili spinati a forma d’impronta digitale umana.

 

Da ieri sera fino alla giornata di oggi, in tutte le comunità ebraiche del mondo si ricorda il “Giorno del Ricordo della Shoah e del Coraggio” (Yom HaZikaron laShoah ve-laGvura) dedicata alle vittime e agli eroi che combatterono con tutti i mezzi a loro disposizione contro i nazisti. La data è quella della la rivolta del ghetto di Varsavia

L’immagine del Giorno del Ricordo è un percorso di fili spinati a forma d’impronta digitale che rappresentano simbolicamente il segno indelebile del popolo ebraico del passato, del presente e del futuro.

    Questo il motto della Giornata: “Non dimenticheremo e faremo in modo che i nostri figli facciano lo stesso nella speranza che questo terribile ricordo appartenga alla memoria condivisa per rafforzare l’unione con il popolo ebraico nella lotta incessante e senza quartiere contro l’antisemitismo e contro ogni forma di odio di natura religiosa, etnica, di genere”.

 

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Da l’Unità online

http://www.unita.tv/

 

Roma per due giorni

capitale della Ue

 

La giornata di oggi e quella di venerdì, complice la consegna del premio Carlo Magno a Papa Bergoglio, vedranno a Roma una sorta di vertice Ue…

 

di Maddalena Carlino - @maddacarlino

 

Per due giorni sarà Roma la ‘capitale’ della Ue. La giornata di oggi e quella di venerdì, complice la consegna del premio Carlo Magno a Papa Bergoglio, vedranno a Roma una sorta di vertice Ue per l’arrivo, oltreché di Juncker, anche della Cancelliera Angela Merkel, del presidente del Consiglio Ue Donald Tusk e del presidente socialista del Parlamento europeo Martin Schulz.

    Tutti ospiti del presidente del Consiglio Matteo Renzi, che coglierà l’occasione per rilanciare le proposte italiane sul fronte dell’immigrazione e della politica economica. Il primo appuntamento sarà con il commissario europeo per i diritti, Frans Timmermans, che proprio ieri ha annunciato il nuovo sistema di ‘relocation’ dei rifugiati, con il principio che chi non accetterà la sua quota dovrà pagare in denaro sonante.

    L’ospite a pranzo oggi sarà invece Angela Merkel, con la quale è anche in programma una conferenza stampa al termine dell’incontro. Probabilmente l’occasione per discutere della minaccia austriaca di chiudere il Brennero. Il tema dell’immigrazione e di Schengen sarà il più importante sul tavolo. E Renzi vorrà capire quali aperture ci saranno verso l’Italia. Rispondendo al question time alla Camera Matteo Renzi ieri ha ribaditoil “no” ai controlli ripristinati dall’Austria al Brennero. Un’operazione “pericolosa perché gioca con la paura – ha detto il premier – e quando si gioca con la paura non è detto che il vincitore sia quello che rischia per primo”.

    Subito dopo a palazzo Chigi arriveranno il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker e il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz. Al primo Renzi ha rinnovato ancora ieri il ringraziamento per aver accolto e rilanciato la proposta italiana del cosiddetto ‘Migration compact’. Al termine del colloquio, alle 18.30,i tre si sposteranno ai Musei Capitolini, dove interverranno al dibattito sullo Stato dell’Unione Europea, organizzato dal Premio Carlo Magno e dall’Istituto universitario europeo.

    L’incontro a quattr’occhi con Donald Tusk, presidente del Consiglio Ue, si terrà invece venerdì mattina, quando Merkel si sposterà in Vaticano, per il premio Carlo Magno a papa Francesco. Un evento che promette di diventare una sorta di ‘vertice’ sull’Europa: il pontefice leggerà un importante discorso sul tema davanti alla cancelliera tedesca, al presidente dell’europarlamento Martin Schulz, al re spagnolo Felipe IV, protagonisti una importante platea di ospiti italiani ed europei.

   

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L'AVVENIRE DEI LAVORATORI - Voci su Wikipedia :

(ADL in italiano) https://it.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_lavoratori

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FONDAZIONE NENNI

http://fondazionenenni.wordpress.com/

 

“Libera la bestia che è in te”

 

La Lega di Matteo Salvini

ha deciso di dotarsi di un blog…

 

di Blogghino

 

La Lega di Matteo Salvini ha deciso di dotarsi di un blog. E usando i consueti toni “moderati”, ha lanciato al lettore (effettivo e potenziale) un invito: “Libera la bestia che è in te”. Con una aggiunta che appare un po' in contraddizione visto che poi viene spiegato che il partito fondato da Umberto Bossi punta a dare voce alla “maggioranza silenziosa” esistente in Italia. Ora, a parte il fatto che con i social network silenziosi sono rimasti solo gli animali domestici, cani, gatti, canarini, soprattutto pesciolini rossi (da escludere persino le formiche che, come dicevano Gino e Michele, nel loro piccolo si incazzano), è evidente che uno che “libera la bestia” che è dentro di lui propriamente con la bocca cucita non è abituato a rimanere, immaginiamo, ad esempio, che a un crocevia, davanti a un automobilista che non gli garantisce la precedenza, possa anche urlare in un eccesso di rabbia. Altrimenti che “bestia” nasconderebbe sotto la giacca o il maglione o il tailleur modello pitonessa parlamentare Ma al di là di questo, c'è un'altra questione: ma perché non lanciare anche l'invito a liberare l'intelligenza che è in noi? Sarebbe non solo più produttivo ma anche più rispettoso delle altrui qualità intellettive.

       

       

Da CRITICA LIBERALE

riceviamo e volentieri pubblichiamo

 

IL POPOLO HA PARLATO

 

Ma Renzi non l’ha ascoltato

 

di Luciano Belli Paci

 

"Io sono convinto che sia finita, stop, basta. Il popolo italiano ha parlato, la consultazione è finita 70-30. Leggo che con il solito atteggiamento della politica italiana vecchio stile, chi ha perso spiega che ha vinto. E' l’ora di finirla”.

    Il presidente del Consiglio, pochi minuti dopo la chiusura delle votazioni per il referendum sulle “trivelle” del 17 aprile scorso, ha commentato con la solita sobrietà da statista il mancato raggiungimento del quorum, interpretandolo come una sconfitta senza appello per la causa referendaria.

    Bene, allora è il caso di ricordargli che anche pochi anni fa, il 21-22 giugno 2009, il popolo ha parlato bocciando tre referendum.  Si trattava dei cosiddetti “referendum Guzzetta”, dal nome del loro primo promotore, il costituzionalista Giovanni Guzzetta.  Uno che all’epoca era organico al Pd, ma che nel giro di pochi anni finirà berlusconiano, capo di gabinetto del ministro Brunetta, poi addirittura patrocinatore della causa del Cavaliere contro la decadenza dal mandato parlamentare conseguita alla condanna penale.

    I quesiti referendari erano tre e riguardavano il cosiddetto Porcellum, la legge elettorale n. 270 del 21 dicembre 2005: il primo quesito intendeva abrogare le norme che consentivano una coalizione tra più liste per concorrere all’attribuzione del premio di maggioranza alla Camera; il secondo intendeva abrogare le norme che consentivano una coalizione tra più liste per concorrere all’attribuzione dei premi di maggioranza (regionali) al Senato; il terzo, un classico specchietto per le allodole, intendeva abrogare la possibilità di candidature multiple per la Camera.

    Nonostante l’aiutino dato mediante l’accorpamento della consultazione referendaria ai turni di ballottaggio delle amministrative, e nonostante il sostegno di molti esponenti del Pd tra cui il segretario Franceschini e di molti esponenti del centrodestra tra cui il presidente del Consiglio Berlusconi ("Il referendum dà il premio di maggioranza al partito più forte. Vi sembra che io possa votare no? Va bene tutto, ma non si può pensare di essere masochisti"), la partecipazione degli elettori rimase enormemente al di sotto del quorum: solo 23,5 %.   Per giunta tra i pochi votanti ben il 22,3 % votò NO sui primi due quesiti.

    Evidentemente gran parte dell’opinione pubblica si riconobbe negli argomenti degli oppositori al referendum, tra i quali spiccavano costituzionalisti del calibro di Giovanni Sartori ed il comitato "Amici della Costituzione per l’Astensione", composto, tra gli altri, dai professori Stefano Passigli e Franco Bassanini, dal parlamentare Udc Bruno Tabacci, da Pino Pisicchio dell’Idv, dall’ex vice presidente del Senato Gavino Angius e dal presidente della Fondazione Di Vittorio della Cgil, Carlo Ghezzi, e sostenuto da diversi esponenti del mondo della cultura, da Claudio Abbado a Gae Aulenti, da Claudio Magris a Dacia Maraini a Lucia Annunziata a Carlo Federico Grosso.

    In particolare, Bassanini osservava che in caso di attribuzione del premio di maggioranza alla sola lista che ottiene più voti, si avrebbe una "torsione in senso plebiscitario e personalistico" del sistema "di cui non si sente certo il bisogno".  Tabacci sottolineava che "Guzzetta e Segni hanno in testa di farci diventare americani, ma in realtà ci stanno ficcando in un sistema argentino, o simile a quello della Russia di Putin”. Pisicchio era altrettanto duro: "questo referendum porta con se tanti punti interrogativi e se passa rappresenterebbe un aggiustamento successivo verso la legge Acerbo...".

    Queste fosche prospettive sono state spazzate via dal fragoroso tonfo del referendum.  Il popolo italiano ha parlato e la consultazione – tenendo conto anche dei “NO” –  è finita 80 a 20 a favore dei contrari all’attribuzione del premio di maggioranza ad una sola lista.

    Peccato che l’energumeno di Palazzo Chigi ascolti il popolo che parla solo quando gli conviene.

    Infatti, con la legge elettorale n. 52 del 6 maggio 2015 detta Italicum, non si è accontentato di reintrodurre il premio di maggioranza che era appena stato dichiarato incostituzionale dalla Consulta con la sentenza n. 1/2014, ma ne ha aggravato l’effetto illimitatamente distorsivo attribuendo il premio ad una sola lista.

    Un super-porcellum.  Proprio la deriva antidemocratica alla quale il popolo italiano aveva detto NO “finita, stop, basta” !

 

Vai al sito di Critica liberale

      

        

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI - Voci su Wikipedia :

(ADL in italiano) https://it.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_lavoratori

(ADL in inglese) https://en.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_Lavoratori

(ADL in spagnolo) https://es.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_Lavoratori

(Coopi in italiano) http://it.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in inglese) http://en.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in tedesco) http://de.wikipedia.org/wiki/Cooperativa_italiana

   

        

LETTERA / APPELLO

 

Besostri: “Il filosofo Papi sostiene la mia

candidatura in Alternativa Municipale

 

Cari amici e compagni, se linkate sul sito ODISSEA, blog diretto da Angelo Gaccione, troverete una sorpresa: il sostegno di Fulvio Papi alla mia candidatura per Alternativa Municipale al consiglio comunale di Milano. Fulvio Papi è un decano della filosofia italiana, la cui storia si intreccia con quella della sinistra e del socialismo nelle sue migliori accezioni.

    Quando l'ho conosciuto era vice-direttore dell'Avanti!, quando aveva un'edizione ed una redazione milanese nel Palazzo dei Giornali in piazza Cavour. Mi ricordo che parlava del piacere di stare con sciarpa e cappotto, ma a capo scoperto, su una sdraio in una spiaggia d'inverno.

    Due libri letti in quel periodo di ventenne, marxista immaginario, hanno segnato le mie scelte politiche Rapporto socialista. La sinistra italiana tra alternativa al neocapitalismo e rischio dell’integrazione (che ora è una certezza, che ha distrutto prima il PSi e dopo il PCI nelle sue varie reincarnazioni del PDS, DS e infine del PD) di Fulvio Papi e sulle Orme di Marx di Rodolfo Mondolfo (che sorpresa aver scoperto molti anni dopo la sua influenza su Lelio Basso prima di Rosa Luxemburg!).

    Ripercorrendo una strada obbligatoria alla fine del XIX/inizio del XX secolo per ogni socialista, che guardasse oltre le Alpi mi sono fatto l'esperienza tedesca prima con lo SDS poi più istituzionale con gli Jusos e contando sulla conoscenza di Wolfgang Abendroth, decisivo per il mio interesse per il diritto costituzionale tedesco, che giocò un ruolo inaspettato nell'annullamento del Porcellum, esattamente 45 anni dopo.

    BASTA DIVAGARE DOVETE LEGGERE NEL MERITO IL CONTRIBUTO DI FULVIO PAPI PER UNA POLITICA MUNICIPALE ISPIRATA DAI VALORI E DALLE ANALISI CHE DOVREBBERO UNIRE LA SINISTRA.

    Così non è, ancora. Questa città ha bisogno di ritrovare le sue radici di quando era avanguardia nell'innovazione municipale. Ora ho una linea guida. Non ci sono promesse di fare questo o quello, non riesco a dimenticare la battuta che "in politica le promesse impegnano soltanto chi le ascolta" ma di come farlo e con quali istituzioni e forme di partecipazione popolare cittadina.

    Non potrò separare la campagna elettorale dal prioritario impegno per la difesa della democrazia costituzionale minacciata da leggi elettorali incostituzionali, come lo era il porcellum ed ora l'italikum per il Parlamento nazionale, ma anche per le regioni, a cominciare dalla nostra Lombardia, per le province e città metropolitane e soprattutto da una revisione, indegnamente chiamata "riforma", costituzionale. Tutti questi impegni mi portano dovunque in Italia dalle Alpi al Lilibeo o più semplicemente ieri a Mestre e oggi a Verbania.

    Ho bisogno, quindi, di tutti voi.

    Se il sostegno di Fulvio Papi vi convince, fatelo girare a chi conoscete o chiedete materiale della lista di cui faccio parte e del candidato Sindaco, Luigi Santambrogio.

    Chi avesse preso altri impegni o fatto promesse ci ripensi o usi il voto disgiunto!

 

Felice C. Besostri, Milano

 

   

LETTERA

 

Torneranno i fantasmi?

 

Una mia riflessione su Italikum e revisione costituzionale,

con preghiera di diffusione-pubblicazione.

 

Quasi alla chetichella, un articolo seminascosto del Sole24ore (28.4.2016, p. 26) presenta alcune notizie per noi – contro l'Italikum e la revisione costituzionale – molto interessanti.

    1. Il 4 ottobre la Corte Costituzionale discuterà sull'ammissibilità dei ricorsi sulla stessa legge elettorale. Sappiamo che un nostro avversario, Giuliano Amato, è fra i sostenitori delle riforme renziane in palese conflitto col suo ruolo di giudice costituzionale. Sappiamo che il nostro compagno Felice Besostri saprà fare del suo meglio.

    2. Le date per il referendum confermativo (SENZA QUORUM) sulla revisione costituzionale saranno o il 9 o il 16 ottobre. Abbiamo quindi non molti mesi per rafforzare la nostra campagna. Ricordo ai meno sensibili che si tratta di una battaglia decisiva.

    3. Ricordo che le elezioni politiche in Spagna si terranno il prossimo 26 giugno. Appena 3 giorni prima si terrà il referendum in UK sulla permanenza o meno nell'UE. Inutile aggiungere che le notizie non vanno confuse né vanno considerate estranee.

    4. Assetti della repubblica italiana e destini del neoliberismo made in UE sono connessi, lo sappiamo. Non sappiamo come le due traiettorie andranno a svilupparsi. Sappiamo che si può uscire a sinistra con molta difficoltà dalle crisi, ALTRIMENTI I FANTASMI DEL PASSATO POSSONO TORNARE.

 

Gaetano Colantuono

        

    

LETTERA

 

Sprofonda l’umanità

 

Una fitta al cuore. Dolore, immenso dolore. Centinaia, forse 500, forse di più. Vite spezzate, perse per sempre allo scrigno dell’Umanità. Ma già dimenticate, oblio totale. E’ passata una manciata di giorni e i valzer di palazzo, il grigiore delle cancellerie, gli inutili lustrini e chiac­chiericcio della “gente importante” ha spazzato via tutto. Volti, occhi, voci che non conosceremo mai. E che qualcuno, in una lati­tu­dine lontana continuerà ad aspettare. Senza mai sapere cosa è successo. Nei campetti di periferia, nei vicoli assolati dei paesi, negli angoli più diversi delle città, risuonano risate, grida, bambini di ogni età inse­guono una sfera e – indossata una maglietta – sognano di essere Messi o, chissà, il nuovo Maradona. Sulle panchine dei parchi cittadini, nelle stradine delle campagne, in una stanza inondata di musicali e poetiche note, c’è chi sogna ad occhi aperti, chi sente il battito del proprio cuore più forte del rombo di un tuono. Quanti di questi sogni, di questi fili rossi, di queste esistenze non ci sono più, spezzati in fondo al mare? Quanti di loro hanno visto morire un familiare, quanti ricordano la bella Kandahar ormai solo pallido ricordo, quanti sotto le stelle scappavano dai deserti di sabbia ma soprattutto dell’economia, della finanza, dell’arricchimento di pochissimi ricchi alle spalle di milioni di poveri? Non lo sapremo mai. E’ una fitta al cuore che non va via.

    “Strage in mare, è giallo” scrive in prima pagina Il Manifesto del 19 aprile. Ed un pugno allo stomaco colpisce violento, improvviso, spezza il fiato. E non si riesce a capire se son lacrime di dolore o di rabbia. O forse entrambi, drammaticamente mescolati nell’animo. Quante volte queste parole le abbiamo sentite in questi decenni? Quante volte ancora dovremo leggerle? Era il 1996, chissà quanti lo ricordano, l’Italia si preparava ai grandi cenoni, agli sfarzi di Natale e Capodanno. E af­fon­dava nel Canale di Sicilia la “nave fantasma”, la cui esistenza per anni fu addirittura negata. Senza la testardaggine indignata e appassionata di Dino Frisullo si sarebbe continuato a negare, all’infinito. 283 persone cancellate dalle cronache e dall’oblio. Passano pochi mesi e la Kater I Radesh avrà la peggio contro una corvetta della Marina Militare. Oltre ottanta morti, oltre 20 dispersi. Si ricorda la strage del 3 ottobre 2013 al largo di Lampedusa, ma l’elenco è in realtà sterminato, infinito …  La rabbia, l’indignazione, il dolore che lacerano cuore e anima non ba­sta­no. Perché quei “gialli”, queste stragi che si ripetono (mentre scrivo arriva la notizia di un nuovo eccidio in fondo al mare) sono solo una parte della storia. L’altra parte è quella della fasciomafia romana (termine coniato dalla Procura di Roma all’epoca dei primi arresti), dei lager per migranti e dell’infinita catena di violenze, abusi e diritti negati ( ne sono stati riportati alcuni dei conosciuti a chi scrive)  che ormai va avanti da decenni. Almeno dall’assassinio di Jerry Maslo (), all’Emergenza NordAfrica del 2011 documentata da Stefano Menche­rini con il film “Schiavi – le rotte di nuove forme di sfruttamento), dall’infinita vicenda del Regina Pacis di Lecce (riassunte proprio da Stefano Mencherini, autore nel 2003 di un documentario su quanto accadeva nel Cpt salentino, recentemente sul proprio sito ) ai centri più o meno periodicamente chiusi per le disumane condizioni in cui son tenuti e allo schiavismo presente in tante Regioni. La stessa strage di Natale del 1996 e l’affondamento della Kader I Radesh non sono solo “tragedie improvvise”, ma raccontano quel che era. Ed è. Perché la corvetta della Marina Militare non si trovava lì casualmente e da sola, era un mattone di quel “muro di navi di guerra” (come lo definì Tom­maso Di Francesco su Il Manifesto del 27 marzo 2007) davanti le coste albanesi per fermare i migranti diretti verso l’Italia. Persone distrutte e rovinate dal crollo delle “piramidi albanesi”, vittime della finanza crea­tiva e dei suoi giochi. In quei mesi affondano le radici della successiva guerra contro i migranti, della propaganda delle destre e delle leggi criminogene anche della diversamente destra. E la strage di Natale del 1996 fece emergere “la prima fotografia della catena imprenditorial-criminale” () delle mafie sulla pelle e la vita dei migranti. Narcomafie  documentò nel settembre 1997 (http://web.tiscali.it/isolapossibile/tematic/immigrazione/frisullo.htm ) i fatti del Natale precedente. “La holding degli schiavisti” è l’inchiesta di Dino nel quale quella fotografia fu riportata con dovizia di partico­lari, documentata nei dettagli, raccontata squarciando ogni velo. Se si vuol conoscere gli antenati, la genesi, le radici di “Mafia Capitale”, dei colletti più o meno bianchi che prosperano e si arricchiscono nelle tratte dei migranti, del sistema di coloro che con una mano raccolgono ingenti finanziamenti pubblici  e dall’altra confinano in luoghi a dir poco disumani e terribili i migranti (danneggiando migranti, res publica e coloro che quotidianamente costruiscono reali percorsi di accoglienza e convivenza con i migranti, garantendo dignità, diritti e onestà), quell’inchiesta è l’inizio obbligatorio.

    In fondo al Mediterraneo, nei muri (reali e non solo) della Fortezza Europa, nel girare la testa dall’altra parte e nel farsi megafono di campagne di odio, disprezzo, caccia al “nemico”, sta affondando l’umanità. Ma nessuno si creda assolto, nessuno può pensare che basta scansare e non è minimamente coinvolto. Mentre costruivano legislazioni criminogene e repressive, mentre il migrante veniva “trasformato” in un pericolo per l’ordine e la “sicurezza”, hanno distrutto i diritti di tutte e tutti. Schiavi, Mare Nostrum, le inchieste sullo schiavismo, il ritorno del caporalato, lo sfruttamento criminale e mafioso, i luoghi senza alcuna dignità e umanità che più o meno periodicamente vengono scoperti e denunciati sono il barcone nella quale tutti siamo confinati dal Capitale.

 

Alessio Di Florio – Rete dirittiglobali-request at peacelink.it

            

    

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI

EDITRICE SOCIALISTA FONDATA NEL 1897

Casella postale 8965 - CH 8036 Zurigo

 

L'Avvenire dei lavoratori è parte della Società Cooperativa Italiana Zurigo, storico istituto che opera in emigrazione senza fini di lucro e che nel triennio 1941-1944 fu sede del "Centro estero socialista". Fondato nel 1897 dalla federazione estera del Partito Socialista Italiano e dall'Unione Sindacale Svizzera come organo di stampa per le nascenti organizzazioni operaie all'estero, L'ADL ha preso parte attiva al movimento pacifista durante la Prima guerra mondiale; durante il ventennio fascista ha ospitato in co-edizione l'Avanti! garantendo la stampa e la distribuzione dei materiali elaborati dal Centro estero socialista in opposizione alla dittatura e a sostegno della Resistenza. Nel secondo Dopoguerra L'ADL ha iniziato una nuova, lunga battaglia per l'integrazione dei migranti, contro la xenofobia e per la dignità della persona umana. Dal 1996, in controtendenza rispetto all'eclissi della sinistra italiana, siamo impegnati a dare il nostro contributo alla salvaguardia di un patrimonio ideale che appartiene a tutti.

  

     

 

 

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