"Chiudere Guantanamo" e porre fine alle detenzioni illegali: oltre 1200 parlamentari nel mondo appoggiano la richiesta di Amnesty



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COMUNICATO STAMPA
CS05-2008

OLTRE 1200 PARLAMENTARI DI OGNI PARTE DEL MONDO APPOGGIANO LA RICHIESTA DI
AMNESTY INTERNATIONAL: CHIUDERE GUANTANAMO E PORRE FINE ALLE DETENZIONI
ILLEGALI

Nel sesto anniversario del primo trasferimento al centro di detenzione Usa
di Guantánamo Bay, Amnesty International, col sostegno di oltre 1200
parlamentari di ogni parte del mondo, ha presentato all'amministrazione
Usa un piano d'azione per porre fine alle detenzioni illegali nel contesto
della 'guerra al terrore'.

Il piano d'azione consiste in 13 raccomandazioni per far cessare queste
pratiche che violano i diritti umani, senza compromettere la capacita' del
governo di combattere il terrorismo. L'organizzazione fornisce inoltre
consigli pratici, come sollecitato dal governo di Washington, per chiudere
Guantánamo.

'Guantánamo e' un'anomalia che dev'essere immediatamente corretta. Il solo
modo per farlo e' chiudere il centro di detenzione' - ha dichiarato Irene
Khan, Segretaria generale di Amnesty International.

Il piano d'azione, sottoscritto da parlamentari di numerosi paesi tra cui
Giappone, Israele, Regno Unito e Italia, chiede il ripristino dell'habeas
corpus, la fine delle detenzioni segrete, l'incriminazione e il processo
di fronte a tribunali indipendenti e imparziali oppure il rilascio di
tutti i detenuti. Per le persone rimesse in liberta', inoltre, dovranno
essere trovate soluzioni legali e sicure.

'Le pratiche illegali adottate dal governo Usa nel contesto della 'guerra
al terrore', esemplificate da Guantánamo e dal programma Cia di detenzioni
segrete, hanno promosso il pericoloso concetto che i diritti umani
fondamentali possono essere messi da parte in nome della sicurezza
nazionale' - ha aggiunto Irene Khan.

Il sistema delle detenzioni adottato dagli Usa ha avuto un effetto
corrosivo sullo stato di diritto e sul rispetto dei diritti umani. Dal
Pakistan all'Africa orientale fino all'Europa, altri governi sono
diventati complici di pratiche illegali o vi hanno fatto loro stessi
ricorso. Ad esempio, la recente riapparizione di persone precedentemente
date per 'scomparse' in Pakistan, ha ulteriormente messo in evidenza la
diffusione di quella particolare forma di violazione dei diritti umani nel
paese.

Amnesty International e' a conoscenza di almeno 38 casi di persone gia'
sottoposte a detenzione segreta da parte della Cia e di cui ora si sono
perse le tracce. Il programma di detenzioni e trasferimenti (rendition)
della Cia non sarebbe stato possibile senza la collaborazione di altri
governi, che si sono resi anche complici delle detenzioni a Guantánamo.

'Le detenzioni arbitrarie e segrete violano i diritti umani fondamentali.
Queste ingiustizie non possono trovare posto nel XXI secolo. Anziche'
favorire la sicurezza, alimentano il risentimento e producono un clima di
minaccia - ha concluso Irene Khan.

Amnesty International sollecita gli Usa a dare finalmente ascolto ai
parlamentari e a tutte le persone che auspicano un cambio di rotta
concreto. Allo stesso tempo, l'organizzazione chiede a tutti i governi di
rispettare i loro obblighi internazionali in materia di diritti umani nel
contesto della lotta al terrorismo.



Fatti e cifre su Guantánamo

Nei primi cinque anni di attivita', a Guantánamo sono stati trasferiti 780
prigionieri, catturati in oltre 10 paesi diversi. Un'analisi condotta sui
casi di circa 500 detenuti ha mostrato che soltanto il 5% di loro e' stato
preso direttamente dalle forze statunitensi; l'85% e' stato catturato
dalle forze dell'Alleanza del Nord in Pakistan e in Afghanistan e
trasferito sotto custodia statunitense, spesso in cambio di qualche
migliaio di dollari.

Alla fine del dicembre 2007, a fronte di circa 500 rilasci, 275 detenuti
di 30 diverse nazionalita' si trovavano ancora a Guantánamo senza accusa
ne' processo.

Circa l'80% di questi prigionieri sono stati detenuti in isolamento nei
Campi 5, 6 e nel Campo Echo. Il Campo 6, di piu' recente costruzione, e'
designato per ospitare 178 detenuti ed e' l'area in cui le condizioni di
detenzione sono piu' dure. I detenuti rimangono in isolamento per almeno
22 ore al giorno in celle individuali prive di finestre. Almeno quattro
detenuti si sarebbero suicidati. Molti altri avrebbero tentato di
togliersi la vita.

Soltanto uno dei detenuti di Guantánamo e' stato condannato dalle
commissioni militari. Nel marzo 2007 David Hicks, cittadino australiano,
si e' dichiarato colpevole di sostegno al terrorismo nell'ambito di un
patteggiamento che prevedeva la fine della sua reclusione in custodia
statunitense, gia' durata cinque anni, e il rientro in Australia, dove ha
trascorso nove mesi di detenzione per poi essere scarcerato il 29
dicembre. Nel novembre 2007, tre detenuti sono stati incriminati per
essere processati dalle commissioni militari.

La campagna 'Chiudere Guantánamo, ora!' on line

Sul sito www.amnesty.it e' possibile sottoscrivere l'appello di Amnesty
International per sollecitare le autorita' statunitensi a chiudere il
centro di detenzione e porre fine alle detenzioni illegali nel contesto
della 'guerra al terrore'. Da oggi e' inoltre on line il sito
www.chiudereguantanamo.it, contenente testimonianze sulle condizioni nel
centro e approfondimenti sulla sorte degli ex prigionieri, sulla
situazione dei detenuti 'autorizzati per il rilascio' ma ancora bloccati a
Guantánamo e sul conflitto tra l'amministrazione Bush e la Corte suprema
federale Usa. Attraverso questo sito sara' possibile anche inviare
messaggi di solidarieta' a Sami al Hajj, giornalista della televisione al
Jazeera, detenuto a Guantánamo dal 2002.

Le iniziative in Italia e nel mondo

Questa mattina a Roma, di fronte all'Ambasciata degli Stati Uniti, si e'
svolta una manifestazione promossa da Amnesty International, cui hanno
preso parte Antigone, Rete italiana per il disarmo e US Citizens for Peace
and Justice. Altre iniziative si svolgono tra oggi e domenica in altre
citta', tra cui Ancona, Bologna, Firenze, Foggia, Milano, Palermo e
Sassari. Nel mondo, sono previsti eventi a Londra, Stoccolma, Washington,
Dublino, Manila, Asunción e Manama.

FINE DEL COMUNICATO
Roma, 11 gennaio 2008

Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 - cell. 348-6974361, e-mail: press at amnesty.it

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