[Resistenza] Le stragi del maltempo non sono una fatalità, ma il frutto della criminale indifferenza delle Autorità pubbliche per la sicurezza e la salute delle masse popolari!



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Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo (CARC)
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Direzione Nazionale

 
Comunicato del 06.11.2011
 
Le stragi del maltempo non sono una fatalità, ma il frutto della criminale indifferenza delle Autorità pubbliche per la sicurezza e la salute delle masse popolari!
Usare soldi e risorse per mettere in sicurezza il territorio anziché per soddisfare la brama di soldi degli speculatori, delle banche e dei ricchi!  Questo deve fare un’autorità pubblica degna di questo nome!
 
Ogni volta che piove l’Italia si sgretola, il territorio frana, i fiumi esondano, le città diventano trappole mortali. Se piove più del solito, oltre ai danni, il maltempo si lascia alle spalle una scia di morti: sono 19 solo negli ultimi 20 giorni. A Genova, nelle Cinque terre, in Lunigiana, a Roma, a Napoli.
Non è vero, come sostengono oggi il sindaco di Genova e il Presidente della Regione che “ha piovuto così tanto che non c’è prevenzione che tenga”. Giocano allo scaricabarile!
“Gli enti locali non hanno i soldi per realizzare le opere di manutenzione e cura del territorio”. In Liguria come nel resto d’Italia di soldi ne vengono spesi a palate, ma per far ingrassare gli amici degli amici con opere inutili, con speculazioni, con piani regolatori fatti per garantire gli interessi dei privati contro l’interesse comune, con deroghe alle leggi sull’urbanizzazione e la tutela dell’ambiente e del territorio, con compensi d’oro ad assessori, consiglieri, collaboratori, dirigenti e manager vari. Anziché parlare di lana caprina, le Autorità locali dicano pubblicamente quanti soldi sono stati spesi per la cura del territorio, come sono stati spesi e quando.
“E’ colpa del governo centrale che ha tagliato i fondi”. Certo che il governo centrale ha precise responsabilità, tanto grandi ed evidenti che nessun esponente interviene apertamente sull’argomento, dopo che il Ministro Matteoli è scampato a un’aggressione da parte dei cittadini proprio in Lunigiana, a fine ottobre. Quindi è ora che le amministrazioni locali disobbediscano ai Patti di Stabilità, alle imposizioni, ai traffici, agli inciuci che il governo impone su come spendere i soldi (e magari anche sulle ditte a cui appaltare i lavori)!
I cittadini non hanno rispettato lo stato di allerta”.  Lo stato di allerta… ma le amministrazioni locali, oltre a dichiarare lo stato di allerta, possono ordinare la chiusura di scuole, uffici e negozi, interdire il traffico, organizzare e gestire piani di evacuazione, ecc. Perché hanno aspettato che sei persone fossero uccise per prendere misure adeguate alla situazione?
 
Il governo del paese è in mano a gruppi di potere che decidono secondo i loro interessi (a volte unitari, a volte contrastanti persino gli uni con gli altri). Hanno deciso di andare fino in fondo con la TAV (o almeno di provarci!) e hanno fatto diventare il cantiere di Chiomonte una zona di interesse strategico nazionale (una zona militare a tutti gli effetti, come se non bastassero le migliaia di poliziotti che occupano la Val di Susa). Stanno avviando i lavori per la realizzazione dell’Expo a Milano, nel 2015, un’altra opera della vergogna che costa centinaia di milioni di denaro pubblico che finisce nelle tasche di Comunione e Liberazione, della Compagnia delle Opere, del “partito del cemento” e dei palazzinari (Cabassi, Ligresti, ecc.), delle organizzazioni criminali. Tutto questo nello stesso momento in cui, per qualche giorno di pioggia, il paese è in ginocchio.
 
Crisi ambientale, crisi economica e crisi politica: le risposte che la borghesia riesce a dare sono una combinazione di misure antipopolari e fatalismo… “speriamo che la crisi finisca!”, “speriamo che non piova troppo”, “speriamo che le cose migliorino” e intanto governo e autorità finanziarie varano manovre di lacrime e sangue, che in nome del “risanamento dei conti pubblici” tagliano le spese per la manutenzione del territorio, cancellano diritti e tutele, eliminano servizi pubblici, spingono milioni di persone nella miseria e ne condannano centinaia di migliaia a morire.
Insieme alla solidarietà alle popolazioni colpite, insieme al cordoglio per le vittime innocenti, fra cui due bambine, la rabbia e la frustrazione devono e possono trasformarsi in mobilitazione costruttiva, in lotta, in lotta politica per togliere la direzione del paese a questa banda di criminali.
 
  • Centinaia di migliaia di disoccupati, inoccupati, cassintegrati possono dare il loro contributo al risanamento e alla messa in sicurezza del paese. C’è bisogno del lavoro di tutti! Un governo di emergenza popolare può e deve valorizzare le enormi forze che i padroni immobilizzano e disperdono: nessun lavoratore deve essere licenziato, assegnare a ogni adulto un lavoro utile e dignitoso!
  • Centinaia di aziende che i padroni chiudono o delocalizzano possono essere coinvolte in un piano straordinario per ricostruire il paese: nessuna azienda deve esse chiusa, assegnare a ogni azienda compiti produttivi utili secondo un piano nazionale, eliminare le attività e produzioni inutili o dannose per l’uomo o per l’ambiente assegnando alle aziende altri compiti!
 
Le ingenti risorse pubbliche che la banda di affaristi, parassiti e corrotti che governa il paese ha destinato alle speculazioni, alle grandi opere inutili e dannose, alla cementificazione del territorio, a ingrassare gli amici degli amici devono essere destinate a un piano generale straordinario per il lavoro e la ricostruzione del paese.
Ci sono milioni di metri quadri di territori da risanare, da mettere in sicurezza, centinaia di chilometri di fiumi da bonificare e ripulire, argini da rafforzare, boschi da curare, montagne da riassestare, abitazioni ed edifici da ristrutturare, reti dei servizi da ammodernare e infrastrutture da potenziare.
 
Non vogliamo più piangere morti innocenti di stragi annunciate. I morti per il maltempo sono le vittime di una guerra non dichiarata che produce ogni anno altre decine di migliaia di morti e centinaia di migliaia di invalidi solo nel nostro paese: sono le vittime della malasanità, del lavoro, dell’incuria e del degrado, dell’inquinamento, della devastazione ambientale.
  • Una mobilitazione generale e straordinaria per cacciare la classe di parassiti e speculatori che governa il paese e amministra gli enti locali.
  • Una mobilitazione generale e straordinaria per costituire un governo di emergenza popolare per risanare e ricostruire il paese. 
Chi può farlo? Le grandi organizzazioni operaie (la sinistra sindacale, la FIOM i sindacati di base), le organizzazioni popolari (la rete per l’acqua pubblica, i movimenti per i beni comuni, le associazioni democratiche e ambientaliste, quelle contro le nocività) hanno il seguito, le forze, le strutture e le intelligenze necessarie. Devono assumere il coraggio e la responsabilità di promuovere l’organizzazione e la mobilitazione necessarie a cacciare i politicanti, i mafiosi, i corrotti dalle stanze del potere, nazionale e locale, e formare un loro governo di emergenza.
 
Proprio in questi giorni cade il 94° anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, la mobilitazione straordinaria che ha portato la classe operaia e le masse popolari della Russia a prendere il potere, a iniziare a scrivere un capitolo nuovo della storia dell’umanità.
Era in corso, 94 ani fa, la prima crisi generale del capitalismo, le condizioni generali erano simili a quelle attuali. Anche 94 anni fa il mondo era nel caos, alle prese con la guerra imperialista (lo sbocco e la soluzione “naturale” con cui la borghesia “esce dalla crisi”). I popoli del mondo erano di fronte a una grande occasione di cambiamento che le masse popolari della Russia, guidate dal partito bolscevico, hanno colto, avviando la prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale, il più ampio, esteso, generale salto in avanti, verso il futuro, compiuto in massa dall’umanità.
Oggi la crisi è la stessa, solo innumerevoli volte più grave e potenzialmente distruttiva in virtù dello sviluppo dei mezzi di produzione, della connessione di tutti i paesi del mondo tra loro, dell’inquinamento e del saccheggio dell’ambiente oramai giunti a un livello tale da mettere in pericolo la sopravvivenza della specie umana. E la soluzione è la medesima: uscire dalla crisi uscendo dal capitalismo e instaurando il socialismo, un nuovo e superiore sistema di relazioni tra gli uomini in cui l’intesa, la pianificazione e la decisione collettiva prendono il posto del denaro, del profitto, del mercato.  Questo è l’altro mondo possibile e necessario!
 
 
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Cordiali saluti dalla redazione di:
RESISTENZA

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