NON REAZIONE, MA CREAZIONE



NON REAZIONE, MA CREAZIONE

Continua il cosiddetto dibattito sul decreto-sicurezza varato dal governo.
Mentre la sinistra cerca di mitigarlo mettendo l'accento sulla
responsabilità individuale, come d'altronde recita la nostra bistrattata
Costituzione, in modo tale che il provvedimento non abbia troppo il sapore
razzista di un'espulsione di massa, la destra vorrebbe espellere qualsiasi
straniero, meglio se romeno, non appena fa un semplice starnuto non
previsto.

Questo dibattito non ci appassiona. Forse perché facciamo parte di quella
maggioranza di italiani che, almeno a quanto risulta da un sondaggio di Swg
e commissionato dall'istituto di ricerca creato dall'Associazione dei Comuni
Italiani, pagherebbero volentieri più tasse se queste fossero a favore di un
miglioramento della sanità, dell'educazione e per un'aria più pulita, mentre
solo una minoranza - solo il 23% - lo farebbe per avere più polizia e più
sicurezza.

E allora ci accorgiamo che ancora una volta la politica di palazzo, compresi
quei sindaci che dovrebbero essere più vicini alle esigenza dei cittadini,
preferisce spendere milioni di parole e promulgare decreti e leggi inutili,
anziché applicarsi sulle vere sicurezze a cui il popolo tiene: la sicurezza
di un lavoro stabile, la sicurezza di essere curati e istruiti nel migliore
dei modi, la sicurezza di poter ancora respirare un'aria pulita.

Questo dibattito non ci appassiona perché, al di là delle minuscole
differenze tra i due schieramenti, dietro l'ultimo decreto, qualunque sia la
forma che prenderà, la politica non c'è più.

Quando l'azione politica si riduce, come in questo caso, a pura reazione, di
politico non è rimasto un bel niente.

Non potremmo appassionarci, d'altronde, ad una politica che è diventata
esclusivamente amministrazione della paura, gestione del presente, se non
pura repressione in nome di una legge, che sarà pure teoricamente uguale per
tutti, ma di fronte alla quale, nella pratica, non tutti sono uguali.

Una politica, insomma, che è diventata puro esercizio di potere. E non solo
in Italia, ovviamente.

Non reazione, ma creazione.

Non vogliamo, stavolta, descrivere quali potrebbero essere nel dettaglio le
proposte alternative. Vogliamo sottolineare invece la necessità di un'azione
politica dettata, non dalla reazione, ma dalla creazione. Gli atti specifici
possono essere molteplici e anche molto diversi tra loro, ma la matrice
politica da cui nascerebbero dovrebbe essere sempre la creazione, mai la
reazione.

Se di fronte al razzismo e alla schiavitù, per esempio, la risposta fosse
stata dettata solo dalla reazione, queste due piaghe dell'umanità sarebbero
ancora molto diffuse, molto di più di quanto lo siano attualmente. Soltanto
quando la reazione ha lasciato il posto alla creazione, indicando finalmente
la via per una reale emancipazione degli oppressi, le false ragioni della
discriminazione e della violenza dell'uomo sull'uomo si sono sgretolate come
castelli di sabbia.

Non solo l'ultimo decreto sulla sicurezza, purtroppo, obbedisce alla logica
della reazione. Dalla legge sull'immigrazione alla legge finanziaria, dal
protocollo sul welfare al finanziamento delle missioni militari all'estero,
gran parte degli atti della politica attuale sono dettati dal respiro corto
della reazione.

Cosa potrebbe succedere se invece si cominciasse a creare? Si scoprirebbe,
forse, che l'essere umano potrebbe ancora emanciparsi? Probabilmente questa
eventualità non sarebbe molto gradita a chi oggi detiene il potere. Anzi,
non probabilmente, sicuramente non lo sarebbe.

Ogni decisione, provvedimento, decreto o legge dovrebbe contenere elementi
di emancipazione per l'essere umano. Per fare questo bisogna fare appello
alle capacità creative della vera politica. Altrimenti è solo pura reazione.
E di questa ne abbiamo più che abbastanza.

Roma, 8 novembre 2007
Carlo Olivieri - umanista (carlo.olivieri3 at tin.it)