Telegrammi. 678



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 678 del 14 settembre 2011

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

 

Sommario di questo numero:

1. Contro la guerra, contro il razzismo

2. Sette domande a Martina Lucia Lanza

3. Sette domande a Domenico Matarozzo

4. Sette domande a Raul Mordenti

5. Sette domande a Nicla Vassallo

6. Luisella Battaglia: Buen vivir e citta' in transizione

7. Silvia Vaccaro: Tanya Tagaq

8. Maria Antonietta Pugliese presenta "La guerra dell'acqua e del petrolio. Bolivia ed Ecuador tra risorse e sfruttamento" a cura di Gianni Tarquini

9. Segnalazioni librarie

10. La "Carta" del Movimento Nonviolento

11. Per saperne di piu'

 

1. EDITORIALE. CONTRO LA GUERRA, CONTRO IL RAZZISMO

 

Cessi immediatamente la partecipazione italiana alle guerre in Afghanistan e in Libia.

Cessi immediatamente la persecuzione razzista dei migranti.

 

2. VERSO LA MARCIA PERUGIA-ASSISI. SETTE DOMANDE A MARTINA LUCIA LANZA

[Ringraziamo Martina Lucia Lanza (per contatti: menelya at alice.it) per questa intervista.

Martina Lucia Lanza e' nata nel 1985 in provincia di Verona. Attualmente e' serviziocivilista presso il Movimento Nonviolento, sede nazionale di Verona, in cui segue la redazione di "Azione Nonviolenta". Laureanda di specialistica in "Istituzioni e politiche dei diritti umani e della pace", facolta' di Scienze Politiche di Padova]

 

- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' stato il significato piu' rilevante della Marcia Perugia-Assisi in questi cinquanta anni?

- Martina Lucia Lanza: E' stato importante che la Marcia mantenesse viva, in ognuna delle persone che di anno in anno vi partecipava, la speranza nel cambiamento e nelle onde che ogni marcia (che come Capitini disse non e' fine a se stessa) propagava lontano. Anche se il convocarla annualmente, quindi senza un programma politico - politico nel senso piu' puro della parola - puo' averne snaturalizzato il fine rendendola un po' troppo ritualistica.

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- "La nonviolenza e' in cammino": E cosa caratterizzera' maggiormente la Marcia che si terra' il 25 settembre di quest'anno?

- Martina Lucia Lanza: Questa Marcia, in particolare per il Movimento Nonviolento, e' un grande anniversario: il cinquantesimo anniversario dalla prima Marcia del 1961. L'anniversario secondo me dovrebbe avere la valenza del fare un po' il punto della situazione, perfezionare la rotta e focalizzarci sugli obiettivi perseguibili.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' lo "stato dell'arte" della nonviolenza oggi in Italia?

- Martina Lucia Lanza: Lo stato dell'arte, o come l'ho chiamato io prima il punto della situazione, e' per me difficile da definire: sia per la costellazione di associazioni pacifiste o nonviolente presenti in Italia sia per la mia giovane eta' che quindi mi permette di vedere solamente il presente e un passato piuttosto prossimo. Ad ogni modo, quello che ho potuto vedere in questo periodo in cui mi trovo nel cuore organizzativo del Movimento Nonviolento e' la difficolta' di fare rete anche laddove gli obiettivi sono comuni. Ogni testa un cervello, giusto? Tuttavia si deve comprendere che lavorare assieme e' necessario, affinche' si possa perlomeno grattare la superficie di questa realta' cosi' dura e iniqua per chi ha poco. E per fare cio' ci vogliono: creativita', senso di appartenenza, metodi di risoluzione nonviolenta dei conflitti che estrapolino l'intelligenza collettiva, e una dose di spregiudicatezza.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale ruolo puo' svolgere il Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini, e gli altri movimenti, associazioni e gruppi nonviolenti presenti in Italia?

- Martina Lucia Lanza: Possono intanto cercare di unirsi in modo piu' fruttuoso di quanto abbiano fatto adesso. Ma questa non vuole essere una critica, perche' so bene che se questo non e' avvenuto non e' per mancanza di volonta' ma per carenza di risorse anche umane, soprattutto da parte delle giovani generazioni, la cui parte attiva nel sociale, nell'ecologia e nella nonviolenza rimane purtroppo esigua.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quali i fatti piu' significativi degli ultimi mesi in Italia e nel mondo dal punto di vista della nonviolenza?

- Martina Lucia Lanza: Come Movimento nonviolento siamo stati molto attenti a quel che stava e che puo' succedere nel Nord Africa, ma anche qui in Italia con la campagna referendaria, il movimento contro la Tav e "Se non ora quando". Non dimentichiamoci la crisi e la necessita' di vigilare e portare alle orecchie di tutti che i primi tagli saranno al sociale mentre l'impianto militare, in Italia ma non solo, non viene scalfito dalla crisi ma addirittura cresce.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Su quali iniziative concentrare maggiormente l'impegno nei prossimi mesi?

- Martina Lucia Lanza: Passata la Marcia e fatto con essa questo famoso punto della situazione, secondo me, si dovrebbe pensare a qualche azione attiva e nonviolenta, in luoghi simbolo come Cameri (No), sede di costruzione degli F-35. Quest'ultima e' stata una scelta fatta passare come modo per creare posti di lavoro, come se i cittadini della provincia di Novara fossero in grado solo di costruire aerei e qualsiasi altra professione, magari con qualche utilita' sociale, non sia contemplabile. Oltre al fatto che si tratta di una scelta contraria a quanto dice, oltre che la Costituzione italiana, anche lo stesso statuto della Regione Piemonte che nel preambolo assume come valori fondanti l'educazione alla pace e alla nonviolenza. Ecco, per esempio in questo possiamo impegnarci, con la diffusione delle informazioni e azioni concrete. Nel fare questo dobbiamo anche cercare la visibilita' mediatica, affinche' in tanti fuori dal nostro circuito sappiano quello che facciamo, anche perche' purtroppo il popolo nonviolento la ottiene solo se fa gesti estremi, come incatenarsi su un albero per ventiquattro ore per opporsi alla Tav.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Se una persona del tutto ignara le chiedesse "Cosa e' la nonviolenza, e come accostarsi ad essa?", cosa risponderebbe?

- Martina Lucia Lanza: Gli direi che e' un metodo di cambiamento, della singola persona e dell'ordine sociale, che ripudia la violenza in qualsiasi campo e di qualsiasi tipo: diretta, strutturale e culturale. E poi gli direi di venire alla Casa per la Nonviolenza di Verona perche' di questa visita sicuramente non rimarra' deluso.

 

3. VERSO LA MARCIA PERUGIA-ASSISI. SETTE DOMANDE A DOMENICO MATAROZZO

[Ringraziamo Domenico Matarozzo (per contatti: domenicomatarozzo at libero.it) per questa intervista.

Domenico Matarozzo, torinese, lavora come Counselor ad indirizzo psico-corporeo di Rio Abierto Italia, conducendo gruppi sulle relazioni e sulle pratiche per accrescere la propria consapevolezza. Si occupa da molto tempo di tematiche di genere e di contrasto della violenza maschile alle donne, con l'associazione "Maschile Plurale". Su Domenico Matarozzo dal sito www.rioabierto.it riprendiamo la seguente scheda: "Opero come istruttore dal 1998. Organizzo le attivita' a Torino e in varie citta' del Piemonte, dal 1994 (condotte da me o da istruttori di altre citta'). Dal 1997 organizzo e conduco in modo continuativo, pratiche di movimento a cadenza settimanale e seminari a tema (fiducia, ascolto, maschere, relazioni, ecc.). Ho condotto per piu' di un anno quotidianamente dei corsi al carcere delle Vallette di Torino con gruppi di tossicodipendenti. Per due anni (2002-2003) ho fatto l'animatore in una vacanza estiva di "Tra Terra e Cielo", in un campeggio a Palinuro (Sa), come istruttore di Rio Abierto. Condotto nel 1994, con una collega insegnante di danza contemporanea, come registi-coreografi, un laboratorio di teatro-danza e due gruppi di danzattori professionisti, producendo insieme due diversi spettacoli, per adulti e per bambini. Nell'anno scolastico 2004-2005 ho condotto cinque laboratori di teatro-danza in diverse scuole (asilo nido, materne, elementari e medie) di Moncalieri (Torino). Un corso breve di un mese a cadenza settimanale presso il centro comunale Zoe di Moncalieri per adulti oltre i 60 anni. Nel 2007, dopo una presentazione all'Universita', ho tenuto un corso specifico per gli allievi della facolta' di Scienze della comunicazione e del Dams di Torino. Nel 2007 ho condotto per il Movimento Nonviolento, un laboratorio di quattro incontri (12 ore), sulla gestione dei conflitti. Nell'aprile 2008: Conferenza di presentazione di Rio Abierto, all'interno del Progetto salute 2008, promosso dalla Direzione Sanitaria dell'Ospedale San Giovanni Antica Sede e dal Centro di Armonia Cascina Valgomio, presso la sala degli Infernotti, all'interno dello stesso ospedale, da cui e' partito un corso settimanale di movimento per un paio di mesi. Da anni mi occupo come volontario, di tematiche di genere, attraverso l'associazione " Cerchio degli Uomini", rappresentando questa all'interno del Ccccvd (Coordinamento cittadino contro La violenza alle donne) e in incontri cittadini e nazionali di genere e fra i generi, proponendo attivita' specifiche a tema (ascolto, seduzione, stereotipi, gestione dei conflitti, riconoscimento e gestione della propria forza, ecc.) all'interno e all'esterno dell'associazione (scuole superiori). Nel 2007 iniziato un percorso di formazione organizzato dall'associazione "Cerchio degli Uomini" e Idea Solidale sul tema "La violenza nella coppia e nella famiglia. Trattamento e prevenzione, percorsi possibili sul territorio", condotto da Vires, un'associazione di psicoterapeuti che opera nel cantone svizzero di Ginevra dal 1994"]

 

- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' stato il significato piu' rilevante della marcia Perugia-Assisi in questi cinquanta anni?

- Domenico Matarozzo: Secondo me, quello di mettere insieme diverse anime e fare insieme un pezzo di strada, magari faticoso ma assolutamente interessante e ricco di stimoli.

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- "La nonviolenza e' in cammino": E cosa caratterizzera' maggiormente la marcia che si terra' il 25 settembre di quest'anno?

- Domenico Matarozzo: Mi piacerebbe che quest'anno ci ricordassimo di piu' dell'importanza dell'impegno che il movimento per la pace dovrebbe avere su temi molto importanti a livello nazionale (No Tav, stimolare ad affrontare il tema delle spese militari, maggior presenza nel dibattito politico con un maggior protagonismo...).

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' lo "stato dell'arte" della nonviolenza oggi in Italia?

- Domenico Matarozzo: Secondo me oggi la nonviolenza e' ancora poco conosciuta, io tutti i giorni cerco di parlarne e proporre questo approccio alla vita.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale ruolo puo' svolgere il Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini, e gli altri movimenti, associazioni e gruppi nonviolenti presenti in Italia?

- Domenico Matarozzo: Mi sembra gia' importante il ruolo di stimolo e riflessione che svolgono questi gruppi; mi piacerebbe tanto che ci potessimo anche muovere un po' e farci sentire di piu' a livello collettivo (anche se non so come).

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quali i fatti piu' significativi degli ultimi mesi in Italia e nel mondo dal punto di vista della nonviolenza?

- Domenico Matarozzo: Purtroppo l'assenza nel dibattito pubblico sui temi delle nuove guerre; e il modo spesso strumentale degli organi d'informazione di dare le notizie (No Tav, Libia...). Sarebbe interessante sviluppare anche la riflessione critica e l'impegno demistificante e autenticamente solidale sul tema dell'"esportare la democrazia", ovvero dell'"aiutare con la forza" altri popoli a liberarsi dal burka ai tiranni.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Su quali iniziative concentrare maggiormente l'impegno nei prossimi mesi?

- Domenico Matarozzo: Su cio' di cui parlavo prima. Trovandoci un semplice collegamento con l'economia del nostro paese e di questi paesi dove "portiamo la democrazia".

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- "La nonviolenza e' in cammino": Se una persona del tutto ignara le chiedesse "Cosa e' la nonviolenza, e come accostarsi ad essa?", cosa risponderebbe?

- Domenico Matarozzo: Mi adopererei affinche' si facesse delle domande se facciamo davvero di tutto per trovare delle soluzioni ai conflitti. Come nei conflitti personali spesso usiamo la stessa modalita' che lasciamo che usino i nostri governanti. Perche', se io sono cosi' convinto di avere ragione, non potrebbe esserlo il mio interlocutore? Perche', per trovare una soluzione, ci deve sempre essere qualcuno che ci perde qualcosa? Se riusciamo a gestire meglio le nostre emozioni e la nostra forza, non possiamo solo guadagnarci?

 

4. VERSO LA MARCIA PERUGIA-ASSISI. SETTE DOMANDE A RAUL MORDENTI

[Ringraziamo Raul Mordenti (per contatti: mordenti at uniroma2.it) per questa intervista.

Raul Mordenti (1947) e' professore ordinario di "Critica letteraria" presso la Facolta' di Lettere e Filosofia dell'Universita' di Roma 'Tor Vergata''. E' comunista; dopo aver partecipato ai movimenti del '68 e del '77 e a Dp, e' iscritto fin dalla fondazione al Prc, e attualmente e' responsabile della Formazione politica di quel Partito (cfr. www.rifondazione.it/formazione/blog). Si e' occupato della didattica della letteratura, della censura nell'eta' della Controriforma, di Dante, Boccaccio, Machiavelli, Guicciardini, Leopardi, Primo Levi, Benjamin. Ha collaborato alla Letteratura italiana Einaudi diretta da Alberto Asor Rosa con saggi sulla didattica della letteratura, sui "libri di famiglia", sulla Storia della letteratura italiana di Francesco De Sanctis e sui Quaderni del carcere di Antonio Gramsci. La sua ricerca sui "libri di famiglia" ha prodotto fra l'altro i due volumi dedicati a I libri di famiglia in Italia (Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1985-2001), la Biblioteca Informatizzata dei Libri di Famiglia-Bilf (consultabile presso il sito www.bilf.uniroma2.it) e un saggio sulle "Annales" (Les livres de famille en Italie, in "Annales. Histoire, Sciences Sociales", a. 59, n. 4, juillet-aout 2004, pp. 785-804). Ha pubblicato nel 1990 l'edizione critica del Dialogo della mutatione di Firenze di Bartolomeo Cerretani, utilizzando strumenti informatici (Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1990). Fra gli altri suoi libri ricordiamo: Didattica della letteratura italiana (Roma, Euroma-La Goliardica, 1997), Introduzione a Gramsci (Roma, Datanews, 1998); Informatica e critica dei testi (Roma, Bulzoni, 2001); La Rivoluzione (Milano, Tropea, 2003); Gramsci e la rivoluzione necessaria (Roma, Editori Riuniti, 2007; II edizione: Roma, Editori Riuniti University Press, 2011); L'altra critica (Roma, Meltemi, 2007); L'universita' struccata (Milano, Punto Rosso, 2010). Ha fondato e diretto la rivista on line "Testo e Senso" (www.testoesenso.it)]

 

- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' stato il significato piu' rilevante della marcia Perugia-Assisi in questi cinquanta anni?

- Raul Mordenti: Credo di ricordare le prime marcie della Pace negli anni '60, e perfino le prime  manifestazioni per il Vietnam (all'inizio fatte in solidarieta' coi monaci buddisti vietnamiti che si davano fuoco per protestare contro il governo filo-americano di Diem); ricordo in particolare una compagna straordinaria per determinazione e pazienza, Hedy Vaccaro del Mir, e poi Andrea Gaggero, e tanti altri che, nella mia memoria di quasi cinquant'anni dopo, sono purtroppo oramai volti senza nome e nomi senza volto. Ma Capitini, che mori' proprio nel '68, noi non facemmo in tempo ad incontrarlo (parlo, credo, di tutta la mia generazione cosiddetta "del '68" e non solo di me), e forse solo ora capisco quanto quel mancato incontro abbia pesato negativamente su tutti noi. Ma la storia dei movimenti funziona anche cosi', e' fatta di incontri (a volte casuali e immotivati) cosi' come di mancati incontri (a volte inspiegabili). Certo molta acqua e' passata da allora sotto i ponti, e negli ultimi anni la Marcia della Pace sembra essere diventata piu' importante, al punto che ne parla perfino la tv (!). Spero di non peccare di aristocraticismo dicendo di dubitare molto che a questa maggiore visibilita' mediatica corrisponda una maggiore importanza politica, se e' vero come e' vero che si sono potuti vedere sfilare (magari per un solo pezzetto del tragitto, ma ripresi - appunto! -  dalle telecamere) anche accaniti sostenitori, o addirittura diretti responsabili politici, della guerra.

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- "La nonviolenza e' in cammino": E cosa caratterizzera' maggiormente la marcia che si terra' il 25 settembre di quest'anno?

- Raul Mordenti: Non saprei dirlo, saranno gli organizzatori a mettere a tema la Marcia di quest'anno. Io posso solo dire che vorrei fosse messo al centro un problema talmente colossale ed evidente che (come spesso accade per le cose troppo evidenti) nessuno sembra accorgesene piu', cioe' il fatto che l'Italia e' in guerra, che soldati italiani sono presenti con le armi in mano in un sacco di posti nel mondo, spesso sotto il comando di potenze straniere, e che li' essi portano morte e distruzione e spesso trovano anche la morte. Tutto cio' avviene in spregio evidente della nostra Costituzione (anche se, ahime', con il pieno consenso di chi dovrebbe esserne il massimo garante).

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' lo "stato dell'arte" della nonviolenza oggi in Italia?

- Raul Mordenti: Per quello che ne so (che e' davvero molto poco) pesa su questo movimento la difficolta' di smascherare efficacemente la forma attuale dell'ideologia della "guerra giusta", che prende oggi il nome (ossimorico) di "guerra umanitaria", o di "interventismo democratico". Mutatis mutandis, il consenso alla "guerra giusta" e' esattamente la posizione del discorso di Natale del 1956 di Pio XII che Capitini denunciava aspramente: "E' manifesto - diceva quel papa - che (...) puo' manifestarsi (...) il caso, in cui, risultato vano ogni sforzo per scongiurarla, la guerra, per difendersi efficacemente e con speranza di favorevole successo da ingiustificati attacchi, non potrebbe essere considerata illecita"; e cio' valeva, naturalmente (discorso del 30 settembre 1954), anche per la guerra nucleare: "Non si puo' parimenti, per principio, porre la questione della liceita' della guerra atomica, chimica e batteriologica se non nel caso in cui essa dovesse essere giudicata indispensabile per difendersi nelle condizioni indicate" (cit. in A. Capitini, Discuto la religione di Pio XII, Parenti, 1957, pp. 38 e 37). Faccio inoltre notare che (come hanno dimostrato, ad esempio, gli studi di Angelo d'Orsi) la "guerra di sinistra" ha in Italia una lunga, radicata e non ignobile (almeno nei nomi) tradizione, la quale risale all'inizio del '900 e anche a prima, e che si espresse gia' nell'appoggio alle guerre coloniali per culminare poi nell'interventismo del 1914-15. Insomma D'Alema, Oriana Fallaci e perfino Fiamma Nirenstein (compagna di banco al Senato di Ciarrapico) vengono da lontano, anche se non vanno affatto lontano. Dunque la battaglia politico-culturale contro questa posizione e' e sara' impegnativa e impervia, ma proprio per questo essa mi pare assolutamente necessaria.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale ruolo puo' svolgere il Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini, e gli altri movimenti, associazioni e gruppi nonviolenti presenti in Italia?

- Raul Mordenti: Mi sembra che il lavoro che sta facendo da anni, specie tramite il web, il Centro viterbese sia esattamente cio' che si puo' fare e cio' che serve (e lo dico senza alcuna piaggeria). Io stesso, che nonviolento non sono ne' posso professarmi, ho imparato e imparo moltissime cose per questa via. Mi sembra che uno sforzo specifico in piu' potrebbe essere fatto riguardo la diffusione del pensiero di Capitini che (come dicevo poc'anzi) e' largamente sconosciuto e - in verita' - di difficile accesso editoriale. Mi riferisco proprio alle opere di Capitini, che potrebbero/dovrebbero essere offerte gratuitamente alla lettura on line. Per il poco che possiamo noi comunisti, l'Ufficio Formazione del Prc che attualmente dirigo si mette senz'altro a disposizione per pubblicare nella Biblioteca gratuita on line ospitata dal suo sito (cfr. www.rifondazione.it/formazione/blog) tutte le opere di Capitini che ci fossero fatte pervenire in formato digitale. Ringrazio fin d'ora chiunque volesse rispondere a questo appello, fatto (me ne rendo conto) in una forma un po' irrituale e pero' molto convinta e sincera.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quali i fatti piu' significativi degli ultimi mesi in Italia e nel mondo dal punto di vista della nonviolenza? E su quali iniziative concentrare maggiormente l'impegno nei prossimi mesi?

- Raul Mordenti: Mi permetto di unificare le due domande, tanto esse mi sembrano legate. Credo infatti che il fatto piu' significativo a proposito del nostro tema sia un fatto terribilmente negativo, che dunque richiede un'iniziativa concreta di contrasto. A me sembra che noi ci stiamo abituando alle cose piu' inaccettabili, anzi all'orrore. Ci sembra ormai del tutto normale, o quasi, che si possa bombardare, provocando innumerevoli vittime civili e distruzioni spaventose, un qualsiasi Stato sovrano indipendente se solo il suo regime non ci piace (o non ci piace piu', dopo anni di affari lucrosi e addirittura di... baciamano, come nel caso della Libia). Attenzione: questa e' una strada (in discesa, come tutte le vie del demonio) che, una volta imboccata, conduce dritti alla guerra, anzi a quella che Bush, con un lapsus significativo, defini' "la guerra infinita". Se ieri si e' distrutta la Jugoslavia con la scusa (oso dire cio' che tutti ora riconoscono) della tutela delle minoranze albanesi in Kossovo, e poi l'Irak, e poi l'Afghanistan, perche' domani non il Pakistan o la Siria o l'Egitto o l'Iran o quasiasi altro Stato che sia illiberale o che diventi improvvisamente "antipatico"? E perche' no il Venezuela o la Bolivia o l'Ecuador o Cuba? E perche' no la Cina (magari per difendere la minoranza tibetana)? Faccio notare che se il principio di legittimazione della guerra e' il carattere non "democratico" dello Stato, o (piu' seriamente) il mancato riconoscimento dei diritti civili, allora non solo si trova in questa situazione circa il 90% dei paesi nel mondo, ma che anche l'Italia potrebbe appartenere a tale categoria, ad esempio per il modo in cui tratta i migranti o i detenuti nelle sue carceri, o per il livello indegno della sua liberta' di stampa, etc. Per non dire degli Usa della pena di morte e di Guantanamo! Dunque occorre ristabilire, prima nel dibattito politico e poi anche nel senso comune della masse, il principio elementare della convivenza pacifica che consiste nella non ingerenza e nella non aggressione, e ricominciare a dire che per sostenere i diritti umani e civili nel mondo si deve e si puo' fare tutto, meno un cosa: non si puo' fare comunque la guerra. Se la prossima Marcia della Pace Perugia-Assisi dicesse con forza questo, ecco che allora essa (ri-)diventerebbe un momento prezioso di verita' per tutti. E la verita' e' oggi la cosa di cui abbiamo piu' bisogno. Si potrebbe dire, per cominciare, che non e' gradita - anzi e' interdetta! - la presenza alla Marcia di chi (quale che sia il suo partito) ha votato a favore della guerra o a favore dell'incremento delle spese militari che sono finalizzate alla guerra.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Se una persona del tutto ignara le chiedesse "Cosa e' la nonviolenza, e come accostarsi ad essa?", cosa risponderebbe?

- Raul Mordenti: Gli confesserei apertamente la mia personale incapacita' di rispondere a una tale domanda, e gli consiglierei di rivolgersi a qualcuno dei (pochi) nonviolenti veri che conosco (a cominciare dal mio compagno Alfio Nicotra) per farsi fornire una buona bibliografia iniziale. La nonviolenza e' infatti una cosa molto seria che va presa sul serio e seriamente studiata, e non esistono uomini buoni per tutte le stagioni e per tutte le posizioni. Sapere di non sapere e riconoscerlo onestamente e' invece, anche a questo proposito, il primo e decisivo passo per uscire dall'ignoranza.

 

5. VERSO LA MARCIA PERUGIA-ASSISI. SETTE DOMANDE A NICLA VASSALLO

[Ringraziamo Nicla Vassallo (per contatti: nicla.vassallo at unige.it) per questa intervista.

Nicla Vassallo (sito: www.niclavassallo.net), quarantotto anni, specializzatasi al King's College London, Professore Ordinario presso l'Universita' di Genova, e' filosofa di fama per il suo pensiero innovativo. Tra la sua autorevole produzione scientifica, in italiano e in inglese, ricordiamo le opere piu' recenti: Teoria della conoscenza (Laterza 2008, seconda edizione) e Per sentito dire. Conoscenza e testimonianza (Feltrinelli 2011) in qualita' di autrice; Filosofia delle donne (Laterza 2007) e Piccolo trattato di epistemologia (Codice Edizioni 2010) in qualita' di co-autrice; Donna m'apparve (Codice Edizioni 2009) in qualita' di curatrice; Knowledge, Language, and Interpretation (Ontos Verlag 2008) e Reason and Rationality (Ontos Verlag 2011) in qualita' di co-curatrice. Con Vittorio Lingiardi ha introdotto il volume Disgusto e umanita' di Martha C. Nussbaum (il Saggiatore 2011) e sta curando sempre per il Saggiatore il volume Terza cultura. Fa parte di comitati scientifici di prestigiose fondazioni e riviste specialistiche; si dedica ad attivita' congressistiche, editoriali, organizzative; scrive regolarmente di cultura e filosofia su giornali e riviste]

 

- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' stato il significato piu' rilevante della marcia Perugia-Assisi in questi cinquanta anni?

- Nicla Vassallo: La sottolineatura costante della conoscenza, della giustizia, del rispetto. Della necessita' di umanita'.

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- "La nonviolenza e' in cammino": E cosa caratterizzera' maggiormente la marcia che si terra' il 25 settembre di quest'anno?

- Nicla Vassallo: La presenza di personalita' - penso ai sindaci, ma non solo - che spero si uniranno a tutti coloro che parteciperanno alla marcia, per il sapere e l'etica della convinzione, non per altro. Sempre meglio che gli opportunisti, specie i "lupi" di Cappuccetto Rosso, non si facciano paladini di cause importanti.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' lo "stato dell'arte" della nonviolenza oggi in Italia?

- Nicla Vassallo: Se ne parla troppo poco e semplicisticamente, in un paese dove la violenza, anzi, meglio, le violenze sono di casa, e si manifestano nel quotidiano con modalita' pure velate, disumane, terrificanti per costanza e varieta'.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale ruolo puo' svolgere il Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini, e gli altri movimenti, associazioni e gruppi nonviolenti presenti in Italia?

- Nicla Vassallo: Un ruolo importante, sempre che si abbia presente la vita di Aldo Capitini, il suo coraggio, la sua modestia, le sue contestazioni, pagate a caro prezzo. Occorre tornare a imparare a vivere con decenza, educazione, coerenza, in questo nostro paese dove, invece, tutto si compra e si vende. Non solo i corpi, ma purtroppo pure le menti dei cittadini.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quali i fatti piu' significativi degli ultimi mesi in Italia e nel mondo dal punto di vista della nonviolenza?

- Nicla Vassallo: Purtroppo, i fatti significativi, sul piano nazionale e internazionale, rimangono quelli violenti, sempre piu' violenti. Basta scorrere le pagine di qualsiasi quotidiano. Lo stesso linguaggio e' spesso violento. La ragione e l'empatia mancano. Insieme alla civilta'.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Su quali iniziative concentrare maggiormente l'impegno nei prossimi mesi?

- Nicla Vassallo: Occorre chiedersi, innanzitutto, in cosa consiste la civilta', o comunque un modo civile di comportarsi. Una buona risposta ce la fornisce Karl Popper: "Consiste nel ridurre la violenza. E' questa la funzione principale della civilizzazione ed e' questo lo scopo dei nostri tentativi di migliorare il livello di civilta' delle nostre societa'". Necessitiamo di iniziative mirate che migliorino il livello in questione.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Se una persona del tutto ignara le chiedesse "Cosa e' la nonviolenza, e come accostarsi ad essa?", cosa risponderebbe?

- Nicla Vassallo: Non credo possa esistere tale persona, in quanto ognuno di noi ha subito una qualche forma di violenza su di se', e di conseguenza ha una qualche idea di cosa sia la nonviolenza. A ogni buon conto, partecipare alla marcia del 25 settembre consta in un ottimo modo di confrontarsi con le vie di intendere la nonviolenza, per poi accostarsi a essa, capendola. Chiederei, inoltre, a quella persona di confrontarsi con la realta', di pensare, perche', riprendendo il tema della civilta', rimane ancor vero quello che scriveva Virginia Woolf nel lontano 1938: "Ci troviamo qui... per porci delle domande. E sono domande molto importanti; e abbiamo pochissimo tempo per trovare la risposta. Le domande che dobbiamo porci... e a cui dobbiamo trovare una risposta in questo momento di transizione sono cosi' importanti da cambiare, forse, la vita di tutti gli uomini e di tutte le donne, per sempre... E' nostro dovere, ora, continuare a pensare... Pensare, pensare, dobbiamo... Non dobbiamo mai smettere di pensare: che 'civilta'' e' questa in cui ci troviamo a vivere?".

 

6. RIFLESSIONE. LUISELLA BATTAGLIA: BUEN VIVIR E CITTA' IN TRANSIZIONE

[Dal sito di "Noi donne" (www.noidonne.org) col titolo "Ben vivere nelle citta'" e il sommario "In Europa esistono 'citta' di transizione', comunita' che decidono di riconvertire le attivita' di produzione e di consumo verso forme sempre piu' indipendenti dai combustibili fossili".

Luisella Battaglia e' nata a Genova nel 1946, e' professore di Bioetica e Filosofia Morale presso l'Universita' di Genova e l'Universita' Suor Orsola Benincasa di Napoli. Direttore scientifico e fondatrice delll'Istituto Italiano di Bioetica. Dal 1999 e' membro del Comitato Nazionale per la Bioetica. Tra le opere di Luisella Battaglia: La questione dei diritti degli animali (Torino 1989); Il dilemma della modernita' (Napoli 1994); Etica e diritti degli animali (Laterza, Roma-Bari 1997)]

 

Cosa ci aspettiamo da una citta'? Le "sette o settantasette meraviglie da godere" di cui parlava Italo Calvino, o piuttosto, come infine suggeriva, "la risposta che sa dare a una tua domanda"? Oggi siamo chiamati a riflettere sulle capacita' attuali delle nostre citta' di rispondere alla domanda davvero cruciale del "ben vivere". Per questo occorre pensare alla citta' nelle sue diverse dimensioni: quella dello spazio pubblico, luogo di appartenenza che rende visibile il patto, implicito ma reale, di solidarieta' che la fonda, quella ecologica, che rappresenta la tutela di quei beni comuni - l'aria, l'acqua, il paesaggio - che sono altrettanti diritti fondamentali su cui la pura logica di mercato incide sempre piu' fortemente, e quella della salute, che riguarda il nostro patrimonio piu' prezioso e che coinvolge direttamente scelte di politica economica e questioni di giustizia sociale. Si tratta di grandi sfide che si giocano, certo, a livello politico ma che interpellano tutti noi: per questo la bioetica, che significa appunto "etica della vita", impegnata a discutere sui problemi del ben vivere quotidiano, e' chiamata in causa. Stiamo diventando sempre piu' consapevoli dell'intreccio tra beni comuni e diritti e responsabilita' di cittadinanza e avvertiamo drammaticamente che le citta' stanno perdendo la capacita' di fare la "societa' civile" e di incorporare le diversita' di ceto, di cultura, di religione e di etnia. Per questo dovremmo sentirci impegnati a progettare il nostro futuro in termini di sostenibilita' economica, politica, sociale e ambientale: siamo infatti diventati, per la prima volta nella storia, una "razza urbana" e quindi l'impatto sulla vita delle persone di cio' che si fa o non si fa nelle citta' risulta decisivo.

Penso, ad esempio, al "buen vivir" di cui parla Serge Latouche ne L'invenzione dell'economia come a un nuovo paradigma di civilta' fondato su una vita in armonia con la natura della quale tutta la comunita' e' parte: una risposta che, a partire dalla democrazia deliberativa e dalla responsabilizzazione collettiva, si basa su educazione popolare, orizzontalita', giustizia ed ecologia sociale. In Europa ci si puo' riferire al movimento delle "citta' di transizione", comunita' che decidono di riconvertire le attivita' di produzione e di consumo verso forme sempre piu' indipendenti dai combustibili fossili. Le "citta' di transizione", sorte in Inghilterra ma ormai presenti anche nel nostro paese, sono anche un movimento culturale che ha, tra l'altro, lo scopo di promuovere nuove pianificazioni energetiche e la localizzazione delle risorse di base all'insegna del "meno petrolio", riconfigurando i modelli attraverso i quali si produce e si consuma cibo ed energia, si fa turismo, ci si occupa della salute.

Riforma o rivoluzione? Per rispondere con Arne Naess, siamo dinanzi a un cambiamento di portata rivoluzionaria che avviene attraverso un gran numero di azioni concrete, di scelte individuali, di piccoli passi capaci di condurci in una direzione radicalmente nuova. Sperimentazioni locali, dunque, che anticipano strategicamente le trasformazioni globali e che mobilitano un'energia creativa verso la costruzione di una societa' del "ben vivere" libera dall'ossessione del consumismo e dal mito della crescita. Gli economisti hanno cominciato a usare il termine felicita' al posto del Pil per misurare il benessere delle nazioni - si parla infatti di "felicita' nazionale lorda" - nella consapevolezza crescente che, come e' stato efficacemente detto, "il Pil misura tutto, tranne le cose per cui vale la pena di vivere". In questo, appunto, risiede il suo paradosso. Molti parametri, infatti, contribuiscono alla felicita', intesa non come uno stato, un fatto strettamente personale, ma come una categoria piu' ampia di benessere che vada oltre la mera misurazione del reddito. Andare oltre al Pil, per aprire un ponte verso la felicita', significa, dunque, capire che ci sono beni di importanza basilare per la qualita' della vita - come la conoscenza, la capacita' di comprendere il mondo in cui si vive, i rapporti interpersonali, l'equilibrio con l'ambiente, la partecipazione alla vita sociale, la sicurezza e la solidarieta' - che si definiscono "immateriali" proprio perche' richiedono meno materia ed energia per essere prodotti e riprodotti e la cui diffusione permette di diminuire la pressione sul consumo di cose materiali. Dobbiamo pensare di essere in un mondo interdipendente e avere il coraggio di impostare una gestione condivisa dell'interdipendenza per assicurare la sostenibilita' dello sviluppo con giustizia ed equita' a tutti i paesi. Una prospettiva "conviviale" che richiama temi largamente presenti nell'idea di cura al centro della riflessione femminista, per il suo insistere sulla necessita' del superamento di una visione utilitaristica, nella direzione di un recupero dello spirito del dono e di un'etica della responsabilita' per un'umanita' intesa ormai come una comunita' di destino.

 

7. PROFILI: SILVIA VACCARO: TANYA TAGAQ

[Dal sito di "Noi donne" (www.noidonne.org) col titolo "La donna del mese: Tanya Tagaq" e il sommario "Le sue canzoni derivano dall'elaborazione di una modalita' canora tipica del popolo Inuit detta Katajjaq"

Silvia Vaccaro e' redattrice di "Noi donne", siciliana, ha studiato Mediazione linguistica e Cooperazione internazionale; appassionata di tematiche di genere, ha vissuto in Spagna ed Ecuador lavorando con donne kichwa; collabora con il Comitato Pari Opportunita' di Roma Tre]

 

"Nella cultura Inuit si pensa che molti animali e fenomeni naturali abbiano un'anima o uno spirito, e la figura autorevole che governa questo mondo e' lo sciamano, spesso di sesso femminile, perche' le donne, straordinariamente legate alla terra, custodiscono la chiave di accesso all'ultraterreno, a quello che non e' visibile ma che, allo stesso tempo, e' presente e denso". Sono parole di Tanya Tagaq, professione cantante, invitata dalle organizzatrici del convegno "Women's Worlds" per deliziare le partecipanti con la sua splendida voce durante la cerimonia di apertura.

Ci sono occasioni imperdibili, a cui vale la pena di partecipare, anche se si va solo per osservare e ammirare. "Women's Worlds", che tratta le tematiche di genere con un approccio interdisciplinare, aprendosi ad attiviste e ricercatrici di tutto il mondo, e' uno di questi appuntamenti. Nato nel 1981, si volge ogni tre anni sempre in un paese diverso. Per la celebrazione dei primi trenta anni, e' stato scelto il Canada (il convegno si e' svolto dal 3 al 7 luglio a Ottawa) come paese ospite, concentrando la riflessione sulla globalizzazione e le conseguenti inclusioni ed esclusioni che ne derivano; se e' vero che un maggior flusso di informazioni ha permesso a numerosi gruppi di donne di connettersi tra loro, e' pur vero che la globalizzazione ha marginalizzato economicamente diverse comunita' ed ha aumentato le disparita' sociali, colpendo i piu' poveri, ancora in gran parte donne del sud del mondo, spesso indigene.

Tanya Tagaq e' di etnia Inuit, viene dalla regione del Nunavut, a nord del Canada, territorio abitato per l'80% da nativi. A seguito di un referendum tra la popolazione, che per anni ha subito il razzismo dei canadesi discendenti dai coloni inglesi e francesi, nel 1999 il territorio e' stato riconosciuto indipendente. Tanya si e' imposta all'attenzione internazionale nel 2005 con il suo album d'esordio Sinaa, arrivando anche a collaborare con cantanti del calibro di Bjork. Le sue canzoni derivano dall'elaborazione di una modalita' canora tipica del popolo Inuit, detta Katajjaq, canto di gola, che viene solitamente eseguita da due donne. Lei ha creato una forma particolare di questo canto, per cui non ha bisogno di una partner. Assistere a una sua performance dal vivo e' un'esperienza unica e irripetibile.

"Ho iniziato a cantare a 27 anni - ci ha raccontato - e sin da subito ho cercato di rompere la tradizione e di creare qualcosa di nuovo, utilizzando la mia voce e la mia espressivita' per esaltare il canto del mio popolo, ma a modo mio. E' straordinario poter condividere la mia arte con le tante donne splendide arrivate da tutto il mondo per discutere del futuro. Raramente mi sono sentita cosi' al sicuro e protetta".

Tanya, che porta in giro per il mondo la cultura Inuit con l'arte del canto, ha parlato anche degli anni pesanti degli abusi perpetrati sui nativi, che hanno colpito singolarmente migliaia di persone e hanno prodotto una vera e propria rimozione della cultura.

"Gli Inuit hanno subito sia un razzismo feroce, sia un processo di colonizzazione etnogiuridica pesante. Sono stati cancellati usi e costumi, costringendo le popolazioni, nomadi da sempre, a diventare sedentarie. Tanta gente e' stata convinta ingannevolmente a barattare le preziose pellicce con oggetti inutili o pericolosi come l'alcol. Tanti sono stati arrestati e lasciati morire nelle carceri canadesi. Ma la cosa piu' atroce sono stati gli abusi fisici e sessuali subiti dai bambini all'interno delle scuole federali. Questo tema mi brucia dentro forte come una ferita".

La cultura Inuit pero', soprattutto dal 1999, gode di miglior salute. Non potendo cancellare anni di abusi e di orrore, il governo canadese ha varato da alcuni anni piani di intervento per il recupero della cultura indigena e Tanya Tagaq, con il suo lavoro, e' un'esponente della rinascita di questa cultura millenaria che, similarmente ad altre culture native, ha esaltato la donna e la sua capacita' di vivere "tra due mondi". Con il suo ottimismo e la sua voglia di fare e con questo canto che viene dalle cavita' piu' profonde del suo corpo e' la testimonianza vivente della possibilita' di esaltare una tradizione, quasi ignorata, con uno sguardo rivolto al futuro e alla contaminazione delle culture.

 

8. LIBRI. MARIA ANTONIETTA PUGLIESE PRESENTA "LA GUERRA DELL'ACQUA E DEL PETROLIO. BOLIVIA ED ECUADOR TRA RISORSE E SFRUTTAMENTO" A CURA DI GIANNI TARQUINI

[Dal sito di "Noi donne" (www.noidonne.org) col titolo "Bolivia/Ecuador. Nuovi paradigmi crescono" e il somamrio "Il principio del 'buon vivere' in alleanza con la natura, che non e' piu' considerata un bacino da cui attingere ma una 'maestra' da cui apprendere".

Maria Antoneitta Pugliese e' ricercatrice e giornalista.

Gianni Tarquini e' nato a Frosinone, laureato in Scienze Politiche si specializza in storia e in tematiche internazionali legate allo sviluppo. Coordina progetti in Ecuador per la comunita' Capodarco di Roma dal 1998 al 2001. E' cooperante internazionale con altre Ong e conosce tutti i Paesi del Sud America. Dal 2003 al 2005 vive in Uruguay. E' stato Segretario generale del Coordinamento Nazionale Comunita' di Accoglienza e osservatore elettorale in Albania. Dal 2010 e' uno dei componenti del Cda del Coordinamento Iniziative Popolari di Solidarieta' Internazionale. Scrive per diverse testate (Solidarieta' internazionale, Cassandra, Il Manifesto, Carta), nelle sezioni internazionali di siti web (Emigrazione notizie, Dazebao) e per siti specializzati sull'America latina (Selvas.org, RadioMundoReal.fm). Nel 2005 promuove la versione italiana dei testi di RadioMundoReal in collaborazione con "Traduttori per la Pace". Coordina nel 2007 la carovana giornalistica "Inviati speciali. Missione di verifica su ambiente, salute e diritti umani in Ecuador". Dal 2009 e' uno dei curatori e conduttori della trasmissione radiofonica settimanale "Bucanero. Tracce e passaggi dal continente latinoamericano" su Radio Popolare Roma. E' tra i fondatori di "Terre Madri"]

 

Gianni Tarquini (a cura di), La guerra dell'acqua e del petrolio. Bolivia ed Ecuador tra risorse e sfruttamento, EdiLet, 2011.

*

Mentre il Vecchio Continente affonda nella crisi, prigioniero di una visione stretta tra capitalismo e globalizzazione predatoria, arrivano dal Nuovo Mondo buone notizie. Dopo secoli di sfruttamento e di umiliazione, parte dalle terre "scoperte" da Colombo, e asservite prima dall'Europa e poi dal Nord America, generano un movimento di riscatto culturale che propone nuove forme di organizzazione economica e sociale che sono culminate, negli ultimi anni, nella riscrittura di nuove Costituzioni e nella spinta a riappropriarsi delle risorse naturali. E' il movimento del Sumak Kawsay, della Suma Qamana: il principio del "buon vivere" in alleanza con la natura, che non e' piu' considerata un bacino da cui attingere ma una maestra da cui apprendere.

Il processo di trasformazione della societa' e dei paradigmi di riferimento, che ha avuto come protagonisti i movimenti indigeni di Bolivia ed Ecuador, e' al centro del bel libro curato da Gianni Tarquini, in cui i popoli originari sono raccontati e resi protagonisti nella misura in cui hanno contribuito a "risignificare i contenuti coloniali" come dice Mauro Cerbino, docente alla Flacso e intervistato dall'autore. Il volume, una raccolta di saggi di antropologi, giornalisti e attivisti dei movimenti ambientali e sociali che conoscono le realta' che descrivono non solo per averle studiate, ma per aver vissuto e spesso condiviso le lotte dei popoli originari, non e' un libro facile. Non lo e' perche' non si ferma alla celebrazione di un mondo, ma mette in evidenza anche i limiti e i rischi che sta correndo il movimento indigeno latinoamericano e la necessita' che lo stesso sia capace di costruire egemonia proseguendo in maniera piu' forte la necessaria alleanza con altri settori della societa' civile.

La prefazione di Fausto Bertinotti e Patrizia Sentinelli contribuisce, per la passione e la competenza con la quale e' scritta, ad arricchire questo lavoro; il prologo di Eduardo Galeano aggiunge suggestioni a un libro che ci trasporta gia' in nuovi paradigmi possibili.

 

9. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Riletture

- Ambrose Bierce, The devil's dictionary, Dover, New York 1993, pp. IV + 140.

- Washington Irving, Il libro degli schizzi, Rizzoli, Milano 1959, pp. 392.

- O. Henry, Memorie di un cane giallo e altri racconti, Adelphi, Milano 1980, 2 voll. per complessive pp. 446.

 

10. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

11. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 678 del 14 settembre 2011

 

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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