F.Jaegerstaetter : cristiano e obiettore



A PARTIRE DAL LIBRO CHE RACCOGLIE LE SUE LETTERE DAL CARCERE



F* JÀGERSTÀTTER

CRISTIANO E OBIETTORE

Una figura poco conosciuta quella del contadino cattolico austriaco che si
oppose a Hitler. Dalla vita e dagli scritti emergono l'amore alla chiesa e
alla famiglia, la fede, la scelta per la pace.

La figura di Franz Jàgerstàtter con ìl passare del tempo, sta crescendo. Lo
testimonia anche il nuovo libro <Scrivo con le mani legate composto>
esclusivamente da brevi scritti di Franz, che fanno entrare il lettore
nella sua vita più intima di famiglia, di fede, di chiesa, di impegno
socio-politico e anche di cultura perché amava molto la lettura della
Bibbia (cosanon comune a quei tempi e forse .nemmeno oggi) e di altri libri
di vario argomento.

All'inizio troviamo una breve "prefazione" del vescovo Luigi Bettazzi, una
"premessa" di Erna Putz (biografa ufficiale di Franz, del quale ha curato
la raccolta di tutto il materiale), un "saggio introduttivo" del Giampiero
Girardi e una presentazione" ancora di Girardi insieme alla traduttrice
Lucia Togni.

Di questi scritti introduttivi mi piace citare il vescovo Bettazzi: "Già al
momento del suo rifiuto e della sua morte tendeva a non parlare di lui,
perché il suo esempio sembrava condannare quanti (praticamente tutti!),
anche cristiani, erano entrati nelle file dell'esercito nazionalsocialista
e appariva quasi un rimprovero per la chiesa .cattolica che, in Austria,
aveva incoraggiato l'annessione alla Germania di Hitler e che, anche
attraverso la gerarchia, aveva cercato in tutti i modi di dissuadere lo
Jàgerstàtter dalla sua posizioneŠ.Franz Jàgerstàtter benchè morto, parla
ancora a ciascuno di noi, alle nostre comunità sollecitando la nostra
coerenza, la nostra responsabilità".

Merita un cenno anche Erna Putz , nella "premessa", dedica una pagina e
mezza a citare gli artisti affascinati che, nella "premessa",dedica una
pagina e mezza a citare gli artisti affascinati che, in crescendo continuo,
hanno costruito "documentari, produzioni televisive e radiofoniche, cicli
di dipinti, un musical in India, opere teatrali cui sono seguiti vivaci
dibattiti, rappresentazioni varie e in vari paesi e continenti". La
notorietà e l'interesse per la personalità di Franz è cresciuta al punto
che il presidente della repubblica, Heinz Fischer, ha espresso più volte il
proprio apprezzamento per la figura di Franz Jàgerstàtter e di sua moglie
Franziska.

La famiglia

L'unica persona, che capiva i suoi motivi di obiezione a fare il soldato
nell'esercito di Hitler e che lo sosteneva in questa questa posizione
pressoché isolata nel panorama socio-politico e religioso del tempo, era la
moglie Frankiska.

Aveva ancora la mamma, la quale invece lo accusava di ribellione contro la
legittima autorità e, di conseguenza, di creare difficoltà enormi e inutili
alla famiglia e della parentela tutta. Conservava tuttavia rapporti
rispettosi e affettuosi con le varie persone, perdonando le offese ricevute
e riservando il giudizio ultimo al Signore. Naturalmente era legatissimo
.alle tre figlie e anche al figlio naturale avuto da una precedente
relazione nel periodo giovanile, in un momento di crisi di fede.

Scriveva spesso alla moglie dalla prigione, anche se non sempre gli era
permesso di spedire tali lettere; però le conservava. Sono lettere che
traboccano di amore e di dolore, ma sempre nella serenità profonda di fare
il vero bene suo, della famiglia e della società. Eccone degli stralci:

"Amatissima moglie, ho ricevuto ieri con grande gioia la tua lettera.  Te
ne ringrazio di cuore. Non so bene se ti ho già ringraziato per la prima
lettera che mi hai spedito domenica scorsa. Spero che stiate tutti bene,
come - grazie a Dio - è per me. Posso immaginare, cara moglie, che le cose
per te non siano facili: pensieri e preoccupazioni, poi tanto lavoro. Oh,
se potessimo scambiarci di posto per una settimana: un po' di riposo ti
farebbe solo bene! Vorrei potervi aiutare ogni tanto! Metto il mio futuro
nelle mani di Dio. Egli guiderà tutto come è meglio per noi: bisogna solo
ricordarci di temere più Dio che gli uominiŠ Le mie tre piccole presto
potranno correre a piedi nudi e raccogliere i fioriŠ.. Il mio figlioccio
Franz è ancora a Braunau? Chiudo per oggi la mia lettera con un saluto di
cuore. Tuo marito Franz che ti ama; molti saluti alle mie piccole e così
alla mamma e a Resie. Non dimenticatevi di me nella preghiera.
Arrivederci!"(pp. 10-11).

"Dio vi benedica amatissima moglie, madre e anche mie care bambineŠ Cara
mamma, ti ringrazio anche per le tue righe che mi hanno rallegrato e mi
hanno reso contento; e con questo spero che tu non sia più arrabbiata con
me per la mia disubbidienza. Nel contempo ti prego però di non essere
troppo preoccupata del mio stato di salute; anche se cose ancora più gravi
dovessero abbattersi su di me, non fa niente, perché il buon Dio non mi
domanderà più di quanto io possa sopportare"(p. 30).

Chiesa e obiezione di coscienza

Già dai brani proposti traspare il suo radicamento assoluto nella chiesa
cattolica e, di conseguenza, nel vangelo di Cristo. Ciò vale anche per il
suo rifiuto di prestare il servizio militare nell'esercito di Hitler.

Dopo la sua maturazione di fede nel 1930, crebbe anche il suo inserimento
nella chiesa in forme particolari e crebbe insieme l'inconciliabilità tra
il suo essere cristiano e il nazismo o nazionalsocialismo. Il che ha una
ragione molto pratica. Infatti, nella zona dell'Inn (dove viveva
Jàgerstàtter) l'indottrinamento di regime dei giovani e la raccolta di
offerte per il nazismo non sortivano grandi risultati. Lo conferma
l'accanimento della polizia contro i preti della zona, che furono
perseguitati in modo eccezionalmente duro: nel decanato di Ostermiething
(che comprendeva St. Radegund) c'erano dieci parroci, otto dei quali
finirono nelle prigioni della Gestapo. L'atteggiamento del nazismo nei
confronti dei preti e della religione fu per Jàgerstiàtter il metro di
valutazione dell'ideologia nazista.

Nel gennaio del 1938 Jàgerstàtter venne messo in guardia dal regime da un
sogno, in cui un treno carico di persone finiva all'inferno... Nel 1940-41
egli prestò per la prima volta servizio nella Vehrmacht come autista.
Risale a quel periodo la sua adesione, insieme ad un commilitone, al
terz'ordine francescano.

Nel 1941 il suo comune lo dichiarò "insostituibile" per la conduzione del
maso comune e potè tornare alla fattoria che aveva ereditato da suo padre.
Fin d'allora aveva chiaro che non avrebbe risposto ad una eventuale nuova
chiamata.

Nel frattempo era venuto a conoscenza dello sterminio dei malati di mente.
Il regime aveva smesso di mascherare le sue pretese totalitarie:manifesti
come quello che recitava "La tua offerta per l'Opera di aiuto invernale sia
la tua professione di fede al Fuhrer" dicevano chiaramente a Jàgerstàtter
che il partito voleva sostituire la religione. Quando manifestò il
proposito di non corrispondere alla chiamata alle armi, i familiari e gli
amici più fidati lo sottoposero a forti pressioni: volevano evitargli la
morte, inevitabile conseguenza di una tale decisione. Fu accusato di
peccare contro il quarto comandamento, di essere superbo e disobbediente,
di essere un suicida.

Egli, al contrario, tentò di spiegare a se stesso e alla famiglia i motivi
del proprio proposito. Considerava un peccato combattere per far sì che un
regime senza Dio vincesse e sottomettesse così altri popoli. In questo
periodo cominciò a prestare opera di sacrestano nella chiesa parrocchiale
di St. Radegund.

Quando, il 23 febbraio 1943, ricevette la cartolina precetto per essere
arruolato, concluse le lunghe e dolorose riflessioni. Decise che non poteva
farlo; non avrebbe indossato quella divisa; non avrebbe finto; non avrebbe
accettato compromessi, come pure facevano gli altri, come tanti preti e
anche il suo vescovo - lo invitavano a fare.

Di conseguenza, passò i primi due mesi di carcere a Linz. All'inizio di
maggio venne trasferito a Berlino. Fu giudicato dal tribunale supremo del
Reich.. Il processo fu rapido (un giorno) ma non sbrigativo. Cercarono di
farlo recedere. Lo condannarono morte: era il 6 luglio 1943.

Nella cella d'isolamento, in attesa dell'esecuzione, la lettura della Bi
bbia fu il suo unico sostegno. Venne ghigliottinato il 9 agosto 1943. La
sua ultima lettera comincia con queste parole: "Scrivo con le mani legate
(era un modo per evitare che i condannati si suicidassero); ma è meglio
così che se fosse incatenata la volontà". Il cappellano che lo accompagnò
disse quella sera stessa ad alcune suore austriache che quel loro
conterraneo era l'unico santo che egli avesse mai incontrato in vita sua.

Considerazioni conclusive

Jàgerstàtter obiettò ad una guerra ingiusta o era contrario a qualsiasi
guerra? Dopo aver letto tutti gli scritti contenuti nel libro, mi sembra
che egli obiettasse solo alla guerra ingiusta e non a qualsiasi guerra.

Con ciò non si vuole sminuire o minimamente il valore di tale obiezione. È'
la posizione contenuta nella Gaudium et spes del concilio Vaticano II ,
richiamata integralmente nel recente messaggio del papa Benedetto XVI per
la Giornata mondiale della pace del 1* gennaio scorso: "Coloro che, al
servizio della patria, sono reclutati nell'esercito, si considerino
anch'essi ministri della sicurezza e della libertà dei popoli. Se adempiono
rettamente a questo dovere, concorrono anch'essi veramente a stabilire la
pace.

E' la cosiddetta dottrina della guerra giusta. Volesse il cielo che tutti
cristiani, a cominciare dai pastori opponessero alle guerre ingiuste, che
hanno proliferato nel secolo scorso, ma che imperversano estesamente e
cinicamente anche oggi, una vera obiezione sull'esempio di Franz
Jàgerstàtter!

Meglio ancora, come già auspica vano il card. Lercaro e don Dossetti della
diocesi di Bologna, sarebbe assumere decisamente la posizione radicale di
obiettare al "Sistema di guerra" e, quindi, ad "ogni guerra". In tal senso
esistono già delle prese di posizione autorevoli, ad esempio quelle del
papa Giovanni Paolo II e di p. Luigi Lorenzetti (teologo dehoniano,
direttore della Rivista di teologia morale): Le esigenze di umanità ci
chiedono oggi di andare risolutamente verso l'assoluta proscrizione della
guerra e di coltivare la pace come bene supremo, al quale tutti i programmi
e tutte le strategie devono essere subordinate". L'evoluzione del pensiero
cattolico nella riflessione teologica Š. Porta alla delegittimazione di
ogni guerra, sia di offesa che di difesaŠ.non ci sono aggettivi (giusta,
necessaria) che la possano riscattare. La teoria della guerra giusta è
caduta dal suo interno, addirittura prova oggi il contrario... La guerra
non è la continuazione della politica, ma il suo fallimento".3

Angelo Cavagna

I Jàgerstàtter F., Scrivo con le mani

legate. Lettere dal carcere e altri scritti dell'obiettore-

contadino che si oppose ad

Adolf Hitler, (a cura di Giampiero Girardi), ed. Berti, Piacenza 2005. pp. 238

13,00.

2 Giovanni Paolo TI. in Dizionario di

teologia della pace. EDB. Bologna 1997

p.129.

3 Lorenzetti L., ibid, p. 128.

scttimana/5 marzo 2006/n.9

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