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Re: War Whirlwind in the Peace Oasis? - AIM Skopje



>Nonostante che (forse) nella Costituzione macedone non sia scritto
>tasativamente che si tratta del paese multi-ethnico o multi-culturale,
>e che la Macedonia sia formalmente un paese del popolo macedone e delle
>minoranze - non ci sono le prove che gli albanesi siano oppressi.

Per quel che ne so (a distanza), sicuramente non sono nella situazione in
cui hanno vissuto i kosovari per almeno dieci anni.

Diciamo che c'e' un'insofferenza molto profonda e molto antica fra i due
popoli. Quel che mi raccontava Kusturica dodici anni fa (cosa cui avevo
accennato l'altro giorno), era un astio molto pesante da parte degli
Albanesi verso i Macedoni: "E' un risentimento ancora per come li ha
trattati Rankovic negli anni '50", era la sua teoria. All'epoca parlavamo
proprio di Kosovo, visto che era l'inizio dell'89 e proprio in quel periodo
Belgrado aveva "gentilmente convinto" il parlamento kosovaro ad
autocastrarsi (=votazione sull'eliminazione dell'autonomia del Kosovo, con
gli elicotteri della JNA che svolazzavano sopra la skupstina a Pristina,
tanto per rendere chiara la situazione...). I minatori di Trepce erano in
sciopero, la repressione un tantinello sanguinosa... By the way, Emir
politicamente e' sempre stato dalla parte di Belgrado, e una volta di piu'
c'e' quel fattore umano (secondo me, ma potrebbero essere solo illazioni
mie personali) che spiega molte cose: in questo caso, una mamma serba, una
dolce e minuta signora coi merletti al collo e i capelli bianchi che questo
ragazzone di bosniaco si portava dietro dappertutto. Me li vedo sempre
davanti agli occhi, a passeggiare abbracciati come fidanzatini sulla
Croisette al Festival di Cannes dell'89, quando lui si prese la Palma d'Oro
per "Dom za Vjesanje". Grande film, girato a Shutka, la baraccopoli Rom
alle porte di Skopje. Che sta tuttora nelle condizioni che si vedono nel
film (per chi non l'ha visto, assolutamente da fare!): ci lavorano da due
anni dei miei amici che fanno volontariato in condizioni da prima linea,
sia per la comunita' autoctona che per quella di profughi dal Kosovo che si
e' creata quando e' iniziata la cacciata dei Rom dopo l'arrivo della Nato.

Ad ogni modo, quella conversazione sugli Albanesi in Macedonia e' uno dei
tanti granellini di sabbia che in questi anni si sono incastrati negli
ingranaggi della mia memoria, quelle piccolezze che in qualche modo
contengono informazioni fondamentali.

>Piùtosto, tutti nella Macedonia necessitano del emancipazione.

Soprattutto dall'arretratezza.

>Nei ultimi dieci anni, Kiro
>Gligorov ha saputo bene navigare, nonostante la debole situazione
>balcanica.


E' stato bravo soprattutto in politica estera, con almeno tre vicini
aggressivi tutti quanti intenti a reclamare la Macedonia: Jugoslavia,
Bulgaria e Grecia. Questione vecchia di secoli. Interessante che la
Bulgaria in questi giorni si sia gentilmente offerta di inviare le sue
truppe a "difendere" la Macedonia, cosa rifiutata da Skopje, che invece
corre dietro ad Atene: in questo caso pero' sono stati i Greci a chiamarsi
fuori.

Washington e Londra alla Macedonia intera non possono rinunciare, perche'
sanno benissimo che se scoppia manda per aria mezza NATO: due paesi membri
(Turchia e Grecia), e due associati (Bulgaria e Albania), potrebbero
facilmente scannarsi su questa faccenda.

>ma sarebbe ilusorio pensare che gli
>albanesi nella Macedonia, sono piu oppressi o più poveri degli altri
>abitanti loro vicini, è che la mera modifica della legislatura
>porterebbe a qualche miglioramento.

Corretto. Purtroppo in questo momento la tesi dell' "oppressione" risponde
bene alla frustrazione della gente. E comunque devo dire che i toni delle
dichiarazioni macedoni (da parte sia di politici sia, ahime', di molta
societa' civile, NGO etc.) sono di un'aggressivita' da brivido, pieni di
gergo militaristico e desiderio di schiacciare l'avversario. Non c'e'
affatto voglia di dialogo.

>Mi domando come mai,  la UE, che ha
>investito tanto nei progetti locali in Macedonia per sviluppo delle
>istituzioni di pedagogia, educazione scolastica, nei corsi per
>amministrazione delle imprese miste (dove, honestamente, la maggior
>parte dei soldi è stata spesa - come ed è anche logico di prevedere -
>per gli oneri degli stessi educatori esterni, tra i quali figura per
>es. il ns. celebre Ante Markovic - il premier jugoslavo nel periodo
>1989-199?) - e come mai la UE, non abbia pottuto sublimare le forze
>centrifughe esistenti? Colpa sempre della Serbia?

Credo che una volta di piu' non abbiano capito cosa sta accadendo.

La UE ha un piccolo problema: da dieci anni insiste a parlare solo con
coloro che dicono cio' che vuole sentire.

Non a caso, Markovic.

Era esattamente il 26 luglio 1991, a Dubrovnik, quando ebbi un illuminante
scambio di battute con De Michelis, che sbandierava ai quattro venti la sua
fraterna amicizia con Markovic (i maligni dicono anche fratellanza
massonica), Budimir Loncar e.... Slobodan Milosevic. Esattamente in quel
giorno i carri armati della JNA marciarono su Glina, una quarantina di
chilometri a sud di Zagabria, e fecero un macello. Nei bombardamenti rimase
ucciso, insieme a numerosi civili, il primo giornalista delle guerre
balcaniche, un tedesco. A Dubrovnik splendeva una bellissima luna, De
Michelis presiedeva il summit della sua creatura, l'intesa pentagonale che
proprio in quei due giorni diveniva esagonale, e non voleva sentirsi dire
che c'era la guerra.

Perche'?

Perche' ascoltava solo Markovic.

Perche'?

Perche' Markovic gli diceva cio' che lui desiderava sentirsi dire. Non solo
De Michelis, anche tutta l'Europa, e soprattutto lo State Department.

C'era un piccolo problema: tutti questi signori non avevano capito che a
Belgrado non comandava Markovic (come lui abilmente aveva fatto credere a
tutti, essendo un professionista della diplomazia internazionale), ma i
generali. E dietro a loro, Slobo.

Tant'e' che allo State Department si incazzarono come belve appena a
settembre, quando finalmente capirono: Markovic si dimise perche' i
generali non gli fecero passare il bilancio che aveva proposto, volevano il
novanta per cento dei fondi solo per l'esercito.

Oggi, dieci anni dopo, UE e USA non riescono a decifrare la questione
Macedonia, perche' testardamente si sono aggrappati alla favola dell'unico
stato "multietnico", pacifico, democratico, eccetera eccetera.

Ovvero, non che sia completamente una favola, la Macedonia effettivamente
non e' saltata in aria (secondo un interessante commentatore di The
Guardian, che mando in un altro messaggio, con un po' di buon senso non
rischia di saltare per aria neanche adesso).

Diciamo che il palazzo (e gli slogans che il palazzo, nei suoi
rappresentanti di entrambe le etnie, vende ai ricchi e potenti sponsors
stranieri) e gli umori della gente per le strade sono due cose ben distanti.

La diplomazia ascolta sempre il palazzo e non si preoccupa mai di scendere
nelle strade. Son dieci anni che mi ci rovino su il fegato...

>Le prove ci sono, ed anche tante, del trasferimento delle attività
>terroristiche UCK sul territorio macedone, con sostegno degli
>americani.

No, qui credo che le cose stiano in maniera ben diversa. Gia' due anni fa
ero andata a pescarmi un pacco alto cosi' di documenti ufficiali dello
State Department e del Quartier Generale delle forze USA (non NATO, USA!!!)
in Europa, che fra l'altro sta in Germania. Era piu' che evidente che il
rischio di un UCK che diventasse forte era esattamente cio' che
terrorizzava Washington.

Quando ci fu una quasi guerra civile in Albania (1997), la Albright per
poco non ando' giu' di testa, era continuamente a Tirana. Basta vedere il
numero di comunicati stampa prodotti in quel periodo. Tener presente che
Sali Berisha, il primo presidente anti-socialista, e' un ghego del nord con
forti legami in Kosovo. C'e' una serie di teorie sull'idea che lo scandalo
finanziario delle "piramidi" con cui si brucio' fu organizzato proprio da
oltreoceano (questa in verita' mi puzza un po' di classica teoria
fantastica della congiura - le piramidi han colpito uno dopo l'altro tutti
i paesi balcanici semplicemente perche' la gente e' ingenua e ha creduto
alle favole di certi furbacchioni sulla possibilita' di arricchirsi
velocemente e senza fatica).

L'altra grande preoccupazione per l'asse Atlantico all'interno della NATO
(perfino Santoro aveva notato che era Londra, insieme a Washington, a
condurre i giochi durante i bombardamenti) e' sempre stata la Macedonia.

Piccoli dettagli cui nessuno mai ha prestato attenzione: c'e' sempre stata
una missione di caschi blu in Macedonia, da quando la Bosnia stava per
scoppiare (ricordo benissimo come rimanemmo tutti di sale all'epoca:
"cooosa? in Macedonia? perche' non li mandano a Sarajevo?). Ufficialmente
ONU, di fatto una missione soprattutto americana; ah, a proposito, c'era
una missione militare USA nel Kosovo dalle parti del '92-'93.

Pochi giorni prima di Rambouillet, accadde una piccola cosa: il consiglio
di sicurezza dell'ONU boccio' l'ennesimo rinnovo della missione dei caschi
blu in Macedonia. Per la precisione, fu la Cina  a porre il veto (per
ritorsione su una pensata di un politico macedone di riconoscere Taiwan
nella speranza che i taiwanesi sarebbero venuti ad investire quattro
miliardi di dollari in Macedonia; fra l'altro, era un altro dei cari amici
di De Michelis, anche simile per stazza se pur girava in maglietta a righe
anche agli incontri ufficiali politici e diplomatici, Vasil Tupurkovski).

Tutto questo mentre c'era per aria la futura costituzione di una forza
militare internazionale dei paesi balcanici meridionali, ovviamente
sponsorizzata dalla NATO; en passant, l'Italia doveva fungere da
"osservatore".

Insomma, nel bel mezzo di questo fervore diplomatico-militare, i kosovari
piu' aggressivi rischiano di buttar per aria tutto: l'UCK comincia a esser
pericoloso davvero (hanno armi e soldi, e gente esperta di guerre e
guerriglie), Milosevic non ascolta piu' nessuno, neanche i soliti amici
dell'occidente. La NATO rischia di perdere le sue due belle basi non
dichiarate, Albania e Macedonia. Per non parlare del rischio di una rissa
innominabile interna alla NATO stessa (che ha due paesi sud balcanici, uno
ortodosso ed uno musulmano). Per non parlare di una serie di interessi
molto concreti sui cosiddetti "corridoi", ovvero le grandi vie di
comunicazione attraverso i Balcani (strade, autostrade, ferrovia,
oleodotti...).

>Si tratta di creazione della Grande Albania, di
>oblio definitivo nei confronti delle forze politiche moderati albanesi
>(tutto secondo il piano della Albright),

Come appena spiegato, madame Albright aveva esattamente l'opposta
preoccupazione.

Del resto, e' piuttosto ingenuo ipotizzare che Usa/Nato avessero bisogno di
un manipolo di guerriglieri kosovari per ottenere cio' che gia' avevano da
quasi dieci anni: due belle basi militari non dichiarate, Macedonia ed
Albania. Anche economiche, visto che essendo i due posti piu' miseri
d'Europa si compravano con poco.

I guerriglieri kosovari sono andati a romper loro le uova nel paniere, semmai.

>e nel piano di tenere la
>Serbia come demone eterno della zona,

La Serbia come demone e' venuta fuori solo quando Milosevic ha spinto il
suo gioco al di la' di quanto facesse comodo a coloro che erano i suoi
migliori amici e soci in affari fino al giorno prima. A Rambouillet, non
prima.

Il gioco e' sempre quello di trovare "il nostro uomo nei Balcani". Prima
Markovic. Poi Milosevic. Per un breve periodo Tudjman (gli crearono un
esercito dal nulla per riprendersi le Kraijne, convinti di aver trovato il
nuovo alleato locale, ma quando lui ando' avanti a spingere il suo gioco in
un'altra direzione, lo trasformarono nel mostro di turno). Qualche mese fa,
Kostunica: gia' adesso l'idillio e' meno roseo, visto che l'uomo non e'
malleabile come speravano.

Alla fin fine, e' una politica abbastanza noiosa e grezza, sempre quella, e
infatti fa ripetere sempre gli stessi errori ai signori dell'occidente.

In Macedonia ci risiamo di nuovo: valanghe di sostegno verbale
internazionale ad un governo che e' abile a chiacchiere, ma in realta'
sembra poco in grado di controllare la situazione, e sicuramente non e'
stato in grado di occuparsi dei problemi reali del suo popolo (di tutte le
etnie).

Cosi' i diplomatici di tutto il mondo si stanno sgolando a far
dichiarazioni che non cambieranno un'acca, mentre evidentemente i vertici
militari non sanno piu' a che santo votarsi, posto che chiarezza politica
su dove andare a parare in questa situazione non c'e' mai stata, quindi
nessuno gli da' ordini chiari su come accidente comportarsi.

>e logicamente della proroga del
>ruolo militare di quelle parti militari occidentali che trovano il suo
>ruolo nell' infuocamento degli conflitti, con loro futura omni-presenza
>come gestori delle situazioni. Simply, il new world order, come la
>imaginano loro.

Ma no, e' molto peggio' di cosi'.... Le teorie sui Grandi Fratelli che
sanno tutto e tutto pianificano nelle loro stanze dei bottoni sono molto
romantiche, la realta' e' piu' squallida: c'e' un livello di ignoranza
becera e pura e semplice stupidita', fra chi dovrebbe regger le sorti di
paesi e nazioni, che e' semplicemente terrificante.

Questi signori il piu' delle volte semplicemente NON SANNO, e infilano una
topica dietro l'altra, perche' insistono a basarsi su quel procedimento di
raccolta informazioni che ho citato sopra: ascoltare gli amici che gli
raccontano cio' che amano sentire.

Altro piccolo dettaglio: un'arroganza sconfinata che e', ahime', la
caratteristica piu' frequente del politico/diplomatico di razza, per cui
egli e' classe superiore mentre i normali esseri umani sono per definizione
inferiori, soprattutto i "balcanici". Da Michelis ancora? Febbraio 1992:
"Non ci sara' nessuna guerra in Bosnia. Milosevic e Tudjman faranno quello
che gli diciamo noi". Altra mitica sparata che ebbi l'onore di raccogliere,
ne facemmo una bella copertina di "Danas".

Quindi regolarmente le cancellerie fanno piani dando per scontato di avere
i "balcanici" in pugno, e regolarmente i "balcanici" fanno a modo loro, per
quanto cio' possa spesso essere distruttivo...

>Queste madri che hanno partorito e curato i bèbé-
>mostri, ora si trovano nella situazione di non poter proprio
>controlargli, e necessitano di creargli un azzilo-nido più grande di
>prima.

Vedi sopra. Con la precisazione che l'idea di essere "genitori" il piu'
delle volte e' un complesso di superiorita' dell'occidente, spesso smentito
nella pratica.

>In più, ai polli sono cresciute le ali e vogliono diventare le
>acquille dei Balcani possibilmente, rimanendo al livello culturale
>tribale ed imponendolo agli altri. La povera Albania (veramente povera
>e triste, e secondo me - un paese sempre un potenziale amico anche
>della Jugoslavia), dopo dieci anni, non si è dimostrata in grado di
>diventare il leader di tutti gli movimenti nazional-albanesi, ed è
>perciò, in corso il rinforzamento politico degli albanesi kosovari,

Uhm, attenzione.... Non va dimenticato che gli albanesi d'Albania sono
rimasti fuori dal mondo per cinquant'anni, i kosovari no. I kosovari sono
gente estremamente operosa e ben organizzata (tant'e' che quando usano
queste caratteristiche per fini, ahem, poco etici, diventano molto
pericolosi), hanno sempre avuto una forte emigrazione che ha creato una
classe dirigente di un certo tipo. Sempre, sempre, sempre ricordarsi di
tener presente la grande stratificazione sociale in quella che era la
Jugoslavia, all'interno di tutti i gruppi nazionali/etnici: pretendere di
capirli su base solo etnica, appunto, e' una semplificazione grezza che fa
prendere cantonate mostruose. L'intellettuale di citta' rispetto al
contadino in villaggio sono due universi a parte; come interagiscono e' una
questione molto complessa.

>Però, qui si tratta che i banditi, narcotraficanti e
>molestatori si sono impossesati del potere, e non la gente normale e
>pacifica.

E' successo in tutti i paesi dove e' passata la guerra. Purtroppo "pace non
significa assenza di guerra", vecchio ma sempre corretto slogan del
movimento pacifista, giusto?

>Basta soltanto intuire come mai "la crisi" in Macedonia, era
>tratenuta fino d'ora, fino alla acensione della miccia nel Montenegro.

La crisi in Macedonia e' soprattutto economica, e sociale. Non si puo'
abbandonare un paese in quel modo, lasciarlo andare a rotoli, e attendersi
che non succedano guai.

Negli articoli che sto inviando (e li mando proprio per quello), si vede
chiarissimo il problema: una quantita' di giovani (e non solo giovani)
semplicemente e puramente  "scazzati", che puntano tutte le loro energie
emotive sul fatto di menar le mani.

I nostri lo fanno allo stadio, visto che non hanno questioni etniche cui
attaccarsi.

>A qualcuno non conviene ritirarsi dai Balcani, e che si entri veramente
>nell' era di cooperazione balcanica. Sono venuti non per risolvere il
>problema, ma per crearlo,

Naaaah, insisto (sempre secondo la mia umile opinione personale), che
queste teorie della congiura scientificamente e perfettamente organizzata
sono puro romanticismo.

C'e' un gran caos anche fra i "padroni del mondo", dove ognuno tira la
coperta dalla sua parte e cerca di farsi gli affaracci suoi mangiando il
piu' possibile. Guardate la pagliacciata di Dini e dei suoi costanti scazzi
con gli Stati Uniti, tutto in realta' motivato dall'intrallazzo intorno
all'acquisto delkla Telekom serba, tanto per fare un esempio... Interessi
d'affari che per certi personaggi sono ben piu' importanti della politica.
Affari e politica un po' collaborano, un po' si scontrano, alla fin fine e'
un gran caos anche nelle stanze alte.

La rogna e' che comunque, congiura o non congiura, sono sempre i piu'
deboli a rimetterci, e questo e' un fatto.

>Per gli stessi motivi, le stesse
>forze oggigiorno, prolungano il loro destino del sicuro arrivo nei
>tribunali internazionali, come colpevoli, e non più come gli
>Accusatori.

Carla del Ponte a momenti veniva bruciata sul rogo come strega quando si e'
permessa di fare un'ipotesi di messa sotto accusa della NATO. Le hanno
ricordato qual e' il suo lavoro. Come in tutte le istituzioni
intergovernative, nei tribunali internazionali comandano i governi (quando
riescono a non bisticciare troppo fra loro).

Vabbe', domando scusa, l'ho tirata lunga.

paola