I: politica delle donne



ricevo e inoltro
linda santilli


Da: Lidia Menapace
Inviato: giovedì 1 dicembre 2005 11.40
A: lisistrata at yahoogroups.com; forumdonne.prc at rifondazione.it
Oggetto: politica delle donne

Carissime, molti indizi dicono che vi è una profonda insoddisfazione (per
usare un termine dolce) tra le donne di sinistra verso il centrosinistra
intero: si protesta inutilmente per avere un qualsiasi cenno teorico o
pratico in tema di riequilibrio della rappresentanza; per una qualsiasi
ammissione che il patriarcato è diffuso anche a sinistra; perchè la
questione del referendum sulla legge della fecondazione assistita sia
considerata un problema politico a tutto tondo; un qualsiasi allarme perchè
il clericalismo ormai lascia vedere un disegno neotemporalista preciso,
anche se del tutto antistorico; e ultima ma non ultima la questione degli
attacchi alla 194 viene affrontata con piccole furberie anche da donne
dell'Unione, come se non fosse una questione politica generalissima e non
potesse certo essere trattata col solito lamento sulle povere donne preda
di tragedie e bisognose di protettori: non ne vogliono più nemmeno le
prostitute, giustamente; l'autodeterminazione è passata nella coscienza di
molte e stupisce che donne politicizzate la deprimano  o considerino poco.
Di contro viene lanciata da donne (e non solo) una bella campagna dal
titolo sarcastico Fare breccia (si intende di Porta pia) e dal sottotitolo
eloquente Più autodeterminazione, meno Vaticano; Donne di cultura
islamica si definiscono Donne che vivono "sotto" la legge islamica (e non
piace loro affatto); durante i fatti della banlieu un bel documento di
donne (che i giornali di sinistra non hanno pubblicato) mostrava un taglio
molto diverso e lamentava tra l'altro che il laicissimo stato francese
quando deve occuparsi di cittadini o cittadine di presunta confessione
islamica, se la intende con le autorità religiose e non con i suoi
cittadini definiti semplicemente "marmaglia", anche da noi il ministro
degli Interni costituisce una consulta islamica come se qualcuno potesse
essere registrato all'anagrafe con la sua determinazione
eventualmente religiosa. Non se ne può più.

  Ci si dice di stare buone, perchè ci sono le elezioni e si deve buttare
giù Berlusconi. D'accordo, purchè non sia la solita riedizione della
politca dei due tempi: prima facciamo la rivoluzione, poi in un secondo
tempo anche le questioni delle donne. Come è noto il secondo tempo non
arriva mai e intanto la situazione delle donne peggiora: il più recente
esempio è la questione palestinese dove, avendo messo da parte donne che si
opponevano anche ad Arafat proprio sul tema dei tempi, la condizione delle
donne è ricaduta nelle forme più lamentevoli di fondamentalismo e di
sottomissione (le palestinesi erano molto laiche prima della seconda
Intifada militarizzata). Per i Pacs sappiamo: mancano anche le piazze,
sempre già date ad altre iniziative; donne di Napoli si costituiscono
intanto in una associazione di Donne laiche di sinistra; con Ileana Montini
Maria di Rienzo e altre abbiamo messo giù un manifesto; gli scritti di Lea
Melandri sono da condividere tutti appasionatamente tanto sono belli forti
eloquenti e duri, ecc.ecc.

  Scrivo dunque  per dire che dobbiamo far sentire la nostra voce in ordine
a  due questioni subito:


    1) il femminismo è una questione e cultura e soggettività  politica
generalissima, e include riequilibrio, fine della discriminazione,
revisione dei temi del patriarcato ecc.ecc.


    2) il centrosinistra non può essere "diretto" come se fosse un partito
molto democratico del quale l'ufficio politico o Politburo o Cei
è legittimato a prendere decisioni su temi sanciti in congressi o
concili: moltl e moltissime di noi pensano che non potrà nè dovrà mai
diventare ciò, bensì è una incipiente forma politica complessa che governa
in modo nonviolento e democratico la molteplicità dei soggetti di una
società complessa attraverso la formazione di forme politiche nuove, come
accordi convenzioni aree tra soggetti e partiti "alla pari". L'altra
strada, quella della riduzione della complessità attraverso decisionismo
presidenzialismo e plebiscito è quella che fu scritta in analisi da
Luhmann per Thatcher Kohl Reagan Craxi. Non pare il caso di procedere in
quella direzione, o no?

  Insomma facciamoci sentire: una politica che ci marginalizza non può
nemmeno vincere le elezioni e se le vince produce un berlusconismo "di
sinistra" del quale davvero non si sente la mancanza, dato che -tra
l'altro- c'è già stata la prova storica che esso è solo il terreno di
cultura per un nuovo avanzamento culturale della destra, che poi conquista
anche un governo più facile da mandare avanti a destra su vari terreni
(scuola, mercato del lavoro, guerra, alta velocità, ponte sullo stretto,
laicità ecc ecc.): sarebbe questa l'alternanza? No grazie