MA L'EMERGENZA IN ITALIA è IL TERRORISMO



giusto per riflettere
anna
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DUE MILIONI ALL'ANNO I MORTI SUI LUOGHI DI LAVORO
Continua a salire il numero delle vittime di incidenti e malattie sui luoghi
di lavoro. Gli ultimi dati presentati dall'Oms e dall'Organizzazione
internazionale del lavoro (Ilo) in occasione della giornata mondiale sulla
sicurezza e la salute occupazionale parlano di 268 milioni di incidenti non
mortali ogni anno e di 160 milioni di nuovi casi di malattie legate al
lavoro. Le regioni con i più forti tassi di crescita sono la Cina e
l'America Latina. Nel paese asiatico il numero di incidenti fatali è
cresciuto da 73.500 del 1998 a 90.500 nel 2001, mentre gli incidenti con tre
o più giorni di assenza dal lavoro sono aumentati da 56 milioni a 69
milioni. In America Latina l'aumento del numero di persone impiegate nel
settore edile (soprattutto in Messico e Brasile) ha innalzato il numero di
incidenti fatali da 29.500 a 39.500 nello stesso periodo di tempo.
Le malattie più comuni sul luogo di lavoro sono i tumori causati
dall'esposizione a sostanze pericolose, i disturbi muscolo-scheletrici,
quelli respiratori, la perdita dell'udito, le malattie circolatorie e le
malattie trasmissibili. Nel settore agricolo, che ancora impiega la metà
della forza lavoro mondiale, l'uso di pesticidi causa 70 mila morti per
avvelenamento l'anno e 7 milioni di casi di malattie acute o croniche.
In Italia i dati provvisori dell'Inail indicano che nel 2004 si sono
verificati quasi un milione di infortuni sui luoghi di lavoro, 1400 dei
quali mortali. Al momento attuale, i dati sembrano quindi indicare un calo
del 1,4% rispetto al 2003. La frequenza più elevata si registra in Umbria
(52,59 infortuni ogni 1000 lavoratori), in Friuli Venezia Giulia (47,78) e
in Emilia Romagna (47,05). Più bassa invece nel Lazio (22,82), in Campania
(23,27), ma anche in Lombardia (30,75), nonostante questa regione sia al
primo posto per numero assoluto di infortuni (più di 158 mila).
http://www.epicentro.iss.it/focus/lavoro/lavoro.htm

Il lavoro o la sua mancanza è la prima causa di stress nel mondo (riguarda
il 54% dei casi osservati): in Italia colpisce il 41% dei lavoratori, un
valore superiore a quello di Gran Bretagna e Germania (27%), Francia (24%) e
Spagna (22%). Le cause di stress lavorativo sono soprattutto la noia da
routine e la pesantezza del superlavoro. La stima è dell'Eurispes che ha
realizzato la mappa del lavoro e del superlavoro riferita al 2002,
presentata oggi, evidenziando una spaccatura nel mercato del lavoro: solo
poco più della metà degli occupati gode delle tradizionali tutele del
lavoratore dipendente.
http://www.edscuola.it/archivio/statistiche/eurispes_lavoro_03.htm

Attualmente nel mondo ogni anno perdono la vita in incidenti stradali circa
1,2 milioni di persone (si tratta del 2,2% di tutti decessi), e altre 50
milioni riportano lesioni, spesso gravi e permanenti. Se la tendenza
attualmente in corso non si dovesse invertire grazie ad adeguate politiche
di prevenzione, secondo le proiezioni dell'Oms nel 2020 gli incidenti
stradali, con una crescita prevista nell'ordine del 65%, potrebbero
rappresentare la terza causa di morte e di invalidità (prima di gravi
patologie quali malaria, tubercolosi e Aids), diventando così un'emergenza
globale della salute pubblica. Circa un quarto di tutte le morti per lesioni
o traumi é dovuto a incidenti stradali (ovvero più di molte guerre; sono
morti più cittadini degli Stati Uniti il primo paese a conoscere la
motorizzazione di massa- in incidenti stradali che in tutti i conflitti in
cui questo paese é stato coinvolto). Si stima che a cause delle gravi
lesioni riportate si perdano annualmente oltre 38 milioni di anni di vita e
il 60% riguarda giovani maschi (15-44 anni), con gravi ripercussioni sociali
ed economiche trattandosi della fascia di età più produttiva.
http://www.governareper.it/cgi-bin/adon.cgi?act=doc&doc=1275&sid=17


L'INCHIESTA

1.300 morti negli stabilimenti
Avvisi di garanzia ai vertici dell'Eternit

Torino, 23 luglio 2005 - Disastro doloso. È il reato ipotizzato nei
confronti dei proprietari della multinazionale svizzera Eternit. A ricevere
gli avvisi di garanzia, inviati dalla procura di Torino, sono stati i
fratelli elvetici Thomas e Stefan Schmidheiny e il belga Louis de Cartier de
Marchienne.
L'accusa si riferisce a 1300 decessi avvenuti, a partire dal 1970, negli
stabilimenti di Cavagnolo, Casale Monferrato, Rubiera e Bagnoli.
Le morti, secondo l'accusa, sarebbero state causate dall'esposizione
all'amianto.
http://ilgiorno.quotidiano.net/art/2005/07/23/5382035

Rapporto dell'Oil / In Italia 1400 morti nel 2004

Due milioni di morti sul lavoro ogni anno

Oltre 2 milioni e 200 mila persone muoiono ogni anno nel mondo per cause di
lavoro. E circa 270 milioni di lavoratori restano vittima di incidenti non
mortali. I dati sono stati elaborati dall'Oil (l'ufficio internazionale del
lavoro), che ha presentato oggi il Rapporto per la giornata mondiale 2005
per la sicurezza e la salute sul lavoro, rilanciando soprattutto l'allarme
sulle malattie professionali.

Su circa 2,2 milioni di morti l'anno, si calcola che "solo" 350.000 siano
dovute a infortuni. Tutti gli altri - 1 milione e 700 mila persone - sono
vittima di malattie professionali (l'amianto da solo è responsabile di circa
100.000 morti l'anno).

La maggior parte degli infortuni mortali stimati dall'Oil avviene in Cina
(circa 90.000), in altri Paesi dell'Asia (76.866) e in India (40.133).

Uno dei settori più a rischio per gli infortuni è quello delle costruzioni
(60.000 incidenti mortali nel mondo sui 355.000 complessivi). Secondo l'Oil,
nonostante il settore impieghi nei Paesi industrializzati una percentuale
sulla forza lavoro in media variabile tra il 6% e il 10% degli occupati
complessivi, la percentuale degli infortuni mortali può raggiungere
percentuali del 25-40% sul totale. Questi lavoratori sono particolarmente
esposti, oltre agli incidenti mortali, a malattie professionali legate ad
esempio all'amianto e alle patologie muscolo scheletriche.

"In tutto il mondo - si legge nel Rapporto - gli infortuni e le malattie
connessi al lavoro hanno costi umani e economici enormi. E' stato stimato
che la perdita di Pil globale conseguente a decessi, infortuni e malattie
legati al lavoro è circa 20 volte maggiore degli aiuti ufficiali allo
sviluppo. Se i costi economici sono molto elevati (il 4% del Pil mondiale la
perdita attribuibile ai costi generati da incidenti, decessi e malattie
legate al lavoro), il costo umano è incalcolabile".

http://www.resistenze.org/sito/te/pr/la/prla5d29.htm


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