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RIPUDIAMO LA GUERRA



GUERRE&PACE
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RIPUDIAMO LA GUERRA TERRORISTICA DI BUSH E BERLUSCONI

Durante una trasmissione televisiva svoltasi circa un mese fa, quando i 
bombardamenti erano appena iniziati, il ministro Frattini rispose con 
supponenza, a chi parlava di "effetti collaterali", che ormai le bombe sono 
"intelligenti" e non colpiscono i civili.
A smentirlo, e a dimostrare la malafede sua e degli altri interventisti, sta 
oltre un mese di "errori" quotidiani, ammessi "regolarmente" dal 
Pentagono. Tutto è stato bombardato in Afghanistan, dai magazzini della 
Croce Rossa alle agenzie dell'Onu, dagli ospedali alle scuole, dagli ospizi 
ai villaggi, dai camion di sfollati agli "amici" dell'Alleanza del Nord: tutto, 
eccetto l'obiettivo dichiarato degli attacchi, l'introvabile Bin Laden. 
Oltre mille sono le vittime dirette dei bombardamenti; migliaia i profughi, 
soprattutto donne e bambini, uccisi dal freddo e dalla fame mentre 
cercavano di sfuggire ai bombardamenti  o alle bombe a frammentazione 
scambiate per pacchi-dono degli "alleati". Centinaia di migliaia sono gli 
afghani esposti - con l'inverno - a una "catastrofe umanitaria".
Questa è la guerra di Bush “contro il terrorismo”: una terroristica 
rappresaglia contro la popolazione afghana, che ha dovuto subire per anni 
un regime orribile imposto proprio da coloro che oggi, per combatterlo, 
bombardano le sue vittime. 

E il governo italiano? Mentre da più parti si chiede la sospensione del 
bombardamenti per consentire almeno i soccorsi ai profughi, il governo 
Berlusconi convoca un'adunata di regime, in contrapposizione 
all'imponente marcia della pace del 14 ottobre scorso e alla manifestazione 
già indetta per lo stesso giorno a Roma, fin dall'estate scorsa, dal Social 
Forum, per dare il suo appoggio al massacro dei civili afghani.
Con quest'adunata Berlusconi vuole "rilanciare" a livello di opinione 
pubblica l'immagine di un governo che ha passato sei mesi ad approvare 
leggi "salvaladri" (e salvapremier), degne di una repubblica delle banane, e 
a progettare leggi antipopolari e xenofobe contro lavoratori e immigrati. E 
vuole preparare la partecipazione italiana alla guerra, penosamente offerta 
per mesi e finalmente accettata dagli Stati Uniti via fax.
Una partecipazione del tutto ininfluente ai fini bellici, ma usata per 
compiacere gli Usa e assicurarsene i "favori", in modo da garantire al 
capitale italiano la partecipazione ai "dividendi di pace". 
Per questi "nobili" fini Berlusconi - con il pieno e complice consenso della 
sedicente opposizione ulivista di Fassino e Rutelli - chiama l'Italia a 
solidarizzare con la guerra terroristica degli Stati Uniti e offre il "sangue" 
dei soldati italiani, mandandoli a uccidere e a morire in Afghanistan.

Contro questa guerra e contro ogni ipotesi di partecipazione italiana 
occorre intensificare subito la mobilitazione per
* far riuscire la manifestazione indetta il 10 novembre a Roma dai social 
forum;
* fare una propaganda capillare nei quartieri, nei luoghi di lavoro, davanti 
alle chiese;
* costruire uno sciopero contro la guerra; 
* organizzare l'occupazione delle scuole e delle università;
* invitare i soldati a non partire per l'Afghanistan, non “disertando”, ma 
“rispettando la legge”, che impone all’Italia il “ripudio della guerra”.

                                                     "Guerre & Pace"
Milano, 5 novembre 2001