[Pace] Quei caduti del 1915-18 giustiziati due volte





Oggetto: Quei caduti del 15-18 giustiziati due volte di Paolo Rumiz
Repubblica del 6 novembre 2016



Giustiziati due volte? Con uno schiaffo istituzionale che ha pochi
precedenti, il Senato azzera il decreto sulla riabilitazione dei fucilati
della Grande Guerra, approvato all'unanimità dalla Camera il 24 maggio del
2015, giorno della memoria in cui si vollero riabbracciare anche i ragazzi
della "mala morte". Tutto ribaltato: non più revisione dei processi, ma
concessione magnanime del perdono. Soprattutto, nessuna riabilitazione,
per evitare che << i Caduti nell'adempimento del dovere si trovassero
considerati alla stregua di chi si è sottratto al dovere >>.
A seguire, un pignolissimo elenco di distinguo sul testo originale, che di
fatto blocca il procedimento e rimette l'Italia in coda tra i paesi
belligeranti che, a distanza di un secolo, anno riammesso nell'elenco dei
caduti tutti i fucilati senza distinzione.
<< Ho servito la Patria in divisa, ma non mi ci riconosco più >>, è il
commento amaro di Mario Flora, nipote di uno dei fucilati di Cercivento,
sui monti della Carnia, uno degli episodi più neri della giustizia
militare italiana. E aggiunge: << Rifiuto qualsiasi legge su questi
presupposti e rigetto il perdono a degli innocenti >>. << Li hanno
fucilati di nuovo >>, va giù duro Gian Piero Scanu, Pd, primo firmatario
alla Camera. << Così si avalla la tesi che Norimberga fu un'ingiustizia,
perché si condannarono militari ligi agli ordini >>, fa eco il compagno di
partito Giorgio Zanin, relatore della legge. Reazioni furenti, soprattutto
perché a sconfessare il testo originale è stato un altro Pd, Nicola
Latorre, un passato dalemiano di ferro, con agganci forti alla lobby
militare ( memorabile suo discorso sugli F-35:  << Dire tagliamo i caccia
per fare asili nido è demagogia o disinformazione >> ).
Sono partite lettere di protesta per una riscrittura ritenuta offensiva
nei confronti dei Deputati e anche dell' attenzione dimostrata dalla
Presidenza della Repubblica in merito a un atto che avrebbe riconciliato
l'Italia con un pezzo della sua memoria. Cosa è accaduto? Mistero.
Certamente non basta il fatto che Forza Italia, che aveva votato
compattamente a favore alla Camera, si sia messa di traverso e che il
bellicoso ( ma riformato alla leva ) senatore Maurizio Gasparri abbia
sparato a zero contro << una riscrittura della storia di orwelliana
memoria >> avallata alla Camera del suo stesso partito. << Non si capisce
quali pressioni abbiano determinato il voltafaccia >>, osserva il
professor Marco Cavallarin, firmatario della petizione che, due anni fa,
ha posto la questione al paese con argomenti poi rilanciati da Repubblica.
La spaccatura più vistosa è nella maggioranza. Forse per evitare che si
mettesse in discussione la giustizia militare nel suo complesso, dalle
carceri ai tribunali speciali.
In realtà non si è compreso che un'attenta rilettura dei processi - così
come chiedere il decreto nella sua formulazione originale - avrebbe semmai
riabilitato alcune delle procedure processuali dell'esercito di allora, le
quali furono non a caso accusate di " eccessiva mitezza " dal comandante
in capo delle forze armate, Raffaele Cadorna. Nel suo libro Alpini alla
sbarra, lo storico Damiano Leonetti spiega in proposito come mezzo
battaglione di Penne Nere, sottoposto a processo regolare per aver
rifiutato un attacco suicida sulla Croda Rossa di Sesto nell'agosto del
1915, fu assolto per riconosciute attenuanti e per il coraggio dimostrato
in precedenti attacchi. Un problema sorse dopo il primo anno di guerra,
quando il generalissimo, incapace di sfondare, scavalcò il codice militare
- ritenuto troppo garantista - e vergò le sue famigerate circolari. Quelle
che introdussero il terrore nella catena di comando, dando via libera alle
fucilazioni sommarie e alle decimazioni per sorteggio, ovviamente a spese
della sola truppa. La cosiddetta carne da cannone.
Non a caso, nel nuovo testo, la parola " decimazioni " viene omessa e
sostituita con " cruento rigore ", a fare intendere che non ci sarà
riabilitazione per i poveri cristi. I motivi? Si sprecano. Non si sa mai,
i discendenti potrebbero nutrire << aspettative economiche risarcitorie, e
di recupero di emolumenti mai corrisposti >>. Al che si aggiunge la beffa,
se non l'insulto, di sottomettere la redenzione di morti ammazzati a una
loro << condotta positiva successiva alla condanna >> resa impossibile
dalla sentenza ( analogamente, a suo tempo ai parenti di fucilati che
chiedevano la revisione del processo di risposto che << la domanda poteva
essere posta solo dall'interessato >>... ). E poi, si afferma, i senatori
non possono chiedere perdono per pene inflitte in nome del Re, e poi il
Tribunale militare di sorveglianza non ha risorse adeguate, e poi l'Albo
d'Oro è chiuso da 50 anni, e bisognerebbe riscriverlo da capo. Eccetera
eccetera. Vietato giudicare il sistema Cadorna. Vietato soprattutto che le
scuole siano coinvolte nel riesame, come si chiedeva all'inizio, e ciò, si
afferma, per insufficienza delle << basi culturali di un'adolescente >>.
Scuse a valanga, pur di non rileggere la storia.



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Per conoscenza, credo sia utile condividere queste riflessioni di Rumiz.

Ciao Claudio Carrara

 

Oggetto: Quei caduti del 15-18 giustiziati due volte di Paolo Rumiz Repubblica del 6 novembre 2016

 

Giustiziati due volte? Con uno schiaffo istituzionale che ha pochi precedenti, il Senato azzera il decreto sulla riabilitazione dei fucilati della Grande Guerra, approvato all'unanimità dalla Camera il 24 maggio del 2015, giorno della memoria in cui si vollero riabbracciare anche i ragazzi della "mala morte". Tutto ribaltato: non più revisione dei processi, ma concessione magnanime del perdono. Soprattutto, nessuna riabilitazione, per evitare che << i Caduti nell'adempimento del dovere si trovassero considerati alla stregua di chi si è sottratto al dovere >>.
A seguire, un pignolissimo elenco di distinguo sul testo originale, che di fatto blocca il procedimento e rimette l'Italia in coda tra i paesi belligeranti che, a distanza di un secolo, anno riammesso nell'elenco dei caduti tutti i fucilati senza distinzione. 
<< Ho servito la Patria in divisa, ma non mi ci riconosco più >>, è il commento amaro di Mario Flora, nipote di uno dei fucilati di Cercivento, sui monti della Carnia, uno degli episodi più neri della giustizia militare italiana. E aggiunge: << Rifiuto qualsiasi legge su questi presupposti e rigetto il perdono a degli innocenti >>. << Li hanno fucilati di nuovo >>, va giù duro Gian Piero Scanu, Pd, primo firmatario alla Camera. << Così si avalla la tesi che Norimberga fu un'ingiustizia, perché si condannarono militari ligi agli ordini >>, fa eco il compagno di partito Giorgio Zanin, relatore della legge. Reazioni furenti, soprattutto perché a sconfessare il testo originale è stato un altro Pd, Nicola Latorre, un passato dalemiano di ferro, con agganci forti alla lobby militare ( memorabile suo discorso sugli F-35:  << Dire tagliamo i caccia per fare asili nido è demagogia o disinformazione >> ).
Sono partite lettere di protesta per una riscrittura ritenuta offensiva nei confronti dei Deputati e anche dell' attenzione dimostrata dalla Presidenza della Repubblica in merito a un atto che avrebbe riconciliato l'Italia con un pezzo della sua memoria. Cosa è accaduto? Mistero. Certamente non basta il fatto che Forza Italia, che aveva votato compattamente a favore alla Camera, si sia messa di traverso e che il bellicoso ( ma riformato alla leva ) senatore Maurizio Gasparri abbia sparato a zero contro << una riscrittura della storia di orwelliana memoria >> avallata alla Camera del suo stesso partito. << Non si capisce quali pressioni abbiano determinato il voltafaccia >>, osserva il professor Marco Cavallarin, firmatario della petizione che, due anni fa, ha posto la questione al paese con argomenti poi rilanciati da Repubblica. La spaccatura più vistosa è nella maggioranza. Forse per evitare che si mettesse in discussione la giustizia militare nel suo complesso, dalle carceri ai tribunali speciali.
In realtà non si è compreso che un'attenta rilettura dei processi - così come chiedere il decreto nella sua formulazione originale - avrebbe semmai riabilitato alcune delle procedure processuali dell'esercito di allora, le quali furono non a caso accusate di " eccessiva mitezza " dal comandante in capo delle forze armate, Raffaele Cadorna. Nel suo libro Alpini alla sbarra, lo storico Damiano Leonetti spiega in proposito come mezzo battaglione di Penne Nere, sottoposto a processo regolare per aver rifiutato un attacco suicida sulla Croda Rossa di Sesto nell'agosto del 1915, fu assolto per riconosciute attenuanti e per il coraggio dimostrato in precedenti attacchi. Un problema sorse dopo il primo anno di guerra, quando il generalissimo, incapace di sfondare, scavalcò il codice militare - ritenuto troppo garantista - e vergò le sue famigerate circolari. Quelle che introdussero il terrore nella catena di comando, dando via libera alle fucilazioni sommarie e alle decimazioni per sorteggio, ovviamente a spese della sola truppa. La cosiddetta carne da cannone.
Non a caso, nel nuovo testo, la parola " decimazioni " viene omessa e sostituita con " cruento rigore ", a fare intendere che non ci sarà riabilitazione per i poveri cristi. I motivi? Si sprecano. Non si sa mai, i discendenti potrebbero nutrire << aspettative economiche risarcitorie, e di recupero di emolumenti mai corrisposti >>. Al che si aggiunge la beffa, se non l'insulto, di sottomettere la redenzione di morti ammazzati a una loro << condotta positiva successiva alla condanna >> resa impossibile dalla sentenza ( analogamente, a suo tempo ai parenti di fucilati che chiedevano la revisione del processo di risposto che << la domanda poteva essere posta solo dall'interessato >>... ). E poi, si afferma, i senatori non possono chiedere perdono per pene inflitte in nome del Re, e poi il Tribunale militare di sorveglianza non ha risorse adeguate, e poi l'Albo d'Oro è chiuso da 50 anni, e bisognerebbe riscriverlo da capo. Eccetera eccetera. Vietato giudicare il sistema Cadorna. Vietato soprattutto che le scuole siano coinvolte nel riesame, come si chiedeva all'inizio, e ciò, si afferma, per insufficienza delle << basi culturali di un'adolescente >>. Scuse a valanga, pur di non rileggere la storia.