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Report della delegazione italiana ad Istanbul - 20 novembre 24 novembre 2005



"Ozgur Gundem" vuol dire "Sguardo libero". E' l'unico giornale filo-kurdo
legale, che lunedì 21 novembre ha pubblicato la foto di un soldato turco
che teneva alzata la testa mozzata di un guerrigliero, sui monti di Siirt.

Anche qui come in IRAQ, solo che a farlo sono i militari della quasi
europea Turchia, non i terroristi di al-Zarqawi.

"Non si tratta di un caso isolato - ci dice Ahmet Aydin, presidente di
Sthayder di Siirt, l'associazione dei familiari dei detenuti politici -
nei giorni scorsi, per le strade di Siirt, una guerrigliera, che si era
accorta di essere seguita dai militari, si è uccisa sparandosi alle
tempie.

I soldati, allora, hanno legato il corpo ad un carro armato e l'hanno
trascinato per le vie cittadine.

Alla fine, lo hanno orrendamente mutilato, tagliandole testa e braccia.

E' una situazione di guerra a bassa intensità quella che si sta
generalizzando in Kurdistan.

A Kiziltepe, la polizia ha assaltato una casa uccidendo il capofamiglia e
suo figlio di appena 12 anni. I giornali turchi hanno invece dato la
notizia che erano stati uccisi due "terroristi" in procinto di commettere
un attentato ad una caserma!

A seguire storie di feroci repressioni nei villaggi, di esecuzioni, di
fosse comuni, di uso di bombe chimiche durante gli attacchi, di cadaveri
che non vengono riconsegnati alle famiglie.

Yakaider   - 20/11/2004

"Yakaider" è l'associazione degli scomparsi, per la quale abbiamo tradotto
il libro sulle esecuzioni extragiudiziali, "Erano calde le mani". (APPENA
TRADOTTO IN ITALIANO nelle edizioni Sensibili alle foglie)

Abbiamo incontrato la presidente, Pervin Buldan, alla quale abbiamo
consegnato il primo contributo a sostegno dell'attività dell'associazione,
pari a 1000 euro.

Pervin Buldan ci ha parlato del clima di paura che si respira in Turchia:
"Non c'è iniziativa o conferenza stampa - ci dice - in cui la polizia non
faccia sentire la sua presenza. Ci circondano, ci filmano e spesso ci
denunciano".

Quest'anno sono diminuite le sparizioni extragiudiziali, ma non è
diminuita la tortura nelle caserme e negli uffici di polizia.


Il campo profughi di Ayazma      - 21/11/2004

Al campo profughi di Ayazma, abbiamo potuto visitare il presidio sanitario
che l'Associazione Goc-Der sta realizzando con il contributo nostro,
quello dei Medici del Mondo francesi e di Liberté e Solidarieté.

Sarà inaugurato a gennaio 2005.

Ci apre la porta azzurra dell'ambulatorio, collocato al primo piano di una
palazzina all'entrata del campo, Fatym, una donna di 37 anni, madre di 5
figli.

Anche lei ci vuole raccontare la sua storia, purtroppo simile a quella di
tante altre.

Suo marito è stato arrestato più volte.

Alla fine si era persa ogni traccia di lui. Si pensava fosse stato ucciso.
Invece, un anno dopo, hanno saputo che si trovava nel carcere di
Diyarbakir, vivo, anche se aveva subito tortura.

Come tanti altri profughi - profughi di guerra e profughi del progetto GAP
- nell'89 hanno lasciato il loro villaggio e si sono trasferiti ad
Istanbul, nella baraccopoli di Ayazma.

Anche qui però le persecuzioni continuano.

Sefika Gorbuz, presidente dell'Associazione Goc Der, ci racconta che il
Governo vorrebbe smantellare il campo perché a ridosso dello stadio
olimpico e la zona è sicuramente appetibile per i progetti di qualche
immobiliare.

La situazione rischia dunque di diventare esplosiva.

Attualmente i profughi non possono rientrare nei loro villaggi distrutti:
manca tutto e i terreni sono cosparsi di mine.

La nuova legge del Governo prevede un risarcimento danni per le famiglie
profughe fra i 5 e i 10 miliardi di lire turche , da 1500 a 3000 euro
     . una cosa risibile.


L'istituto Kurdo di Istanbul     - 21/11/2004

All'istituto kurdo di Istanbul è stato aperto il settimo corso privato di
lingua kurda in Turchia, dopo quelli aperti nelle città di Van, Urfa,
Diyarbakir, Batman e Kiziltepe.

Frequentano il corso circa 120 studenti, divisi in tre gruppi, per un
totale di 12 ore settimanali

Il corso ha una durata di tre mesi ed è a totale carico dello studente che
paga 700 milioni di lire turche, circa 50 euro.

Ci riceve Mevlut Cetivkaya che ha frequentato l'Università di Upsala,
l'unica ad avere una cattedra in curdologia.

E' pessimista Mevlut Cetivkaya. Ci dice:" lo Stato ha autorizzato questi
corsi soltanto per un operazione di facciata, per darsi un'immagine al
cospetto dell'Europa.

Non c'è Paese al mondo che imponga ai propri cittadini l'insegnamento
della lingua materna frequentando corsi privati, a pagamento!" E
continua:" Non esiste disposizione o circolare in Turchia in cui si parli
di 'kurdo'; si parla invece di 'insegnamento in altra lingua al di fuori
del turco.'

Per i Kurdi della diaspora c'è il problema della lingua, ma c'è la libertà
e ci sono le scuole in Germania e in Svizzera.

Il vero problema è qui da noi: noi vogliamo praticare la nostra cultura,
la nostra lingua, in questo Paese.

Parto da un principio di valenza universale: noi paghiamo le tasse in
Turchia, facciamo il servizio militare, abbiamo costruito questa
Repubblica insieme ai turchi . per cui vogliamo il riconoscimento dei
nostri diritti.

La lingua Kurda assomiglia alla terra della Mesopotamia. Come in
Mesopotamia scavando si scoprono i resti di antiche civiltà, così scavando
la lingua kurda si trova la storia della vita di un popolo.

Il Kurdo è una lingua molto ricca. Nel dizionario Kurdo, troviamo 131000
parole, contro le 45000 del dizionario turco.

All'Ovest della Turchia c'era la cultura greca, al centro la cultura
ittita, in Anatolia la cultura mesopotamica e a Sud la cultura araba.

I Turchi sono arrivati dall'Asia ed hanno preteso di coprire con una
pietra tombale questo mosaico di culture."

E conclude con una speranza e un sogno Mevlut Cetivkaya, quello di poter
aprire un'Università Kurda a Diyarbakir.


Egitin Sen        -22/11/2004

Attualmente, l'Istituto Kurdo di Istanbul sta lavorando alla formazione
degli insegnanti con Egitin Sen, il coraggioso sindacato degli insegnanti
aderente al Kesk, che rischia la chiusura dopo la sentenza della Corte di
Cassazione nella quale si condanna il sindacato per l'art 1 del proprio
Statuto sul diritto all'insegnamento nella lingua madre.

"Niente è cambiato - dice il nuovo presidente di Egitin Sen, Eleber Izik (
il precedente è stato trasferito in un angolo remoto della Turchia, era
accusato di "sedersi sempre sulla stessa sedia!") - i cambiamenti sono
solo di facciata, trasferimenti ed oppressione funzionano come 15 anni fa.

Adesso vogliono chiudere il nostro sindacato. Ma noi lotteremo contro
questo sopruso. Ogni insegnante si autodenuncerà per l'insegnamento
inlingua madre.

Vogliamo coinvolgere anche i 160 sindacati della scuola in Europa".

Tuad     -22/11/2004

Particolarmente toccante è stato l'incontro con Tuad, l'associazione dei
familiari dei detenuti politici di Istanbul, dove abbiamo anche incontrato
parenti e famiglie di detenuti in affido.

" Molti detenuti - ci dicono i responsabili Melik Sengal e Nazim Hikmet
Aksahin - hanno beneficiato della recente amnistia e sono stati liberati,
ma le condizioni di detenzione restano gravi.

Sono aumentati i casi di suicidio in carcere ( proprio quel giorno si era
suicidato un ragazzo di 27 anni), le malattie da isolamento, le torture,
le perquisizioni corporali umilianti a carcerati e familiari.

Grande, inoltre, è il problema relativo agli ex detenuti: liberati senza
un soldo, impossibilitati a svolgere un qualsivoglia lavoro, diventano dei
disadattati sociali e molti non fanno ritorno alle loro famiglie per non
gravare sui magri bilanci familiari.

Ihd       -23/11/2004

Secondo Eren Keskin, presidente dell'IHD - associazione dei diritti umani
di Istanbul - che abbiamo incontrato prima della partenza, il problema
centrale della Turchia è quello di diventare un paese civile, non
militare.

Oggi, in Turchia, l'esercito è presente in 38 settori industriali -
commerciali con un capitale che è stato incrementato di oltre il 500%.

Le ditte controllate dall'esercito sono tutte esentasse.

Subito dopo i due grandi gruppi, Saibanci e Koc, Oyak rappresenta il più
grande gruppo bancario ed agroalimentare controllato dall'esercito.

Le ditte straniere che investono in Turchia ricercano joint-venture con
aziende controllate dai militari. Ad esempio, la Renault francese
partecipa al gruppo Oyak, tantochè la Renault in Turchia si chiama Oyak.

Dehap     -23/11/2004

"Noi vogliamo che la Turchia entri nell'U.E. - ci dice Cemal Kavak,
presidente del Dehap, il partito filo kurdo di Istanbul - certo poniamo
delle condizioni.

Vogliamo dei cambiamenti importanti.

Il processo di entrata nell'U.E. non ha risposto alle domande dei Kurdi,
per cui continuano i bombardamenti di villaggi, aumentano i profughi, si
intensificano le operazioni militari, c'è difficoltà ad applicare la legge
sulla lingua madre, tortura e repressione sono in aumento.

Se la Turchia dovesse entrare a queste condizioni, rischieremmo di
"turchizzare" l'Europa, non di democratizzare la Turchia."

Alla manifestazione del Dehap

Una grande festa del Dehap si è tenuta il 21/11/2004 a Bagcilar Sport
Salony. La motivazione ufficiale consegnata alle autorità parlava di festa
per la fine del ramadan, in realtà si è festeggiato, in anticipo,
l'anniversario della nascita del PKK, Partito dei Lavoratori del
Kurdistan, fondato il 27 novembre del 1984.

Una folla festante di oltre diecimila persone, concerti, colori, bandiere,
tanta musica e un grande saluto dal palco all'indirizzo della nostra
delegazione.

I componenti della delegazione:
Lucia Giusti
Antonio OLivieri
Edvino Ugolini
Maurizio Buzzi