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Telegrammi. 348



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 348 del 19 ottobre 2010

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

 

Sommario di questo numero:

1. Sheila Rowbotham: Da cio' che faremo

2. Franco Perna: A presto, a Brescia

3. Mao Valpiana: Un tassello di questo lavoro

4. Paolo Arena e Marco Graziotti intervistano Davide Berruti

5. Paolo Arena e Marco Graziotti intervistano Vittorio Merlini

6. Paolo Arena e Marco Graziotti intervistano Gualtiero Via

7. Emily Dickinson: Una vita placcata di pene

8. Per sostenere il Movimento Nonviolento

9. "Azione nonviolenta"

10. Segnalazioni librarie

11. La "Carta" del Movimento Nonviolento

12. Per saperne di piu'

 

1. MAESTRE. SHEILA ROWBOTHAM: DA CIO' CHE FAREMO

[Da Sheila Rowbotham, Donne, resistenza e rivoluzione, Einaudi, Torino 1976, 1977, p. 306.

Sheila Rowbotham, nata a Leeds nel 1943, insegnante alla Workers' Education Association, impegnata nel Women's Liberation Workshop, e' una prestigiosa intellettuale socialista e femminista. Opere di Sheila Rowbotham: in italiano: Donne, resistenza e rivoluzione, Einaudi, Torino 1976; Esclusa dalla storia, Editori Riuniti, Roma 1977; in inglese: Women's Liberation and the New Politics, 1969; Women, Resistance and Revolution, 1973; Woman's Consciousness, Man's World, 1973; Hidden from History: 300 years of Women's Oppression and the Fight against it, Pluto, 1973; New World for Women: Stella Browne, Socialist Feminist, Pluto, 1977; Dutiful Daughters: Women Talk About Their Lives, with Jean McCrindle, Viking, 1977; The Past is Before Us: Feminism in Action since the 1960s, Harper Collins, 1989;  Dignity and Daily Bread: New Forms of Economic Organization Among Poor Women in the Third World and the First, with Swasti Mitter, Routledge, 1993; Women in Movement: Feminism and Social Action, Routledge, 1993; Homeworkers Worldwide, Merlin Press, 1993; Women Encounter Technology: Changing Patterns of Employment in the Third World, with Swasti Mitter, Routledge, 1997; A Century of Women: The History of Women in Britain and the United States, Viking, 1997; Threads Through Time: Writings on History and Autobiography, Penguin, 1999; Promise of a Dream: Remembering the Sixties, Verso, 2000; Looking at Class: Film Television and the Working Class in Britain, with Huw Beynon, River Oram Press, 2001; Women Resist Globalization; Mobilizing for Livelihood and Rights, with Stephanie Linkogle, Zed Books, 2001; Edward Carpenter A Life of Liberty and Love, Verso, 2008. Opere su Sheila Rowbotham: cfr. il fascicolo n. 14/1980 di "Nuova  dwf", monografico sul tema Femminismo/socialismo partiti/movimento, che contiene ampi brani di un saggio della Rowbotham, tre interventi su di esso di Margherita Repetto, Giovanna Fiume, Mariella Gramaglia, ed altri materiali]

 

Ignoro molte cose e ho molti dubbi che non possono essere chiariti col solo pensarvici. Impareremo di piu' da cio' che faremo.

 

2. VERSO IL CONGRESSO DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO. FRANCO PERNA: A PRESTO, A BRESCIA

[Ringraziamo Franco Perna (per contatti: pernafran at tiscalinet.it) per questo intervento di invito al congresso del Movimento Nonviolento che si svolgera' a Brescia tra il 29 ottobre e il primo novembre 2010, intervento che estraiamo da una piu' ampia lettera personale.

Franco Perna, quacchero, e' una delle figure storiche della nonviolenza in Italia, di grandissima autorevolezza morale]

 

... mi sento sempre inadeguato a invogliare/incoraggiare la gente a prendere parte in certi eventi gia' largamente pubblicizzati, almeno in ambienti eco-pacifisti e alternativi, perche' penso che l'interesse di ciascuno debba venire dal proprio intimo. E' vero che talvolta certe iniziative danno l'impressione di essere cose ad alto livello, per "delegati, addetti ai lavori", ma cerchiamo di respingere questo tipo di sentimento.

Detto questo, e quale semplice sostenitore del Movimento Nonviolento, posso solo aggiungere che piu' gente partecipa liberamente alle iniziative del movimento, anche se non ufficialmente iscritti, tanto piu' ricca ne risultera' l'esperienza e, di conseguenza, l'impatto dei nostri sforzi nella societa' civile sara' maggiormente significativo.

Seguendo l'idea capitiniana, tutti possiamo contribuire alla crescita della nonviolenza; e' importante non tirarsi indietro o mettersi da parte (come purtroppo mi capita di fare) per timore di dire cose sbagliate o di poco valore.

Certo, ciascuno di noi ha doni e talenti diversi e, nel nostro particolare, tutti abbiamo qualcosa da aggiungere perche' la nonviolenza cresca strada facendo, a guisa di fiume che man mano s'ingrossa grazie a tantissimi ruscelli e altri piccoli corsi d'acqua che confluiscono verso un'unica meta.

A presto... a Brescia.

 

3. VERSO IL CONGRESSO DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO. MAO VALPIANA: UN TASSELLO DI QUESTO LAVORO

 

[Ringraziamo Mao Valpiana (per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org) per questo intervento di invito al congresso del Movimento Nonviolento che si svolgera' a Brescia tra il 29 ottobre e il primo novembre 2010.

Mao (Massimo) Valpiana e' una delle figure piu' belle e autorevoli della nonviolenza in Italia; e' nato nel 1955 a Verona dove vive e ha lavorato come assistente sociale e giornalista; fin da giovanissimo si e' impegnato nel Movimento Nonviolento (si e' diplomato con una tesi su "La nonviolenza come metodo innovativo di intervento nel sociale"), e' segretario nazionale del Movimento Nonviolento, responsabile della Casa della nonviolenza di Verona e direttore della rivista mensile "Azione Nonviolenta", fondata nel 1964 da Aldo Capitini. Obiettore di coscienza al servizio e alle spese militari ha partecipato tra l'altro nel 1972 alla campagna per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza e alla fondazione della Lega obiettori di coscienza (Loc), di cui e' stato segretario nazionale; durante la prima guerra del Golfo ha partecipato ad un'azione diretta nonviolenta per fermare un treno carico di armi (processato per "blocco ferroviario", e' stato assolto); e' inoltre membro del consiglio direttivo della Fondazione Alexander Langer, ha fatto parte del Consiglio della War Resisters International e del Beoc (Ufficio Europeo dell'Obiezione di Coscienza); e' stato anche tra i promotori del "Verona Forum" (comitato di sostegno alle forze ed iniziative di pace nei Balcani) e della marcia per la pace da Trieste a Belgrado nel 1991; nel giugno 2005 ha promosso il digiuno di solidarieta' con Clementina Cantoni, la volontaria italiana rapita in Afghanistan e poi liberata. Con Michele Boato e Maria G. Di Rienzo ha promosso l'appello "Crisi politica. Cosa possiamo fare come donne e uomini ecologisti e amici della nonviolenza?" da cui e' scaturita l'assemblea di Bologna del 2 marzo 2008 e quindi il manifesto "Una rete di donne e uomini per l'ecologia, il femminismo e la nonviolenza". Un suo profilo autobiografico, scritto con grande gentilezza e generosita' su nostra richiesta, e' nel n. 435 del 4 dicembre 2002 de "La nonviolenza e' in cammino"; una sua ampia intervista e' nelle "Minime" n. 255 del 27 ottobre 2007; un'altra recente ampia intervista e' in "Coi piedi per terra" n. 295 del 17 luglio 2010.

Aldo Capitini e' nato a Perugia nel 1899, antifascista e perseguitato, docente universitario, infaticabile promotore di iniziative per la nonviolenza e la pace. E' morto a Perugia nel 1968. E' stato il piu' grande pensatore ed operatore della nonviolenza in Italia. Opere di Aldo Capitini: la miglior antologia degli scritti e' ancora quella a cura di Giovanni Cacioppo e vari collaboratori, Il messaggio di Aldo Capitini, Lacaita, Manduria 1977 (che contiene anche una raccolta di testimonianze ed una pressoche' integrale - ovviamente allo stato delle conoscenze e delle ricerche dell'epoca - bibliografia degli scritti di Capitini); ma notevole ed oggi imprescindibile e' anche la recente antologia degli scritti a cura di Mario Martini, Le ragioni della nonviolenza, Edizioni Ets, Pisa 2004, 2007; delle singole opere capitiniane sono state recentemente ripubblicate: Le tecniche della nonviolenza, Linea d'ombra, Milano 1989, Edizioni dell'asino, Roma 2009; Elementi di un'esperienza religiosa, Cappelli, Bologna 1990; Colloquio corale, L'ancora del Mediterraneo, Napoli 2005; L'atto di educare, Armando Editore, Roma 2010; cfr. inoltre la raccolta di scritti autobiografici Opposizione e liberazione, Linea d'ombra, Milano 1991, L'ancora del Mediterraneo, Napoli 2003; gli scritti sul Liberalsocialismo, Edizioni e/o, Roma 1996; La religione dell'educazione, La Meridiana, Molfetta 2008; segnaliamo anche Nonviolenza dopo la tempesta. Carteggio con Sara Melauri, Edizioni Associate, Roma 1991. Presso la redazione di "Azione nonviolenta" (e-mail: azionenonviolenta at sis.it, sito: www.nonviolenti.org) sono disponibili e possono essere richiesti vari volumi ed opuscoli di Capitini non piu' reperibili in libreria (tra cui Il potere di tutti, 1969). Negli anni '90 e' iniziata la pubblicazione di una edizione di opere scelte: sono fin qui apparsi un volume di Scritti sulla nonviolenza, Protagon, Perugia 1992, e un volume di Scritti filosofici e religiosi, Perugia 1994, seconda edizione ampliata, Fondazione centro studi Aldo Capitini, Perugia 1998. Piu' recente e' la pubblicazione di alcuni carteggi particolarmente rilevanti: Aldo Capitini, Walter Binni, Lettere 1931-1968, Carocci, Roma 2007; Aldo Capitini, Danilo Dolci, Lettere 1952-1968, Carocci, Roma 2008; Aldo Capitini, Guido Calogero, Lettere 1936-1968, Carocci, Roma 2009. Opere su Aldo Capitini: a) per la bibliografia: Fondazione Centro studi Aldo Capitini, Bibliografia di scritti su Aldo Capitini, a cura di Laura Zazzerini, Volumnia Editrice, Perugia 2007; Caterina Foppa Pedretti, Bibliografia primaria e secondaria di Aldo Capitini, Vita e Pensiero, Milano 2007; segnaliamo anche che la gia' citata bibliografia essenziale degli scritti di Aldo Capitini pubblicati dal 1926 al 1973, a cura di Aldo Stella, pubblicata in Il messaggio di Aldo Capitini, cit., abbiamo recentemente ripubblicato in "Coi piedi per terra" n. 298 del 20 luglio 2010; b) per la critica e la documentazione: oltre alle introduzioni alle singole sezioni del sopra citato Il messaggio di Aldo Capitini, tra le pubblicazioni recenti si veda almeno: Giacomo Zanga, Aldo Capitini, Bresci, Torino 1988; Clara Cutini (a cura di), Uno schedato politico: Aldo Capitini, Editoriale Umbra, Perugia 1988; Fabrizio Truini, Aldo Capitini, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1989; Tiziana Pironi, La pedagogia del nuovo di Aldo Capitini. Tra religione ed etica laica, Clueb, Bologna 1991; Fondazione "Centro studi Aldo Capitini", Elementi dell'esperienza religiosa contemporanea, La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1991; Rocco Altieri, La rivoluzione nonviolenta. Per una biografia intellettuale di Aldo Capitini, Biblioteca Franco Serantini, Pisa 1998, 2003; AA. VV., Aldo Capitini, persuasione e nonviolenza, volume monografico de "Il ponte", anno LIV, n. 10, ottobre 1998; Antonio Vigilante, La realta' liberata. Escatologia e nonviolenza in Capitini, Edizioni del Rosone, Foggia 1999; Mario Martini (a cura di), Aldo Capitini libero religioso rivoluzionario nonviolento. Atti del Convegno, Comune di Perugia - Fondazione Aldo Capitini, Perugia 1999; Pietro Polito, L'eresia di Aldo Capitini, Stylos, Aosta 2001; Gian Biagio Furiozzi (a cura di), Aldo Capitini tra socialismo e liberalismo, Franco Angeli, Milano 2001; Federica Curzi, Vivere la nonviolenza. La filosofia di Aldo Capitini, Cittadella, Assisi 2004; Massimo Pomi, Al servizio dell'impossibile. Un profilo pedagogico di Aldo Capitini, Rcs - La Nuova Italia, Milano-Firenze 2005; Andrea Tortoreto, La filosofia di Aldo Capitini, Clinamen, Firenze 2005; Maurizio Cavicchi, Aldo Capitini. Un itinerario di vita e di pensiero, Lacaita, Manduria 2005; Marco Catarci, Il pensiero disarmato. La pedagogia della nonviolenza di Aldo Capitini, Ega, Torino 2007; Alarico Mariani Marini, Eligio Resta, Marciare per la pace. Il mondo nonviolento di Aldo Capitini, Plus, Pisa 2007; Maura Caracciolo, Aldo Capitini e Giorgio La Pira. Profeti di pace sul sentiero di Isaia, Milella, Lecce 2008; Mario Martini, Franca Bolotti (a cura di), Capitini incontra i giovani, Morlacchi, Perugia 2009; Giuseppe Moscati (a cura di), Il pensiero e le opere di Aldo Capitini nella coscienza delle giovani generazioni, Levante, Bari 2010; cfr. anche il capitolo dedicato a Capitini in Angelo d'Orsi, Intellettuali nel Novecento italiano, Einaudi, Torino 2001; e Amoreno Martellini, Fiori nei cannoni. Nonviolenza e antimilitarismo nell'Italia del Novecento, Donzelli, Roma 2006; c) per una bibliografia della critica cfr. per un avvio il libro di Pietro Polito citato ed i volumi bibliografici segnalati sopra; numerosi utilissimi materiali di e su Aldo Capitini sono nel sito dell'Associazione nazionale amici di Aldo Capitini: www.aldocapitini.it; una assai utile mostra e un altrettanto utile dvd su Aldo Capitini possono essere richiesti scrivendo a Luciano Capitini: capitps at libero.it, o anche a Lanfranco Mencaroni: l.mencaroni at libero.it, o anche al Movimento Nonviolento: tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: azionenonviolenta at sis.it o anche redazione at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org]

 

"Noi dobbiamo dire no alla guerra ed essere duri come le pietre".

Cosi' ha scritto Aldo Capitini (nell'articolo "La pace e' sempre in pericolo" pubblicato in "Il Potere e' di tutti", anno I, n. 9, settembre 1964) e cosi' ribadiremo al Congresso del Movimento Nonviolento.

Capitini affermava un principio generale, e sapeva anche calarlo nella realta' del suo tempo. In quel momento si riferiva "alla pressione su Cuba, all'imperialismo nel Viet-Nam, agli orrori dell'Angola e del Sud-Africa". Oggi noi dobbiamo saper dire di no alla guerra in Afghanistan nella quale sono coinvolte le forze armate italiane.

Ancora da Capitini, nello stesso articolo, ci viene un'indicazione preziosa per i lavori del nostro XXIII Congresso di Brescia: "Per noi il rifiuto della guerra e della sua preparazione militare, industriale, psicologica, e' una componente fondamentale del lavoro per la trasformazione generale della societa'".

Il Congresso del Movimento Nonviolento e' un tassello di questo lavoro.

L'invito e' rivolto a tutti coloro che a tale impresa vogliono partecipare.

 

4. LA NONVIOLENZA OGGI IN ITALIA. PAOLO ARENA E MARCO GRAZIOTTI INTERVISTANO DAVIDE BERRUTI

[Ringraziamo Paolo Arena (per contatti: paoloarena at fastwebnet.it) e Marco Graziotti (per contatti: graziottimarco at gmail.com) per averci messo a disposizione questa intervista a Davide Berruti.

Paolo Arena e Marco Graziotti fanno parte della redazione di "Viterbo oltre il muro. Spazio di informazione nonviolenta", un'esperienza nata dagli incontri di formazione nonviolenta che si svolgono settimanalmente a Viterbo.

Per un profilo di Davide Berruti si veda la risposta all'ultima domanda di questa intervista]

 

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come e' avvenuto il suo accostamento alla nonviolenza?

- Davide Berruti: All'eta' di 14-15 anni, frequentavo il ginnasio e con la scuola andai al cinema a vedere il film "Gandhi", di Richard Attenborough, con Ben Kingsley nel ruolo del Mahatma, e rimasi folgorato sia da quanta violenza c'era da combattere sia dal numero e dalla potenza degli strumenti di cui la societa' puo' disporre per combatterla. Decisi li' per li' che mi sarei occupato principalmente di questo. Ancora oggi uso quel film straordinario per "suscitare" ma anche per studiare ed analizzare la nonviolenza gandhiana con gli studenti.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali personalita' della nonviolenza hanno contato di piu' per lei, e perche'?

- Davide Berruti: A parte Gandhi e i "profeti" del nostro tempo, soprattutto don Milani e Danilo Dolci (Capitini l'ho conosciuto colpevolmente tardi), tra gli studiosi italiani sicuramente debbo molto a Tonino Drago che, fin da quando ero un giovane obiettore di coscienza diciottenne, ha contribuito con la sua appassionata intransigenza, ma anche con la sua acuta capacita' di analizzare la politica, alla creazione di quegli strumenti cognitivi che oggi uso quotidianamente nella mia professione.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali libri consiglierebbe di leggere a un giovane che si accostasse oggi alla nonviolenza? E quali libri sarebbe opportuno che a tal fine fossero presenti in ogni biblioteca pubblica e scolastica?

- Davide Berruti: Partire da Gandhi per poi passare a don Milani, Dolci, Capitini, Lanza del Vasto e alle vite di alcuni eroi della resistenza al nazifascismo (come Franz Jaegerstaetter) e solo dopo passare a leggere di geopolitica e delle esperienze contemporanee di resistenza nonviolenta. Tutti questi testi non dovrebbero mancare in una biblioteca scolastica (superiore).

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali iniziative nonviolente in corso oggi nel mondo e in Italia le sembrano particolarmente significative e degne di essere sostenute con piu' impegno?

- Davide Berruti: Tutte. Se si tratta di iniziative nonviolente, nessuna deve essere trascurata. Vanno assolutamente valorizzate, sostenute e fatte conoscere all'opinione pubblica. Certo, alcune sono particolarmente esemplari ed adatte per essere prese a modello: il Parent's Circle israelo/palestinese, come esempio di peacebuilding efficace, le Comunita' di Pace colombiane, come esempio di resistenza nonviolenta estrema, o il movimento dei gruppi di pace kurdi, come esempio di determinazione politica.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: In quali campi ritiene piu' necessario ed urgente un impegno nonviolento?

- Davide Berruti: Io mi occupo quasi esclusivamente di peacebuilding internazionale, ma riconosco che anche in Italia, la lotta contro le mafie e la criminalita' organizzata e' un settore dove la nonviolenza potrebbe dare un contributo notevole. Ci sarebbe bisogno che le Istituzioni, a tutti i livelli, valorizzassero maggiormente le esperienze di resistenza nonviolenta, non solo quando accadono fatti di cronaca, ma fornendo mezzi e garantendo la circolazione delle idee. Non abbiamo bisogno di altri martiri ma di trasformare un movimento di base in strategia politica, proprio come fece Gandhi nella sua India, nonostante non tutto abbia funzionato come lui si aspettava.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali centri, organizzazioni, campagne segnalerebbe a un giovane che volesse entrare in contatto con la nonviolenza organizzata oggi in Italia?

- Davide Berruti: Senz'altro la piu' vicina a casa sua. Ce ne sono troppe per essere elencate tutte, ma sono sicuro che se si guarda con attenzione, possono venire a galla tante storie significative che aspettano solo di essere conosciute e messe in rete. Poi non mancano nei centri urbani sedi di associazioni, Universita' o centri di ricerca dove ci si puo' formare e studiare. Ma in genere in Italia la societa' civile e' forte, gode di un associazionismo attivo e maturo, basti pensare all'esperienza della Tavola della Pace e della Marcia Perugia-Assisi che in questi anni ha continuato a far vivere il sogno di Capitini. So bene che anche in questo caso il pacifismo italiano e' diviso e litigioso ma io dico ai giovani: non fate come la nostra generazione, concentratevi meno sulle divisioni interne e piu' sulle strategie oggettive e concrete, abbiamo bisogno di maggiore concretezza. Per questo mi sento di dire: partite dal vostro territorio.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come definirebbe la nonviolenza, e quali sono le sue caratteristiche fondamentali?

- Davide Berruti: Impossibile "definire" la nonviolenza in poche parole, sono stati scritti libri, anzi enciclopedie, senza riuscire ad esaurire l'argomento. Sicuramente alcune parole chiare possono essere indicate, ma hanno solo un potere evocativo piu' che esaustivo: innanzitutto va detto che la nonviolenza e' "attiva", e' quindi un'azione dell'essere umano e non una reazione. Questo comporta una serie di cose: una scelta, una preparazione, una strategia, dal punto di vista esteriore, ma anche amore, disponibilita' al sacrificio, fiducia in un mondo spirituale, dal punto di vista interiore.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e femminismo?

- Davide Berruti: Se intendiamo come "femminismo" quell'attivita' politico-culturale tesa alla valorizzazione della donna all'interno di una societa' discriminatoria, la nonviolenza dovrebbe esserne la metodologia di lotta esclusiva. Combattere le discriminazioni dovrebbe essere un gesto di amore verso chi e' discriminato e non un attacco a chi discrimina. "Con-vincere" invece di "vincere" puo' essere la linea guida di un movimento che non chiamerei piu' femminista ma "per le pari opportunita'", composto da uomini e donne che credono alla pari dignita' dei generi e lavorano insieme per affermarla.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza ed ecologia?

- Davide Berruti: Personalmente ci vedo un nesso strettissimo. Ma questo dipende da cosa intendiamo per ecologia. Per molti l'ecologia e' solo un atteggiamento di responsabilita' dell'individuo e della societa' nei confronti della natura. Natura che non puo' essere sfruttata incondizionatamente pena la distruzione dello stesso ambiente vitale per il genere umano e quindi il rischio per la stessa sopravvivenza dell'Uomo. Ma cio' non cambia la natura della relazione tra Individuo e Natura. La nonviolenza presuppone un capovolgimento dei termini. Non una Natura al servizio dell'Uomo ma un Uomo parte integrante e armonica della Natura. Sono due atteggiamenti ben diversi.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza, impegno antirazzista e lotta per il riconoscimento dei diritti umani di tutti gli esseri umani?

- Davide Berruti: Come nel caso del femminismo, parlando di lotte sociali, dovremmo abituarci a ragionare di nonviolenza non come ideologia ma come strategia. L'obiettivo non e' la distruzione del nemico ma il guadagnarlo alla nostra causa.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e lotta antimafia?

- Davide Berruti: In questo caso, purtroppo, l'elemento che balza in evidenza e' senz'altro la disponibilita' al sacrificio.  Vengono in mente tutte quelle vittime di mafia che, disarmate, hanno scelto di dire "no", un no che hanno pagato con la vita. Ma anche, penso alle forze dell'ordine, coloro i quali portano un'arma, in questo caso non possono essere messi su un altro piano rispetto alle vittime civili. Nonviolenza pero' assume anche un altro significato: quello della partecipazione. Una lotta nonviolenta non e' condotta solo dalle forze dell'ordine, dai magistrati e dalle vittime. Ma e' condivisa da tutta la cittadinanza. E' un processo attivo che sa coinvolgere, animare, svegliare, suscitare e, oserei dire, provocare.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Potrebbe presentare la sua stessa persona (dati biografici, esperienze significative, opere e scritti...) a un lettore che non la conoscesse affatto?

- Davide Berruti: Dopo l'esperienza dell'obiezione di coscienza da giovanissimo (scrissi che avrei fatto obiezione nel test ai cosiddetti "tre giorni" di visita di leva, non avevo ancora compiuto 18 anni, e mi mandarono dallo psicologo) ho sempre fatto parte del movimento pacifista in diverse organizzazioni e network. Dopo la prima esperienza nella cooperazione internazionale in Africa, mi sono dedicato esclusivamente alla gestione dei conflitti, come formatore, ricercatore e consulente per progetti di riconciliazione. Progetti, pubblicazioni, lezioni e tutti gli impegni nel campo della costruzione della pace, sono presentati sul sito www.peacebuilding.it

 

5. LA NONVIOLENZA OGGI IN ITALIA. PAOLO ARENA E MARCO GRAZIOTTI INTERVISTANO VITTORIO MERLINI

[Ringraziamo Paolo Arena (per contatti: paoloarena at fastwebnet.it) e Marco Graziotti (per contatti: graziottimarco at gmail.com) per averci messo a disposizione questa intervista a Vittorio Merlini.

Per un profilo di Vittorio Merlini si veda la risposta alla penultima domanda di questa intervista]

 

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come e' avvenuto il suo accostamento alla nonviolenza?

- Vittorio Merlini: Dalla scelta di obiezione di coscienza al servizio militare e dalla necessita' di trovare risposte alle domande sulla difesa da aggressioni.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali personalità della nonviolenza hanno contato di piu' per lei, e perche'?

- Vittorio Merlini: Innanzitutto Gandhi, che considero un maestro di vita, per il suo approccio politico, spirituale, morale. Poi Martin Luther King, Lanza del Vasto, Aldo Capitini, Danilo Dolci.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali libri consiglierebbe di leggere a un giovane che si accostasse oggi alla nonviolenza?

- Vittorio Merlini: Il libro della propria vita. Poi la vita di persone illuminate, a partire da Gandhi.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: E quali libri sarebbe opportuno che a tal fine fossero presenti in ogni biblioteca pubblica e scolastica?

- Vittorio Merlini: Quelli dei maestri della nonviolenza.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali iniziative nonviolente in corso oggi nel mondo e in Italia le sembrano particolarmente significative e degne di essere sostenute con piu' impegno?

- Vittorio Merlini: Nel mondo le lotte delle donne, quelle per i diritti umani, per la terra.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: In quali campi ritiene piu' necessario ed urgente un impegno nonviolento?

- Vittorio Merlini: In quello educativo.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali centri, organizzazioni, campagne segnalerebbe a un giovane che volesse entrare in contatto con la nonviolenza organizzata oggi in Italia?

- Vittorio Merlini: Quella piu' vicino a casa per creare relazioni personali dirette.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come definirebbe la nonviolenza, e quali sono le sue caratteristiche fondamentali?

- Vittorio Merlini: E' la dimensione spirituale della relazione con se stessi e gli altri. Cerca di guardare il mondo in una dimensione di comunione universale.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e femminismo?

- Vittorio Merlini: Nonviolenza e' mitezza, amorevolezza, compassione, dolcezza: questo e' uno stile femminile.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza ed ecologia?

- Vittorio Merlini: Sentirsi parte del tutto con spirito di gratitudine e non di possesso.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza, impegno antirazzista e lotta per il riconoscimento dei diritti umani di tutti gli esseri umani?

- Vittorio Merlini: I diritti degli altri sono i miei stessi diritti perche' siamo parte della stessa famiglia; l'altro sono io.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e lotta antimafia?

- Vittorio Merlini: Nonviolenza e' adesione alla verita', e' servizio alla comunita', e' sobrieta'; la nonviolenza trasforma in modo amorevole il mafioso che c'e' fuori e dentro di noi.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e lotte del movimento dei lavoratori e delle classi sociali sfruttate ed oppresse?

- Vittorio Merlini: Se solo avessimo consapevolezza della sua forza (morale e politica) potremmo cambiare il mondo con piu' determinazione.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e lotte di liberazione dei popoli oppressi?

- Vittorio Merlini: Se si riesce a uscire dalla trappola senza sbocco della violenza ci puo' essere liberazione per l'oppresso e per l'oppressore.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e pacifismo?

- Vittorio Merlini: Sono due lati della medaglia, o meglio il rapporto tra mezzi e fine. Ma non sono la stessa cosa: ci puo' anche essere un pacifismo armato.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e antimilitarismo?

- Vittorio Merlini: Non ci puo' essere un no senza un si' (un programma costruttivo).

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e disarmo?

- Vittorio Merlini: Mi disarmo se sono capace di "armarmi" di nonviolenza.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e diritto alla salute e all'assistenza?

- Vittorio Merlini: Prendersi cura del debole e del povero e' vivere la fraternita' universale.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e psicoterapie?

- Vittorio Merlini: Queste aiutano, ma vanno inserite in una visione olistica dell'uomo: corpo, mente, emozioni, spirito.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e informazione?

- Vittorio Merlini: La nonviolenza e' adesione alla verita', che significa non-menzogna, sincerita' e anche... silenzio.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione filosofica?

- Vittorio Merlini: L'amore alla conoscenza e' un passo verso la verita.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione delle e sulle religioni?

- Vittorio Merlini: Le accoglie come tentativi umani di cercare la verita', anche se trascende le singole visioni.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione sull'educazione?

- Vittorio Merlini: La trasformazione principale avviene dentro l'uomo, nella sua capacita' di pensiero autonomo e di ricerca spirituale.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione sull'economia?

- Vittorio Merlini: Il lavoro per il pane e' il modo concreto per vivere la giustizia nei rapporti con gli altri e la natura.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione sul diritto e le leggi?

- Vittorio Merlini: Le supera perche' si pone in un'ottica non di vittoria ma di riconciliazione, dove si vince in due.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione sull'etica e sulla bioetica?

- Vittorio Merlini: La vita e' un mistero che va contemplato con grande rispetto.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione sulla scienza e la tecnologia?

- Vittorio Merlini: La zappa e' importante, ma ancor di piu' la mano e la mente che la maneggia.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione storica e alla pratica storiografica?

- Vittorio Merlini: Rileggere e riscrivere la storia a partire dagli ultimi.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Tra le tecniche deliberative nonviolente ha una grande importanza il metodo del consenso: come lo caratterizzerebbe?

- Vittorio Merlini: In famiglia non si vota per alzata di mano ma cercando il bene comune.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Tra le tecniche operative della nonviolenza nella gestione e risoluzione dei conflitti quali ritiene piu' importanti, e perche'?

- Vittorio Merlini: Il teatro, perche' mette in gioco,  aiuta l'osservazione, il distacco e quindi la ri-flessione.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come caratterizzerebbe la formazione alla nonviolenza?

- Vittorio Merlini: Imparare dalla vita, dalle persone che ci circondano e dai fatti quotidiani.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come caratterizzerebbe l'addestramento all'azione nonviolenta?

- Vittorio Merlini: Come allenamento, per imparare dai propri errori.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali mezzi d'informazione e quali esperienze editoriali le sembra che piu' adeguatamente contribuiscano a far conoscere o a promuovere la nonviolenza?

- Vittorio Merlini: Quelli che misurano le parole.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali esperienze in ambito scolastico ed universitario le sembra che piu' adeguatamente contribuiscano a far conoscere o a promuovere la nonviolenza?

- Vittorio Merlini: Quelle che incoraggiano gli esperimenti personali.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: I movimenti nonviolenti presenti in Italia danno sovente un'impressione di marginalita', ininfluenza, inadeguatezza; e' cosi'? E perche' accade? E come potrebbero migliorare la qualita', la percezione e l'efficacia della loro azione?

- Vittorio Merlini: Le profezie sono sempre scomode ed i profeti pochi. Occorre continuare con perseveranza, liberi dal successo e dall'insuccesso.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: I movimenti nonviolenti dovrebbero dotarsi di migliori forme di coordinamento? E se si', come?

- Vittorio Merlini: Curare l'essere, poi il fare.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: I movimenti nonviolenti dovrebbero dotarsi di ulteriori strumenti di comunicazione? E con quali caratteristiche?

- Vittorio Merlini: Curare la profondita' del dialogo.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e movimenti sociali: quali rapporti?

- Vittorio Merlini: I movimenti hanno bisogno della nonviolenza per agire la verita'.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e istituzioni: quali rapporti?

- Vittorio Merlini: Le istituzioni sono trasformate nel flusso della storia che va verso la nonviolenza.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e cultura: quali rapporti?

- Vittorio Merlini: Quando la cultura e' al servizio della verita'.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e forze politiche: quali rapporti?

- Vittorio Merlini: Quando il potere e' servizio e non dominio.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e organizzazioni sindacali: quali rapporti?

- Vittorio Merlini: La nonviolenza e' da sempre l'arma piu' forte del lavoratore.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e agenzie della socializzazione: quali rapporti?

- Vittorio Merlini: Quando si cura il dialogo profondo.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e pratiche artistiche: quali rapporti?

- Vittorio Merlini: Quello che le parole non sanno esprimere della nonviolenza l'arte puo' fare immaginare.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e amicizia: quale relazione? E come concretamente nella sua esperienza essa si e' data?

- Vittorio Merlini: L'amicizia si nutre di sincerita' e di rispetto, quindi di verita'. Le amicizie piu' sono  profonde piu' durano.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e percezione dell'unita' dell'umanità: quale relazione e quali implicazioni?

- Vittorio Merlini: La nonviolenza agisce nell'oggi questa unita'.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e politica: quale relazione?

- Vittorio Merlini: Cambiare se stessi cambia il mondo e viceversa.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e vita quotidiana: quale relazione?

- Vittorio Merlini: Non abbiamo altra vita che quella quotidiana.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e cura del territorio in cui si vive: quale relazione?

- Vittorio Merlini: Curare la terra e' curare se stessi.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e cura delle persone con cui si vive: quale relazione?

- Vittorio Merlini: Curare chi mi sta attorno e' curare se stessi.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: La nonviolenza dinanzi alla morte: quali riflessioni?

- Vittorio Merlini: La morte e' un passaggio, fa parte della vita.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali le maggiori esperienze storiche della nonviolenza?

- Vittorio Merlini: Quelle che hanno messo radici piu' profonde nell'animo di una comunita'.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quale e' lo stato della nonviolenza oggi nel mondo?

- Vittorio Merlini: Cresce ovunque, senza rumore.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quale e' lo stato della nonviolenza oggi in Italia?

- Vittorio Merlini: Ce ne e' piu' di quanta si veda in superficie.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: E' adeguato il rapporto tra movimenti nonviolenti italiani e movimenti di altri paesi? E come migliorarlo?

- Vittorio Merlini: Siamo nell'era della globalizzazione, a piccoli passi, anche per la nonviolenza.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quale le sembra che sia la percezione diffusa della nonviolenza oggi in Italia?

- Vittorio Merlini: E' qualcosa che cresce sotterraneo, e' percepita, anche se ancora non e' conosciuta ne' chiamata per nome.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali iniziative intraprendere perche' vi sia da parte dell'opinione pubblica una percezione corretta e una conoscenza adeguata della nonviolenza?

- Vittorio Merlini: Parlano piu' i comportamenti delle parole.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e intercultura: quale relazione?

- Vittorio Merlini: La verita' trascende le diverse culture; le rispetta e le mette in dialogo.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e conoscenza di se': quale relazione?

- Vittorio Merlini: Nei propri esperimenti quotidiani con la verita' uno conosce meglio se stesso.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e scienze umane: quale relazione?

- Vittorio Merlini: Conoscere l'uomo fa un servizio alla verita'.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e linguaggio (ed anche: nonviolenza e semiotica): quale relazione?

- Vittorio Merlini: Lo strumento per comunicare e' importante quanto il contenuto.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e stili di vita: quale relazione?

- Vittorio Merlini: La nonviolenza e' la continua ricerca del proprio stile di vita.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e critica dell'industrialismo: quali implicazioni e conseguenze?

- Vittorio Merlini: Al centro c'e' il denaro o l'uomo e l'ambiente?

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e rispetto per i viventi, la biosfera, la "madre terra": quali implicazioni e conseguenze?

- Vittorio Merlini: La terra puo' sopravvivere senza l'uomo, non viceversa.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza, compresenza, convivenza, scelte di vita comunitarie: quali implicazioni e conseguenze?

- Vittorio Merlini: La comunione e' un bisogno di tutti gli uomini, la comunita' e' uno strumento per realizzarlo.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza, riconoscimento dell'altro, principio responsabilita', scelte di giustizia, misericordia: quali implicazioni e conseguenze?

- Vittorio Merlini: La nonviolenza e' amore in azione.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e coscienza del limite: quali implicazioni e conseguenze?

- Vittorio Merlini: Il limite e' una sfida, una porta sul mistero.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza come cammino: in quale direzione?

- Vittorio Merlini: Domanda quotidiana che richiede una risposta quotidiana.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e internet: quale relazione? e quali possibilità?

- Vittorio Merlini: Che la quantita' delle relazioni non vada a scapito della profondita'.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Potrebbe presentare la sua stessa persona (dati biografici, esperienze significative, opere e scritti...) a un lettore che non la conoscesse affatto?

- Vittorio Merlini: Sposato con tre figli vivo del lavoro della terra. Abito in una comunita' cristiana di tre famiglie sull'Appennino modenese. Obiettore di coscienza al servizio e alle spese militari. Educatore di pace. Scrivo a matita... sul libro della mia vita.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: C'e' qualcosa che vorrebbe aggiungere?

- Vittorio Merlini: Abbiamo tutti tanto bisogno di silenzio e di rallentare...

 

6. LA NONVIOLENZA OGGI IN ITALIA. PAOLO ARENA E MARCO GRAZIOTTI INTERVISTANO GUALTIERO VIA

[Ringraziamo Paolo Arena (per contatti: paoloarena at fastwebnet.it) e Marco Graziotti (per contatti: graziottimarco at gmail.com) per averci messo a disposizione questa intervista a Gualtiero Via.

Per un profilo di Gualtiero Via si veda la risposta alla penultima domanda di questa intervista]

 

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come e' avvenuto il suo accostamento alla nonviolenza?

- Gualtiero Via: Cio' che mi ha fatto incontrare dei nonviolenti all'opera, e quindi accostare per gradi anche allo studio della nonviolenza, e' stata l'esperienza dei blocchi nonviolenti a Comiso, nell'estate 1982. Io allora ero nella Federazione giovanile comunista. Venivo da anni di attivismo politico nella "nuova sinistra", avevo da poco un incarico nella Fgci di Bologna in seguito alla confluenza nel Pci del Pdup, a cui ero iscritto. A Comiso di Bologna si era in parecchi, ma fui in particolare colpito da un gruppo, non particolarmente numeroso, ma bene organizzato e piuttosto coeso al suo interno: erano gli obiettori di coscienza e i volontari del Gavci (Gruppo Autonomo di Volontariato Civile in Italia), guidati da quella grande figura che era ed e' padre Angelo Cavagna. Ricordo che comprai un loro opuscoletto, che ho ancora, che spiegava e motivava la loro scelta: "Comiso, che scelta fanno i cristiani". Padre Angelo aveva proposto ai volontari in servizio al Gavci di discutere, alla luce del Vangelo, la scelta governativa di installare quei nuovi missili nucleari, e la risposta dei giovani fu che si trattava di una scelta da contestare. Da quella determinazione consegui' poi quella di partecipare al movimento contro il riarmo e ai blocchi nonviolenti che si stavano organizzando a Comiso.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali personalita' della nonviolenza hanno contato di piu' per lei, e perche'?

- Gualtiero Via: Come ho gia' detto, una di queste fu padre Angelo Cavagna. Poi ci fu Alberto L'Abate, che conobbi proprio a Comiso, e che mi sembro' subito una delle persone piu' autorevoli e preparate, e del quale poi lessi alcune opere. Ma ricordo anche Giuliano Pontara, che potei vedere circa in quegli stessi anni in un dibattito televisivo in cui discuteva con l'allora segretario della Cgil, Lama. Il dirigente sindacale trattava con sufficienza la nonviolenza, col tipico atteggiamento di chi non ha nulla da imparare da nessuno, mentre il professor Pontara senza farsi smontare spiegava con straordinaria padronanza e chiarezza perche' e come la nonviolenza fosse una realta', una possibilita' a disposizione. Inutile dire che chi mi convinse fu Pontara, Lama del resto gia' mi era poco simpatico anche prima.

Oltre a quelli che ho detto ci sono stati sia i padri fondatori che diversi ricercatori attuali, che cominciai a leggere: Gandhi ovviamente ma anche Jean-Marie Muller, Johan Galtung, Gene Sharp. Pure Ernesto Balducci per me fu molto importante, anche se i suoi interessi e la sua opera andavano al di la' dell'attenzione alle tematiche nonviolente strettamente intese. I convegni internazionali della sua rivista, "Testimonianze", che a quel tempo si tennero annualmente a Firenze (accomunati dal tema "Se vuoi la pace prepara la pace"), furono, e immagino non solo per me, uno stimolo intellettuale straordinario ed una bella occasione di incontri. Li' sentii parlare per la prima volta Galtung, per esempio. Un altro ricercatore che ritengo di grande livello e' Nanni Salio, che ho avuto la fortuna di sentire piu' volte.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali libri consiglierebbe di leggere a un giovane che si accostasse oggi alla nonviolenza? E quali libri sarebbe opportuno che a tal fine fossero presenti in ogni biblioteca pubblica e scolastica?

- Gualtiero Via: Credo che in ogni caso alcuni autori dovrebbero essere presenti in ogni biblioteca, e questi sono Mohandas Gandhi, Martin Luther King, Nelson Mandela, Giuliano Pontara, Johan Galtung, anche se mi rendo conto che gli ultimi due sono piu' teorici e non saranno mai - credo - scelti come protagonisti di film di successo. Devo subito aggiungere che credo nella nonviolenza piu' come pratica. Dico questo perche' per esempio a giudicare dai soli suoi libri, non so quanto si colga della grandezza e dell'importanza dell'opera di Pat Patfoort. Io ho avuto la possibilita' di partecipare ad alcuni suoi incontri, qui a Bologna, e solo cosi' mi sono reso conto delle intuizioni geniali con cui ha arricchito - cosi' credo - la teoria e pratica della nonviolenza. Ed e' possibile che qualcosa del genere valga anche per Lennart Parknas, che conosco meno, ma la cui intuizione sull'effetto controproducente causato da tanta "informazione" di base e "antagonista" e' a mio parere di importanza capitale.

Un altro libro che ho trovato di enorme interesse e' stato quello di Eknath Easwaran, Badshah Khan: il Gandhi musulmano.

Trovo di grande interesse anche il panorama, per cosi' dire, nordamericano, non solo Henry David Thoreau, ma anche il libertario Edgar Lee Masters (famosissimo, ma non so quanto meditato e compreso). E' un vero peccato che degli Stati Uniti sappiamo in realta' poco. C'e' stato un leader dei braccianti, mi pare si chiamasse Cesar Chavez, che ha organizzato i poveri latini della California con la nonviolenza negli anni Cinquanta e Sessanta, in qualche manuale viene citato fra gli esempi storici di lotte nonviolente moderne. Beh, qualche anno fa ho scoperto che questo Chavez era indicato come una delle figura di riferimento di Robert Kennedy, nel 1968, quando si candido' per le primarie democratiche (poco prima di essere ucciso). Se prendete il Dvd del film Bobby di E. Estevez, nei bonus trovate queste informazioni. Credo (dico credo perche' non ho condotto ricerche specifiche) che negli Usa la nonviolenza sia piu' intrecciata di quanto non sia avvenuto in Europa col pensiero e coi movimenti anarchici e libertari. Quindi, se le fonti a cui facciamo riferimento snobbano quei filoni di pensiero e di azione sociale (come e' spesso il caso), rischiamo di farci un sapere mutilo.

Una raccolta di testi che non ha ancora la circolazione che meriterebbe e' poi a mio avviso il carteggio Tolstoj-Gandhi. L'ha pubblicato il Mulino nell'85, curato se ben ricordo da Pier Cesare Bori e Gianni Sofri. L'idea della nonviolenza nasce in Gandhi in discreta misura dal confronto intellettuale con il vecchio Tolstoj (che credo morisse quello stesso anno, 1910).

Andando ancora piu' a ritroso, chi per primo introduce di fatto nel pensiero politico occidentale la nonviolenza (anche se non usa il termine, e parla di non collaborazione) e' un autore tuttora sconosciuto ai piu', Etienne De La Boetie, morto a soli 33 anni (1563) e ricordato da Montaigne, di cui era amico, nei suoi saggi. Il saggio di questo grande francese e' stato pubblicato col titolo Discorso sulla servitu' volontaria, bisogna cercarlo su internet perche' lo hanno sempre stampato editori minuscoli. La Boetie, nel suo breve ma geniale testo argomenta come anche il potere del monarca piu' terribile non si fondi su niente altro che sulla collaborazione, di fatto, di tutto il resto della popolazione. Ove mancasse quella collaborazione, il potere del sovrano si ridurrebbe a nulla. "Com'e' possibile che tanti uomini e popoli tollerino talvolta un solo tiranno, che non ha altro potere che quello che loro stessi gli danno?": cosi' si legge nella prima pagina. E' una lettura sempre attuale e preziosa, e mi fa piacere avere l'occasione di raccomandarla. Anche prima e dopo La Boetie abbiamo tracce di opzioni per la nonviolenza, ma sempre come scelta morale, qui abbiamo invece qualcosa di inedito: un pensiero critico che va a indagare le basi stesse del potere politico.

Un consiglio che comunque darei e' quello di non vedere la nonviolenza come una specie di sapere settario. La nonviolenza a mio parere e' stata una forza operante nella storia, ed e' nella storia che va collocata e vista all'opera. Anche opere di autori che col mondo della nonviolenza hanno poco a che fare possono aiutare a capire passaggi o personaggi cruciali. Se parliamo per esempio di Martin Luther King, una figura che anch'io (a costo di dire un'ovvieta') amo molto, devo dire che ho trovato prezioso il capitolo che viene dedicato alla sua attivita' nel bel libro di Christopher Lasch, Il paradiso in Terra.

Io vedo la nonviolenza come una delle manifestazioni che la forza della fede nella giustizia ha acquistato storicamente. Non dobbiamo fossilizzarci solo su chi si e' proclamato "nonviolento". Dobbiamo secondo me cercare le tracce di chi ha lottato per la giustizia, e soprattutto di chi lo ha saputo fare contando sulla sua fede nella forza della giustizia (che se chiamassimo "forza della parola", non diremmo una cosa poi molto diversa, credo). Non ci puo' essere giustizia al di fuori di un "logos" qualsivoglia (scritto o meno).

Da questo punto di vista puo' accadere che anche personaggi che con la nonviolenza strettamente intesa non abbiano nulla a che spartire siano capaci di dimostrare una fede nella giustizia esemplare. Mi viene in mente la bella storia di Dimitar Pesev, raccontata dal giornalista Gabriele Nissim in un suo importante libro. Pesev era un personaggio politico di spicco, vicepresidente del Parlamento, nella Bulgaria alleata dei nazisti. Pur non essendo ne' nonviolento ne' antinazista, quando pero' apprende che stanno per iniziare le deportazioni in Bulgaria, considera che alleanza non doveva significare servaggio, e che quelle persone che stavano per essere deportate erano prima di tutto, ebrei o no, suoi concittadini, bulgari, che la legge avrebbe dovuto tutelare. La cosa straordinaria e' che l'iniziativa quasi solitaria (ebbe pochi sostenitori fra gli altri parlamentari) di quest'uomo di destra, e il suo appellarsi al Re perche' si opponesse al potente alleato tedesco, ottennero successo. Nessun ebreo poterono deportare i nazisti dalla Bulgaria.

Parra' banale, ma anche il Nuovo Testamento, la parola di Gesu' Cristo, credo meriti una menzione, e non rituale. Magari, accanto alla Pacem in Terris di Giovanni XXIII (per esempio nell'edizione delle fiorentine Ecp del gia' citato Ernesto Balducci), e almeno a una biografia di San Francesco d'Assisi.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali iniziative nonviolente in corso oggi nel mondo e in Italia le sembrano particolarmente significative e degne di essere sostenute con piu' impegno?

- Gualtiero Via: Devo confessare che e' da alcuni anni che non seguo piu' le iniziative del mondo "nonviolento". Non si tratta solo del tempo, che da quando sono papa' e' molto meno. Ho perso quel po' di fiducia che avevo nella possibilita' dei "nonviolenti" di avere una qualche efficacia politica. Lo affermo con dispiacere, ma e' cosi'. Benche' pochissimi, anche i soli nonviolenti - o se si vuole, "amici della nonviolenza" - italiani non sono stati a tutt'ora in grado di unire le loro forze in qualche iniziativa di rilievo, capace di ottenere qualche riscontro. L'occasione grande che poteva essere rappresentata dal movimento contro la guerra fu sfruttata - a mio parere - solo in piccola parte, e quando quel movimento - come e' sempre avvenuto in passato e come e' fisiologico che avvenga per tutti i movimenti sociali di quel genere - si e' via via spento, poco se ne era saputo far lievitare.

La posizione per cui in un qualunque conflitto reale, sarebbe piu' importante fare "l'esame di nonviolenza" ai protagonisti piuttosto che cercare di guardare e capire in se' la natura dei conflitti e' a mio modo di vedere presuntuosa e sbagliata, e condanna all'inefficacia. So che quasi nessuno si riconosce in questa schematizzazione, ma a me pare che sia cio' che e' avvenuto e avviene. Temo di avervi in parte contribuito io stesso, se torno ai miei ultimi anni di impegno attivo, che si sono svolti nella Rete Lilliput, in cui ho avuto anche qualche incarico.

Posso dire i campi d'azione che a me parrebbero piu' urgenti, per motivi diversi: violenza e subordinazione verso le donne (dalla violenza diretta ed omicida a quella subdola dei media, ivi compreso Bruno Vespa allo Strega), immigrazione, islamofobia, sostegno alla resistenza del popolo palestinese. Il popolo palestinese e' vittima da oltre 60 anni di una condizione iniqua della quale non era e non e' colpevole, ma negli ultimi 5-10 anni i crimini che lo hanno colpito hanno visto una escalation inaudita, nella sostanziale cecita' o inerzia di quasi tutto l'Occidente, Di questo provo pena e vergogna piu' che di ogni altro crimine che avvenga nel nostro non sereno mondo di oggi. Sulla Palestina regnano da anni solo silenzio, menzogne o reticenze vergognose (come sui notiziari delle guerre contro il Sud del Libano - che non e' Palestina ma molti palestinesi ospita tuttora - e contro Gaza). Le sapienti, moderate parole di spiriti esemplari come il compianto Edward Said, la solidarieta' coraggiosa di quel cuore grande d'artista e di uomo che e' Barenboim possono essere citate occasionalmente da qualcuno per fare bella figura, ma nulla di sostanziale cambia, e la sudditanza della politica europea (e italiana in modo speciale) verso Israele ed i crimini dei suoi governi viene confermata, con l'appoggio solidale di "centrodestra" e "centrosinistra".

Tornando al tema, quelli che ho indicato sono, a mio avviso, quattro temi cruciali e attuali sui quali un patrimonio vivo di esperienze e di cultura diffusa, non succube alle ideologie di dominio, e' stato sperperato in modo clamoroso nei decenni, nell'indifferenza dei piu' e nella cecita' (o complicita'). Se mi soffermassi ad argomentare ciascuno dei punti andremmo fuori del seminato, ma ci tenevo almeno ad enunciare i temi, e a spendere una parola di piu' per la Palestina.

Il problema piu' vero ed urgente per me non e' "quanta nonviolenza" c'e' o non c'e' nelle lotte in atto o nella societa'. Il problema e' dove stia andando la nostra societa' (a partire da quella italiana), e io vedo almeno alcune derive molto preoccupanti. Scivolando lungo quelle derive la societa' italiana sta diventando ogni giorno un po' piu' razzista, un po' piu' sessista, piu' succube e gretta. Non dico che lo sia gia' in modo irrimediabile, dico che stando ai dati visibili appare esserlo ogni giorno un po' di piu'.

Questi a me paiono i dati da contrastare e su cui muoversi. Vedere tante persone dare per secondari questi problemi, o non vederli, o non lo so, e poi indignarsi o addirittura mobilitarsi perche' un personaggio televisivo presunto di sinistra rischia di non avere piu' la sua trasmissione ("sua"?) a me pare inconcepibile. E' da mentecatti - chiedo scusa. Come pure far risalire tutti i mali possibili ad un singolo capo politico (per quanto potente e poco edificante). Questa non e' intelligenza delle cose, e' autoconsolazione impotente.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: In quali campi ritiene piu' necessario ed urgente un impegno nonviolento?

- Gualtiero Via: Ripeto: violenza e subordinazione verso le donne (dalla violenza diretta ed omicida a quella subdola dei media, ivi compreso Bruno Vespa allo Strega), immigrazione, islamofobia, sostegno alla resistenza del popolo palestinese. Vedo necessario e urgente un impegno serio, civile, razionale, di persone di buon senso e ragionevoli, amanti della democrazia, conoscano o no, amino o no la nonviolenza. Sarebbe gia' piu' che abbastanza.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali centri, organizzazioni, campagne segnalerebbe a un giovane che volesse entrare in contatto con la nonviolenza organizzata oggi in Italia?

- Gualtiero Via: Ahime', non saprei (per i motivi gia' esposti). O meglio, potrei indicare alcuni piccoli centri, attivi da anni nei loro ambiti e con le loro risorse: Nanni Salio e il suo Centro Sereno Regis, Daniele Novara ed il suo Centro Psicopedagogico per la Pace, Monica Lanfranco e la sua attivita' sia di formatrice che di giornalista con la rivista "Marea", Luciani Capitini e le sue esperienze di mediazione sociale nonviolenta, padre Fabrizio Valletti e la sua preziosa attivita' con il Centro Hurtado in un luogo difficile come il quartiere Scampia a Napoli. Ma sono tutte iniziative piccole, se non "micro", o strettamente locali o piu' di formazione che di vera e propria azione politica. Se esistono iniziative di maggiore portata temo di non conoscerle (e puo' essere un limite mio, per carita'!).

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come definirebbe la nonviolenza, e quali sono le sue caratteristiche fondamentali?

- Gualtiero Via: Sarei presuntuoso (e un po' ridicolo) se pretendessi io di dire meglio di quanto e' stato detto gia' da persone come Gandhi o il reverendo King. Mi limito a sottolineare un aspetto dell'atteggiamento del "nonviolento" che secondo me si rischia sempre di lasciare in ombra, o di cancellare. Non ricordo chi dei maestri l'ha detto, ma il nonviolento "sa vedere nell'avversario di oggi il partner di domani".

Mandela, come e' noto, ha dato un esempio famoso di questa capacita'. Ma - se non pare una bizzarria - c'e' qualcosa di questa capacita' anche nel giudice Falcone, quando intuisce che Buscetta poteva diventare un alleato e un collaboratore prezioso.

Di questa capacita' di vedere lontano e di avere una fede cosi' forte nelle nostre posizioni temo che ben poche volte si sia stati capaci noi "amici della nonviolenza" attivi in Italia (se non a scala piu' o meno personale). Quando in questo spirito ci si e' saputi muovere e' difficile che non si sia costruito qualcosa.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Potrebbe presentare la sua stessa persona a un lettore che non la conoscesse affatto?

- Gualtiero Via: Mi chiamo Gualtiero Via, sono nato nel 1961 in Calabria ma sono cresciuto dai sette anni in poi fra Bologna (dove mi sono laureato e dove vivo e lavoro) e Budrio, dove ho fatto le scuole, fino al liceo. Ho iniziato a impegnarmi in politica molto presto, in seconda liceo, entrando nel "collettivo" studentesco (era il 1977). Presi parte a quel movimento, senza condividere le derive violente di alcune sue frange, per quanto forti (leggi "Autonomia operaia"). Ho conosciuto la nonviolenza qualche anno dopo, a Comiso, ma su questo ho gia' risposto. Nel 1985 sono entrato in contatto con il poeta e paroliere Roberto Roversi e con esperienze di "poesia militante" come "Lo Spartivento", che allora a Bologna non erano rare. Insieme a Roversi e ad altri ho dato vita a piccole riviste, fra l'88 il '92, quali "Opposizioni" e "Nunatak", che in ambito cittadino ebbero un loro piccolo seguito. Di li' a poco iniziai a scrivere storie in rima, piu' o meno nello stile dei vecchi cantastorie, e per alcuni anni le ho anche recitate in giro per l'Italia, in vari festival, e in qualche occasione anche all'estero. Negli stessi anni (1996-2000) ho anche avuto modo di organizzare spettacoli, sempre fra Bologna e provincia, per lo piu' nell'ambito dell'arte di strada. Mi sono laureato nel 1995 in Storia Contemporanea all'Universita' di Bologna e nel 2008 in Analisi dei conflitti in quella di Modena e Reggio Emilia. Sono stato iscritto a partiti e sindacati in passato ma non lo sono piu' da diversi anni. La scuola italiana, come e piu' dell'intera societa', ha un bisogno disperato - oltre che di giustizia - di meritocrazia. Ripeto: meritocrazia. I sindacati della scuola difendono il posto di lavoro a prescindere da tutto e tutti, sono un pantano totalmente corresponsabile dello stato comatoso di molta dell'istruzione pubblica in Italia. Ho fatto l'educatore nel settore dell'handicap per otto anni, a Bologna, e dal 1998 insegno italiano e storia nelle scuole superiori, sempre a Bologna (o in provincia). Sono sposato e padre di un bimbo e una bimba. Mi si puo' trovare, oltre che su Facebook, su aNobii e su Linkedin.

*

- Paolo Arena e Marco Graziotti: C'e' qualcosa che vorrebbe aggiungere?

- Gualtiero Via: Una postilla, credo doverosa. Ho scoperto la nonviolenza relativamente tardi, rispetto alla mia formazione politica. Come credo si sia capito, per me la nonviolenza e' sempre stata interessante innanzitutto sul piano dell'azione politica. Non e', per me, una "scelta di vita" radicale, com'e' stato ed e' per molti nonviolenti. E' stato un incontro - ed una scelta - razionale. Razionale e politica. A volte mi esprimo in modo che di nonviolento ha poco: spesso sbaglio, e potendo mi correggo. A volte invece credo che ci stia. In qualcuna delle risposte che ho dato mi esprimo in modo molto ruvido. Beh, credo che ci stia.

 

7. MAESTRE. EMILY DICKINSON: UNA VITA PLACCATA DI PENE

[Da Emily Dickinson, Tutte le poesie, Mondadori, Milano 1997, 2005, p. 903.

Emily Dickinson - poetessa imprescindibile - visse ad Amherst, Massachusetts, tra il 1830 e il 1886; molte le edizioni delle sue poesie disponibili in italiano con testo originale a fronte (tra cui quella integrale, a cura di Marisa Bulgheroni: Emily Dickinson, Tutte le poesie, Mondadori, Milano 1997, 2005; ma vorremmo segnalare anche almeno la fondamentale antologia curata da Guido Errante: Emily Dickinson, Poesie, Mondadori, Milano 1956, poi Guanda, Parma 1975, e Bompiani, Milano 1978; e la vasta silloge dei versi e dell'epistolario curata da Margherita Guidacci: Emily Dickinson, Poesie e lettere, Sansoni, Firenze 1961, Bompiani, Milano 1993, 2000); per un accostamento alla sua figura e alla sua opera: Barbara Lanati, Vita di Emily Dickinson. L'alfabeto dell'estasi, Feltrinelli, Milano 1998, 2000; Marisa Bulgheroni, Nei sobborghi di un segreto. Vita di Emily Dickinson, Mondadori, Milano 2002]

 

Una vita placcata di pene

d'oro e d'argento - distinte -

per provar nelle minime parti

che il minerale e' presente -

 

Quando un valore lotta - allora esiste -

una forza che affermera' se stessa

anche se il nulla le rovesci addosso

interi cataclismi -

 

8. APPELLI. PER SOSTENERE IL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Sostenere finanziariamente la segreteria nazionale del Movimento Nonviolento e' un buon modo per aiutare la nonviolenza in Italia.

Per informazioni e contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

9. STRUMENTI. "AZIONE NONVIOLENTA"

"Azione nonviolenta" e' la rivista del Movimento Nonviolento, fondata da Aldo Capitini nel 1964, mensile di formazione, informazione e dibattito sulle tematiche della nonviolenza in Italia e nel mondo.

Redazione, direzione, amministrazione: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

Per abbonarsi ad "Azione nonviolenta" inviare 30 euro sul ccp n. 10250363 intestato ad Azione nonviolenta, via Spagna 8, 37123 Verona.

E' possibile chiedere una copia omaggio, inviando una e-mail all'indirizzo an at nonviolenti.org scrivendo nell'oggetto "copia di 'Azione nonviolenta'".

 

10. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Riletture

- Elisabeth Burgos, Mi chiamo Rigoberta Menchu', Giunti, Firenze 1987, pp. XXIV + 304.

- Daniela Padoan, Le pazze. Un incontro con le Madri di Plaza de Mayo, Bompiani - Rcs Libri, Milano 2005, pp. 432.

 

11. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

12. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 348 del 19 ottobre 2010

 

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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