Brevetti sui farmaci



Il Parlamento indiano ha definitivamente approvato la legge che ostacola la produzione di farmaci "low-cost". Per MSF è un gravissimo passo indietro per la lotta all’Aids e alle altre malattie nei Paesi poveri.

Roma/New Delhi, 23 marzo 2005 – Il Parlamento indiano ha approvato oggi una legge che – così come imposto dall’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) - introduce nel Paese i brevetti sui farmaci. Medici Senza Frontiere (MSF) lancia un allarme: la nuova legge impedirà a milioni di persone malate nei Paesi più poveri di avere accesso a farmaci economici e di qualità, a partire da quelli contro l’Aids.

Il testo è stato approvato nonostante la mobilitazione degli attivisti di tutto il mondo: dall’India, all’Africa alla Francia.
"La legge ridurrà drasticamente o impedirà alle industrie farmaceutiche indiane di continuare a produrre ed esportare farmaci salvavita economici verso i Paesi più poveri", dice Ellen T’Hoen, responsabile legale della campagna per l’accesso ai farmaci di MSF.

Negli anni scorsi l’India ha giocato un ruolo essenziale nella produzione di farmaci generici di qualità ed economici da esportare nei Paesi in via di sviluppo. L’India è anche stata il Paese leader nel dibattito sulle barriere all’accesso ai farmaci provocate dai brevetti nell’ambito del WTO e ha sempre difeso la necessità di fare in modo che le norme internazionali sui brevetti farmaceutici non ostacolassero la tutela della salute pubblica.

Ma, in quanto membro del WTO, a partire dal 2005 l’India ha l’obbligo di rilasciare brevetti ventennali sui farmaci. "Purtroppo – aggiunge Ellen T’Hoen - la nuova legge indiana non fa pieno uso delle clausole di salvaguardia previste dallo stesso WTO per alleviare almeno in parte gli effetti negativi dell’introduzione dei brevetti a tutela della salute pubblica".

La vita di milioni di persone che nel mondo dipendono dai farmaci indiani per potersi curare è così in pericolo.

Il caso dei farmaci contro l’Aids è l’esempio più eclatante del ruolo vitale svolto dalle industrie farmaceutiche indiane. L’OMS stima che nei paesi in via di sviluppo almeno 6 milioni di persone hanno urgente bisogno di terapie anti-retrovirali contro l’Aids. Oggi solo 700mila persone hanno accesso alle terapie antiretrovirali contro l’Aids: a circa il 50% di loro vengono somministrati farmaci indiani. MSF eroga le cure a 25.000 pazienti in 27 Paesi nel mondo; il 70% ricevono farmaci "made in India".

Prima che i farmaci antiretrovirali indiani fossero largamente disponibili sul mercato internazionale (2001) le terapie per i malati di Aids costavano 10mila $ l’anno per paziente, 40 volte di più del prezzo delle terapie indiane che oggi MSF acquista in media per 250$ l’anno per paziente. I produttori indiani sono anche stati i primi a realizzare le formulazioni "tre in uno" che permettono ai pazienti di assumere solo due pillole al giorno, invece delle 6-12 necessarie con i farmaci occidentali: questa semplificazione ha rivoluzionato il trattamento dell’Aids nei Paesi più poveri.

La realizzazione delle formulazioni "tre in uno" è stata possibile solo grazie al fatto che in India non erano in vigore i brevetti sui farmaci. In assenza dei brevetti è stato infatti possibile combinare 3 principi attivi in una sola pillola.

Con l’approvazione della legge indiana tutti i nuovi farmaci saranno coperti da brevetto e la fonte di farmaci "low-cost" si esaurirà.

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