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Torino. Via i mercanti di morte! Scritte in città
- Subject: Torino. Via i mercanti di morte! Scritte in città
- From: "Federazione Anarchica Torinese - FAI" <fat at inrete.it>
- Date: Tue, 27 Oct 2009 02:55:10 +0100 (CET)
- Importance: Normal
Torino. Via i mercanti di morte! Scritte in città Nella serata del 26 ottobre sono apparse scritte di malvenuto ai mercanti di morte che il 28 e 29 ottobre si incontreranno all’Oval Lingotto per il secondo “Aerospace and defence meeting”, mostra/mercato dell’industria aerospaziale. Le scritte sono comparse al parcheggio del Lingotto a Sisport, alla caserma Montegrappa e nel tunnel del Lingotto. Ecco le foto: http://piemonte.indymedia.org/article/6126 Qui il resoconto e le immagini di alcune iniziative antimilitariste di questo ottobre: http://piemonte.indymedia.org/article/6031 http://piemonte.indymedia.org/article/5949 http://piemonte.indymedia.org/article/6070 Prossima iniziativa: Martedì 27 ottobre. Via i militari dalla città! Spazio antirazzista e antimilitarista in corso Giulio Cesare angolo corso Bresci(a) di fronte alla postazione degli alpini. Appuntamento alle 18. L’“Aerospace and defence meeting” è promosso dalla Camera di Commercio: Regione, Provincia e Comune di Torino sponsorizzano. Una montagna di soldi pubblici al servizio di produzioni di morte. Le industrie piemontesi – Alenia, Microtecnica, Fiat Avio – giocano un ruolo di primo piano. La mostra di Torino è la vetrina di una bottega molto grossa. Il nostro paese è tra i primi al mondo tra i produttori e commercianti di armamenti. Lo scorso anno l’export made in Italy ha segnato cifre da record. Oltre tre miliardi di euro di nuovi contratti, il 29% rispetto al 2007. Armi consegnate per 1,8 miliardi di euro: 500 milioni in più. E poi ci sono i 2,7 miliardi di euro delle coproduzioni. La lista dei clienti mostra bene a cosa servano i giocattolini prodotti e venduti nel nostro paese. In prima fila paesi in guerra o che non amano distinguersi troppo nella salvaguardia di libertà e vita di chi vive sotto il loro controllo. Quasi tutti sono impegnati in conflitti aperti o latenti al di fuori dei loro confini o attuano violente politiche repressive contro minoranze ed oppositori politici. In cima alla classifica del made in Italy della guerra ci sono tre aziende del gruppo Finmeccanica: AgustaWestland (1.535 milioni) Alenia Aeronautica (279), Oto Melara (185); Fincantieri (163); Simmel Difesa (161); Fiat IVECO (116); Selex Sistemi Integrati (99); Galileo Avionica (44); Avio (42); Microtecnica e Selex Communications (39). La spesa militare aumenta ogni anno. I tagli nei servizi hanno finanziato l’acquisto di nuove armi. Con i soldi di uno solo dei cento cacciabombardieri F35 acquistati dal governo si pagherebbero tante cose utili alla vita di noi tutti, non armi per ammazzare qualcuno dall’altra parte del mondo. Come la bambina che quelli della Folgore hanno ucciso lo scorso maggio in Afganistan. Anche il bilancio della difesa è in costante aumento. Negli ultimi tre anni soldati in strada, missioni all’estero, finanziamento per nuovi sistemi d’arma hanno assorbito una montagna di soldi. Li abbiamo pagati tutti noi di tasca nostra. L’Italia ha il record del costo più alto per i cittadini, ben 689 dollari a testa. La spesa militare complessiva si aggira intorno ai 24 miliardi di euro. Cifre da capogiro. Provate a immaginare… cosa si potrebbe fare con quei 689 dollari. Immaginate la scuola dei vostri figli, l’assistenza per gli anziani, i treni dei pendolari… A Torino da oltre un anno l’esercito pattuglia le strade. La chiamano sicurezza ma ha il sapore agre di un’occupazione militare. I protagonisti sono i medesimi della Somalia, dell’Iraq e dell’Afganistan. Quelli delle torture, delle ambulanze mitragliate, dei civili bombardati. I militari nelle città costano a noi tutti 62 milioni di euro l’anno. Anche questa è guerra, guerra interna. Nel mirino sono gli immigrati, i rom, i senza casa, chi si ribella ad un ordine sociale feroce. La propaganda della paura, che ci vorrebbe nemici dei più poveri, degli ultimi arrivati costruisce il consenso intorno alla barbarie bellica. Stiamo sempre peggio, tra lavori precari e in nero, senza tutele e senza sicurezza, ma ci convinciamo che i nemici siano quelli che stanno peggio di noi, non i padroni che ogni giorno lucrano sulla nostra vita. Bisogna rompere la propaganda di guerra, costruendo ponti solidali tra gli oppressi e gli sfruttati. Un lavoro quotidiano, difficile, concreto. E altrettanto concreta deve essere la lotta a chi la guerra la prepara, la finanzia, la alimenta, la fa. Per fermare la guerra non basta un no. Occorre incepparne i meccanismi, partendo dalle nostre città, dal territorio in cui viviamo, dove ci sono caserme, basi militari, aeroporti, fabbriche d’armi, uomini armati che pattugliano le strade. Per info e contatti con: Federazione Anarchica Torinese – FAI fai_to at inrete.it 338 6594361
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