Rassegna Stampa - Il Manifesto - Febbraio 2005



Salve,
segnalo i seguenti articoli tratti dal quotidiano "il manifesto"
nel mese di Febbraio 2005.
A presto,

Micaela Beatini

Regione Toscana
Progetto Banca dati - Sportello Legalità
C/o Centro di documentazione
Cultura Legalità Democratica
Via Val di Pesa, 1
50127 - Firenze
Tel.  055. 4382248
Fax  055. 4382280
E-mail
<mailto:ed.legalita at mail.regione.toscana.it>ed.legalita at mail.regione.toscana.it

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il manifesto - 08 Febbraio 2005
SOCIETÀ
pagina 11

PALERMO
Nessuno denuncia, chiude l'antiracket

Chiude dopo un solo anno di vita a Palermo il telefono anti-racket
istituito dalla Confcommercio. In 12 mesi una sola chiamata è giunta al
centralino, per giunta da parte di un commerciante che chiedeva
informazioni. Il servizio era stato allestito per aiutare gli esercenti a
combattere l'estorsione. Secondo le stime ufficiali a Palermo, più del 70%
dei commercianti paga il pizzo alla mafia.


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il manifesto - 09 Febbraio 2005
SOCIETÀ
pagina 13

CASO ALPI
Bulgarelli lascia, con due consulenti

Sono le ennesime dimissioni dalla Commissione Ilaria Alpi e rischiano di
non essere le ultime. Ieri Mauro Bulgarelli dei Verdi e i due giornalisti
di Famiglia Cristiana che da sempre seguono il caso Alpi - Barbara
Carazzolo e Luciano Scalettari, fino a ieri consulenti nominati
dall'opposizone - hanno annunciato le proprie dimissioni dal gruppo di
inchiesta presieduto da Carlo Taormina. Bulgarelli l'ha fatto in polemica
con la perquisizione ordinata proprio dalla commissione la scorsa settimana
ai danni di Maurizio Torrealta, il cronista di Rainews 24 che da sempre
lavora sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin e che ha definito
«offensivo» l'accaduto. Ancora più nette sono state le dichiarazioni di
Luciano Scalettari: «Un consulente mi ha detto che l'obiettivo della
commissione è "destrutturare" il contenuto dei libri sul caso Alpi. I testi
in questione non sono molti, uno è il nostro e l'altro è quello di
Torrealta». E c'è chi comincia a pensare che la scelta del presidente
Taormina di puntare sulla ipotesi di un ruolo del fondamentalismo islamico
nell'assassinio dei due giornalisti Rai, non sia casuale. Nigrizia ha
pubblicato sul numero di febbraio un articolo molto esplicito, «Sismigate»,
parlando di una «guerra interna al Sismi, nella gestione dell'affaire
Alpi». L'unica conclusione a cui è giunta la commissione fin'ora è una
indagine a Perugia per falsa testimonianza contro l'ex procuratore di Roma
Vecchione e il pm De Gasperis. Il tema è lo spostamento del fascicolo
«Alpi» dall'ufficio del pm Pititto a quello di Franco Ionta, storia in cui
Pititto fu difeso proprio da Taormina.

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il manifesto - 12 Febbraio 2005
SOCIETÀ
pagina 10

La mafia corre sul Ponte
Cinque arresti tra Italia e Canada.
Volevano infiltrarsi negli appalti per la grande opera

ROMA
Quando ha visto gli agenti venuti per arrestarlo si è barricato nella sua
bella casa ai Parioli e per tirarlo fuori è stato necessario l'intervento
dei vigili del fuoco. Alla fine però Giuseppe Zappia, 80 anni, ha dovuto
arrendersi. Nonostante l'età, per gli inquirenti sarebbe l'ingegnere dei
boss, l'uomo a cui il capomafia Vito Rizzuto, in prigione a Montreal,
Canada, aveva affidato il compito di riuscire a entrare negli appalti per
il ponte sullo Stretto di Messina. Cosa che lui avrebbe cercato di fare
grazie a una società, la «Zappia international» e alla complicità di una
serie di personaggi sparsi tra Roma, l'Inghilterra e il Canada, persone che
l'anziano ingegnere convocava periodicamente nella capitale per una serie
di riunioni organizzative. Gli affari, per Zappia e la sua organizzazione,
sono però finiti ieri con l'emissione da parte della procura di Roma di
cinque ordini di custodia cautelare. Le manette, oltre per Zappia e
Rizzuto, quest'ultimo già detenuto, sono così scattate intorno ai polsi del
broker Filippo Ranieri, residente a Montreal, dell'imprenditore Sivaliugam
Sivabavanandan, domiciliato a Londra e dell'arabo-parigino Hakim Hammoudi,
tutti accusati di associazione mafiosa.

Le indagini hanno preso il via due anni fa, dopo una richiesta da parte del
ministero degli Interni di scoprire eventuali infiltrazioni mafiose nelle
21 grandi opere in cantiere, ponte sullo Stretto compreso. Ben presto però,
l'attenzione degli investigatori si concentra su Zappia e la sua società,
«quando in alcuni ambienti imprenditoriali circolò la notizia
dell'interessamento dell'imprenditore franco canadese agli appalti sul
ponte tra Calabria e Sicilia», come spiega Paolo Giovanni Maria La Forgia,
capo del centro operativa della Dia di Roma.
Zappia si rivela ben presto un personaggio di spicco nell'organizzazione.
Di origini calabresi, dopo aver lavorato in Canada e negli Emirati Arabi
alla realizzazione di grandi opere, nella negli anni 90 si trasferisce in
Italia, scegliendo di vivere a Roma. Secondo gli investigatori, Zappia
sarebbe alle dipendenze di Vito Rizzuto, boss emigrato in America e la cui
famiglia mafiosa si sarebbe staccata negli ultimi anni da quella dei
Bonanno di New York. Rizzuto, di cui parlando quattro pentiti americani,
avrebbe però mantenuti legami stretti in Sicilia con la famiglia Cuntrera.
Anche se in carcere a Montreal con l'accusa di omicidio, Rizzuto non
avrebbe mai smesso di gestire gli affari illegali della famiglia, dedicata
soprattutto al traffico di droga, tanto da avere l'esigenza di riciclare
un'ingente quantità di denaro,. proprio per questo, tre anni fa avrebbe
dato ordine a Zappia di trovare un mezzo per entrare nella costruzione del
ponte sullo Stretto.
A ottobre scorso, Zappia partecipa con la sua società, la «Zappia
international», a una gara di prequalifica per la costruzione del ponte,
pur non avendo i requisiti per superare la selezione «tecnica», visto che
la sua è una società a responsabilità limitata. «Era un modo per entrare
comunque in contato con le altre ditte che partecipavano alla gara e
stringere così alleanze», spiegano gli inquirenti, secondo i quali
obiettivo della banda sarebbe stato quello di impossessarsi dei guadagni
derivanti dal pedaggio del ponte, quando e se questo verrà mai realizzato.
Soddisfazione per l'operazione è stata espressa dall'amministratore
delegato della Società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, mentre per
Giuseppe Lumia, capogruppo Ds in commissione Antimafia, «l'interesse da
parte di una cosca così forte e con ramificazioni internazionali fa
crescere le nostre preoccupazioni rispetto alla realizzazione di un'opera
che scatenerà molti appetiti».



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il manifesto - 15 Febbraio 2005
SOCIETÀ
pagina 10

ANTIMAFIA
Si dimette Umberto Santino

Umberto Santino, presidente del Centro di documentazione Peppino Impastato
di Palermo, si è dimesso da consulente della Commissione parlamentare
antimafia. Lo ha comunicato con una lettera indirizzata all'organismo
bicamerale presieduto da Roberto Centaro. Santino ricopriva l'incarico dal
marzo del 2003 e oggi accusa che da allora «nessuna comunicazione mi è
stata data sui lavori della Commissione e non mi è stato assegnato nessun
incarico». E il presidente del centro, dedicato al fondatore di Radio Aut
ucciso dalla mafia il 9 maggio del 1978, sottolinea anche che nella come un
suo scritto sarebbe stato usato in maniera «scorretta» «relazione annuale
della Commissione, presentata nel luglio del 2003». Lo studioso, critico
anche nei confronti dell'opposizione, contesta infine la presenza in
commissione di «personaggi inquisiti o condannati per mafia e corruzione».