Fiat. Schiavo o disoccupato?



Fiat. Schiavo o disoccupato?

Sabato 15 gennaio dalle ore 10
al Balon – via Borgodora angolo via Andreis
punto info sull’accordo alla Fiat

Di seguito il volantino distribuito alla fiaccolata di mercoledì sera in
via Garibaldi

Schiavo o disoccupato? Rifiuta la scelta, scegli la lotta!

A forza di chiudere gli occhi si finisce a terra. Di ricatto in ricatto di
cedimento in cedimento ci si ritrova a scegliere tra schiavitù e
disoccupazione. Nei paesi poveri questo è l’amaro pane quotidiano, nei
paesi ricchi la mediazione socialdemocratica ha creato la pericolosa
illusione che ci fosse un pezzettino di torta anche per chi lavora.
L’appetito vien mangiando e quello dei padroni è insaziabile: perché
accontentarsi di averci piegati quando possono metterci in ginocchio?
Perché accontentarsi di pagarci poco quando possono pagarci ancora meno?

Vi ricordate della Zastava? La chiamavano la “Fiat dei Balcani”.
Nell’aprile del 1999 venne distrutta dai bombardamenti NATO sulla Serbia.
Ancora oggi là si muore di leucemia per le bombe all’uranio impoverito.
Gli aerei che distrussero la fabbrica montavano componentistica Fiat. Il
governo che ordinò i bombardamenti era retto dal democratico D’Alema. Oggi
in quella fabbrica gli operai lavorano a testa bassa per 400 euro al mese.
E si considerano fortunati.
È lì che Marchionne farà la nuova monovolume, la “L0”. Come sempre la
politica – e l’economia – sono la continuazione della guerra. Con altri
mezzi. A volte non meno micidiali.
La resistenza e la solidarietà operaia seguono altre strade. Tanti
metalmeccanici, in quel lontano 1999, raccolsero fondi per gli operai
serbi. Anche a Mirafiori.
Oggi i padroni, che lucrano su tutte le guerre e non hanno altro interesse
che il loro profitto, giocano ancora una volta la carta di volere gli
operai nemici di altri operai.
Il padrone dice “o lavori come dico io, o ti chiudo la fabbrica”. Quando
ci sono i “picchi” ti possono imporre di lavorare 7 giorni su 7 per 10
ore; quando fa comodo vai in cassa e campi d’aria e fantasia; quando va
bene lavori anche il sabato e la domenica notte; quando va di lusso stai a
casa il lunedì.
Marchionne vuole imporre il definitivo disciplinamento dei lavoratori:
niente garanzie, riduzione del salario, zero conflitto. Peggio che negli
anni ’50. E non vale oggi piangere perché Marchionne taglia fuori chi non
firma, perché questo modello di relazioni sindacali è stato avallato per
anni anche da chi oggi è ne divenuto vittima.
In cambio – e non si sa sino a quando – la produzione di eccellenza – una
jeep e un suv - resta in Italia. Un paese dove i salari sono tra i più
bassi del ricco nord del pianeta.
Loro guadagnano e chi lavora sta sempre peggio. Ci chiedono sacrifici
perché c’è la crisi, ma i soldi, quelli veri, ai ricchi non li chiedono
mai. Blaterano di “bene comune”, dicono che padrone e l’operaio, il ricco
ed il povero, stanno tutti nella stessa barca. Già, qualcuno sempre ai
remi e qualcun altro sempre al timone.
E tra i rematori i lavoratori stranieri pagano doppio. Se perdono il
lavoro perdono anche il permesso di soggiorno, rischiano di finire in quei
lager chiamati CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione) e poi di
essere espulsi. I padroni ed i loro cani da guardia, fascisti e leghisti,
fanno di tutto perché i lavoratori italiani si incazzino con i lavoratori
stranieri, anziché con i padroni. Ma, facendosi la guerra tra poveri, si
finisce con lo stare tutti peggio e i padroni ci sguazzano da anni. Se gli
stranieri sono obbligati da leggi razziste a chinare la testa, diventa più
facile ricattare anche tutti gli altri.
I padroni ci vogliono nemici degli immigrati e dei poveracci serbi,
brasiliani, polacchi, perché in troppi hanno dimenticato che i lavoratori,
uniti, possono fare male al padrone, molto male.
Il nemico, quello vero, siede sui banchi del governo, nei consigli di
amministrazione di banche e aziende.
Possiamo fare a meno di loro. Lasciamo in eredità ai nostri figli un mondo
senza padroni, sfruttamento, guerre. Che senso ha scegliere tra il
licenziamento e la schiavitù? C’è un solo modo di rispondere al ricatto di
Marchionne: rispedirlo al mittente, facendo sì che la paura cambi di
campo, che siano i padroni a temere per i loro profitti. La proprietà
privata delle fabbriche non è un diritto ma un furto.
Marchionne vuole andarsene in Canada? Che ci vada! Chi lo ferma? Le
fabbriche sono di chi ci lavora: prendiamocele! I lavoratori possono fare
da soli e meglio, perché mirano alla qualità della vita di tutti non al
mercato.
Facciamola finita con chi ci dice di abbassare sempre la testa. Alziamola,
invece, la testa e iniziamo a lottare per un mondo di liberi ed eguali. In
Italia e ovunque nel mondo.

Prossime iniziative:
Venerdì 21 gennaio ore 21
in corso Palermo 46
conferenza/dibattito
Gli affari del buon dio. Quanto ci costa mantenere la chiesa cattolica?
Interviene Pippo Guerrieri, autore de “La piovra vaticana”.

Nove miliardi di euro l’anno: questo è quanto tutti i cittadini italiani,
credenti o non credenti, debbono pagare per mantenere preti, suore, scuole
confessionali, insegnanti di religione.
La Chiesa cattolica è molto brava nell’accumulare le enormi ricchezze che
le consentono di realizzare la propria vocazione più forte, quella al
potere, che accresce sempre più acquisendo il controllo di importanti
settori dell’economia, dell’informazione, della politica e della società.
Per corroderne influenza non bastano le argomentazioni filosofiche o
morali, serve una lotta quotidiana contro uno dei più solidi pilastri
dello sfruttamento umano.
Organizzano
Federazione Anarchica Torinese e
Circolo di Circolo di cultura e iniziativa Gay, Lesbica, Bisessuale,
Transgender e Queer Maurice

Federazione Anarchica Torinese
Corso Palermo 46
Riunioni, aperte a tutti gli interessati, ogni giovedì dopo le 21
fai_to at inrete.it - 338 6594361