Telegrammi. 304



TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 304 del 5 settembre 2010
Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail:
nbawac at tin.it
 
Sommario di questo numero:
1. Oggi a Viterbo
2. Kavita N. Ramdas: Storia di Aisha
3. Paolo Arena e Marco Graziotti intervistano Luciano Benini
4. Enrico Peyretti: Difesa senza guerra (parte terza e conclusiva)
5. Per sostenere il Movimento Nonviolento
6. "Azione nonviolenta"
7. Segnalazioni librarie
8. La "Carta" del Movimento Nonviolento
9. Per saperne di piu'
 
1. INCONTRI. OGGI A VITERBO
 
Oggi, domenica 5 settembre 2010, con inizio alle ore 15,30, presso il centro sociale autogestito "Valle Faul" a Viterbo, si svolgera' il quarantesimo incontro di studio del percorso di formazione e informazione nonviolenta iniziato da alcuni mesi.
All'incontro partecipa il responsabile del Centro di ricerca per la pace di Viterbo.
Il centro sociale autogestito "Valle Faul" si trova in strada Castel d'Asso snc, a Viterbo.
L'iniziativa e' ovviamente aperta alla partecipazione di tutte le persone interessate.
 
2. MONDO. KAVITA N. RAMDAS: STORIA DI AISHA
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per averci messo a disposizione nella sua traduzione il seguente articolo di Kavita N. Ramdas apparso sull'"Huffington Post" nell'agosto 2010 col titolo “Violence against women is no rationale for militay violence”.
Kavita N. Ramdas e', come si definisce le stessa, "Presidente del 'Fondo globale per le donne', avvocata per i diritti umani, mamma"]

 

E' un'immagine che ti lacera dentro. Gli occhi di lei sono magnetici e coraggiosi, il suo viso brutalmente macellato. Questa e' la faccia di una ragazza afgana di nome Aisha, che e' stata assalita dalla sua stessa famiglia con il sostegno del locale comandante talebano, secondo quanto riportato dal magazine "Time" dell'8 agosto scorso.

Mi piacerebbe poter dire che tali immagini sono scioccanti e non usuali, che non ho mai visto tanta violenza inflitta ad un essere umano. Essendo qualcuno che ha passato 14 anni a dirigere una fondazione che ha come scopo l'avanzamento dei diritti umani delle donne, tuttavia, non posso dire questo. Ho incontrato donne con volti come quello di Aisha in Bangladesh, dove amanti o sposi gelosi hanno gettato acido sulle loro facce per sfregiarle in modo permanente. Ho parlato con donne mutilate degli arti dai “magnaccia” in Cambogia. Ho ascoltato le storie delle donne bosniache, le cui vagine sono state fatte a pezzi dai soldati che vi hanno inserito oggetti affilati e pistole. Conosco donne in India i cui corpi e i cui visi sono ammassi di carne bruciata perche' non avevano abbastanza dote.

E non occorre che usciate dal vostro paese per vedere tanta brutalita'. Lo scorso novembre ho incontrato una donna del Tennessee che l'ex marito ha picchiato con una sbarra di ferro sino a ridurla in fin di vita: le sue mascelle sono maciullate, il suo naso e' rotto, l'occhio sinistro e' cieco.

Ho visto le sofferenze di tutte queste donne e sono ispirata dalla loro resistenza. E mi causa sempre una profonda meraviglia la loro determinazione ad usare strategie nonviolente mentre lottano per assicurare un futuro differente a noi tutte. Spero di vedere un giorno i loro volti sorridenti e i loro trionfi su una copertina del "Time".

L'articolo dell'8 agosto suggerisce che gli Usa devono mantenere le loro forze militari in Afghanistan per proteggere le donne afgane dai talebani. Io sono dolorosamente consapevole delle condizioni in cui vivoni gli afgani, con meno di due dollari al giorno a disposizione e nel mezzo della violenza, pure non riesco a digerire questa fallace giustificazione per avere piu' guerra, piu' regime di occupazione, piu' militarizzazione. Fucili, soldati e presenza dell'esercito non aumentano la sicurezza. Al contrario, conducono a minor liberta' personale per donne e ragazze.

Questo e' per esempio molto chiaro ai genitori della ragazza dodicenne di Okinawa che fu stuprata dai marines statunitensi nel 1995. E' chiaro alle sopravvissute agli stupri dei “peacekeepers” delle Nazioni Unite. E' chiaro alle famiglie di tre donne soldato che sono state assassinate dai loro mariti o fidanzati parimenti nell'esercito a Fort Bragg, nella Carolina del Nord. Il quotidiano “The North Carolina Observer” ha messo giu' la questione senza fronzoli: “E' una discusssione vecchia. Addestriamo uomini, ed ora anche donne, a fare la guerra, poi ci scandalizziamo quando la fanno tra di loro”.

Le sofferenze di Aisha non sono collegate semplicemente ai talebani. Ci sono donne in ogni paese e continente che sono state battute, vendute, stuprate e mutilate in nome dell'onore, della religione e della tradizione. Il viso senza naso di Aisha non dovrebbe essere usato come simbolo della guerriglia talebana: e' invece il volto del patriarcato moderno, che continua a dominare nella maggior parte dei sistemi sociali e culturali mondiali. E' profondamente intessuto nelle societa' che esaltano violenza e patriottismo.

Le brutalita' subite da Aisha risalgono al 2003. I soldati statunitensi erano gia' in Afghanistan. La loro presenza non ha prevenuto l'abuso. Lo scorso anno, il governo Usa ha sostenuto un'iniziativa che ha triplicato i soldati nell'esercito della Repubblica democratica del Congo, portandoli a 60.000. Gli stupri di donne si sono triplicati nelle aree in cui i soldati sono stati stanziati. La connessione fra violenza contro le donne e militarizzazione e' ovvia.

Se l'intenzione del "Time" era di far luce sull'argomento tabu' della violenza contro le donne, con quell'immagine, io sono del tutto favorevole. Se da' inizio ad un dibattito nell'opinione pubblica sulla guerra silenziosa che il patriarcato fa a donne e bambine nelle loro stesse case, sui posti di lavoro, nelle strade e nelle basi militari, andiamo pure avanti. Se quella copertina ci aiuta a chiedere una politica estera statunitense che metta al suo centro la dignita' e l'umanita' delle donne, io saro' la prima a far festa.

Se questo paese fa sul serio nell'occuparsi delle radici che hanno causato ad Aisha l'essere sfigurata, si prenda l'impegno a fare della nonviolenza e del rispetto per le donne le componenti chiave della sua politica interna ed estera. Investiamo in diplomazia e diminuiamo le spese militari. Diciamo ai paese strettamente alleati, come Israele e l'Arabia Saudita: “Smetteremo di fornire aiuti se non avremo chiara evidenza che vi state muovendo verso l'eliminazione della violenza di genere e della discriminazione nelle vostre societa'”.

Facciamo in modo che il Senato ratifichi immediatamente la Convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione verso le donne (Cedaw). Facciamo in modo che gli Usa fungano da guida nel realizzare i diritti delle donne a casa propria, invece di invadere altre nazioni dove poi gli americani si sentono in diritto di moralizzare sulle “pratiche tribali”.

Aisha e' appena arrivata negli Usa per ricevere cure mediche, ed io spero che esse abbiano successo. Vorrei che vi fossero interventi medici atti a cambiare la mentalita' di coloro che continuano a credere che la violenza sia la sola risposta alla violenza.
 
3. LA NONVIOLENZA OGGI IN ITALIA. PAOLO ARENA E MARCO GRAZIOTTI INTERVISTANO LUCIANO BENINI

[Ringraziamo Paolo Arena (per contatti: paoloarena at fastwebnet.it) e Marco Graziotti (per contatti: graziottimarco at gmail.com) per averci messo a disposizione questa intervista a Luciano Benini.

Paolo Arena e Marco Graziotti fanno parte della redazione di "Viterbo oltre il muro. Spazio di informazione nonviolenta", un'esperienza nata dagli incontri di formazione nonviolenta che si svolgono settimanalmente a Viterbo.
Per un breve profilo di Luciano Benini si veda la risposta all'ultima domanda di questa intervista]
 
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come e' avvenuto il suo accostamento alla nonviolenza?
- Luciano Benini: Nel 1976, a 21 anni, andai al primo incontro per costituire la sede Mir (Movimento Internazionale della Riconciliazione) di Padova, citta' dove allora studiavo.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali personalita' della nonviolenza hanno contato di piu' per lei, e perche'?
- Luciano Benini: Localmente coloro che prima di me aveva avvicinato la nonviolenza (Tonino Drago, Pietro Pinna, Beppe Marasso): mi affascinavano le loro parole e soprattutto le loro scelte di vita cosi' diverse dagli "opposti estremismi" di allora.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali libri consiglierebbe di leggere a un giovane che si accostasse oggi alla nonviolenza? E quali libri sarebbe opportuno che a tal fine fossero presenti in ogni biblioteca pubblica e scolastica?
- Luciano Benini: L'elenco sarebbe lungo, ma citerei: la Bibbia;

Lanza del Vasto, Che cos'e' la nonviolenza, Jaca Book; Susan George, Come muore l'altra meta' del mondo, Feltrinelli; AA. VV., Contro al fame cambia la vita, Emi;Club di Roma, I limiti dello sviluppo, Mondadori; Pax Christi, Diritti umani: rapporto dalla missione in America Centrale; Francesco Gesualdi, Economia: conoscere per scegliere, Lef; Amory B. Lovins, Energia dolce. Una scelta coerente per il futuro, Bompiani; Robert Jungk, Gli apprendisti stregoni: storia degli scienziati atomici, Einaudi; Focsiv, Gli otto miti della fame; Y. De Broucker, Helder Camara: la violenza di un pacifico, Citta' Nuova; Johan Galtung, I blu e i rossi, i verdi e i bruni, Centro di docuentazione "D. Sereno Regis"; Luigi Bettazzi, Il cristiano e la pace, Ldc; Angelo Cavagna e G. Mattai (a cura di), Il disarmo e la pace, Edb; Aldo Capitini, Il potere di tutti, La Nuova Italia; Lev Tolstoj, Il regno di Dio e' in voi, Manca; Jean Marie Muller, Il vangelo della nonviolenza, Lanterna; G. Houver, Jean e Hildegard Goss: la nonviolenza e' la vita, Cittadella; Theodor Ebert, La Difesa popolare nonviolenta, Edizioni Gruppo Abele; H. Caldicott, La follia nucleare: le centrali e gli armamenti, Red; Mohandas K. Gandhi, La mia vita per la liberta', Newton Compton; Jean e Hildegard Goss, La nonviolenza evangelica, La Meridiana; Paulo Freire, La pedagogia degli oppressi, Mondadori; Antonino Drago, Le due opzioni. Una storia popolare della scienza, La Meridiana; Lorenzo Milani, L'obbedienza non e' piu' una virtu', Movimento Nonviolento; R. Petraglio, Obiezione di coscienza, Edb;Primo Mazzolari, Tu non uccidere, La Locusta; Aldo Capitini, Teoria della nonviolenza, Movimento Nonviolento; Mohandas K. Gandhi, Teoria e pratica della nonviolenza, Einaudi.
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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali iniziative nonviolente in corso oggi nel mondo e in Italia le sembrano particolarmente significative e degne di essere sostenute con piu' impegno?
- Luciano Benini: Negli ultimi anni c'e' stato qualcosa di molto importante in Kossovo, in Palestina, in Sudafrica. In Italia la campagna di obiezione alle spese militari e per la Difesa popolare nonviolenta e' stata importantissima. Oggi mi sembrano molto importanti le iniziative per una economia nonviolenta.
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- Paolo Arena e Marco Graziotti: In quali campi ritiene piu' necessario ed urgente un impegno nonviolento?
- Luciano Benini: Giustizia, pace, salvaguardia del creato.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali centri, organizzazioni, campagne segnalerebbe a un giovane che volesse entrare in contatto con la nonviolenza organizzata oggi in Italia?
- Luciano Benini: Certamente il Mir (Movimento Internazionale della Riconciliazione) e il Movimento Nonviolento, che sono i due movimenti storici della nonviolenza in Italia. Ma anche Pax Christi, in ambito cattolico, che negli ultimi anni ha fatto una netta scelta di nonviolenza.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come definirebbe la nonviolenza, e quali sono le sue caratteristiche fondamentali?
- Luciano Benini: La scelta, personale e collettiva e dunque politica, di rinunciare alla violenza, e quindi alla somma violenza che sono gli eserciti, per affrontare i conflitti con il dialogo, la sopportazione, la capacita' di assumere su di se' parte del peso della soluzione.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e femminismo?
- Luciano Benini: Nessuno in particolare.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza ed ecologia?
- Luciano Benini: Molti. La nonviolenza matura ha gia' da tempo messo assieme la questione della giustizia planetaria, la questione della pace e degli armamenti e la questione ecologica: sono tre facce dello stesso problema, quello di riuscire a vivere su questa terra come una unica famiglia umana.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza, impegno antirazzista e lotta per il riconoscimento dei diritti umani di tutti gli esseri umani?
- Luciano Benini: Vedi sopra.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e lotta antimafia?
- Luciano Benini: Vedi sopra.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e lotte del movimento dei lavoratori e delle classi sociali sfruttate ed oppresse?

- Luciano Benini: Vedi sopra.
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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e lotte di liberazione dei popoli oppressi?

- Luciano Benini: Vedi sopra.
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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e pacifismo?

- Luciano Benini: Vedi sopra.
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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e antimilitarismo?

- Luciano Benini: Vedi sopra.
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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e disarmo?

- Luciano Benini: Vedi sopra.
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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e diritto alla salute e all'assistenza?
- Luciano Benini: La scelta nonviolenta abbraccia ogni aspetto della vita umana. Salute e assistenza, per chi abbraccia la nonviolenza, non solo vengono prima di molte altre cose inutili per cui i governi spendono montagne di soldi, ma vanno affrontate riducendo al minimo la violenza e nel massimo rispetto della dignita' umana.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e psicoterapie?

- Luciano Benini: Non saprei.
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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e informazione?

- Luciano Benini: Se ci fosse una informazione decente, la nonviolenza avrebbe molto più ascolto. L'informazione, poi, e' spesso violenta nei confronti dei piu' deboli.
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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione filosofica?
- Luciano Benini: Un grande contributo, molto innovativo e diverso dalla filosofia tradizionale. Il pensiero nonviolento ha senza dubbio la dignita' e la forza della filosofia, anche se ancora fa fatica ad essere introdotto nelle scuole pubbliche.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione delle e sulle religioni?
- Luciano Benini: Mi limito alla mia, quella cristiana. La nonviolenza e' l'essenza della fede cristiana. Gandhi riteneva il Vangelo il più grande e importante libro di nonviolenza, e si stupiva, giustamente, di come i seguaci di quel libro e del suo protagonista, Gesu', fossero stati nel corso della storia cosi' lontani da quello straordinario insegnamento.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione sull'educazione?
- Luciano Benini: Il libro di Paulo Freire, che ho citato come essenziale per la nonviolenza, e' uno splendido esempio del rapporto fra nonviolenza ed educazione: la nonviolenza si impara.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione sull'economia?
- Luciano Benini: Oggi la massima violenza si esercita attraverso l'economia, una economia di ingiustizia per la cui difesa si scatenano le guerre. Dunque il rapporto e' strettissimo. Una economia nonviolenta si pone come obiettivo non il profitto di pochi ma il bene comune, un giusto equilibrio con le risorse del pianeta e la salvaguardia del creato.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione sul diritto e le leggi?
- Luciano Benini: Diritto e leggi sono conseguenza della visione del mondo che si ha: per cui la scelta nonviolenta porta ad una profonda modifica delle leggi nella direzione delle cose dette sopra.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione sull'etica e sulla bioetica?
- Luciano Benini: L'apporto principale non e' tanto operativo quanto di principio: in ogni decisione e scelta etica e di bioetica, sempre prima il piu' debole, il rispetto della dignita' umana, il bene comune.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione sulla scienza e la tecnologia?
- Luciano Benini: Il Iibro citato sopra di Tonino Drago sviluppa proprio questo rapporto: scienza e tecnica per una societa' nonviolenta o per la difesa degli interessi forti?

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione storica e alla pratica storiografica?
- Luciano Benini: Riscrivere la storia dalla parte dei perdenti, di quelli che si son rifiutati di fare le guerre, di chi ha subito la violenza del potere.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Tra le tecniche deliberative nonviolente ha una grande importanza il metodo del consenso: come lo caratterizzerebbe?
- Luciano Benini: In ogni confronto umano nessuno ha completamente ragione e nessuno ha completamente torto: se si usa la violenza prevale non la tesi migliore, quella che farebbe fare un passo avanti all'umanita', ma semplicemente quella che e' sostenuta da piu' violenza o da piu' forza militare. Il metodo del consenso cerca di mettere assieme le ragioni delle varie parti in conflitto, ed ha dunque piu' possibilita' di far prevalere il bello e il buono.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Tra le tecniche operative della nonviolenza nella gestione e risoluzione dei conflitti quali ritiene piu' importanti, e perche'?
- Luciano Benini: La capacita' di assumere su di se' parte del peso della soluzione del conflitto: cio' non solo da' credibilita' alla propria posizione, ma aiuta a trovare una soluzione che non umili nessuno, in cui nessuno sia sconfitto e azzerato.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come caratterizzerebbe la formazione alla nonviolenza?
- Luciano Benini: Una lunga educazione a credere nel perdono, nelle ragioni dell'altro, nel prendere su di se' parte dei pesi del conflitto.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come caratterizzerebbe l'addestramento all'azione nonviolenta?
- Luciano Benini: Riuscire a mettere in pratica azioni di disobbedienza civile, di boicottaggio, di sabotaggio, senza infliggere violenza alle persone, senza odiare, accettando di pagare di persona per quello che si fa.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali mezzi d'informazione e quali esperienze editoriali le sembra che piu' adeguatamente contribuiscano a far conoscere o a promuovere la nonviolenza?
- Luciano Benini: La questione dell'informazione oggi e' molto complessa: certamente le riviste di area hanno garantito un dibattito ed una diffusione delle idee nonviolente, ma oggi la grande informazione passa in televisione. Dunque le azioni nonviolente, le scelte di vita alternativa, le manifestazioni, svolgono un ruolo essenziale nel far crescere il rispetto e la conoscenza della nonviolenza.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali esperienze in ambito scolastico ed universitario le sembra che piu' adeguatamente contribuiscano a far conoscere o a promuovere la nonviolenza?
- Luciano Benini: I corsi universitari promossi negli ultimi anni mi sembrano un importante contributo di conoscenza e di dibattito scientifico. Anche le Scuole di pace e le scuole per la pace sono due strumenti importanti che hanno fatto conoscere la nonviolenza nell'ambito dell'istruzione.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: I movimenti nonviolenti presenti in Italia danno sovente un'impressione di marginalita', ininfluenza, inadeguatezza; e' cosi'? E perche' accade? E come potrebbero migliorare la qualita', la percezione e l'efficacia della loro azione?
- Luciano Benini: Certamente vi sono responsabilita' all'interno dei movimenti, di scarsa unita', di incostanza nell'azione, ma non ci si puo' dimenticare che il sistema della violenza puo' contare su piu' di mille miliardi di euro all'anno e centinaia di milioni di persone ben pagate, mentre la nonviolenza poggia ancora sull'impegno volontario.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: I movimenti nonviolenti dovrebbero dotarsi di migliori forme di coordinamento? E se si', come?
- Luciano Benini: Senz'altro sarebbe utile coordinarsi per non disperdere le forze a disposizione e mettere in campo azioni e strategie comuni. Sono anni che ci proviamo, con scarsi risultati, ma occorre insistere.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: I movimenti nonviolenti dovrebbero dotarsi di ulteriori strumenti di comunicazione? E con quali caratteristiche?
- Luciano Benini: Azioni e strategie comuni portano anche a forme e strumenti di comunicazione comuni.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e movimenti sociali: quali rapporti?
- Luciano Benini: Quello di riuscire a far passare l'idea, nei movimenti sociali, che non si puo' affrontare il potere con le sue armi, cioe' con la violenza, ma tramite la nonviolenza, perche' altrimenti la gente comune non partecipa ai cambiamenti e alle lotte.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e istituzioni: quali rapporti?
- Luciano Benini: Oggi il rapporto e' conflittuale, perche' le istituzioni sono quasi sempre e quasi tutte violente. In prospettiva la nonviolenza deve penetrare ogni aspetto delle istituzioni.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e cultura: quali rapporti?
- Luciano Benini: La cultura e' da sempre impregnata di pregiudizi favorevoli agli eserciti, alla violenza del potere, alla inefficacia della nonviolenza: e' una cultura da trasformare profondamente.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e forze politiche: quali rapporti?
- Luciano Benini: Le forze politiche, in quanto istituzioni e in quanto forme di potere, sono soggette a quanto detto sopra, anche se qualche forza politica ha provato ad assumere la nonviolenza come scelta strategica di fondo (soprattutto i Verdi all'inizio della loro storia politica, in Italia all'inizio degli anni '90).

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e organizzazioni sindacali: quali rapporti?
- Luciano Benini: Stessa cosa dette per le forze politiche. La Fiom-Cgil provo', molti anni fa, a rompere il ricatto dell'occupazione nel settore dell'industria bellica, ma in generale anche il sindacato sceglie la nonviolenza come tattica ma quasi mai come strategia.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e agenzie della socializzazione: quali rapporti?

- Luciano Benini: Anche per le associazioni sociali vale quanto detto per i sindacati.
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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e pratiche artistiche: quali rapporti?
- Luciano Benini: Non saprei.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e amicizia: quale relazione? E come concretamente nella sua esperienza essa si e' data?
- Luciano Benini: Non necessariamente l'amicizia passa tramite una comune scelta nonviolenta, ma se questa scelta comune c'e' l'amicizia ne esce fortemente rafforzata e cresce la stima reciproca.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e percezione dell'unita' dell'umanita': quale relazione e quali implicazioni?
- Luciano Benini: Fondamentale: la scelta strategica della nonviolenza si basa sulla convinzione di appartenere all'unica famiglia umana.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e politica: quale relazione?
- Luciano Benini: La nonviolenza e' necessariamente politica in quanto non si limita a scelte personali private ma agisce per trasformare la societa' in tutti i suoi aspetti.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e vita quotidiana: quale relazione?
- Luciano Benini: Fondamentale: non si puo' aspettare la rivoluzione nonviolenta, occorre farla tutti giorni tramite le scelte personali.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e cura del territorio in cui si vive: quale relazione?
- Luciano Benini: La nonviolenza agisce anche sulle scelte nei confronti del territorio e dell'ambiente: la terra ci e' affidata dai nostri figli e dobbiamo restituirla loro integra nelle sue potenzialita'.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e cura delle persone con cui si vive: quale relazione?
- Luciano Benini: La nonviolenza parte dalla tipologia di rapporti che instauro con le persone con le quali vengo a contatto quotidianamente: dunque la cura delle persone e' una sorta di verifica continua di quanto sono capace di camminare sulla via della nonviolenza.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: La nonviolenza dinanzi alla morte: quali riflessioni?
- Luciano Benini: La nonviolenza ti porta a costruire un rapporto sereno con la tua morte e con quella degli altri. Ma qui e' soprattutto la fede che agisce.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali le maggiori esperienze storiche della nonviolenza?
- Luciano Benini: Gandhi e l'India e il Sudafrica, il Kossovo, resistenze nonviolente al nazifascismo, Martin Luther King e la liberazione dei neri, le obiezioni di coscienza al militare.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quale e' lo stato della nonviolenza oggi nel mondo?
- Luciano Benini: Quello di un seme che lentamente ed inevitabilmente cresce e si diffonde.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quale e' lo stato della nonviolenza oggi in Italia?
- Luciano Benini: Quello di un seme che lentamente ed inevitabilmente cresce e si diffonde.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: E' adeguato il rapporto tra movimenti nonviolenti italiani e movimenti di altri paesi? E come migliorarlo?
- Luciano Benini: E' molto difficile, anche se in occasione di grandi campagne internazionali ci sono importanti sinergie e collaborazioni.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quale le sembra che sia la percezione diffusa della nonviolenza oggi in Italia?
- Luciano Benini: Una cosa bella e desiderabile ma scarsamente efficace e difficile da praticare a livello pubblico.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali iniziative intraprendere perche' vi sia da parte dell'opinione pubblica una percezione corretta e una conoscenza adeguata della nonviolenza?
- Luciano Benini: Mettere in atto azioni e stili di vita efficaci che dimostrino che la nonviolenza e' possibile ed efficace.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e intercultura: quale relazione?
- Luciano Benini: La nonviolenza non e' legata ad una cultura particolare, e' stata applicata all'India di Gandhi come agli Stati Uniti di Martin Luther King. Dunque e' interculturale, e questo e' un gande vantaggio perche' in genere i grandi pensieri politici e filosofici sono legati ad una precisa cultura.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e conoscenza di se': quale relazione?
- Luciano Benini: La nonviolenza e' anche azione quotidiana su di se', per fare ogni giorno qualche passo avanti: dunque conoscersi, comprendere i propri limiti, i propri difetti e le proprie capacita' e' molto importante.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e scienze umane: quale relazione?
- Luciano Benini: Non saprei, se non che la nonviolenza e' una visione a 360 gradi del mondo e quindi ogni aspetto ne viene coinvolto.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e linguaggio (ed anche: nonviolenza e semiotica): quale relazione?
- Luciano Benini: Non saprei se non che la nonviolenza e' una visione a 360 gradi del mondo e quindi ogni aspetto ne viene coinvolto.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e stili di vita: quale relazione?
- Luciano Benini: Fondamentale: non si puo' aspettare la rivoluzione nonviolenta, occorre farla tutti giorni tramite le scelte personali.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e critica dell'industrialismo: quali implicazioni e conseguenze?
- Luciano Benini: La nonviolenza e' stata la prima a criticare l'industrialismo del mondo capitalista e di quello comunista (vedi il libro citato
di Johan Galtung, I blu e i rossi, i verdi e i bruni) in quanto violento nei confronti delle persone (operai), distruttore dell'ambiente e produttore di profonde ingiustizie sociali.
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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e rispetto per i viventi, la biosfera, la "madre terra": quali implicazioni e conseguenze?
- Luciano Benini: La nonviolenza agisce anche sulle scelte nei confronti del territorio e dell'ambiente: la terra ci e' affidata dai nostri figli e dobbiamo restituirla loro integra nelle sue potenzialita'.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza, compresenza, convivenza, scelte di vita comunitarie: quali implicazioni e conseguenze?
- Luciano Benini: Tutto cio' che e' collettivo e non individuale (scelte di vita comunitarie, cooperazione, compartecipazione degli operai alla conduzione delle aziende, ecc.) va nella direzione giusta della nonviolenza.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza, riconoscimento dell'altro, principio responsabilita', scelte di giustizia, misericordia: quali implicazioni e conseguenze?
- Luciano Benini: Da tutto quanto detto sin d'ora e' evidente che la nonviolenza implica strettamente riconoscimento dell'altro, principio responsabilita', scelte di giustizia, misericordia.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e coscienza del limite: quali implicazioni e conseguenze?
- Luciano Benini: La nonviolenza e' il contrario dell'onnipotenza: sentirsi parte della medesima famiglia umana e custode di tutta la creazione implica il riconoscimento del proprio limite personale e come specie.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza come cammino: in quale direzione?
- Luciano Benini: La nonviolenza e' cammino: non si "e'" nonviolenti, si cammina verso, si fanno esperimenti di nonviolenza.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e internet: quale relazione? e quali possibilita'?
- Luciano Benini: Una grande potenzialita', una grande occasione di democrazia: ma resta sempre uno strumento, da usare bene o male.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Potrebbe presentare la sua stessa persona (dati biografici, esperienze significative, opere e scritti...) a un lettore che non la conoscesse affatto?

- Luciano Benini: Laureato in Fisica all’Universita' di Padova. Specializzato in Fisica Sanitaria all’Universita' di Milano. Attualmente responsabile del Servizio Radiazioni/Rumore del Dipartimento Arpam di Pesaro.

Impegno politico: ondatore nel 1984 di una delle prime Liste Verdi italiane, quella di Trieste. Consigliere comunale a Muggia (Trieste) nel 1989. Promotore dell’iniziativa politica “Progetto per Fano” nel 1991. Assessore alle politiche sociali e giovanili del Comune di Fano dal 1995 al 1999. Consigliere comunale per i Verdi a Fano dal 1999 al 2004. Consigliere comunale per la lista civica “Bene Comune” a Fano dal 2009 ad oggi.

Impegno sociale e per la pace: fondatore, nel 1976, della sede Mir - Movimento Internazionale della Riconciliazione - di Padova (il Mir e' il movimento di Martin Luther King, Albert Schweitzer, Adolfo Perez Esquivel, Rigoberta Menchu' e altri quattro premi Nobel per la pace). Segretario nazionale del Mir dal 1983 al 1993 e dal 2001 al 2002. Vicepresidente nazionale del Mir dal 1996 al 1998 e dal 2005 al 2008. Presidente Nazionale del Mir dal 1999 al 2001. Promotore delle prime lotte antinucleari in Italia nel 1976. Fondatore della Comunita' Emmaus (quelle dell’Abbe' Pierre) di Padova nel 1978. Promotore delle iniziative nonviolente contro i missili nucleari a Comiso all’inizio degli anni ’80. Promotore della campagna nazionale di obiezione di coscienza alle spese militari nel 1981. Fondatore e presidente della Commissione Giustizia e Pace della Diocesi di Trieste nel 1987. Promotore del Commercio Equo e Solidale nel Friuli Venezia Giulia, 1985, e poi a Fano, nel 1990. Ideatore e promotore della Scuola di Pace del Comune di Fano nel 1998. Ideatore e promotore del centro di documentazione ed iniziative “Equilibri” del Comune di Fano nel 1998. Ideatore e responsabile della Scuola di Pace della diocesi di Fano, Fossombrone, Cagli e Pergola dal 2004 ad oggi. Ideatore e responsabile del centro di documentazione “Sala della Pace” della Caritas di Fano. Membro fondatore del Coordinamento Regionale per la Pace delle Marche. Nel 1994 ho ricevuto il ministero di Lettore nella diocesi di Fano.

 
4. MATERIALI. ENRICO PEYRETTI: DIFESA SENZA GUERRA. BIBLIOGRAFIA STORICA DELLE LOTTE NONARMATE E NONVIOLENTE (PARTE TERZA E CONCLUSIVA)
[Riproponiamo ancora una volta questa fondamentale bibliografia ragionata sulle lotte nonarmate e nonviolente scritta da Enrico Peyretti (per contatti: e.pey at libero.it), nella versione aggiornata del 14 novembre 2004 (ma vi sono aggiornamenti successivi, richiedibili all'autore).
Enrico Peyretti (1935) e' uno dei maestri della cultura e dell'impegno di pace e di nonviolenza; ha insegnato nei licei storia e filosofia; ha fondato con altri, nel 1971, e diretto fino al 2001, il mensile torinese "il foglio", che esce tuttora regolarmente; e' ricercatore per la pace nel Centro Studi "Domenico Sereno Regis" di Torino, sede dell'Ipri (Italian Peace Research Institute); e' membro del comitato scientifico del Centro Interatenei Studi per la Pace delle Universita' piemontesi, e dell'analogo comitato della rivista "Quaderni Satyagraha", edita a Pisa in collaborazione col Centro Interdipartimentale Studi per la Pace; e' membro del Movimento Nonviolento e del Movimento Internazionale della Riconciliazione; collabora a varie prestigiose riviste. Tra le opere di Enrico Peyretti: (a cura di), Al di la' del "non uccidere", Cens, Liscate 1989; Dall'albero dei giorni, Servitium, Sotto il Monte 1998; La politica e' pace, Cittadella, Assisi 1998; Per perdere la guerra, Beppe Grande, Torino 1999; Dov'e' la vittoria?, Il segno dei Gabrielli, Negarine (Verona) 2005; Esperimenti con la verita'. Saggezza e politica di Gandhi, Pazzini, Villa Verucchio (Rimini) 2005; e' disponibile nella rete telematica la sua fondamentale ricerca bibliografica Difesa senza guerra. Bibliografia storica delle lotte nonarmate e nonviolente, ricerca di cui una recente edizione a stampa e' in appendice al libro di Jean-Marie Muller, Il principio nonviolenza, Plus, Pisa 2004 (libro di cui Enrico Peyretti ha curato la traduzione italiana), e che e stata piu' volte riproposta anche su questo foglio; vari suoi interventi (articoli, indici, bibliografie) sono anche nei siti: www.serenoregis.org, www.cssr-pas.org, www.ilfoglio.info e alla pagina web http://db.peacelink.org/tools/author.php?l=peyretti Un'ampia bibliografia degli scritti di Enrico Peyretti e' in "Voci e volti della nonviolenza" n. 68]
 
Parte seconda. Opere sulla Resistenza al nazifascismo
Si vedano anche i riferimenti alla Resistenza compresi nelle opere elencate nella prima parte di questa bibliografia.
* 1. Le prime ricerche in Italia sulle forme nonarmate di resistenza europea tra il 1940 e il 1945, compaiono in quella piu' ampia serie di scritti storici, teorici, strategici, che sono i Quaderni della Difesa Popolare Nonviolenta, pubblicati fin dal 1978 a cura di IPRI (Italian Peace Research Institute), LOC (Lega Obiettori di Coscienza), MIR (Movimento Internazionale della Riconciliazione), con la collaborazione di altro volontariato culturale di pace, in parte ripubblicati come Quaderni di Azione Nonviolenta (la rivista del Movimento Nonviolento, fondata da Aldo Capitini nel 1964), e poi, dal 1990 circa, pubblicati dalla Editrice La Meridiana, di Molfetta, del Movimento Pax Christi. Sono ormai usciti quasi trenta titoli, tutti in veste grafica molto semplice. I quaderni che documentano i casi storici piu' chiari nel periodo qui considerato sono:
- n. 1, M. Skodvin, Resistenza nonviolenta in Norvegia sotto l'occupazione tedesca, Napoli 1978 e Perugia 1979. Gli insegnanti norvegesi compatti si oppongono al programma del governo collaborazionista Quisling di nazificazione della scuola e lo frustrano completamente. Il governo deve ricondurli dalla deportazione e ammettere la sconfitta.
- n. 3, J. Bennet, La resistenza contro l'occupazione tedesca in Danimarca, Napoli 1978 e Perugia 1979. Oltre il 90% dei 7.000 ebrei danesi furono salvati dai connazionali grazie ad un'azione compatta e organizzata.
- n. 10, S. Piziali, Resistenza non armata nella bergamasca, 1943-1945, Padova 1984.
- n. 18, R. Barbiero, Resistenza nonviolenta a Forli', Molfetta 1992.
* 2. Jacques Semelin, Senz'armi di fronte a Hitler. La resistenza civile in Europa 1939-1943, Sonda, Torino-Milano 1993 (Payot, Paris 1989). Il lavoro si limita al periodo 1939-1943 allo scopo di illustrare le sole forme di lotta nonarmata autonome dalla lotta armata, e non quelle successive, combinate con questa. Studiando le forme sociali della resistenza nonarmata al nazismo in tutti i paesi occupati e nella stessa Germania, ne realizza la raccolta storica finora piu' ampia. L'edizione italiana contiene anche due appendici, una di Stefano Piziali, Commento bibliografico. La resistenza nonarmata in Italia (pp. 227-234) e una mia (che successivamente ho molto riveduto e corretto in un testo inedito), Un caso italiano: lo sciopero come strumento di lotta (pp. 235-240), con un contributo di Sergio Albesano, sugli scioperi operai del '43 e '44 in Italia, trascurati da Semelin.
* 3. Il Centro Studi Difesa Civile (via della Cellulosa 112, 00166 Roma, tel. 0661550768) ha organizzato alcuni convegni di cui gli atti sono pubblicati e disponibili:
- La lotta nonarmata nella Resistenza, Roma, ottobre 1993, (contributi di Giannini, Parisella, Drago, Zerbino, Albesano, Vaccaro, Marescotti ed altri);
- La Resistenza nonarmata, Roma, novembre 1994, patrocinato dal Comitato nazionale per il cinquantennale della Resistenza e della guerra di liberazione (contributi di Zerbino, Giannini, Parisella, Drago, Semelin, Klinkhammer, Peyretti, L'Abate, Menapace, Giuntella, ed altri). Atti pubblicati in La Resistenza nonarmata, a cura di G. Giannini, Sinnos, Roma 1995.
- L'opposizione popolare al fascismo, Roma, ottobre 1995. Atti pubblicati con lo stesso titolo, a cura di G. Giannini, Edizioni Qualevita, Torre dei Nolfi (Aq) 1996.
- Sull'esperienza di resistenza non armata all'occupazione e ai soprusi dell'esercito tedesco, da parte di centinaia di persone nella tenuta Tor Mancina, a 30 km da Roma, dal settembre 1943 al giugno 1944, e' possibile leggere la testimonianza, di cui possiedo il testo, resa dal cav. Paolo Sabbetta (e-mail: paolosabbetta at libero.it).
4. G. Giannini, La resistenza nonarmata nella lotta al nazifascismo, in "Bozze 94", n.2/1994, pp. 77-84.
5. Jean-Marie Muller, Desobeir a' Vichy, La resistance civile de fonctionnaires de police, Presses Universitaires de Nancy, 1994. Nella collaborazione data ai nazisti dalla polizia francese della Francia occupata nel perseguitare gli ebrei, ci furono significative disobbedienze.
6. Nell'aprile 1995 ho presentato gli studi disponibili a quella data in una relazione su La resistenza civile nelle ricerche storiche, pubblicata in Fascismo - Resistenza - Letteratura. Percorsi storico-letterari del Novecento italiano, Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, I Quaderni del Museo n. 2, Torino, febbraio 1997, pp. 61-87.
* 7. Anna Bravo e Anna Maria Bruzzone, In guerra senza armi. Storie di donne 1943-1945, Laterza 1995. Sono 125 interviste su diversi aspetti dell'opposizione delle donne alla guerra, p. es. il "maternage" di massa, la pieta' per i morti anche nemici, e sulla violenza di genere della guerra sulle donne. Il libro - introdotto da un ampio saggio critico di Anna Bravo, Donne, guerra, memoria - mostra la vasta realta' della resistenza senz'armi attuata dalle donne e contribuisce a individuare un'immagine della difesa che supera la guerra, e della cittadinanza svincolata dalla figura del cittadino in armi. Questo libro ha portato ad un autorevole mutamento nella considerazione della resistenza civile da parte di uno storico quale Claudio Pavone. Infatti, e' interessante notare come Pavone, autore dell'importante e ampio volume Una guerra civile. Saggio storico sulla moralita' nella Resistenza (Bollati Boringhieri, Torino 1991), nel quale non si dimostrava sensibile alla ricerca sulla Resistenza non armata (tanto che trascurava del tutto la figura di Aldo Capitini, che da lungo tempo aveva combattuto il fascismo con insolita profondita' di motivi, ma senza mai prendere le armi; e, attraverso una citazione di una testimone ebrea, presentava un'idea del tutto inadeguata della nonviolenza come una posizione "metastorica" e irresponsabile; cfr. ivi, p. 414), introducendo invece, nel 1995, il numero della rivista "Il Ponte" dedicato al cinquantesimo anniversario della Resistenza, si soffermi sul saggio di Anna Bravo contenuto nel fascicolo (corrispondente all'introduzione al libro In guerra senza armi), per rilevare il "valore euristico" del concetto di resistenza civile ivi proposto, che e' - scrive Pavone - "qualcosa di piu' ampio" della cosiddetta resistenza passiva, ma - come dice appunto Anna Bravo - una "pratica di lotta" con mezzi diversi dalle armi (I percorsi di questo speciale, articolo introduttivo del fascicolo de "Il Ponte", n.1/1995, dedicato a Resistenza. Gli attori, le identita', i bilanci storiografici, p. 13.). Il concetto di resistenza civile vale dunque a superare la tendenza, rilevata da Claudio Dellavalle nello stesso fascicolo, ad adottare "il criterio militare come criterio prevalente" (ivi, p. 12). Pavone scrive ancora: "La Resistenza civile rimane una forma di Resistenza. I suoi confini con l'esercizio della violenza, anche di quella piu' palesemente difensiva, non sono sempre sicuri. Sicura e' invece la sua distanza da quella "zona grigia" in cui si ritrovano coloro che i resistenti bollavano come "attesisti"" (ivi, p. 13). (Vedi anche, sotto, il n. 16 e il n. 12 della prima parte di questa bibliografia).
* 8. Sul vasto e significativo fenomeno del coraggioso e determinante rifiuto di collaborazione con la Repubblica Sociale Italiana da parte di centinaia di migliaia di militari italiani internati in Germania dopo l'8 settembre 1943:
- AA. VV., I militari italiani internati dai tedeschi dopo l'8 settembre 1943 (atti del convegno 14-15 novembre 1985), Giunti, Firenze 1986.
- Resistenza senz'armi. Un capitolo di storia italiana dal 1943 al 1945 (dalle testimonianze dei militari toscani internati nei lager nazisti), prefazione di Leonetto Amadei, Le Monnier, Firenze 1988.
- Orlando Lecchini, Per non chinare la testa. Un Lunigianese nei lager nazisti, Edizioni "Il Corriere Apuano", Pontremoli 1988.
- AA. VV., Fra sterminio e sfruttamento (atti del convegno 23-24 maggio 1991), Le Lettere, Firenze 1992.
- Gerhard Schreiber, I militari italiani internati nei campi di concentramento del Terzo Reich 1943-1945, a cura dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'esercito, 1992.
- Luigi Collo, La resistenza disarmata, Introduzione di Nuto Revelli, Marsilio, Venezia 1995.
- Giampiero Carocci, Il campo degli ufficiali, Giunti, Firenze 1995.
- Alessandro Natta, L'altra Resistenza. I militari italiani internati in Germania, Einaudi, Torino 1997.
* 9. Sulla Resistenza di cittadini tedeschi al nazismo, in Germania o nei territori assoggettati al Terzo Reich, si trovano nelle biblioteche 10-20 titoli, in gran parte sull'attentato del 20 luglio 1944. L'Istituto Piemontese per la Storia della Resistenza conserva circa 80 titoli di cui 32 in tedesco, 3 in francese, 2 in inglese, 4 pubblicazioni promosse dal Consiglio Regionale Piemontese. Ho raccolto gli aspetti civili e nonviolenti che si possono rintracciare entro la realta' limitata e prevalentemente militare della resistenza interna al nazismo, nella relazione La Resistenza antinazista in Germania, tenuta nel corso di aggiornamento per docenti "Nonviolenza nella storia. Casi di resistenze civili nel Novecento" (vedi sopra, prima parte, n. 39). Da questo lavoro traggo le indicazioni che rientrano nella presente bibliografia.
- Jacques Semelin, Senz'armi di fronte a Hitler, La Resistenza civile in Europa, 1939-1943, Sonda, Torino-Milano 1993 (1989), pp. 120-129, 171-172.
- Uno degli episodi piu' significativi di resistenza nonviolenta efficace da parte di cittadini tedeschi, donne in questo caso, contro la persecuzione razzista, e' quello della Rosenstrasse, a Berlino nel 1943, riferito in alcuni libri. L'opera fondamentale e' quella di Nathan Stoltzfus, Resistance of the Heart: intermarriage and the Rosenstrasse protest in Nazi Germany, pubblicato nel 1996 (traduzione francese: La Resistance des coeurs, Phoebus, 2002). Posso indicare anche Gernot Jochheim, Frauenprotest in der Rosenstrasse. Gebt uns unsere Maenner wieder, Rasch und Roehring, Berlin 1993 (Protesta delle donne nella via delle Rose. Restituiteci i nostri mariti). In italiano: Nina Schroeder, Le donne che sconfissero Hitler, Pratiche editrice, Milano 2001 (Hitlers unbeugsame Gegnerinnen, Wilhelm Heyne Verlag GmbH & Co. KG, Munchen 1997). Rosenstrasse e' la via di Berlino in cui alcune migliaia di donne tedesche sostarono per protesta per sei giorni, nel marzo 1943, davanti all'edificio dell'organizzazione assistenziale ebraica, trasformato in prigione, costringendo infine Goebbels e Hitler, per timore che la protesta civile si estendesse, a liberare i 1.700-2.000 uomini ebrei, mariti o parenti delle donne, arrestati e destinati alla deportazione, alcuni dei quali gia' internati in lager. Sullo stesso fatto la regista Margarethe von Trotta ha presentato nel settembre 2003 al Festival di Venezia il film Rosenstrasse. Dice la regista: "Il fatto dimostra che in quel periodo si poteva davvero agire contro il nazismo se si fosse stati piu' coraggiosi" ("La Stampa", 7 settembre 2003). Il film e' andato in programmazione in Italia (almeno a Torino) il 27 gennaio 2004, giornata della memoria della Shoah, ma subito ha sorpreso le persone attente perche' il fatto risolutivo sembra nel film non la resistenza delle donne, ma la concessione dolorosa di favori sessuali da parte di una delle mogli, di famiglia altolocata, a Goebbels. Lo storico della Freie Universitaet di Berlino, Ekkehart Krippendorff, mi informa il 31 gennaio che in Germania c'e' una forte polemica, fino dallo scorso autunno, per questa concessione della regista ad aspetti pruriginosi, riducendo la realta' storica dal politico al personale privato. Il direttore del "Zentrum fuer Antisemitismusforschung" della Technische Universitaet, Wolfgang Benz ha scritto un articolo molto aspro contro il film e ha fatto riferimento a un'analisi molto approfondita sul caso fatta dal suo istituto che contraddice l'interpretazione sentimentale. Anche Jacques Semelin, il principale storico europeo delle lotte nonviolente, mi informa il 14 febbraio che l'unica fonte storica valida e' il libro di Stoltzfus e che, a giudizio degli storici tedeschi, il film presenta una versione fantasiosa (fantaisiste) e non storica, dei fatti. Cio' nonostante che, almeno nell'edizione italiana, all'inizio del film compaia una dichiarazione sulla storicita' dei fatti. Storicita' fondamentale che c'e', ma nella vicenda come e' narrata nel film, e' falsata nel punto essenziale (vedi il mensile torinese "il foglio", n. 311, aprile 2004, p. 7). Anna Maria Bruzzone, autrice di indagini di storia orale, dopo una ricerca, conferma questo giudizio.
- Enzo Collotti, La Germania nazista, (dalla Repubblica di Weimar al crollo del Reich hitleriano), Einaudi, Torino 1962, pp. 273-305. Dello stesso autore vedi anche l'articolo Per una storia dell'opposizione antinazista in Germania, in "Rivista storica del socialismo", gennaio-aprile 1961, pp. 105-137, che contiene piu' ampie referenze bibliografiche.
- Giorgio Vaccarino, Storia della Resistenza in Europa, 1938-1945, Feltrinelli, Milano 1981, parte prima, pp. 17-152.
- La "parola nuda come arma di resistenza" (come dice Julian Aicher, in "Il Margine", Trento, n. 8/1998) fino a pagare con la vita, fu il mezzo d'azione dei fratelli Hans e Sophie Scholl e dei loro compagni d'azione nell'Universita' di Monaco, su cui vedi Paolo Ghezzi, La Rosa Bianca, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo 1994. Il libro di Ghezzi contiene una bibliografia di 53 titoli, dalla quale segnalo Inge Scholl, Die Weisse Rose, Fischer Taschenbuch Verlag, Frankfurt am Main 1982, edizione italiana non integrale La Rosa Bianca, a cura di Carlo Francovich, La Nuova Italia, Firenze 1978, quarta edizione. Una profonda riflessione su questa esperienza e' il libro di Romano Guardini, La Rosa Bianca, Morcelliana, Brescia 1994 (scritti del 1946 e 1958). Il testo intero dei sei volantini scritti e diffusi dal gruppo di studenti resistenti e' in Paolo Ghezzi, Noi non taceremo. Le parole della Rosa Bianca, Morcelliana, Brescia 1997. Merita una visita il Museo della Rosa Bianca presso l'Universita' di Monaco, dove si possono incontrare testimoni ancora viventi e vedere documenti.
- La limpida grande figura di Franz Jaegerstaetter, contadino austriaco che, sostenuto solo dalla comprensione della moglie, rifiuto' per ragioni morali e religiose il servizio militare sotto il nazismo e fu decapitato il 9 agosto 1943, e' illustrata in due libri in lingua italiana, usciti a grande distanza di tempo: Gordon Zahn, Il testimone solitario. Vita e morte di Franz Jaegerstaetter, Gribaudi, Torino 1968; Erna Putz, Franz Jaegerstaetter, Un contadino contro Hitler, Editrice Berti, Piacenza 2000. Il secondo libro (da me recensito in "Il Margine", n. 6/2002) e' piu' preciso del primo nella documentazione. Il 9 agosto 2003 si e' tenuto un grande incontro a St Radegund, nel giorno stesso del sessantesimo anniversario della morte di Jaegerstaetter, con sosta anche a Bolzano per Josef Mayr-Nusser e a Monaco per i giovani della Rosa Bianca: vedi il mio resoconto Pellegrinaggio ai martiri anti-nazismo, nel mensile torinese "il foglio", n. 305, ottobre 2003, p. 4. (Vedi sotto, rivista "Humanitas").
- Francesco Comina, Non giuro a Hitler, La testimonianza di Josef Mayr-Nusser, San Paolo, Milano 2000. Altoatesino, fervente cattolico, arruolato d'autorita' nelle SS dopo l'8 settembre 1943, Mayr-Nusser si rifiuto' di giurare a Hitler par ragioni di fede, come Jaegerstaetter. Dapprima internato in manicomio, muore di sfinimento durante il viaggio verso Dachau. Comina documenta la lucidita' del suo precoce giudizio morale e poltico sul nazismo. Di Mayr-Nusser ha scritto anche Isabella Bossi Fedrigotti sul "Corriere della Sera", 2 febbraio 2002, p. 29.
- Sui resistenti, ribelli e disertori nell'esercito nazista ho raccolto dei fatti e dei dati in Quelli dell'ultima ora, uscito, come parte di una piu' ampia relazione tenuta per l'Iprase di Trento nell'aprile 2000, nel volume Maestri e scolari di nonviolenza, a cura di Claudio Tugnoli, Franco Angeli, Milano 2000, pp. 243-256.
- Ho raccolto parecchi casi di boicottaggio personale della Shoah, compiuto anche da molti cittadini tedeschi, in uno scritto inedito intitolato Molti Schindler: dunque si poteva resistere al nazismo.
- Sulla probabile obiezione degli scienziati tedeschi alla costruzione della bomba atomica: Leandro Castellani, La grande paura, Storia dell'escalation nucleare, Prefazione di Carlo Bernardini, ERI, Torino 1984, pp. 96-106; Thomas Powers, La storia segreta dell'atomica tedesca, Mondadori, Milano 1994 (1993), pp. 503-509.
- Sul problema di coscienza relativo all'uccidere Hitler, cfr. la mia recensione del libro di Peter Hoffmann, Tedeschi contro il nazismo. La Resistenza in Germania, Il Mulino, Bologna 1994 (1988), pubblicata in "Servitium", n. 102, novembre-dicembre 1995, fascicolo "Resistenza al male", pp. 117 e 119-120.
- Documenti di alta resistenza morale, che ricordano in qualche momento gli atti dei martiri cristiani sotto l'impero romano, sono: Helmuth James von Moltke, Futuro e resistenza (dalle lettere degli anni 1926-1945), Morcelliana, Brescia 1985; Dietrich Bonhoeffer, Dieci anni dopo. Un bilancio sul limitare del 1943, in Resistenza e resa. Lettere e scritti dal carcere, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo 1989, pp. 59-74.
- La rivista bimestrale Humanitas (sito: www.morcelliana.com; e-mail: redazione at morcelliana.it), anno LVIII, n. 5, settembre-ottobre 2003, dedica il fascicolo a Figure della resistenza al nazismo. La prefazione e' stesa da Wolfgang Huber, figlio di Kurt, il professore ispiratore dei giovani della Rosa Bianca (vedi sopra). Segue, pubblicata integralmente per la prima volta, l'autodifesa di Kurt Huber nel processo che lo condanno' a morte, coraggiosa e franca sfida al totalitarismo nazista e allo stesso feroce presidente del tribunale, Freisler. Tra altre figure della rivolta morale contro la violenza del potere, un articolo di Anselmo Palini illustra la vicenda di Franz Ja'gersta'tter con alcuni documenti in piu' anche rispetto al libro di Erna Putz (vedi sopra).
- Aggiungo qualche riferimento (1998) in Germania sulla Resistenza antinazista:
1) DRAFD, Deutsche in der Resistance, in den Streitkraeften der Antihitlerkoalition und der Bewegung Freies Detschland (Tedeschi nella Resistenza, nelle forze armate della coalizione antihitleriana, nel movimento Libera Germania). Telefono sede centrale di Berlino: 0049/30/5098852. Contatto diretto con un partigiano del DRAFD: Peter Gingold, Reichsforststrasse 3, D-60528 Frankfurt, tel 0049/69/672631.
2) Bundesvereinigung Opfer der NS Militaerjustiz (Associazione vittime dei tribunali militari nazisti), Freidrich Humbert Strasse 116, D-28758 Bremen, tel. 0049/421/622073, fax: 621422. Contatto diretto con il presidente Ludwig Baumann, Aumunder Flur 3, D-28757 Bremen, tel. 0049/421/665724.
3) Antikriegsmuseum, Friedensbibliotek (Museo antiguerra, Biblioteca della pace), Bartolomaeuskirche, Friedensstrasse 1, D-10249 Berlin, tel 0049/30/5081207.
4) Mahn- und Gedenkstaette fuer die Opfer der Nationalsozialistischen Gewaltherrschaft (ammonimento e memoria per le vittime del dominio nazista), Moehlenstrasse 29, D-40591 Duesseldorf. Catalogo di 202 pagine Verfolgung und Widerstand in Duesseldorf 1933-1945, (Persecuzione e Resistenza a Duesseldorf, 1933-1945), Duesseldorf 1990.
* 10. Ermes Ferraro, La Resistenza napoletana e le Quattro Giornate, in Una strategia di pace: la difesa popolare nonviolenta, cit. (nella prima sezione al n. 16), pp. 89-95. Secondo l'ordine di Hitler, l'esercito dei guastatori doveva lasciare "cenere e fango" al posto della citta'. Una popolazione in gran parte femminile, quasi senza armi, inflisse all'esercito tedesco "l'unica sconfitta popolare da esso subita nel mondo" (A. Drago, Una nuova interpretazione della Resistenza italiana secondo categorie storiche nonviolente, dattiloscritto).
11. Lotte nonviolente nella storia, materiale preparato per un volume non uscito, come proposta di lavoro rivolta a insegnanti e studenti. Contiene una parte metodologica generale e una parte storica limitata al periodo della Resistenza al nazifascismo, in diversi paesi europei, compresa la Germania. Il lavoro contiene molte ulteriori indicazioni bibliografiche che allungherebbero di molto il presente elenco. Esso e' stato compiuto da un gruppo di ricerca del Centro Studi e Documentazione "Domenico Sereno Regis" di Torino.
12. Un episodio tipico, tra i molti sconosciuti, di resistenza senz'armi e' narrato bervemente in Neera Fallaci, Vita del prete Lorenzo Milani. Dalla parte dell'ultimo. Prefazione di David Maria Turoldo, Bur, Milano 1993 (1974), p. 219, nota 13. Nel piccolo villaggio di Acone, nel Mugello fiorentino fu creato uno dei maggiori centri di smistamento e di raccolta dei prigionieri alleati fuggiti dai vari campi di concentramento. Poveri contadini analfabeti, inermi che aiutavano altri inermi per puro spirito evangelico, furono la base di questa azione animata dal pievano e da una organizzazione clandestina del Partito d'Azione.
* 13. Antonio Parisella, Sopravvivere liberi. Riflessioni sulla storia della Resistenza a cinquant'anni dalla Liberazione, Gangemi editore, Roma 1997, pp. 160. L'Autore, in questa raccolta di saggi, valorizza la lotta nonarmata, definita "una scoperta del Cinquantenario" (v. sopra, n. 7), partita dalla cultura nonviolenta e finalmente entrata sotto l'attenzione degli storici. Parisella mostra come la lotta per la sopravvivenza fisica e ideale, lungi dall'essere "attendismo", e' componente essenziale e basilare della Resistenza al nazifascismo come di ogni lotta di resistenza. La liberazione e' il compimento della sopravvivenza, e questa e' l'inizio della liberazione. Parisella cita Collotti e Klinkhammer: "Quando la resistenza civile assume forme collettive puo' avere una forza anche superiore a quella di un gesto armato". Si ricava l'immagine della resistenza nonarmata come un cerchio molto ampio, che comprende mille forme e modi autonomi, entro il quale sta il cerchio minore, per quanto importante, della resistenza armata; immagine che rovescia quella tradizionale tutta e solo armista.
14. Bianca Ballesio, La guerra di Kira, La resistenza civile nel Canavese, prefazione di Ersilia Perona, L'Angolo Manzoni ed., Torino, 1999.
* 15. Lidia Menapace, Resiste', Il dito e la luna, Milano 2001, pp. 90. L'autrice racconta, in base alla propria esperienza partigiana, che nella Resistenza si poteva fare obiezione di coscienza all'uso delle armi, insomma che la vicenda fu molto piu' ricca di quanto la tradizione della storiografia italiana (molto politico-militare e poco sociale e popolare) ci abbia trasmesso.
* 16. Anna Maria Bruzzone e Rachele Farina, La Resistenza taciuta. Dodici vite di partigiane piemontesi, Bollati Boringhieri, Torino settembre 2003, pp. 312. Anna Maria Bruzzone e' autrice di vari libri sulla Resistenza e la Shoah. Questa edizione di La Resistenza taciuta, dopo la prima del 1976, apprezzatissima e da lungo tempo esaurita, compare in forma nuova e bella, arricchita da una intelligente prefazione di Anna Bravo (coautrice, con Anna Maria Bruzzone, di In guerra senza armi; si veda il n. 7 della seconda parte di questa bibliografia). Queste opere d'inchiesta e testimonianza sulla partecipazione delle donne, effettiva ma per lo piu' disarmata, alla lotta di Resistenza, hanno promosso tra gli storici l'individuazione e il riconoscimento, dapprima gravemente mancato, del fatto e del concetto di resistenza nonarmata e nonviolenta, concetto "di valore euristico" (Claudio Pavone, "Il Ponte", n. 1/1995), realta' ben diversa dalla resistenza passiva. Chi lavora per la trasformazione nonviolenta della gestione dei conflitti acuti, e cioe' per l'eliminazione del disumano infelice giudizio delle armi nelle contese umane, trova in questi lavori storici, che danno il giusto riconoscimento al contributo delle donne alla civilizzazione umana, motivo di profonda gratitudine e ammirazione per l'insegnamento prezioso che da essi ci viene.
17. Silverio Corvisieri, La villeggiatura di Mussolini. Il confino da Bocchini a Berlusconi, Baldini Castoldi Dalai, Milano 2004. Il titolo allude all'espressione ultrabenevola con cui Berlusconi ha qualificato le condanne degli antifascisti al confino. Il libro racconta, tra l'altro, di un ambulante deportato in quanto autore di una canzone in cui si chiedeva a sant'Antonio la grazia di non fare scoppiare la guerra, di rivolte al confino, tra cui quella contro l'imposizione del saluto romano, e di scioperi della fame. I confinati seppero organizzare una vera e propria resistenza, scrissero manifesti profetici, progettarono riviste, rischiarono e accumularono anni e anni di carcere o di confino aggiuntivo, ma senza piegarsi. In genere i cittadini delle isole e dei duecentosessantadue paesini scelti dal fascismo come luoghi di morte civile vollero loro bene e li protessero.
(Fine. La prima e la seconda parte sono apparse rispettivamente nei notiziari dell'altro ieri e di ieri)
 
5. APPELLI. PER SOSTENERE IL MOVIMENTO NONVIOLENTO
 

Sostenere finanziariamente la segreteria nazionale del Movimento Nonviolento e' un buon modo per aiutare la nonviolenza in Italia.

Per informazioni e contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

 

6. STRUMENTI. "AZIONE NONVIOLENTA"

 
"Azione nonviolenta" e' la rivista del Movimento Nonviolento, fondata da Aldo Capitini nel 1964, mensile di formazione, informazione e dibattito sulle tematiche della nonviolenza in Italia e nel mondo.
Redazione, direzione, amministrazione: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org
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E' possibile chiedere una copia omaggio, inviando una e-mail all'indirizzo an at nonviolenti.org scrivendo nell'oggetto "copia di 'Azione nonviolenta'".
 
7. SEGNALAZIONI LIBRARIE
 
Riedizioni
- Martin Gilbert, La grande storia della seconda guerra mondiale, Mondadori, Milano 1990, 2010, pp. X + 900, euro 12,90 (in supplemento a vari periodici Mondadori).
- Ronald D. Laing, L'io diviso, Einaudi, Torino 1969, 2001, Fabbri - Rcs Libri, Milano 2007, 2010, pp. XXVIII + 222, euro 9,90.
 
8. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
 
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
 
9. PER SAPERNE DI PIU'
 
Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it
Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
 
TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 304 del 5 settembre 2010
 
Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
 
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