Caselle (TO): azione antimilitarista



Caselle (TO): azione antimilitarista

 

Striscioni contro gli eserciti e l’Alenia, “morti” e fumogeni alla rotonda all’ingresso del paese.

6 anarchici fermati dai carabinieri e trattenuti in caserma per un’ora e mezza.

Foto qui:

http://piemonte.indymedia.org/article/2230

 

Nel tardo pomeriggio del 6 giugno a Caselle alcuni antimilitaristi anarchici hanno detto la loro sull’arredo urbano di una rotonda piazzata all’ingresso del paese, di fronte ad un noto supermercato della zona.

Ormai da tre anni in centro alla rotonda è stata piazzata una freccia tricolore della Fiat, uno di quei “giocattoli” che vengono usati durante le parate per rendere bello lo spettacolo della guerra. I velivoli sfrecciano nel cielo segnandolo con lunghe scie tricolori: le acrobazie tengono col fiato sospeso e tentano di accendere il sentimento patriottico di chi assiste. Funamboli con un fiocco tricolore per la propaganda di guerra, per esaltare il mestiere delle armi, quello dell’assassino di professione, il militare, pagato per seminare la morte, per fare strage e distruzione. Un’orrenda ipocrisia, come quella di chiamare la guerra “pace” e gli interventi come quello in Afganistan “missioni umanitarie”.

La rotonda di Caselle è stata finanziata dal Penny Market, che si trova di fronte, e dall’Alenia, fabbrica d’armi che proprio a Caselle ha un suo stabilimento, e dove gli aerei militari vengono collaudati.

 

Numerosi manichini sono stati collocati sotto l’aereo, in ricordo delle vittime delle guerre e di chi sulla guerra lucra, come i fabbricanti d’armi.

All’aereo sono stati appesi due striscioni “No a tutti gli eserciti” e “Alenia fabbrica guerre”. Fumogeni colorati hanno inaugurato la nuova rotonda, trasformata in luogo antimilitarista dove si ricordano le vittime di tutte le guerre, di tutti gli eserciti.

Un’azione simbolica per ricordare che l’Italia è in guerra e che fermare la guerra è necessario e possibile, lottando per la chiusura di basi, caserme, aeroporti e fabbriche di morte.

 

Sei anarchici che si trovavano nei pressi della rotonda, dove è stata fatta l’azione antimilitarista, sono stati fermati dai carabinieri, che li hanno portati in caserma trattenendoli per oltre un’ora e mezza. Chi ricorda che l’Italia è in guerra deve essere subito fermato. I solerti tutori dell’ordine bellico si sono affrettati e rimuovere immediatamente i manichini, gli striscioni e persino i tubi dei fumogeni. Evidentemente nulla deve turbare la pace dei militaristi e dei guerrafondai, nessuno deve pensare che le armi prodotte a due passi da casa sua servono ad ammazzare gente inerme.

 

Ai passanti è stato distribuito un volantino che riportiamo sotto:

 

Boicottare gli eserciti, le basi, le fabbriche di morte

Tempo di guerra

L’Italia è in guerra. Truppe tricolori combattono in Afganistan. Lo chiamano “peace keeping”: suona meglio e mette la coscienza a posto. Ma, là, in Afganistan, ogni giorno bombardano, uccidono, imprigionano, torturano. A morire sono uomini, donne e bambini. In silenzio. Sette anni di guerra e dicono che sono lì per mantenere la pace. Dicono che sono lì per la libertà. Dopo sette anni le donne sono ancora incarcerate sotto i burqua, le poche scuole per bambine vengono fatte saltare in aria, le attiviste vengono uccise. In Afganistan e in Iraq gli stessi cittadini statunitensi hanno pagato e pagano un pesante tributo in sangue e soldi per questo massacro senza fine. Ma che importa? Gli affari dei petrolieri e dei fabbricanti di armi vanno a gonfie vele.

 

In Afganistan sono oltre 2.800 i soldati italiani armati di tutto punto, elicotteri da attacco Mangusta compresi, sempre più spesso impegnati in operazioni belliche. A sentire il nuovo ministro della guerra, in mimetica e scarponi, è tempo di cambiare le regole di ingaggio per i “nostri” soldati. Ossia dar loro mano libera nel fare la guerra.

Tutto questo orrore costa a tutti noi milioni di euro, sottratti a scuola, trasporti, sanità, tutela del territorio. La spesa di guerra comprende il mantenimento di basi, caserme, aeroporti, nonché un congruo numero di ben addestrati assassini di professione, la guerra diventa sempre più vicina.

I governi di destra e quelli di sinistra hanno a fatto a gara nel finanziare le imprese belliche, promovendo la costruzione di nuovi sistemi d’arma e installazioni militari.

A Vicenza vogliono fare la più grande base militare USA d’Europa, rafforzando il ruolo dell’Italia come gigantesca portaerei statunitense al centro del Mediterraneo. A Novara stanno per costruire uno stabilimento per l’assemblaggio dei nuovi bombardieri F35, giocattolini che possono portare anche ordigni nucleari che costano intorno ai 150 milioni di euro l’uno. Anche negli stabilimenti Alenia di Caselle e Torino lavorano a queste nuove macchine di morte.

 

È notizia di questi giorni che in Campania l’esercito presidierà sette siti che il governo ha dichiarato di importanza strategica, le sette discariche “segrete” scelte per affrontare la perenne emergenza mondezza. Così gli affari, quelli leciti e quelli illeciti - ma vi è poi vera differenza? - potranno andare avanti. Per chi protesta perché non vuole i rifiuti nelle uniche aree verdi o, come nel caso di Serre, nel più importante serbatoio di acqua potabile della regione, c’è la galera sino a 5 anni. Niente raccolta differenziata, niente riciclo, niente politiche rispettose dell’ambiente: si militarizza il territorio e si trattano i cittadini in rivolta come delinquenti. È la guerra. La guerra interna. Serve anche questa a mantenere la pace, la pace sociale.

È una china pericolosa, lungo la quale, una a una se ne vanno le nostre esigue libertà: oggi è la volta di chi si oppone all’avvelenamento del posto dove vive, domani toccherà ai No Tav e a tutti coloro che si battono contro la devastazione del territorio e il saccheggio delle risorse.

Guerra interna e guerra esterna sono due facce della stessa medaglia: quella del potere che perpetua se stesso ad ogni costo, quella del profitto che macina vite, risorse e futuro della più parte di noi.

 

Opporsi alla guerra senza opporsi al militarismo, senza opporsi all’esistenza stessa degli eserciti, vere organizzazioni criminali legali, è mera testimonianza.

 

Fermare la guerra, incepparne i meccanismi è un’urgenza che non possiamo eludere. A partire da noi, dal territorio in cui viviamo, dove ci sono caserme, aeroporti, scuole militari, fabbriche d’armi. A partire dalle nostre piazze dove campeggiano come “eroi” le statue dei macellai di tutte le guerre: simboli da cancellare perché il militarismo è un’aberrazione indecente.

Non basta dire no alla guerra in Afganistan, alla militarizzazione della Campania, alla base di Vicenza o agli F35 a Novara e a Torino: occorre mettere sabbia e non olio nel motore del militarismo.

 

Contro tutte le guerre, contro tutti gli eserciti

 

Federazione Anarchica Torinese – FAI

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