Rassegna stampa: UNIONE EUROPEA E AGRICOLTURA, GLI EFFETTI COLLATERALI.



a cura di AltrAgricoltura Nord Est
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tratto da Green Planet - 09/10/2007

UNIONE EUROPEA E AGRICOLTURA, GLI EFFETTI COLLATERALI.
Il caso sardo è solo la punta di un iceberg? "Migliaia e migliaia di aziende
agricole italiane sono indebitate e gli investimenti non sono più remunerati
a causa della politica dell'Ue".
Quante aziende agricole italiane sono in situazioni simili a quella delle 5
mila che, in Sardegna, stanno andando all'asta perché non riescono a pagare
i debiti nati da finanziamenti agevolati regionali?
Mentre lo sciopero della fame dei contadini sardi si sposta da Decimoputzu a
Roma, Gianni Fabbris, responsabile nazionale di Altra Agricoltura, descrive
il caso sardo come la punta di un iceberg fatto di situazioni altrettanto
drammatiche ma diffuse e polverizzate. Le aziende agricole italiane,
soprattutto quelle specializzate che è di moda chiamare "di eccellenza",
sono stritolate da due opposte politiche. Prima, gli incentivi a investire,
a indebitarsi per specializzarsi e migliorare. Poi, la decisione che le
derrate alimentari vanno acquistate là dove sono low cost.

"Nei decenni scorsi, tutta la legislazione ha spinto gli agricoltori verso
adeguamenti tecnologici ottenuti attraverso l'indebitamento, soprattutto
nelle aree di colture specializzate, in serra e intensive", ripercorre
Fabbris. Però, aggiunge, poi dall'altro è venuto il dietrofront, e le cose
stanno finendo male: "Da dieci anni a questa parte gli investimenti non sono
più remunerati dalla vendita dei prodotti, perché l'Unione Europea è
orientata a ridurre il numero delle aziende agricole e a importare le
derrate alimentari dai mercati più convenienti. Significa lasciare in
secondo piano la produzione e a puntare su commercio e trasformazione. Non a
caso la produzione di grano in Italia è diminuita del 45% negli ultimi tre
anni, mentre invece è aumentata la produzione di pasta italiana".

E tutto il gran parlare che si fa di Dop, Igp, Made in Italy? "Gran parlare,
appunto - risponde Fabbris - Gli investimenti che l'Unione Europea fa in
questa direzione sono molto piccoli rispetto a quelli che orientano
all'acquisto delle derrate alimentari là dove costano meno. L'Europa vuole
tagliare del 40% le aziende agricole italiane entro il 2013: spariranno
quelle piccole, indebitate, specializzate; si allargheranno e prospereranno
quelle grandi ed orientate verso la produzione a basso costo". Le aziende
cerealicole, spiega Fabbris, negli ultimi tre anni hanno ricevuto incentivi
europei "assolutamente indipendenti dall'effettiva produzione. Questo
significa che non conviene più produrre. Equivale ad una cassa integrazione
a zero ore, a un prepensionamento, ad accompagnare verso l'uscita dal
mercato. Prossimamente capiterà la stessa cosa anche alle aziende
ortofrutticole", Sì, ma ora i prezzi dei cereali si sono messi a salire,
addirittura l'Unione Europea ha fatto marcia indietro sul set aside... "E'
una delle contraddizioni che l'Unione Europea ha prodotto, e che le stanno
scoppiando in mano".

 Intanto a Decimoputzu, in provincia di Cagliari, per tutta la settimana
cinque contadini hanno digiunato nella sala del Consiglio comunale, per
attirare l'attenzione sulle loro e sulle altre 5 mila aziende agricole sarde
prossime ad essere messe all'asta perché non riescono a fronteggiare i
debiti nati dai finanziamenti agevolati regionali: il punto è che la legge
regionale "madre" dei finanziamenti, varata nel 1988, non è stata mai
riconosciuta come legittima dall'Unione Europea. L'assessore regionale
all'Agricoltura si difende dicendo che la situazione è causata dal
comportamento delle banche, e promette di portare il loro caso
all'attenzione del Governo. I contadini hanno ricevuto migliaia e migliaia
di email di solidarietà: molte vengono dai lettori di Greenplanet, altre
"dalla gente più incredibile - riferisce Fabbris - Un'operazione che ha
contribuito ad alzare il velo sulla povertà nelle campagne italiane. E i più
poveri ora sono quelli che 10 anni fa potevano permettersi i macchinari più
costosi e più aggiornati".

A Decimoputzu la guardia medica ha visitato Giorgio Matta, Maria Pau, Pani
Maria Bonaria e Giulio Simula, che continuano a digiunare. Ha dovuto
ricominciare a nutrirsi Omero Baire, al quale qualcuno ha incendiato
l'azienda, già venduta all'asta ma nella quale egli continua ad abitare. E'
situata in una zona ad espansione turistica nel Comune di Uta. E poi in
settimana è stata venduta all'asta giudiziaria per 13 mila euro una parte
dei beni di Lucio Murroccu, uno dei 5 mila schiacciati dai debiti nati dai
finanziamenti agevolati regionali. Sono terre situate a Masainas, a tre
chilometri dal mare, e sono diventate da poco edificabili. Finora, al
momento della vendita, le famiglie erano riuscite a ricomprare i propri
beni, e anche stavolta, a fronte di una base d'asta di 8.700 euro, i
Murroccu avevano avanzato un'offerta di 10.500 euro. Qualcuno si è
aggiudicato l'asta offrendo 13 mila euro per terreni che, secondo Altra
Agricoltura, hanno un valore commerciale di 100 mila euro.

Questa settimana sarà Roma, e non più Decimoputzu, il teatro degli sviluppi
della situazione. Altri quattro contadini dovrebbero prendere il posto di
quelli che, ormai duramente provati, sono da martedì scorso in sciopero
della fame. E, annuncia Fabbris, stavolta lo sciopero della fame si svolgerà
a Roma, dove giovedì il governatore della Regione Sardegna Soru discuterà la
situazione delle aziende indebitate con ministro dell'Agricoltura De Castro.
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