t/Terra e LibertÓ/Critical Wine a Jesi 7 e 8 maggio: le tracce dei dibattiti



_ Forme di resistenza alimentare e dei consumi: Prezzo sorgente e
autocertificazione. La costruzione di filiere corte.


t/Terra e libertà/Critical wine oramai da tre anni ha posto tre grandi questioni
al mondo dell’agricoltura e della trasformazione alimentare: il prezzo sorgente,
l’autocertificazione dei prodotti agricoli, le Denominazioni Comunali.
A nessuno sfugge lo scarso rilievo, di riconoscimento socio-culturale e di
risorse economiche, offerto dal mercato ai produttori. I consumatori, dall’altra
parte, devono sopportare il peso di prodotti di dubbia qualità, a prezzi
enormemente superiori a quelli pagati ai produttori. Critical wine intende
contestare radicalmente questo principio economico proponendo, accanto alla
tracciabilità del prodotto, anche la tracciabilità del prezzo. Il primo e
decisivo passo è l’indicazione del Prezzo sorgente, ovvero:
- è il prezzo medio al quale il produttore vende i suoi vini (o qualsiasi altro
prodotto) e al quale è disponibile a venderli al consumo diretto;
- se inserito nell’etichetta, è il primo passo per rendere possibile la
tracciabilità del prezzo oltre a quella del prodotto;
- evidenzia con una semplice informazione i rapporti di produzione e le
appropriazioni di ricchezza che avvengono nella filiera della circolazione dei
prodotti;
- può permettere la riduzione della distanza alimentare e la diminuzione della
catena produzione-consumo;
- permette un maggior investimento di fiducia tra consumatori e produttori;
Il Prezzo sorgente non deve essere imposto dall’alto, ma deciso autonomamente e
volontariamente da ogni produttore; e soprattutto non intende creare un
ulteriore regime di controllo, ma relazioni basate sull’etica della
responsabilità e della cooperazione sociale.
Il secondo passo è il Catalogo di autocertificazione Critical wine, fondato sul
principio della tracciabilità massima della filiera produttiva, comprenderà
tutti i produttori di vino (e di ogni altro prodotto della terra) che vorranno
aderire a principi semplici e di completa qualità.
Il principio di massima tracciabilità che si intende invocare si basa sull'etica
della responsabilità individuale. Il Catalogo Critical wine, dunque, non intende
fondare un altro ente certificatore o di controllo in grado di surrogare le
prescrizioni statuali. Tutt'altro. Parte dalla critica agli attuali sistemi
europei di certificazione (in primis il biologico) per fornire ai produttori la
possibilità di far conoscere la cura, l'impegno, la correttezza, la cultura su
cui si basa il loro lavoro.

In sostanza, si tratta di valorizzare il lavoro agricolo e suggerire
l'importanza di una relazione ricca e feconda con l'ambiente e con il mondo
extragricolo sempre più impoverito (anche quando possiede immani quantità di
moneta) dalla distruzione di ogni legame tra terra, cibo e uomini prodotto
dall’industria dell’agri-business. E di qualificare un rapporto di fiducia e di
scambio proficuo con i consumatori. Per questo il Catalogo Critical wine intende
diventare uno strumento importante per creare un canale diretto tra produttori e
consumatori.
Infine, le Denominazioni Comunali - De.Co. - non costituiscono un marchio di
qualità (come le DOP, IGP, ecc.) ma sono la semplice certificazione Comunale
dell’origine dei prodotti agricoli. Un certificato di origine che lega
indissolubilmente territorio e prodotto e di cui – per dirla con Veronelli - il
cittadino ha il diritto naturale inalienabile, come fosse un certificato di
cittadinanza.
Le Denominazioni Comunali possono essere lo strumento per  contrastare il
tentativo comunitario e ministeriale di annullare i giacimenti gastronomici in
favore di prodotti industriali per cui vale il principio del “prodotto tipico” e
dell’”ultima trasformazione sostanziale”. Per cui, ad esempio, l’olio
extravergine di oliva risulta essere prodotto in Italia se franto in territorio
italiano, indipendentemente dall’origine delle olive.
Origine, tracciabilità dei prodotti e dei prezzi sono tre chiavi per costruire
una resistenza alimentare e dei consumi. Per svilupparla c’è la necessità di
costruire filiere corte, attraverso l’incontro di produttori e consumatori, il
consolidarsi di fiere e mercati etici, il collegamento fra i contadini e i
Gruppi di Acquisto Solidali che si stanno moltiplicando nelle città.
In particolare, Critical Wine propone la costruzione di un rapporto privilegiato
fra produttori e i Gruppi di Acquisto sulla base delle proposte del prezzo
sorgente e dell’autocertificazione che possono divenire uno strumento ulteriore
per scardinare il meccanismo della grande distribuzione commerciale nelle città.
In questo contesto si colloca l’ultima proposta di Critical wine, emersa
recentemente a Verona: la costruzione di una filiera del vino “protetta”, ovvero
una carta dei vini Critical wine in cui siano esplicitati l’autocertificazione
ed il prezzo sorgente da proporre a ristoratori ed enotecari sensibili a queste
tematiche oltre che al circuito dei gruppi di acquisto e dei mercati “sociali”.

_ Agricoltura contadina e difesa del territorio nelle Marche: dal problema delle
denominazioni d’origine ai piani di devastazione ambientale.


Il progetto t/Terra e libertà/Critical wine parla di una nuova contadinità
responsabile.
L’agricoltura contadina è stata, da sempre, custode dei saperi e sapori della
terra.  Con l’avvento della società dei consumi, imperniata sull’industria e
sullo sviluppo urbano, essa si è lentamente trasformata in un presidio
fondamentale del territorio e del gusto, ultimo baluardo per la salvaguardia di
antichi saperi, di tradizioni eno-gastronomiche, di varietà e specie locali, di
beni collettivi, di territori e paesaggi agricoli. Tale mondo contadino,
nonostante la retorica dei “prodotti tipici”, è oggi fortemente attaccato da
ogni parte e paga una profonda subalternità nei confronti della società
urbanizzata. In primo luogo, infatti vi è un esproprio di valore che la
distribuzione commerciale compie nei confronti del lavoro agricolo, grazie a
consumatori oramai sempre più addomesticati.  Per cui il principale aggancio col
mondo rurale sembra essere il “mulino bianco” o la mucca di nome “Lola”.
In secondo luogo vi è il tentativo dell’agro-industria di modificare i prodotti
stessi della terra, attraverso l’omologazione del gusto, la selezione e
modificazione delle sementi e delle specie (fino agli OGM), la rottura del
legame col territorio attraverso la negazione dell’origine e la preferenza per
il concetto di “ultima trasformazione sostanziale”.
Infine, come ultimo atto di questo accerchiamento, l’industria e lo Stato
approfittano della crisi delle comunità agricole per sferrare l’attacco al
territorio: e dunque cave, speculazioni edilizie, privatizzazione dei beni
collettivi (acqua, comunanze agrarie, ecc.), dubbie concessioni governative per
lo sfruttamento dei suoli e delle aree naturali.
Questa tavola rotonda vuole essere l’occasione per riflettere su questi temi
calandoli nella realtà marchigiana, dove l’agricoltura ha rivestito e riveste
tuttora una fondamentale importanza socio-economica. In particolare verrà posta
l’attenzione sul problema dell’origine del vino e dei prodotti agricoli, con
riferimento particolare alla creazione dell’Istituto Marchigiano di Tutela, un
superconsorzio del tutto contrario agli interessi dei vignaiuoli, e sui piani di
devastazione ambientale previsti nella nostra Regione. Legare questi temi, solo
apparentemente diversi, significa concepire il problema dell’agricoltura
“locale” e delle realtà contadine nel mondo sviluppato, così come nei paesi in
via di sviluppo, come il problema fondamentale della t/Terra: la Terra intesa
come universo cosmico e la terra intesa come territorio, zolla che si calpesta.
 
per info:
csf at cuprasocialforum.org 
info at criticalwine.org
globalradiomc at libero.it
 
www.criticalwine.org
www.globalmedia.org


 


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