Sull'aggressione a Berlusconi



Permettetemi una mia riflessione sull'aggressione a Berlusconi.
Personalmente, non posso negare che ho avuto un moto di piacere quando ho saputo che Berlusconi era stato colpito da un oggetto e ferito alla bocca - quindi lievemente. Devo anche ammettere che di questa mia reazione spontanea, che come tutte le reazioni non mediate dalla razionalità e dalla ponderazione non è per sua natura giudicabile (parlo di reazioni a livello psichico, non di reazioni intese come atti fisici) eticamente, non mi vergogno.
So benissimo che ogni atto di violenza va condannato, e infatti non posso dire che quel tale, forse un po' matto, abbia fatto bene, anzi, so che ha fatto male; di certo pubblicamente lo condannerei subito, ma lo farei come ha fatto Di Pietro, precisando che il clima d'odio in Italia l'ha creato proprio Berlusconi, insultando continuamente chi vota a sinistra (ricordate il coglioni a chi votava Prodi?) e, peggio ancora, insultando tutte le cariche istituzionali e di garanzia che osano anche solo essere in disaccordo con lui, e facendo del suo potere uno strumento per la sua impunità e la sua autoelevazione a sovrano di Italia. E come ha ricordato Fini nel fuori onda con il magistrato amico, chi si fa sovrano e vuol far diventare il popolo suo suddito, poi quando viene spodestato viene messo alla forca. In altre parole: più Berlusconi continua a ergersi sopra la legge, a usare violenza verbale e violenza con atti legali contro chi lo contesta, e più ci si deve aspettare, prima o poi, che questa violenza gli si ritorcerà contro, in modo tanto violento quanto più i canali di opposizione democratica e civile saranno incapaci di opporglisi per loro incapacità manifesta o per loro impotenza dovuta a censura (direi che ci sono entrambe le cose nei partiti di centro come il PD, dove prevale l'incapacità manifesta, e in quelli di sinistra). Spesso, in questi anni, ho pensato che se fossimo stati negli anni Settanta, Berlusconi & Co. avrebbero certo scatenato un terrorismo più forte di quello che abbiamo avuto in Italia. E, in questo senso, credo che reazioni anche violente siano il segno che l'indifferenza imperante ancora non è del tutto egemone: poi è chiaro che i loro effetti accentueranno la deriva autoritaria già in corso in Italia, ma chi è nonviolento (mi considererete ancora tale dopo queste righe?) deve anche chiedersi cosa fa personalmente per stimolare una opposizione anche provocatoria che prenda il posto di quella accomodante dei partiti tutti, forse tranne Di Pietro. Per esempio, il "buffone, fatti processare", potrebbe essere un segno di disobbedienza civile che avrebbe un senso, se fosse una autodenuncia collettiva (chi l'ha pronunciato, anni fa, fuori dall'aula del tribunale di Milano, è stato difeso dal figlio dell'avvocato Ambrosoli, se non ricordo male - e condannato). In ogni caso, ci vogliono reazioni pubbliche verbali e simboliche più forti da parte della popolazione civile (civile in senso di educata a comportamenti eticamente e socialmente responsabili) se si vuole far trovare un canale nonviolento di espressione del dissenso che permetta al popolo di non sentirsi suddito o in mano a degli oppositori incapaci - pena il rischio della degenerazione violenta. 
 
Lorenzo
 
PS Mi tolgo un ultimo sassolino nella scarpa: il padre dell'uomo che ha compiuto il gesto si è già scusato, l'uomo in questione credo lo farà presto, magari ben imbottito di psicofarmaci e istruito dal suo avvocato. E magari poi vorrà farsi perdonare, e così vedremo Berlusconi nelle vesti di papa Wojtyla perdonare il suo Alì Agca. Io spero proprio non succeda questo, ma temo di sì. E allora vi confesso che preferirei che l'autore del gesto lo rivendicasse come attentato a un uomo di stato che non fa altro che farsi leggi per essere fuorilegge, e che dicesse anche che se solo uno solo del collegio di giudici che lo giudicheranno apparterrà a una corrente di centrodestra lui potrà dire che è un perseguitato politico, e che vorrà usufruire del legittimo sospetto e del legittimo impedimento perchè deve andare al Policlinico a curarsi.