Minime. 733



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 733 del 16 febbraio 2009

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. La stagione
2. Antonella Litta: Io non denuncio, io curo
3. Chiara Casella: In nome della Memoria
4. Giancarla Codrignani: Violazioni macroscopiche dei diritti universali
5. Gaetano  Farinelli: Puerile e crudele
6. Luisa Mondo: Curare le malattie ed alleviare le sofferenze
7. Nadia Neri: La forza di testimoniare
8. Gianni Novelli: Il criminale
9. Salvatore Palidda: Difendere i diritti fondamentali
10. Marco Palombo: La vergogna
11. Fabio Ragaini: A difesa della vita e dei diritti dell'uomo
12. Umberto Santino: Una vergogna nazionale
13. Giulio Vittorangeli: La deriva
14. Riletture: Simone de Beauvoir, Le deuxieme sexe
15. Riletture: Adriana Cavarero, Nonostante Platone
16. Riletture: Shulamith Firestone, La dialettica dei sessi
17. Riletture: Germaine Greer, L'eunuco femmina
18. Riletture: Luce Irigaray, Speculum
19. Riletture: Kate Millett, La politica del sesso
20. Riletture: Juliet Mitchell, Psicoanalisi e femminismo
21. Riletture: Franca Ongaro Basaglia, Una voce
22. Riletture: Adrienne Rich, Nato di donna
23. Riletture: Sheila Rowbotham, Donne, resistenza e rivoluzione
24. La "Carta" del Movimento Nonviolento
25. Per saperne di piu'

1. LE ULTIME COSE. LA STAGIONE

Cominciarono erigendo nuovi campi.
Consegnando il fuggiasco all'aguzzino
tra le risa. Anni passarono.

Poi l'ingresso nel paese al fischio del padrone
la schiavitu' sui bordi delle strade
le salme in pasto ai pesci
le mazzate dei caporali
il sangue che si mischia ai pomodori
gli asfissiati scaricati dai Tir tra le immondizie.

Infine
Il dottore con le manette
la tassa sulla persecuzione
la colpa di non avere un tetto
le squadre hitleriane ridipinte.

Deve morire il povero cristo
e' aperta la stagione di caccia.

2. EDITORIALE. ANTONELLA LITTA: IO NON DENUNCIO, IO CURO
[Ringraziamo Antonella Litta (per contatti: antonella.litta at libero.it) per
questo intervento]

Sinceramente non credevo che si potesse arrivare a tanto, alle norme
razziste, discriminatorie, antiumane che compongono il "pacchetto
sicurezza".
Una volta si diceva, forse con fin troppa retorica, "italiani brava gente",
e ora quelle brava gente dov'e' finita? Dove siamo finiti?
Persa e' la memoria delle nostre generazioni di milioni di migranti, persa
e' la solidarieta' e il senso dell'accoglienza. Cosa significano piu', per
l'Italia cattolica, le parole: "Ero straniero e mi avete accolto, avevo fame
e mi avete dato da mangiare, ero malato e mi avete curato". E per l'Italia
intera che significato ha piu' la nostra carta costituzionale e
quell'articolo 32 che garantisce il diritto alla salute e alle cure per
tutti; proprio tutti, nessuno escluso.
A chi dara' piu' sicurezza l'approvazione di una legge che trasforma tutti i
migranti in presunti delinquenti, stupratori, persone indesiderabili, da
respingere e cancellare? Una legge  che propone ai medici di denunciare le
persone malate e bisognose di cura spezzando il vincolo di fiducia che e' il
prerequisito fondamentale di ogni rapporto medico-paziente.
Chi si potra' sentire piu' tranquillo e con l'animo in pace, sapendo che
fuori della propria porta un'umanita' disperata, affamata, addolorata,
offesa, e sempre piu' numerosa, solo per decreto non esistera' piu'?
E saranno piu' sicure le nostre strade illuminate da lampioni e roghi,
percorse da ronde di uomini trasformati in feroce muta di cani?
Saranno piu' sicure le nostre famiglie italiane all'interno delle quali si
consumano la maggior parte delle violenze e degli abusi contro donne e
bambini?
So che tanta parte dell'Italia e' ancora fatta da brava gente.
E' ora di alzare la voce. E' ora di fare di nuovo la propria parte. E'
un'ultima occasione di riscatto, per incrociare con dignita' gli occhi di
ogni altro essere umano.
Per quanto mi riguarda da domani nel mio studio ci sara' scritto: "Io non
denuncio, io curo".

3. UNA SOLA UMANITA'. CHIARA CASELLA: IN NOME DELLA MEMORIA
[Ringraziamo Chiara Casella (per contatti: lazampas at katamail.com) per averci
messo a disposizione questo suo intervento apparso sul quotidiano di
Piacenza "La Liberta'" il 7 febbraio 2009]

E' passata poco piu' di una settimana dal 27 gennaio, "Giornata della
Memoria", la storica data dell'apertura dei cancelli di Auschwitz: che
nessuno dimentichi, che il passato sia, per noi viventi e le generazioni a
venire, insegnamento e monito. Ma non un giorno all'anno dobbiamo ricordare:
anche nelle nostre giornate piu' frenetiche e affaticate dobbiamo saper
guardare indietro, cercando di comprendere, rielaborare, riflettere: 365
giorni all'anno.
In questo io credo stia il senso della Memoria. Non una celebrazione, ma il
continuo richiamo a quello che sotterraneamente vive in ognuno di noi: "la
banalita' del male", per usare una geniale sintesi della filosofa ebrea
Hannah Arendt. Siamo essere umani, fragili come canne al vento. La nostra
condizione esistenziale ci espone in ogni momento al rischio di compiere
scelte e azioni che potranno rivelarsi gravide di conseguenze, a volte
gravi, talvolta irreparabili.
Liberta' e fragilita': di questo viviamo. Siamo liberi di fare le nostre
piccole o grandi scelte e al contempo siamo immensamente fragili. Ma l'altra
faccia della nostra liberta' e' la responsabilita' che ne deriva, per ogni
atto, per ogni scelta che compiamo. E se siamo fragili, come siamo,
sostenere il peso della liberta'/responsabilita' e' tutt'altro che facile.
Per questo penso che ricordare, avere memoria, debba essere un imperativo
categorico per ogni nostra giornata. Guardarsi indietro, interrogarsi,
chiedersi cosa avremmo fatto noi in quella data situazione, capire come
l'acquiescenza agli ordini, per salvaguardare il proprio quieto vivere,
possa rendere possibile quello che oggi definiamo "l'orrore del Novecento".
Celebriamo una giornata, ma poi, il giorno dopo o il giorno stesso,
sottoscriviamo appelli, firmiamo decreti, emaniamo leggi che dicono che chi
non e' come noi non ha i nostri stessi diritti; peggio: deve essere schedato
perche' non ha fissa dimora, oppure deve essere dichiarato fuorilegge - e
quindi criminale - perche' non ha tutte le carte in regola per tenere i
propri piedi sul nostro territorio, e ancora: non ha diritto a essere curato
se ammalato.
Eppure in quante delle nostre case ci sono dolcissime signore ucraine, senza
"le carte in regola" che si prendono cura amorevolmente dei nostri vecchi
genitori, mentre noi lavoriamo, facciamo compere, viviamo la nostra vita?
Io ho paura. Provo orrore. Mi vergogno. E allora la Memoria mi viene in
aiuto. Le nostre madri e i nostri padri, nonne e nonni, per quanto da
posizioni politiche assai distanti - si pensi a un Togliatti e a un De
Gasperi, a un Dossetti e un Calamandrei - avevano ben compreso, dopo
"l'orrore del Novecento", che bisognava costruire fondamenta solide per
l'Italia futura, solide proprio perche' nate dal confronto tra punti di
vista assai distanti fra loro. Loro ci sono riusciti. Hanno scritto la
nostra Costituzione, lungimirante esempio, dove i principi di eguaglianza,
di salvaguardia dei diritti individuali e collettivi di tutti gli esseri
umani fossero il fondamento, la guida per le leggi a venire.
Il 5 febbraio 2009, ascoltando le dichiarazioni e decisioni approvate dal
Senato della nostra Repubblica, ho provato vergogna e disgusto. La Memoria
mi ha procurato questi sentimenti. La Memoria delle schedature della fine
degli anni Trenta. La Memoria della ghettizzazione di chi era "diverso" e
per questo veniva marchiato.
La nostra Costituzione indica dei principi, dei doveri e dei diritti. Erano
attenti, allora, alle parole da scegliere, al linguaggio da usare: cittadini
e individui; due parole diverse per indicare due differenti entita'; ma con
individui si voleva intendere gli esseri umani, tutti, senza distinzione.
Adesso un ministro della Repubblica dichiara in televisione, in modo che
tutti lo sentano, che "bisogna essere cattivi". Sara' che sono
un'educatrice, una maestra di scuola dell'infanzia. Mi spiace, signor
ministro, io non insegno alle bambine e ai bambini che frequentano la scuola
dove lavoro ad essere "cattivi". Lo vedo che litigano per un pezzo di Lego.
Ma a me sta, da un lato la capacita' di comprendere perche' si litiga per un
parallelepipedo rosso o giallo, e poi riuscire a stimolare in quelle bambine
e quei bambini la loro immensa fantasia che puo' permettergli di far si' che
quel pezzetto di plastica possa essere sia mio che tuo, che lo si possa
usare prima io e poi tu, che insieme possiamo costruirci qualcosa che da
soli non avremmo nemmeno saputo immaginare. No, signor ministro, non gli
insegno, e non gli insegnero' mai, a far valere la legge del piu' forte, del
piu' cattivo che vince sul piu' debole. Vorrei poterli aiutare a tirar fuori
da ognuna e ognuno di loro, oltre le proprie fragilita', che hanno bisogno
di un pezzo di Lego per rassicurarsi, la possibilita' di immaginare e di
credere che quel pezzo di Lego condiviso potra' dare piu' sicurezze, piu'
soddisfazioni: quelle che derivano dall'essere vicini, dal riconoscere
nell'altra e nell'altro le proprie stesse paure e debolezze.
A questo mi serve "ricordare". E in nome della Memoria, appena celebrata, mi
sento di affermare con la mia poca voce, ma con la piu' ferma convinzione,
che alle ingiustizie, alla negazione dei diritti umani, ribellarsi non solo
e' giusto, ma e' doveroso.

4. UNA SOLA UMANITA'. GIANCARLA CODRIGNANI: VIOLAZIONI MACROSCOPICHE DEI
DIRITTI UNIVERSALI
[Ringraziamo Giancarla Codrignani (per contatti: giancodri at alice.it) per
questo intervento]

L'impegno alla coerenza sui diritti umani sta facendosi davvero difficile:
fin qui sapevamo che spesso anche chi ci crede doveva arrendersi
all'evidenza di quel "senso di realta'" che tanto spesso rappresenta un
alibi per i singoli e, in particolare, per i governi nel non prevenire
l'esplodere dei conflitti.
Ma non era mai accaduto che un governo non solo non onorasse nei fatti i
valori dello stato di diritto, ma scrivesse nelle proprie leggi violazioni
macroscopiche dei diritti universali.
Possiamo sperare che la Corte costituzionale respinga la legge sulla
sicurezza perche' - il governo fa conto di non saperlo o forse davvero lo
ignora - quando la Costituzione dice "individuo" o "persona" fa riferimento
all'universalita' dei diritti e non solo a quelli del "cittadino".
Tuttavia e' ripugnante che non "qualcuno", ma i componenti dei partiti di
governo approvino misure di autentico razzismo e le chiamino "sicurezza".
E' ripugnante per chi crede alla possibilita' di vivere in democrazia e
addirittura pensa in termini di nonviolenza e di concordia civium; ma lo
dovrebbe essere anche per chi non esce dall'egoismo utilitarista.
La denuncia da parte del medico degli stranieri "clandestini", infatti, non
e' solo immorale, ma danneggia la salute dei cittadini e manda in malora il
principio della prevenzione.
Anche per la disinvoltura delle espulsioni vorrei che tutti riflettessero
non solo sulla crudelta' della misura, ma sul costo per lo stato delle
operazioni di rimpatrio: si tratta di denaro che andrebbe speso per la reale
sicurezza di chi entra nel nostro paese e forse e' un rifugiato e comunque
va assistito almeno per rispetto dei milioni di cittadini che, spesso male
accolti proprio perche' "italiani", sono emigrati nei paesi piu' ricchi.
Scrivo queste righe mentre episodi di violenza sulle donne emergono sulle
pagine dei giornali e sui media in forma tanto piu' gridata quanto piu'
evidenzia la bestialita' dello stupro come propria degli altri, degli
stranieri.
Non posso non associarmi alle parole di Maria Di Rienzo e delle donne che
conoscono lo stupro anche all'interno della famiglia e che vorrebbero che
finisse il potere patriarcale, ma e' necessario ricondurre il costume ai
principi di legalita' senza usare i reati a danno non di chi li commette, ma
di una categoria di esseri umani bisognosa di aiuto.
Davvero sono addolorata per l'incentivo all'ignoranza dei diritti
fondamentali che ricade sul paese e soprattutto diseduca i giovani, e per le
spinte al degrado morale del nostro paese che da anni, complice la
corruzione del sistema televisivo, attenta a quella vera sicurezza dei
nostri paesi, che e' la loro umanita'.

5. UNA SOLA UMANITA'. GAETANO FARINELLI: PUERILE E CRUDELE
[Ringraziamo Gaetano Farinelli (per contatti: farinelli at macondo.it) per
questo intervento]

La prima impressione di questi giorni drammatici e' che il Parlamento sembra
oramai giocare a rubamazzo; chi ha piu' carte vince e non importa quel che
contengono: infatti anche nel pacchetto sicurezza ci sono delle cose buone
come gli interventi sulla mafia e sui loro beni. Ma ce ne sono altre che
indicano a che livello stiamo scendendo nella scala dei valori.
Oggi leggevo sul giornale che molte famiglie non vogliono iscrivere i loro
figli nelle classi dove ci siano degli stranieri; al di la' delle loro
motivazioni, e' il clima che si e' introdotto tra di noi di separazione, di
paura, di disprezzo dello straniero; e se ci preoccupiamo del clima
meteorologico, dobbiamo certo preoccuparci di questo clima malefico in cui
il diverso e' ritenuto un pericolo come in tempo di colera. Ed infatti
qualcuno lo bruciano in espiazione del male, quasi a bruciare l'odio e
l'insensatezza che gli incendiari si portano dentro.
Ma vengo al pacchetto sicurezza, ai commi riservati a migranti e
clandestini, genericamente divenuti tutti da tenere sotto osservazione,
anche se poi si sprecano le parole che bisogna distinguere i buoni dai
cattivi, che non riusciamo a farlo neppure tra di noi e neanche nel
parlamento, tra buoni e cattivi, onesti e non onesti.
E mi soffermo sull'articolo riguardante i "clandestini" che abbisognano di
cure: resta la possibilita' di cura ai "clandestini", ma ai medici e'
concessa facolta' di denunciare il paziente "clandestino", che per questo
motivo, a scanso di essere rispedito "a casa sua nella sua terra", ovvero
nel luogo da cui e' stato costretto ad andarsene dalla poverta' o da altre
violenze, o non si curera' o dovra' trovare i soldi per curarsi presso
qualche struttura "compiacente".
Ci siamo strappati le vesti ed i capelli perche' a Eluana non veniva
somministrata líalimentazione, e a questi che pur sono vivi li si mette in
condizione di non curarsi. Se la cosa non fosse triste, deprimente, tragica
ci sarebbe da ridere. Ed invece no! Compatta una stragrande maggioranza di
senatori votano a favore: come a rubamazzo, vince chi ha piu' carte: il
parlamento e' diventato un reggimento.
Sembra quasi che le leggi dello stato siano utili solo ai cittadini
italiani, per gli stranieri incombono solo i doveri. Sembra che la vita sia
importante solo quando si tratta di italiani, e che ci si dimentichi del
valore grande della vita quando si tratta degli stranieri.
Con la multa ai clandestini ed il carcere ai recidivi si e' costruito bel
bello il reato di clandestinita'.
E gli emigranti in regola si pagheranno la tassa di soggiorno, piu' o meno
simbolica, ma che vuole confermare la differenza tra noi italiani e loro che
italiani non sono. Atteggiamento puerile e crudele. Puerile come i bambini
che gridano "e' mio e' mio, vai via che e' mio"; crudele perche' sta creando
in Italia un clima di caccia allo straniero, e se ne vedono gli effetti, nei
sovraffollamenti dei campi di raccolta, nello sfruttamento della manodopera,
e nella separazione nei luoghi della cultura.

6. UNA SOLA UMANITA'. LUISA MONDO: CURARE LE MALATTIE ED ALLEVIARE LE
SOFFERENZE
[Ringraziamo Luisa Mondo (per contatti: lu.mondo at tiscalinet.it) per questo
intervento]

Sull'argomento "pacchetto sicurezza" e l'odiosa possibilita' dei medici di
denunciare i clandestini tanto si e' gia' scritto e tanto si scrivera'. Per
fortuna. Si e' infatti creato uno splendido fronte compatto di consonanza
fatta di resistenza civile, rispetto del codice deontologico, valorizzazione
della normativa internazionale sul diritto alla salute. L'emendamento
approvato e' palesemente in contrasto con l'articolo 32 della Costituzione
Italiana in base al quale la salute e' un diritto pieno ed incondizionato
dell'individuo, ma e' anche in conflitto con quanto prescritto dal Nuovo
Codice Deontologico dei Medici Italiani (2006) e con la Dichiarazione
Universale dei Diritti Umani.
Com'e' ormai tristemente noto, il 5 febbraio 2009, il Senato ha approvato
l'abrogazione del comma 5 dell'articolo 35 del Testo Unico sull'Immigrazione
(Decreto Legislativo 286 del 1998) che prevedeva il divieto di denuncia, da
parte dei medici, degli immigrati irregolari assistiti dal servizio
sanitario nazionale.
Ci sono alcune cosa da chiarire e da ripetere, fino alla nausea: si tratta
del decadimento del divieto di segnalazione, ma non di obbligo di
segnalazione, e' quindi una scelta individuale e chi scegliera' di non
denunciare non rischiera' assolutamente nulla. Inoltre, il provvedimento
deve ancora passare alla Camera e l'iter puo' essere ancora molto lungo: mai
come in questo momento e' importante sollecitare la ragione e la coscienza
di chi dovra' approvare o bocciare questa legge.
Tra l'altro, il  Testo Unico sull'Immigrazione prevede si' che l'accesso
alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme
sul soggiorno non comporti la segnalazione all'autorita', fatti salvi i casi
in cui sia obbligatorio il referto, a parita' di condizioni con il cittadino
italiano.
Amedeo Bianco, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei
Medici Chirurghi e degli Odontoiatri fa uno splendido esempio ricordando
come persino in guerra, anche in quella piu' sanguinosa, un briciolo di
ragione si traduce in "corridoi umanitari" per consentire l'elementare
esercizio della solidarieta' e della vicinanza ai piu' fragili.
Personalmente, rispetto al  diritto di cura, non accetto di cadere nella
semplice logica della prevenzione e contenimento delle malattie infettive
trasmissibili, come a dire che se non ci fossero queste ultime avrebbe senso
non curare. Il diritto alle cure tempestive e di qualita' dev'essere
garantito a priori.
Chi lavora in sanita' ha l'obbligo morale di curare le malattie ed alleviare
le sofferenze, senza distinzione di sesso, eta', classe sociale, livello di
istruzione, origine, razza, nazionalita', religione, idea politica.
Siamo nel campo dell'etica e dei diritti a prescindere da quanto questi
possano portare o meno ricadute sulla collettivita'.
Se una persona presenta dei sintomi iniziali di una malattia e non ricorre
all'assistenza puo' subire l'aggravamento della medesima (una banale
malattia da raffreddamento puo' diventare una polmonite, una cistite puo'
trasformarsi in pielonefrite) con maggior sofferenza per se stessa ed
incremento dei costi per il sistema sanitario nazionale. Ma puo' succedere
di peggio: questa persona puo' rivolgersi a reti di assistenza informali che
in alcuni casi possono essere valide, ma in altri capita siano gestite da
persone non sufficientemente preparare cosi' da rischiare di ricevere
farmaci che erano stati prescritti ad un'altra persone per una patologia
simile e che questi prodotti siano dannosi causando effetti peggiori del
male inizialmente da curare.
Le donne che si trovano ad affrontare gravidanze che non possono proseguire
non se la sentiranno di correre anche il rischio di denuncia e cosi'
potrebbero trovarsi costrette a ricorrere ad interruzioni di gravidanza
indotte con farmaci pericolosi o compiute nell'illegalita'.
E una gravidanza non seguita puo' avere un'evoluzione fisiologica ed un
esito felice, ma puo' anche permettere lo svilupparsi di patologie dannose
alla madre o al nascituro.
E i bambini potranno ricevere assistenza in maniera inadeguata o addirittura
nulla perche' i genitori avranno paura di essere denunciati.
E che cosa dire poi di quei cittadini irregolari (per i quali, preciso,
spesso l'irregolarita' e' frutto dell'essere malati e del non poter lavorare
a causa della patologia di cui sono affetti) che hanno gia' ricevuto cure di
altissima qualita' (terapia per patologie croniche, dialisi, trapianti) e
che adesso si troverebbero nella situazione di abbandonare l'iter
terapeutico per il timore di denuncia?
Mi auguro, di tutto cuore, che il fronte compatto dell'obiezione a questo
emendamento continui a crescere e a far valere la logica dell'etica e del
diritto in aperta contrapposizione a chi pensa di poter risolvere il
problema dell'immigrazione clandestina e del suo sfruttamento andando a
colpire l'anello piu' debole di tutta la catena.

7. UNA SOLA UMANITA'. NADIA NERI: LA FORZA DI TESTIMONIARE
[Ringraziamo Nadia Neri (per contatti: nadianeri at hotmail.com) per questo
intervento]

In Italia stiamo ritornando alla legge della giungla, ognuno puo' farsi
giustizia da se', anzi e' spinto da tutti a farlo, c'e' ormai un'istigazione
all'odio verso lo straniero o il diverso "a priori", ed e' questo che fa
piu' paura. Nessuno ha piu' il coraggio di ribadire con forza quali siano le
basi del vivere civile. Tra le misure piu' odiose vorrei citare l'invito ai
medici a denunciare i "clandestini" che si rivolgono loro per motivi di
salute...
In queste circostanze che ritengo estreme si deve avere la forza di
testimoniare che si puo' lottare contro la violenza in tanti altri modi, dal
ritornare ad insegnare l'educazione civica a scuola, a leggere la
Costituzione italiana a tutti, a ribadire quali siano le basi di una
societa' democratica.
Ancora una volta puo' venire in nostro aiuto la testimonianza di Etty
Hillesum, che ci richiama con forza alla centralita' della responsabilita'
individuale. Voglio citarvi un passo di C. G. Jung, psicoanalista svizzero,
che Etty ha letto il 12 gennaio 1942: "Ma io non parlo alle nazioni; io mi
rivolgo solo a pochi singoli uomini, per i quali vale come verita' certa che
le realta' del nostro mondo civile non cadono dal cielo, ma sono in ultima
analisi opera di noi uomini singoli. Se le grandi cose vanno male, e' solo
perche' i singoli vanno male, perche' io stesso vado male. Percio', per
essere ragionevole, dovro' cominciare col giudicare me stesso" (Opere, vol.
X). Mi sembra attualissimo.

8. UNA SOLA UMANITA'. GIANNI NOVELLI: IL CRIMINALE
[Ringraziamo Gianni Novelli (per contatti: novelli.gianni at libero.it) per
questo intervento]

A proposito del reato di clandestinita' che si vuole introdurre nel
"pacchetto sicurezza", ricordo la reazione indignata di una suora
francescana negli Stati Uniti che rifiutava di chiamare "illegal" i molti
salvadoregni o messicani che lavoravano in nero negli hotels della sua
citta'. Lei li chiamava "undocumentated people", persone senza documenti,
prive cioe' di quegli strumenti amministrativi che consentono a una persona
di sentirsi pienamente a casa dove vive e lavora. Ma questo e' un diritto
non rispettato non un crimine. Criminale caso mai e' chi li mantiene in
quella condizione.

9. UNA SOLA UMANITA'. SALVATORE PALIDDA: DIFENDERE I DIRITTI FONDAMENTALI
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 14 febbraio 2009 col titolo "Il 'crime
deal' italiano"]

All'inizio di dicembre 2008 il totale dei detenuti in Italia e' quasi lo
stesso di prima dell'indulto, cioe' circa 59.000, con una percentuale sempre
in crescita degli stranieri soprattutto al nord mentre al sud prevale la
criminalizzazione dei locali spesso considerati come affiliati alle mafie
anche quando si tratta di semplici piccoli delinquenti, di manifestanti
contro le discariche di rifiuti tossici o degli ultra' napoletani
dell'accusa-bufala di assaltatori di treni e stazioni. I forcaioli dicono
che l'indulto e' stato una catastrofe perche' la maggioranza dei beneficiari
e' stata reincarcerata, ma nessuno dice che questo e' il risultato
prevedibilissimo dell'assenza quasi totale di assistenza a chi esce dal
carcere che pero' e' sempre preda facile per quegli agenti di polizia a
caccia dei soliti noti per mostrare quanto sono produttivi. I maschi
stranieri hanno la chance di finire in carcere cinque volte di piu' degli
italiani, ma in realta' i piu' perseguitati sono gli algerini (27 volte), i
tunisini e i nigeriani (18 volte), i marocchini (11 volte); se poi si fa il
confronto fra gli italiani meno repressi (soprattutto i padani) e gli altri
si scopre che gli stranieri sono incarcerati 16 volte piu' dei primi e i
"terroni" da 4 a 8 volte.
L'escalation della criminalizzazione degli stranieri e' cominciata dopo la
Turco-Napolitano ma ha avuto un continuo crescendo col governo Berlusconi
del 2001-2005, una forte accelerazione dopo la Bossi-Fini e ora con la
gestione Maroni e i sindaci-sceriffi (di destra e di sinistra). Come mostra
la serie storica dei dati statistici dal 1990 a oggi, la cosiddetta
criminalita' di strada come quella grave non e' affatto aumentata, anzi i
reati gravi sono notevolmente diminuiti nonostante l'esasperazione
dell'azione repressiva e la collaborazione attiva dei cittadini zelanti.
Cosi' in quasi vent'anni di ascesa della "tolleranza zero" a fronte di una
diminuzione dei reati si e' avuto un aumento del 127% dei detenuti (400%
circa per gli stranieri e circa l'80% per gli italiani: dopo la Bossi-Fini
c'e' stata una diminuzione degli italiani - tranne i "terroni" - e un forte
aumento degli stranieri che ora rischiano di diventare la maggioranza dei
detenuti, "obiettivo" gia' raggiunto al centro-nord). Fra gli aspetti piu'
vigliacchi di questa persecuzione razzista si nota il continuo aumento degli
arresti per immigrazione irregolare, per reati tipicamente da poveri
(piccoli furti, ricettazione che in realta' e' solo possesso di qualche
merce di origine non certificata - dal cd a qualsiasi banale merce delle
economie sommerse... come dire che buona parte di tutti gli italiani
potrebbero essere imputati di ricettazione in un paese col 30% di sommerso).
Ricordiamo che il ministro dell'interno del governo Prodi, Giuliano Amato,
aveva apertamente dichiarato che avrebbe seguito "l'esempio della tolleranza
zero di Giuliani" e l'allora sindaco di Roma, Walter Veltroni, dopo
l'assassinio di una donna da parte di uno squilibrato rumeno/rom aveva
invocato l'espulsione di 200.000 rumeni provocando la protesta della stessa
Commissione europea e del Parlamento di Strasburgo.
La prima bozza del "pacchetto sicurezza" e' stata pensata dai signori del
centrosinistra e il precedente risale al governo D'Alema (1999) e
all'"apologia dell'ordine pubblico" invocata da Luciano Violante sin dal
1996 (su "Micromega").
E' quindi del tutto logico che se il centrosinistra ha "fatto dieci", la
destra si senta in diritto e in dovere di "fare cento". Non solo perche' la
campagna elettorale e' stata vinta dalla Lega a colpi di incitamenti
all'accanimento razzista contro zingari, immigrati, terroni delinquenti e
"barboni che pesano sulle finanze pubbliche". Ma anche perche' il modello
neoconservatore americano del crime deal (vedi J. Simon, Il governo della
paura, Cortina, 2008) entusiasma il popolo delle ronde, i militanti della
tolleranza zero anche "di sinistra", i sindaci-sceriffi di quasi tutte le
giunte italiane, sondaggisti, giornalisti, assicurazioni, dirigenti di
polizie pubbliche e private famelici di rapide carriere, e ancor di piu'
imprenditori e commercianti che vendono sistemi di sicurezza di ogni genere
(vedi Un mondo di controlli, "conflitti globali" 5/2007 e, di prossima
pubblicazione, Il Crime Deal europeo).
Il decreto sicurezza fortemente voluto dal ministro Roberto Maroni e dai
vari fascisti e razzisti (e non solo nella maggioranza) provochera'
certamente conseguenze ben prevedibili. C'e' infatti da aspettarsi non solo
un nuovo forte aumento delle incarcerazioni di stranieri e anche di
marginali italiani, ma anche una stretta autoritaria generalizzata (si pensi
alla possibile applicazione discrezionale/arbitraria del divieto di
manifestazione) e soprattutto un'ondata di violenze se non di veri e propri
progrom.
L'istituzionalizzare delle ronde o la legittimazione dell'agire libero dei
militanti della tolleranza zero non trovera' forse assai facilmente
abbastanza coperture fra i dirigenti e gli agenti delle polizie sensibili
alla causa autoritaria razzista?
E' questo il pericolo piu' grave da prevedere. Ed e' rispetto a questo che
sarebbe necessaria una forte mobilitazione antifascista e antirazzista a
cominciare da gruppi militanti che in ogni citta' siano particolarmente
vigilanti, in grado di dare protezione alle potenziali vittime, in grado di
fare seria controinformazione ma anche azioni di contrasto efficace.
E' infine probabile che l'ulteriore squilibrio fra prevenzione sociale,
prevenzione di polizia, repressione, penalita' e reintegrazione sociale a
favore della sola risposta repressivo-penale, accresca ancora di piu' la
marginalizzazione estrema e le morti di esclusi per strada come nei luoghi
di internamento (immigrati nei Cpt, carcerati, tossicodipendenti rigettati
nelle strade da Sert che non funzionano perche' il personale e' stato
totalmente precarizzato e sopravvive lavorando per le comunita' private che
"curano" solo chi ha i soldi). Da parte loro, le polizie locali, distratte
dai loro compiti istituzionali e dirottate sempre piu' nella persecuzione
dei nemici di turno, controlleranno sempre meno le costruzioni abusive, la
tutela dell'ambiente e lo smaltimento dei rifiuti, le aree delle economie
sommerse, a tutto beneficio delle ecomafie del nord e del sud e del rischio
di aumento di infortuni sul lavoro e malattie professionali direttamente o
indirettamente connessi con l'inquinamento e la produzione e
commercializzazione di merci nocive.
Allora, non e' ormai sin troppo evidente che la resistenza antifascista e
antirazzista non e' solo una questione di difesa dei diritti fondamentali
degli immigrati ma una questione di sopravvivenza di tutti (quelli che non
hanno potere)?

10. UNA SOLA UMANITA'. MARCO PALOMBO: LA VERGOGNA
[Ringraziamo Marco Palombo (per contatti: elbano9 at yahoo.it) per questo
intervento]

Il "pacchetto sicurezza" e' odioso tutto, se non altro per il principio che
lo ispira, cioe' che la sicurezza si ottiene con il controllo di incolpevoli
e con la limitazione delle liberta'. Io proporrei pero' a tutti di
concentrare l'attenzione e l'iniziativa su due punti particolarmente
razzisti, e direi proprio fascisti, dandogli un valore simbolico, che vada
oltre queste due singole misure: l'emendamento "medici-spie", gia' approvato
dal Senato; la proposta di aumento dei tempi di detenzione nei Cpt, da 60
giorni a un anno e mezzo, senza reati e senza processi - questa proposta,
bocciata al Senato, e' stato detto che sara' riproposta alla Camera dei
Deputati.
Sul primo punto ci sono state prese di posizione critiche "pesanti", dai
medici alla chiesa cattolica. E' necessario ora coordinare ed indirizzare la
critica per ottenere la bocciatura del provvedimento alla Camera - e, in
caso di approvazione, per ottenere la sua non applicazione pratica; tenendo
conto che l'obiezione di coscienza, singola o collettiva, e' importante ma
non sufficiente, perche' il solo effetto-annuncio ha gia' ridotto l'accesso
di migranti alle strutture sanitarie - sostengono alcune fonti - del 30%.
Sul secondo punto riporto la postfazione del racconto "Il giuramento" di
Dino Frisullo: "Omar esisteva davvero. L'ho visto agonizzare
semicarbonizzato nel reparto rianimazione a Palermo. Ed ho visto il centro
di detenzione (io lo chiamo lager, nell'accezione di "luogo di
concentramento e reclusione di esseri umani non colpevoli di reati"), l'ex
casa di riposo Serraino Vulpita di Trapani. Ho visto il pavimento scoppiato
per il calore. I muri li avevano gia' imbiancati, dentro la cella della
morte. Ho visto le due porte, i ganci per la sbarra di rinforzo da un lato,
le grate chiuse con un lucchetto dall'altro. Il commissario che
m'accompagnava ha detto che al momento del rogo del 28 dicembre 1999 non si
trovarono le chiavi. Ho parlato con gli immigrati delle celle accanto, non
con i compagni di Omar, perche' erano stati tutti rimpatriati senza sentirli
in giudizio. M'hanno detto dei manganelli, nel tempo sospeso della morte.
M'hanno mostrato i loro fogli d'internamento, molti piu' vecchi dei trenta
giorni prescritti. Dovevano essere gia' fuori da li', come Omar e i suoi
compagni... Ed ho conosciuto molti Ahmet, nella mia vita. Spero di
ritrovarne qualcuno vivo, prima o poi, e di poterlo salutare senza
vergognarmi di me e di noi come ora mi vergogno".

11. UNA SOLA UMANTA'. FABIO RAGAINI: A DIFESA DELLA VITA E DEI DIRITTI
DELL'UOMO
[Ringraziamo Fabio Ragaini (per contatti: grusol at grusol.it) per questo
intervento]

Come riuscire a modificare il testo del cosidetto pacchetto sicurezza? E'
importante una grande mobilitazione nei riguardi soprattutto dei
parlamentari della maggioranza.
Ma forse cio' che piu' puo' riuscire a far modificare il testo e' una presa
di posizione chiara ed inequivocabile dei vertici della Chiesa cattolica.
Non generici richiami ma la ferma richiesta del ritiro o della modifica del
testo. Speriamo che cio' avvenga e in modo tempestivo.
Una presa di posizione, forte come quella assunta per la difesa delle scuole
cattoliche o in questi ultimi giorni sui temi del fine vita. Attendiamo e
speriamo. Un richiamo forte al Vangelo a difesa della vita e dei diritti
dell'uomo.

12. UNA SOLA UMANITA'. UMBERTO SANTINO: UNA VERGOGNA NAZIONALE
[Ringraziamo Umberto Santino (per contatti: csdgi at tin.it) per questa
dichiarazione che estraiamo da una piu' ampia lettera personale]

Il provvedimento del cosiddetto "pacchetto sicurezza" si inserisce
perfettamente in quella vergogna nazionale che e' Berlusconi e la destra
italiana, illiberale e razzista... che pero' gode di un ampio consenso.

13. UNA SOLA UMANITA'. GIULIO VITTORANGELI: LA DERIVA
[Ringraziamo Giulio Vittorangeli (per contatti: g.vittorangeli at wooow.it) per
questo intervento]

Diventa ogni giorno piu' difficile contrastare l'intolleranza, la deriva
xenofoba e razzista in cui sta pericolosamente precipitando l'intera
societa' italiana, un paese che si contorce senza fine nella paura. Eppure
non possiamo rimanere inermi, o peggio ancora rassegnati ed indifferenti,
davanti alla aberrante saldatura che si e' realizzata fra razzismo popolare
e razzismo di Stato, di cui le recenti misure del cosiddetto "pacchetto
sicurezza", approvate dal Senato il 5 febbraio scorso, sono la conferma piu'
esplicita.
Questo imbarbarimento avviene all'interno di una crisi economica che spinge
e sollecita forme di grave autoritarismo, e di mistificanti semplificazioni
che portano a credere che il negare i diritti all'ultimo arrivato sia
l'unica garanzia per riaffermare i propri.
Ha colto benissimo questo spaventoso clima reazionario Annamaria Rivera: "La
sollecitazione, di fatto, al personale sanitario perche' denunci gli
irregolari che accedono alle cure. La legalizzazione delle ronde padane
quantunque non armate. Il reato d'immigrazione clandestina. La gabella fino
a 200 euro per il permesso di soggiorno. Il carcere fino a quattro anni per
gli irregolari che non rispettino l'ordine di espulsione. Il rafforzamento e
l'estensione della possibilita' di sottrarre la potesta' genitoriale
(indovinate a chi?). Il divieto d'iscrizione anagrafica e la schedatura non
solo dei clochard, come si dice, ma anche di un buon numero di cittadini
italiani - rom, sinti e non solo - che, abitando in dimore diverse da
appartamenti, saranno schedati in un registro del ministero dell'Interno.
Tutto questo configura un intento persecutorio verso migranti e minoranze,
dettato piu' che da razionalita' politica, da meschino calcolo economico e
demagogico, connesso con quelle forme di psicosi di gruppo - fobia,
ossessione, mitomania - che spesso contraddistinguono le elite populiste e
autoritarie".
E' evidente che l'insieme delle misure del "pacchetto sicurezza" ledono
profondamente i diritti fondamentali delle persone e i principi
dell'uguaglianza e della democrazia; ma il problema e' come scalfire il
consenso che trovano in larghi strati della popolazione.
In questo senso e' determinante rompere l'osceno legame che si e' creato tra
sicurezza e immigrazione. "Evocare lo spettro della microcriminalita' come
il nemico della societa' sana e sottolineare la priorita' della sua
repressione senza pieta' consente di accantonare le ragioni vere della
insicurezza e della inquietudine sociale che la politica (questa politica)
rassegnata al semplice governo dell'esistente, non sa o non vuole affrontare
e risolvere, anche a rischio di riprodurre i mostri che hanno generato, nel
secolo scorso, autoritarismo e orrore" "Livio Pepino).
Non e' la presenza degli immigrati che ci rende insicuri, e' il razzismo:
l'operare, il ragionare, il sentire secondo l'accordo della razza od il
colore della pelle.
E' stato detto: "Voi italiani nascete rosa, poi diventate bianchi, se vi
ammalate diventate gialli, e quando morite grigio-verdi. Io sono sempre
nero, eppure mi dite 'uomo di colore'".
Certo, sappiamo che la sicurezza e' un problema reale e che se qualcuno ha
paura non basta dirgli che sbaglia perche' i dati statistici non sono poi
cosi' catastrofici, e che la microcriminalita' (nonostante le enfatizzazioni
della stampa) diminuisce, secondo i dati del ministero dell'Interno e della
Direzione generale della Polizia.
Il problema e' che a fronte dei legami sociali indeboliti, delle citta'
spesso invivibili, del degrado del territorio, la politica invece di offrire
certezze, ha finito con l'inseguire e moltiplicare l'insicurezza.
Questa e' una mala notte, mi pare scrivesse in una sua poesia Herman Hesse,
in cui le forme dell'odio avvelenano il vivere quotidiano; in cui si vuole
sancire per legge la cattiveria nei confronti dei piu' deboli, come ha
dichiarato un ministro del nostro ceto politico da operetta.
Inevitabilmente spetta alle minoranze, disseminate nella societa' italiana,
tentare di agire per fermare l'assurdita' del "pacchetto sicurezza" e per
ripristinare quel pensiero del vivere civile che fa del rispetto degli altri
il primo passo per l'uguaglianza. Non ci fermeremo, continueremo a
denunciare le retoriche xenofobe e le politiche razziste messe in atto dal
governo; siamo ancora in tempo per riaffermare la dignita' e la solidarieta'
umana, contro l'aberrante logica che vuole ogni uomo lupo per l'altro uomo:
homo homini lupus.

14. RILETTURE. SIMONE DE BEAUVOIR: LE DEUXIEME SEXE
Simone de Beauvoir, Le deuxieme sexe, Gallimard, Paris 1949, 1976, 1989, 2
voll. per complessive pp. 416 + 672. Una sempre preziosa lettura.

15. RILETTURE. ADRIANA CAVARERO: NONOSTANTE PLATONE
Adriana Cavarero, Nonostante Platone. Figure femminili nella filosofia
antica, Editori Riuniti, Roma 1990, 1991, pp. VI + 136, lire 22.000. Una
sempre preziosa lettura.

16. RILETTURE. SHULAMITH FIRESTONE: LA DIALETTICA DEI SESSI
Shulamith Firestone, La dialettica dei sessi, Guaraldi, Firenze-Rimini 1971,
1976, pp. 250. Una sempre preziosa lettura.

17. RILETTURE. GERMAINE GREER: L'EUNUCO FEMMINA
Germaine Greer, L'eunuco femmina, Bompiani, Milano 1972, 1979, pp. XXIV +
380. Una sempre preziosa lettura.

18. RILETTURE. LUCE IRIGARAY: SPECULUM
Luce Irigaray, Speculum. L'altra donna, Feltrinelli, Milano 1975, 1989, pp.
352, lire 19.000. Una sempre preziosa lettura.

19. RILETTURE. KATE MILLETT: LA POLITICA DEL SESSO
Kate Millett, La politica del sesso, Rizzoli, Milano 1971, pp. 544. Una
sempre preziosa lettura.

20. RILETTURE. JULIET MITCHELL: PSICOANALISI E FEMMINISMO
Juliet Mitchell, Psicoanalisi e femminismo, Einaudi, Torino 1976, pp. XVIII
+ 524. Una sempre preziosa lettura.

21. RILETTURE. FRANCA ONGARO BASAGLIA: UNA VOCE
Franca Ongaro Basaglia, Una voce. Riflessioni sulla donna, Il Saggiatore,
Milano 1982, pp. X + 150. Una sempre preziosa lettura.

22. RILETTURE. ADRIENNE RICH: NATO DI DONNA
Adrienne Rich, Nato di donna, Garzanti, Milano 1977, 1996, 2000, pp. 422,
euro 11,36. Una sempre preziosa lettura.

23. RILETTURE. SHEILA ROWBOTHAM: DONNE, RESISTENZA E RIVOLUZIONE
Sheila Rowbotham, Donne, resistenza e rivoluzione, Einaudi, Torino 1976,
1977, pp. VIII + 336. Una sempre preziosa lettura.

24. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

25. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.miritalia.org; per contatti: mir at peacelink.it, luciano.benini at tin.it,
sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 733 del 16 febbraio 2009

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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