Turismo responsabile: il solito ossimoro





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 Turismo responsabile: il solito ossimoro
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Da qualche tempo vanno di moda gli ossimori: le pure contrapposizioni dei termini. Si tratta di una fase di passaggio in cui il vecchio cerca di spacciarsi per nuovo, mentre l'autenticamente nuovo ancora arranca.

Una di queste pittoresche espressioni è: "turismo responsabile", con la quale si intende definire un turismo i cui fruitori non si abbandonano alle tante debolezze del turismo tradizionale.

La domanda è: fino a che punto questo turismo è realmente responsabile? E per andare subito al punto: come vanno in giro per il mondo i turisti responsabili?

Perchè il guaio è che costoro non se ne vanno mica a conoscere il loro territorio, no-no-no no! Venezuela, Senegal, Egitto, Camerun, Messico, Kenya, Sri Lanka: queste sono le loro mète tipiche, e siccome non camminano sulle acque, non attraversano a piedi gli oceani, costoro non possono giungere all'altro capo del mondo, così, senza colpo ferire.

Ed infatti i turisti responsabili vanno in aereo, come tutti gli altri "turisti irresponsabili".

Naturalmente: una delle mete preferite dei "turisti responsabili", di chi viaggia per migliorare il mondo, è Porto Alegre.

130.000 sembra siano stati i partecipanti ad uno degli ultimi Forum Mundial.

Facciamo che siano stati solo in 70.000 a spostarsi in aereo.

70.000 fratto 250 passeggeri per volo, fanno 280 voli d'aereo per l'andata ed altrettanti per il ritorno.

Il fatto che questi signori siano andati a cambiare il mondo, quindi con le migliori intenzioni che personalmente chi qui scrive condivide al massimo coinvolgimento, può forse giustificare un simile spostamento di massa materiale?

Ad una media di 70 kg a persona, senza contare i mezzi, i bagagli etc, fanno la bellezza di 4.900.000 kg.

Proviamo ad immaginare quante tonnellate di carburante combusto abbiamo (mi ci metto anch'io per solidarietà anche se non c'ero) sparso in quella sola occasione nell'atmosfera, nell'aria che respiriamo.

Ebbene: la prossima volta che andremo a farci una bella corsetta nel parco, oppure la prossima volta che andremo in montagna a fare una passeggiata negli ex luoghi incontaminati, oppure in riva al mare, toccherà respirare a fondo a noi tutti anche lo scarico di quei 560 voli d'aereo.

Quando passeggeremo, correremo, pedaleremo, o vivremo semplicemente, non potremo far a meno di respirare, ed i nostri polmoni di inalare, filtrare e trattenere, anche lo scarico dei fumi dei vari Social Forum e di tutti i voli dei "turisti responsabili" di questo mondo. Perchè noi tutti viviamo in una specie di acquario in cui tutto ciò che facciamo ha un suo forte ed indelebile effetto.

Alziamo gli occhi al cielo: quanti begli aerei luccicanti! Che belle scie bianche, di una apparente assoluta purezza, lasciano dietro di loro. Mbeh: quelle scie, che pure, pulite non sono, ce le ritroviamo dentro e fuori di noi, dappertutto, nel nostro corpo, nei cibi, nell'acqua, nella terra. Altro che turismo responsabile!


Senza aver nemmeno considerato il fatto che codesti responsabili in siffatto modo contribuiscono anch'essi ad uno dei più vergognosi ed ignorati fenomeni della nostra epoca: l'oscuramento del sole (Global Dimming) che rischia di mandare a gambe all'aria uno dei fondamenti energetici dell'ambientalismo: il solare!


Vedete, siamo tutti perfettamente consapevoli dell'importanza di incontrarsi, magari anche solo una volta all'anno, come nel caso del Forum. Alle volte, per capirsi, basta più uno sguardo che le classiche mille parole. E per quanto mi riguarda ho sempre avuto la visione del viaggio come un qualcosa di importante ed addirittura di mistico, qualcosa da vivere come certi popoli vivono i loro rari pellegrinaggi.

Tuttavia stiamo osservando certi cambiamenti, certi livelli di inquinamento, e contemporaneamente vediamo una tale impreparazione generale ed una esitazione ai massimi livelli per ammettere ciò che deve essere fatto, che, per quanto mi riguarda, non posso, vista l'eccezionalità dei tempi, che denunciare l'irresponsabilità di ogni turista.


Anche se qualcuno pensa che il turismo possa favorire lo sviluppo dei Paesi arretrati, a mio avviso è giunto il momento che almeno l'industria del turismo, responsabile o meno che pretenda di essere, si dia una bella calmata. Se vogliamo aiutare i Paesi in via di sviluppo sono tante le cose da fare (e chi non desidera contribuirvi?), ma certo queste cose non hanno alcunchè a che vedere col turismo.

D'altro canto se è al nostro sostentamento che stiamo invece pensando, sarebbe a dire ad un modo di sbarcare il lunario vicino ai nostri ideali, la conclusione è sempre la stessa. Non possiamo pensare di aprire agenzie di viaggi alla moda e di organizzare trasferimenti di massa semplicemente per trovare di che vivere. Dobbiamo ingegnarci a trovare qualcos'altro di effettivamente e completamente responsabile.

Soprattutto: qualcosa che produca, non che consumi.

[Non è un caso che, per cercare di risolvere il problema del sostentamento collettivo in una fase di così importanti trasformazioni, personalmente mi stia dando tanto da fare per promuovere il concetto di http://lavoro-minimo-garantito.hyperlinker.org concetto ancor più consistente di quello, già enormemente utile, del reddito da cittadinanza.]


Il fatto è che se volevamo fare una vita dissipatrice dovevamo pensarci molto tempo fa: niente figli per un bel pezzo! Questa doveva essere la nostra decisione qualche decennio fa, ed allora sì che avremmo dimostrato un grande senso di responsabilità. Essendo allora di numero ben inferiore ai 6.500.000.000 quanti invece siamo oggi (ed ancora cresciamo), avremmo forse potuto anche fare tutti una bella vita dissipatrice, all'americana, per intenderci. Ma oggi, tutti quanti siamo, ci dobbiamo dare una bella calmata, e per parecchio tempo, pure.

E la mobilità fisica, tanto in aereo quanto in automobile, è la prima cosa che dobbiamo ridurre allo stretto indispensabile. In fin dei conti se ne può fare benissimo a meno il più delle volte. Perchè solo chi resta può davvero definirsi responsabile, mentre chi se ne va in giro non lo è di certo. E' nella stanzialità che l'essere umano ha trovato il massimo grado della sua civiltà. Ed in una esasperata mobilità la sta oggi perdendo.

Ed infine: non serve andare per forza a Porto Alegre a scoprire il mondo come potrebbe essere. E' sufficiente che guardiamo dentro noi stessi e ne troveremo di cose meravigliose, purchè ci sia un po' di pace intorno. E poi: vai, in Internet, a divulgarle!


Altrimenti,

se noi per primi
non ci conteniamo,
con quale faccia
ci presentiamo

davanti ai padroni del mondo,

dicendo basta
a quelle stesse cose
cui anch'essi
non voglion rinunciare?


Coi migliori saluti,

danilo dantonio

Laboratorio Eudemonìa
Via Fonte Regina, 23
64100 Teramo - Italy



http://per-una-assemblea-telematica-del-movimento.hyperlinker.org

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http://razioniamo-i-carburanti.hyperlinker.org

http://patti-di-autocontenimento.hyperlinker.org



Vi va un'ultima serie di ossimori? Eccola:

"La guerra è pace - La libertà è schiavitù - L'ignoranza è forza."

Sono ossimori tratti dal profetico "1984" di George Orwell.

Sembra quasi che vi si tragga ispirazione, quando si tirano fuori bufale del tipo: sviluppo sostenibile, capitalismo naturale, turismo responsabile, bio diesel, eco incentivi, carbone pulito, etc. etc. etc.




TR V1.2 - 04/03/37