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Enzo Baldoni



La campagna infamante di Libero contro Enzo Baldoni

Non so chi sia Enzo Baldoni, non so se sia più bravo come pubblicitario o
come giornalista. So solo tre semplici cose. La prima: è un italiano che è
stato rapito da un gruppo terroristico e rischia la pelle; la seconda:
collabora con una organizzazione umanitaria, la Croce Rossa; la terza:
pubblica i suoi articoli (belli o brutti che siano) su un settimanale che
ha autorevolezza e credibilità ed è diretto da un giornalista di valore,
Enrico Deaglio. Questi sono i fatti che conosco.
Libero, alla vicenda di Enzo Baldoni, ha dedicato una violenta campagna di
stampa, aperta da un articolo firmato dal vice direttore Roberto Farina. Il
vice di Feltri, che successivamente è intervenuto con pari rozzezza sulla
vicenda, definisce Baldoni tra l'altro un "simpatico pirlacchione", insomma
un dilettante, un "giocherellone" che si è messo a scherzare con il fuoco,
che ha deciso di andare a passare le sue ferie in un luogo pericoloso come
l'Iraq. Un signore che avrebbe fatto meglio a andare a "cogliere le pesche
nell'agriturismo di famiglia" invece di spendere il suo tempo libero in un
paese in guerra, collaborando con la Croce Rossa e scrivendo i suoi
reportage. Insomma guai ad immischiarsi nelle faccende dei "grandi". Sui
teatri di guerra devono andare solo i giornalisti embedded, inviati dalle
grandi testate. Devono muoversi al fianco dei comandi militari per poter
raccontare solo "la verità" decisa dagli uffici stampa degli Stati
Maggiori. Secondo questa singolare visione della professione di giornalista
se non sei un giornalista "aggregato" ai comandi militari, sei un misto tra
un matto, un fiancheggiatore dei terroristi, o al massimo su "simpatico
pirlacchione".
La rozzezza di Farina va oltre: sul rapimento di Baldoni ipotizza una sorta
di messa in scena. Leggiamo testualmente: "Gli esperti dell'intelligence
atlantica hanno molti dubbi su tutta la vicenda. Il volto del prigioniero
non rivela contrazioni inevitabili per chi si trovi sull'orlo dell'abisso.
Non appaiono intorno all'italiano uomini armati e mascherati. Potrebbe
essere una recita".
Farina non si ferma e ci spiega che, comunque sia, Baldoni non ha nulla da
temere. E' un pacifista, un uomo di sinistra, non fa mistero di non amare
il presidente del consiglio Berlusconi, e di non condividere la guerra in
Iraq. Dunque è un perfetto fiancheggiatore dei terroristi. L'equazione di
Farina è semplice e volgare al tempo stesso. "Garantiamo, nel nostro
piccolo, ai suoi rapitori islamici: tifa per voi, per la resistenza
irachena. Non è musulmano, è milanese; non aderisce ad Al Qaeda, per
carità, ma in fondo giustifica chi spara ai marines. Li conosciamo i
documenti antimperialisti dove si solidarizza con "le ragioni economiche,
politiche, morali che spingono gli oppressi del mondo a combattere con le
armi contro l'America e i suoi servi sciocchi, ad esempio Berlusconi".
Baldoni era di tale fatta. Lo ribadiamo volentieri, Signori dai lunghi
coltelli: è del tipo di occidentale che piace a voi: antiamericano.
Confidiamo basti".
Dunque i terroristi - ci spiega Farina - dovrebbero esser matti ad uccidere
un uomo di sinistra, che, proprio per il suo essere di sinistra, è
ovviamente un loro utilissimo agente all'interno del mondo occidentale.
Colpisce la raffinatezza del sillogismo di Farina: sei di sinistra, sei
contro la guerra, non ami Berlusconi, allora non ci sono dubbi: sei dalla
parte dei fanatici integralisti, ami Bin Laden e di sicuro applaudi davanti
alla decapitazione degli ostaggi americani. Di fronte a questo ragionamento
Enzo Baldoni farebbe bene ad essere rilassato, non ha da temere nulla, anzi
ne siamo certi in queste ore sta tranquillamente banchettando con i suoi
rapitori che magari gli daranno gratuitamente qualche lezione sull'uso
della scimitarra nell'esecuzione delle decapitazioni. Tornerà vivo e
vegeto, con un sacco di souvenir nello zaino. Statene certi, non c'è di che
preoccuparsi. Parola di Roberto Farina.
Sulla stupidità di un siffatto ragionamento crediamo non valga la pena di
soffermarsi.
Colpisce invece la rozzezza della prosa e la spocchia che muove un
giornalista superpagato come Roberto Farina a denigrare un collega free
lance che, ne siamo certi, per i suoi articoli guadagnerà di certo la
millesima parte dello stipendio che Roberto Farina incassa standosene
seduto nel suo ufficio. Ma colpisce soprattutto il fanatismo volgare di
questa destra estrema degno, questo si, del peggiore integralismo, che
porta Libero a menare fendenti contro un collega, un connazionale che, al
di là di come la pensa, si trova in serio pericolo di vita.
E' singolare che in un paese civile si possa arrivare a tanto e che
siffatti ragionamenti vengano considerati degni di far parte di un
dibattito politico e culturale, invece di essere archiviati per quello che
sono: spazzatura.
Salta agli occhi, infine, la diversità dei toni usati sempre da questa
destra estrema e dai suoi organi di stampa ufficiali, nei confronti dei
quattro body guard rapiti (uno purtroppo ucciso) dalle milizie irachene.
Quei signori, vennero immediatamente indicati all'opinione pubblica come
"eroi". Guai a dissentire da questa definizione. Chi lo faceva veniva
immediatamente come amico dei terroristi assassini. Che indignazione,
quando qualcuno li ha definiti per quello che realmente erano: cioè
mercenari nella migliore delle ipotesi.
La loro vicenda è stata spettacolarizzata con cura dai media e usata
spregiudicatamente per gli interessi elettorali del centro destra. Nessuno
ha spiegato che facevano Stefio, Agliana, Cupertino e Quattrocchi in Iraq?
al soldo di chi lavoravano? chi ha gestito il loro sequestro (ammesso che
di sequestro si sia trattato)? quale è stato il ruolo dei servizi segreti
occidentali, ed italiani in particolare, in quella vicenda? perché, infine,
è stato ucciso Fabrizio Quattrocchi?
I tre ostaggi superstiti ancora oggi dicono di esser obbligati al silenzio.
Da chi, e per proteggere cosa non ci è dato saperlo. Una vicenda oscura,
seppellita sotto una colpevole coltre di silenzio con i media italiani che
hanno tutti ingollato, con poche lodevoli eccezioni, la bella favola della
liberazione compiuta dai marines americani dopo il "Go" telefonico di
Silvio Berlusconi.
Una diversità di toni che mostra un Paese, il nostro, governato da una
logica ferrea e feroce: due pesi e due misure. Un sequestro di serie A,
quello degli "eroici" mercenari italiani, uno di serie B, quello del
"simpatico pirlacchione" Enzo Baldoni.
Pazienza. La speranza è che Baldoni torni al più presto dalla sua famiglia,
anche a costo di doverci sorbire un altro editoriale di Roberto Farina. Ci
dirà, non abbiamo alcun dubbio, che aveva ragione a scrivere che i
terroristi non avrebbero mai ucciso il loro "amico pirlacchione".


Italo Di Sabato