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Minime. 685



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 685 del 30 dicembre 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Floriana Lipparini: Con i pacifisti israeliani contro la guerra
2. Adam Keller: Manifestando a Tel Aviv contro la guerra
3. Daniele Piccini: Giovanni Raboni (2004)
4. Per abbonarsi ad "Azione nonviolenta"
5. L'agenda "Giorni nonviolenti 2009"
6. L'Agenda dell'antimafia 2009
7. La "Carta" del Movimento Nonviolento
8. Per saperne di piu'

1. RIFLESSIONE. FLORIANA LIPPARINI: CON I PACIFISTI ISRAELIANI CONTRO LA
GUERRA
[Ringraziamo Floriana Lipparini (per contatti: effe.elle at fastwebnet.it) per
questo intervento]

Dove c'e' guerra, non c'e' verita' e soprattutto non c'e' piu' diritto al
dissenso. Le voci critiche vengono ignorate o tacitate. Ogni prospettiva
viene falsata. Emergono soltanto le "verita'" ufficiali, e persino le
immagini trasmesse possono essere manipolate per ingannare l'opinione
pubblica.
Questo l'ho capito molto bene durante la guerra jugoslava, grazie al
rapporto diretto con oppositrici e oppositori alla guerra.
Ecco perche' e' sempre molto importante dare eco al lavoro degli attivisti
contro la guerra, far circolare i loro appelli, raccontare le loro
posizioni. The Other Israel, un gruppo di pacifisti israeliani, nel primo
giorno di guerra ha organizzato a Tel Aviv una coraggiosa manifestazione
contro il massacro di Gaza. Allego qui di seguito la traduzione del loro
resoconto inviato in rete.
Non e' certo facile essere pacifisti in Israele, eppure i pacifisti ci sono
e hanno bisogno della nostra riconoscenza e del nostro sostegno.
Nulla puo' giustificare la violenza, la guerra e i massacri, nessuna
rivendicazione politica, statuale o personale. Per uscire da questa orrida
spirale, che insanguina il Vicino Oriente da oltre mezzo secolo, l'unica
strada da seguire forse e' quella del Sud Africa, dove la riconciliazione e'
potuta avvenire per mezzo della verita' e del riconoscimento delle
reciproche responsabilita'. Ma Olmert non e' Mandela...
Dietro la tragedia palestinese ci sono risoluzioni Onu ignorate per oltre
cinquant'anni, promesse non mantenute, e un'incolmabile sproporzione: da una
parte uno stato, dall'altra un ghetto; da una parte il benessere, dall'altra
la miseria, la fame, le malattie, l'ssenza di medicine, la disoccupazione...
Nessuna popolazione dev'essere condannata a vivere in una gabbia, come oggi
vivono i palestinesi, fra muri, diaspora e campi profughi, e nessuno piu'
degli ebrei puo' saperlo.

2. INIZIATIVE. ADAM KELLER: MANIFESTANDO A TEL AVIV CONTRO LA GUERRA
[Ringraziamo Floriana Lipparini per averci messo a disposizione nella sua
traduzione il seguente articolo di Adam Keller per "The Other Israel" dal
titolo "Guerra a Gaza. E' cominciata", datato Tel Aviv, 27 dicembre, poco
prima di mezzanotte]

Questa mattina, alcuni di noi si sono alzati ansiosi di ascoltare il primo
notiziario sperando ancora nell'impossibile. Questa mattina, piu' di
duecento cittadini di Gaza i cui nomi probabilmente non conosceremo mai si
sono alzati senza immaginare che fosse la loro ultima mattina. E anche nella
citta' di confine israeliana di Netivot il cinquantottenne Beber Vaknin si
e' alzato ed e' andato a passeggiare per le tranquille strade del weekend
nella sua cittadina natale, senza sapere che molto prima del tramonto
sarebbe diventato un numero nelle statistiche...
Il bombardamento e il massacro sono arrivati come una scioccante sorpresa
alle 11,30 del mattino, anche se non c'era in realta' ragione alcuna di
sentirsi sorpresi. In preda alla rabbia e all'indignazione abbiamo
febbrilmente scritto dure parole di protesta e denuncia e le abbiamo
indirizzate a tutti gli altri attivisti, ai media e a chiunque in Israele e
nel mondo intero fosse possibilmente intenzionato ad ascoltare: "La guerra
di Gaza e' una brutale pazzia di un governo in bancarotta", "Barak conduce
la sua campagna elettorale per mezzo di stragi da entrambi i lati del
confine".
A tempo di record, un incontro di protesta viene suggerito dalla Coalizione
delle Donne per la Pace e velocemente raccolto da Hadash, da Gush Shalom,
dagli anarchici, da Marabut e anche dalla base di Meretz. Il messaggio si
diffonde fra tutti per passaparola, per telefono, per e-mail, sms e
Facebook: "Fermate la guerra. Fermate la guerra. Troviamoci alle 18 per
un'assemblea aperta in piazza della Cineteca a Tel Aviv. Corteo alle 19,30.
Vieni tu, venite tutti".
Sono stati contattati amici sia a Gaza sia a Sderot, entrambe sotto le
bombe, e da entrambe e' arrivato il loro sentito sostegno a ogni tentativo
di fermare la follia. S'improvvisano trasporti da Haifa e Gerusalemme, e
persino dalle citta' arabe di Tyra e Nazareth alcune persone vengono a Tel
Aviv, nonostante vi siano cortei anche nelle loro citta'.
La polizia in qualche modo viene a sapere della cosa. Molto prima delle 18
la Cineteca e' circondata da tutti i lati, polizia regolare in tenuta
antisommossa, reparti a cavallo e un mucchio di macchine di pattuglia che
scaricano agenti in continuazione. "Guardate, questi non hanno pistole,
hanno fucili automatici. Vogliono portare la guerra anche qui?", sussurra
una ragazza con indosso una maglietta dell'Associazione per i diritti degli
animali.
Da una parte, una dozzina di giovani prepara dei cartelli: "Fermate il
massacro", "La guerra e' di Olmert, le vittime sono nostre", "No
all'omicidio degli innocenti", "Noi israeliani diciamo: il governo di
Israele commette crimini di guerra", "Intervento internazionale ora",
"Europa ferma la guerra", "Livni, l'omicidio non e' femminista", "Il
comandamento dice: non uccidere".
Uno slogan ripetuto di frequente, "Questa non e' la mia guerra", e' scritto
in arabo, ebraico, inglese o in una combinazione dei tre. Nel frattempo,
all'interno del palazzo della Cineteca, ha luogo un evento organizzato molto
tempo prima. La comunita' dei rifugiati africani in Israele chiede alle
autorita' di dare asilo ai rifugiati e di non deportarli. E' arrivata una
giovane donna di colore a parlare dei bambini del Congo, dove sono forzati a
lavorare nelle miniere e a maneggiare materiali cancerogeni. Le circostanze
non hanno permesso di entrare per dare a questa causa l'attenzione che
merita.
Alle 19 in piazza della Cineteca ci sono piu' di mille persone, piu' di
quante ci si potrebbe aspettare in Israele durante le prime ore di una
guerra, con la febbre bellica di cui sono responsabili i media israeliani.
Formati i cordoni e spiegati gli striscioni, i percussionisti danno il via
alla musica, ma la polizia blocca tutte le uscite. Uno scontro su larga
scala sembra inevitabile ma gli organizzatori gridano: "Fermi, aspettate", e
cominciano a negoziare. Dopo circa venti minuti di tensione, nella
meraviglia di tutti, gli agenti si dividono per lasciar passare i
manifestanti. L'accordo con la polizia e' che il corteo si dirigera' verso
il Ministero della Difesa evitando di interferire con il traffico sulla
strada principale. Gli abitanti della normalmente tranquilla via Sprintzak
guardano giu' dai loro balconi il flusso in movimento continuo di
manifestanti che gridano: "Ebrei e arabi si rifiutano di essere nemici", "A
Gaza e Sderot i bambini vogliono vivere", "La guerra e' un disastro, la pace
e' la soluzione", "Fermiamo la guerra, torniamo alla tregua", "Facciamo
tacere i fucili, salviamo la gente", "Barak, Barak, quanti ne hai uccisi
oggi?", "Le stragi non ti daranno il potere", "Il sangue scorre per il
prestigio dei ministri", "Il sangue scorre per i sondaggi dei partiti
corrotti", "No alla guerra, torniamo alle trattative".
Persino "No alla guerra, si' alla pace" che di solito suonerebbe come un
truismo naif, oggi suona come un messaggio netto e radicale.
Per un tempo ragionevole la polizia non interviene, ma all'angolo di via
Kaplan d'improvviso  una carica a cavallo va direttamente contro la folla.
Alcune centinaia di metri sulla destra si vedono i cancelli del Ministero.
"Signore e signori della stampa, il nostro attacco di oggi su Gaza e' stato
chirurgico e precisamente mirato", la voce di Olmert alla radio che alcuni
attivisti hanno acceso viene trasmessa dalle torri dall'altra parte della
strada. "Bugiardo, criminale di guerra", sale un urlo in risposta, e molti
giovani cercano di sfondare i blocchi della polizia ma sono immediatamente
trascinati nelle auto delle pattuglie in attesa.
Va avanti fino alle 21,30, quando si annuncia: "Abbiamo terminato qui per
oggi. Ma continueremo a tornare finche' sara' finita. Chiunque voglia
spendere qualche altra ora, puo' unirsi a noi per picchettare la stazione di
polizia dove sono riuniti i nostri amici".
Sull'autobus, andando verso casa, la radio fra i vari servizi di guerra dal
sud trasmette una breve notizia sulla manifestazione. Il numero di
partecipanti viene indicato come duecento... Ovviamente e' un servizio
ostile, un tentativo di sminuire l'opposizione alla guerra.
Ma forse non ci si dovrebbe scoraggiare troppo, essendo almeno stati
nominati, in un giorno di euforia di guerra orchestrata dai media.

3. PROFILI. DANIELE PICCINI: GIOVANNI RABONI (2004)
[Dal mensile "Letture", n. 603, gennaio 2004, col titolo "Giovanni Raboni" e
il sommario "Considerato uno dei grandi della cultura italiana attuale, il
poeta milanese si e' nutrito di Shakespeare e Proust fin dalla tenera eta',
approdando al sonetto come forma per esprimere temi esistenziali, sacri e
politici". Giovanni Raboni e' deceduto nel 2004, qualche mese dopo la
pubblicazione di questo saggio]

C'e' una sorta di stagione dell'oro nel ricordo poetico di Giovanni Raboni,
il periodo della primissima adolescenza quando, vivi ancora il padre e la
madre, in seguito ai bombardamenti alleati su Milano (dove Giovanni era nato
nel 1932), la famiglia sfolla nel paese di Sant'Ambrogio, vicino al
Sacromonte, dove possiede una casa di campagna di solito usata per le
vacanze estive. Vi trovano rifugio, propriamente, Giovanni, la madre e il
fratello maggiore, perche' il padre deve fare la spola fra li' e Milano,
dove continua a ricoprire un alto incarico comunale, almeno fino alla sua
rimozione per motivi politici sotto l'occupazione tedesca. Sono momenti
tragici, in cui la Storia fa la sua comparsa concreta, reale all'orizzonte,
ma sono anche tempi vissuti come in una bolla d'aria. Giovanni stesso
ricordera' di avere in qualche modo sentito quel periodo di lontananza dalla
citta' e dalla vita civile come una sorta di lunga vacanza. La dimensione
pubblica dell'insegnamento scolastico non era mai piaciuta al piccolo
Giovanni, che nel periodo dello sfollamento rafforza cosi' la tendenza a una
formazione "anarchica", gestita in piena autonomia. A Sant'Ambrogio si
dedica a letture di invidiabile ampiezza, sia in versi che in prosa,
seguendo l'estro della sua curiosita': ad esempio, ha modo di leggere
l'intera opera di Shakespeare. Un poco successivo, invece, sara' l'incontro
con un altro grande amore letterario della sua vita, quella Recherche
proustiana che egli affronto' subito in francese e che da adulto avrebbe
ammirevolmente tradotto. L'occasione gli venne fornita dal regalo di
maturita': il padre gli dono' appunto la Recherche in lingua originale.
Raboni la lesse tutta in quell'estate dopo il diploma, quando era ancora
poco piu' di un ragazzo.
La luminosa formazione letteraria di quel periodo di ritiro non esclude una
progressiva presa di coscienza in campo politico. Le notizie portate dal
padre e quelle ascoltate da Radio Londra dopo l'8 settembre permettono di
comprendere il significato della lotta di Resistenza. All'indomani della
Liberazione, la famiglia torna ad abitare a Milano, una citta' in via di
ricostruzione dopo i duri bombardamenti e pervasa da un clima di fervida
ripresa. I Raboni abitano nel quartiere di Porta Venezia, in via San
Gregorio. Dopo la frattura dello sfollamento, per Giovanni la ripresa di
contatto con la citta' e' come una seconda acquisizione. Milano, avra' modo
di dire, e' doppiamente la sua citta': per nascita, ma anche per la
riscoperta operata dopo la fine della guerra.
Al momento di decidere l'indirizzo degli studi universitari, Giovanni si
orienta, nonostante la sua grande passione letteraria, verso Giurisprudenza.
L'idea di tenere distinti i campi, quello della letteratura e quello della
formazione a fini professionali, e' piuttosto salda in lui. D'altra parte
gli studi legali lo interessano. E' nel primo anno di universita', alla
Statale di Milano, che egli viene colpito dal lutto che lo segnera' a lungo,
anche a livello fantastico: la morte del padre, figura solida e sicura, che
assicurava benessere economico e tranquillita' alla famiglia. Soltanto due
anni dopo muore anche la madre di Giovanni, creando una sorta di blocco
luttuoso nella sua maturazione, e quasi alimentando un senso di colpa per la
propria sopravvivenza ai due amatissimi genitori. Il progetto, forse
vagheggiato, di intraprendere la carriera accademica (la laurea viene
conseguita in Diritto romano) e' inevitabilmente impedito dalla necessita'
di lavorare e guadagnare da subito. Il primo impiego e' nel settore legale
di una industria petrolifera.
*
Esordio precoce
Intanto era maturato, nel periodo tra la morte del padre e quello della
madre, l'esordio pubblico del Raboni poeta. Giovanni, come egli stesso ha
ricordato, fu un precocissimo versificatore. Gia' negli anni di
Sant'Ambrogio, trascinato dal desiderio di emulare gli autori allora amati
(sopra tutti Pascoli e D'Annunzio), si era dedicato a esercitazioni poetiche
poi distrutte, perche' ritenute immature e quasi esclusivamente di
significato "tecnico". La prima prova che per il giovane autore ha un
qualche valore oggettivo e che viene ritenuta degna di essere presentata al
pubblico e' la sequenza dei Gesta Romanorum: una serie di referti orali, di
discorsi icastici ed emblematici, sulla Passione di Cristo. Una redazione di
questa sequenza viene inviata a un concorso artistico-letterario intitolato
"Incontri della gioventu'". Nella giuria, per la poesia, si trovavano fra
gli altri Ungaretti e Betocchi. Raboni ha la soddisfazione di vincere il
primo premio e, soprattutto, il concorso gli vale la conoscenza e l'amicizia
di Carlo Betocchi. Fra i due inizia, dopo l'incontro romano, un fitto
epistolario integrato dalle visite di Raboni a Firenze. E sara' Betocchi a
proporre il gruppo di poesie de L'insalubrita' dell'aria a Vanni Scheiwiller
perche' le pubblichi. Per i tempi editoriali, questo che e' il primo
libretto dell'autore esce di fatto (1963) dopo Il catalogo e' questo (1961),
contenente pero' poesie successive. La prima "maniera" di Raboni si fonda su
un processo espressivo di forte oggettivita', che guarda soprattutto
all'esperienza di Eliot, non trascurando (il titolo antifrasticamente
pariniano dell'Insalubrita' lo dimostra) tutta una lunga tradizione
lombarda, culminante nelle esperienze di Sereni, Risi, Erba.
Ha parte significativa nella scrittura raboniana una vena sottilmente
sarcastica e una volonta' di denuncia e di intervento civile, quasi
mascherate dietro l'effettualita' della scena rappresentata. La maggior
parte dei testi delle prime due plaquettes viene riassorbita nel primo
volume organico dell'autore che ne sancisce la consacrazione: Le case della
Vetra, pubblicato nello "Specchio" di Mondadori nel 1966. Con queste poesie,
dalla forte e condensata tenuta oggettuale, in cui molti antidoti alla
dolcezza e alla confessione mantengono la voce al sicuro dagli assalti del
patetismo, Raboni si impone come uno dei capofila della seconda ondata di
poeti della "linea lombarda" (l'omonima antologia di Anceschi era uscita nel
1952), prontamente riconosciuto come tale dalla critica.
*
Maestri ed editori
Parlando di tradizione lombarda, l'altro grande maestro e faro per Raboni
insieme a Betocchi fu Vittorio Sereni, conosciuto precocemente dall'autore,
quando ancora frequentava il liceo. Fra i due si strinse una significativa
amicizia, che si rinsaldo' durante la comune collaborazione alla rivista di
cultura "Questo e altro" (1961-1963). A fondare e sostenere le pubblicazioni
era un industriale tessile appassionato di cultura, Lampugnani Nigri, alle
cui dipendenze Raboni lavorava dopo essere stato impiegato per qualche tempo
nel settore legale di un'industria petrolifera. Ai tempi della rivista e al
clima di fervida commistione fra cultura e vita civile cui essa si ispirava
torna di scorcio una prosa, incentrata sulla morte di Kennedy, contenuta
nell'ultima raccolta raboniana, Barlumi di storia (2002): "Sembra
impossibile, ma c'e' stato un momento nel quale abbiamo visto per la prima
volta l'immagine della limousine immobile nella sua assurda, inarrestabile
corsa, dell'uomo che s'arrampica di slancio sulla lunga coda del convoglio
improvvisamente funebre, della donna china in un gesto piu' materno che
tragico sul corpo quasi invisibile dell'assassinato.
"E apparteneva a un futuro imminente ma ancora totalmente impensabile,
quell'immagine, per il gruppo di amici che la sera del 22 novembre 1963 era
raccolto attorno a un tavolo per discutere, come accadeva da un paio d'anni
almeno due volte al mese, del nuovo numero d'una rivista di letteratura che
si chiamava 'Questo e altro' e che aveva la sua sede redazionale di fronte
ai miseri resti (cinque camini e sei finestre in tutto) del piu' famoso
lazzaretto di Milano. [...] Essendo li' non per caso ma per scelta, sapevamo
(e avremmo, in seguito, continuato a sapere) di esserci; perche' l'occasione
che ci aveva riuniti attorno a quel tavolo non era ne' fortuita ne'
insignificante; perche' discutendo di letteratura - e non solo di
letteratura in quanto tale ma anche, giusto il titolo della rivista, dei
suoi rapporti con l'"altro" - si finisce a poco a poco col trovarsi immersi
in un fervore un po' speciale, un'attesa di risposte (e di senso) che
rasenta non dico la preveggenza, ma certamente l'inquietudine".
Dopo la fine dell'esperienza di "Questo e altro", sulle cui pagine Raboni
aveva sostanzialmente esordito come critico di poesia, egli prese a
collaborare attivamente a "Paragone", diretta da Longhi, all'interno della
redazione milanese. Le riunioni plenarie della rivista, a Firenze, furono
l'occasione per conoscere il meglio dell'intellettualita' italiana.
Terminato l'impiego nell'azienda di Lampugnani Nigri, inizia per il poeta,
alla fine degli anni Sessanta, il periodo delle collaborazioni editoriali,
assurte al rango di vera e propria professione: dapprima da Garzanti, poi da
Mondadori (per cui comincia a tradurre, con un contratto ad hoc, l'intera
Recherche di Proust), poi da Guanda, di cui insieme a Cordelli cura il
rilancio tra la fine degli anni Settanta e l'inizio del decennio successivo.
In seguito, venuta meno l'organicita' del lavoro editoriale (ma ancora in
pieni anni Novanta si colloca la direzione della collana di poesia di
Marsilio, poi seguita dalla consulenza per la nuova Scheiwiller), Raboni si
dedica praticamente a tempo pieno all'attivita' di critico e giornalista
culturale che aveva fin li' svolto in parallelo a quella di consulente delle
case editrici.
La prima collaborazione giornalistica di peso fu quella con "Avvenire",
all'inizio degli anni Settanta, come critico cinematografico. La carriera di
critico letterario sui giornali si svolse su "Tuttolibri" della "Stampa"
(anni Settanta) e "Il Messaggero", poi sul settimanale "L'Europeo"
(dall'inizio degli anni Ottanta), quindi sul "Corriere della sera", con cui
il rapporto dura tuttora. L'ampiezza e la rilevanza del lavoro compiuto in
istituzioni editoriali e critico-giornalistiche di prima grandezza ha fatto
di Raboni, a partire almeno dagli anni Settanta, una delle voci piu'
ascoltate e influenti della cultura letteraria italiana, non solo in campo
poetico (si pensi alle sue acute recensioni di narrativa o ai suoi
interventi di polemica culturale e di costume, raccolti anche in volume, ad
esempio in Devozioni perverse, del 1994).
*
Intoppi familiari
Intanto, nella vita privata, a una prima stagione di serenita' coniugale,
successiva al matrimonio con l'architetto Bianca Bottero celebrato nel 1957,
fa seguito una serie di turbolenze (riflesse ad esempio nella parlante
sezione "L'intoppo" della raccolta Cadenza d'inganno, 1975), che portano
infine nel 1970 alla separazione dalla prima moglie. Da lei Raboni aveva
avuto i suoi tre figli: la non facile situazione che si instaura dopo la
fine del matrimonio pesa sul poeta, che sviluppa un senso di inadempienza
verso i figli in qualche modo gemello al senso di colpa per la sopravvivenza
ai genitori. Le due tormentose motivazioni affettive si legano con grande
forza in uno dei piu' bei testi inediti raccolti nell'autoantologia A tanto
caro sangue del 1988, La guerra, dove Raboni riferendosi al padre dice:

Dal sotto in su, dal basso della mia
secondogenitura, per le sue coronarie
mormoravo ogni tanto una preghiera.
Adesso, dopo tanto
che lui e' entrato nel niente e gli divento
giorno dopo giorno fratello, fra non molto
fratello piu' grande, piu' sapiente, vorrei tanto sapere
se anche i miei figli, qualche volta, pregano per me.
Ma subito, contraddicendomi, mi dico
che no, che ci mancherebbe altro, che nessuno
meno di me ha viaggiato fra me e loro,
che quello che gli ho dato, che mangiare
era? non c'era cibo nel mio andarmene
come un ladro e tornare a mani vuote...
Una povera guerra, piana e vile,
mi dico, la mia, cosi' povera
d'ostinazione, d'obbedienza. E prego
che lascino perdere, che non per me
gli venga voglia di pregare.

Raboni si lega di un tenace legame con la studiosa e traduttrice dal russo
Serena Vitale, con cui si sposa poco prima dell'entrata in crisi del loro
rapporto, dopo un decennio di vita assieme. Nel 1981 cade infatti l'incontro
con una giovane poetessa, Patrizia Valduga, che segna l'inizio di un nuovo
sodalizio. Dalla casa editrice Guanda la Valduga ottiene i recapiti del
poeta e gli porta personalmente un libro inedito: sono i Medicamenta, che
proprio Raboni fara' pubblicare (1982), vergando un'amorosa e anonima nota
editoriale. Fra i due la scintilla e' immediata, anche se entrambi sono
legati sentimentalmente (la giovane poetessa e' gia' sposata). Dopo alcune
vicissitudini, che dettano al poeta i testi formalmente rifinitissimi ma
capaci anche di escursioni lessicali eroticamente esplicite di Canzonette
mortali (Crocetti, 1986), i due prendono la decisione di vivere insieme. La
loro unione dura tuttora, anzi questa storia, non risolta quasi per
scaramanzia in matrimonio, e' la piu' lunga e forse la piu' intensa della
vita del poeta.
Canzonette mortali, che giunge dopo Nel grave sogno (1982, libro in qualche
modo di passaggio), segna la riscoperta, poi sviluppata in modo sempre piu'
intenso e necessitato, delle forme chiuse (il volumetto ospita ad esempio
una sezione di variazioni dal trovatore provenzale Arnaut Daniel; a
innescare il lavorio metrico avra' contribuito l'impegno della traduzione da
Baudelaire, via via rielaborata, la cui prima edizione vede la luce nel
1973). Versi guerrieri e amorosi, edito nel 1990, rappresenta forse il
momento in cui la spinta alla formalizzazione e alla chiusura metrica si
costituisce quasi come momento autonomo, in assenza, si potrebbe dire, di
reale ispirazione. Si tratta di una serie di variazioni che uniscono il
ricordo della guerra alla profezia di una figura femminile (ancora la
Valduga) allora di la' da venire, testi in cui a prevalere sono i meccanismi
formali e la stilizzazione quasi fine a se stessa. L'approdo maturo e
consapevole di una ricerca che avrebbe potuto rischiare il tecnicismo si
verifica con la raccolta Ogni terzo pensiero (1993), costituita quasi tutta
da sonetti: una forma metrica che l'autore applica senza alcuna pesantezza
classicistica o manipolazione postmoderna, reinventandone ritmo e musica per
mezzo di slogature, modificazioni prosodiche, forzature sintattiche e
rimiche. La forma chiusa piu' fortunata della nostra tradizione (venne
introdotta da Giacomo da Lentini nella prima meta' del Duecento) si
trasforma nelle mani di Raboni in un malleabile strumento capace di
esprimere, senza piu' eccessive mascherature, qualunque contenuto: motivi
esistenziali, una profonda e meditata religione dei morti, ma anche temi
civili e persino politici. La funzione di contenimento, di equilibratura e'
infatti affidata alla forma metrica e ai suoi meccanismi, che permettono,
paradossalmente, una amplissima liberta' di dire. Lo stesso accade nel
successivo Quare tristis (1998), dove la tematica della comunione vivi-morti
tocca il suo zenit e dove la maestosa e pacata profondita' della voce, tesa
tra dolcezza di vivere e accettazione del distacco dalla vita, detta
componimenti di sostenuto impegno conoscitivo.
Quare tristis e' in qualche misura l'apice di un percorso: a questo libro
l'autore fa infatti seguire una forma diversa di ricerca, quella teatrale,
sia pure nutrita della medesima cura formale. Rappresentazione della Croce
(2000), le cui soluzioni sono favorite dalle traduzioni da Racine, e' un
testo di ammirevole densita', che mette in scena i testimoni della vita di
Cristo impegnati a decifrare la sua altissima e disorientante vicenda.
Zaccaria, Maria, Pietro, Giuda si interrogano, in parlate misurate sui versi
della tradizione, sul significato del passaggio di Cristo, sulla
sproporzione fra la propria umanita' limitata e incerta e il fulgore
prepotente della sua persona. Raboni rappresenta insomma, attraverso la
parola, lo scoglio dell'indicibilita' e lo fa da una prospettiva, quella del
dubbio, della difesa delle sicurezze umane, che rende la vicenda di Cristo e
dei suoi viva e contemporanea per il lettore. Testo di impianto tutto
monologico, la Rappresentazione interfoglia i Vangeli con parlate
rivelatrici, partecipi dell'"insonnia del mondo", con la capacita' di far
rivivere il motivo passionale dei lontani Gesta Romanorum in una forma meno
emblematica e araldica e invece nutrita del senso dell'esperienza,
obbligandoci a guardare con concretezza allo scandalo costituito dalla
Croce. In cio' - e' evidente - Raboni ha come compiuto un percorso, tornando
alle origini della sua ricerca e portando al massimo di universalita' e di
ampiezza significativa lo spettro della sua inquisizione sulla vita e sulla
morte.
Non e' un caso, in effetti, che il piu' recente volume poetico dell'autore,
Barlumi di storia (2002), muova dal superamento della ricerca formale
precedente o, meglio, dalla sua essenzializzazione e interiorizzazione.
Viene meno la forma chiusa ma non una sensibile e rigorosa tramatura
metrica, che ora tuttavia non ha piu' la necessita' di essere regolata
dall'impianto rimico, obbligato e concluso, del sonetto. E' come se
l'autore, per condensare i suoi moti conoscitivi, la sua indagine tra vita e
morte, tra impegno civile e approfondimento esistenziale, non sentisse piu'
l'urgenza della gabbia costrittiva (e insieme liberante) della forma
tradizionale, avendone in certo modo introiettato la concentrazione. Come il
titolo lascia intendere, e' centrale nel volume il fuoco tematico della
storia, dell'inserimento delle vicende personali e della stessa avventura
intellettuale all'interno dello sfondo storico secondonovecentesco. Non
mancano accenni, sempre rigorosamente risolti, alla situazione politica
attuale, sentita come bassa e degradata:

[...] Il punto
e' che e' tanto piu' facile
immaginare d'essere felici
all'ombra d'un potere ripugnante
che pensare di doverci morire

Ma il motivo piu' fondo e intenso che si fa strada nel libro e' quello di
un'universale e plenaria attenzione all'umano (certo conseguente allo scavo
della Rappresentazione), che prende le forme di una fervorosa e umanamente
disponibile pietas per tutti gli uomini, per la stessa vita nascente, nel
suo contrastato miracoloso dono:

Forse, mi dico allora,
non e' per me che parlo, e' qualcun altro,
nato da poco o nascituro,
ad agitarsi nel mio sonno, a premere
da chissa' dove sul mio cuore,
a impastare parole col mio fiato...

Alla storia e alle sue strettoie torna a guardare, ma osservandole da un
punto di vista esemplare come l'imitazione dalla tragedia classica impone,
il testo teatrale Alcesti o La recita dell'esilio (2002), che riscrive la
vicenda mitica. Tre personaggi sono in fuga dall'orrore di un'innominata
dittatura che li condanna all'esilio o alla morte. Soltanto due sono i posti
disponibili per la fuga: uno dei tre "attori" - Stefano, il padre Simone, la
moglie Sara - dovra' sacrificarsi per lasciar vivere gli altri. All'interno
di una delle molte tragedie storiche del Novecento (o della summa di tutte
quante esse insieme), dovra' rivivere la funzione mitica del sacrificio,
dell'immolazione: variante laica, civile della Croce? Forse e' cosi'; il
punto e' che quest'ultimo Raboni, ancora formalmente agguerrito (i dialoghi
sono tessuti in settenari, novenari, endecasillabi) riesce a far confluire
nei suoi serrati eppure limpidi testi motivi civili, conoscitivi e
metafisici con una naturalezza e profondita' che probabilmente fanno di lui
il piu' decisivo poeta vivente in italiano dopo Mario Luzi.
*
Conflitti e amori nella vita del poeta
1932 Nasce a Milano, da una famiglia della media borghesia.
1944 Insieme alla madre e al fratello maggiore sfolla fuori Milano,
minacciata dai bombardamenti alleati, rifugiandosi nella casa di
villeggiatura della famiglia, a Sant'Ambrogio, vicino al Sacromonte. Vi
rimarra' fino alla Liberazione.
1951 Muore il padre.
1953 Muore la madre.
1957 Si sposa con Bianca Bottero, dalla quale avra' tre figli.
1961-1963 Con Vittorio Sereni prende parte alla redazione della rivista
letteraria "Questo e altro".
1961 Esordisce con la plaquette edita da Lampugnani Nigri dal titolo Il
catalogo e' questo.
1963 Esce da Scheiwiller la piccola raccolta, cronologicamente precedente a
Il catalogo e' questo, intitolata L'insalubrita' dell'aria.
1966 Nel volume Le case della Vetra, edito da Mondadori nella collana "Lo
Specchio", riorganizza la maggior parte delle sue poesie edite insieme a
nuovi testi, imponendosi con forza all'attenzione della critica.
1970 Si separa dalla prima moglie per vivere con la studiosa e traduttrice
Serena Vitale.
1973 Prima edizione della versione poetica di Baudelaire.
1975 Esce il secondo volume organico di poesia, Cadenza d'inganno, da
Mondadori.
1981 Conosce la poetessa Patrizia Valduga, che diventera' sua compagna di
vita.
1982 Appare la nuova raccolta poetica, Nel grave sogno, Mondadori.
1983 Esce nei "Meridiani" Mondadori il primo volume della traduzione della
Recherche di Proust (il quarto e ultimo volume apparira' nel 1993,
successivamente escono versioni riviste).
1986 Crocetti pubblica Canzonette mortali, raccolta di testi erotici
ispirati al rapporto con Patrizia Valduga.
1988 Nell'autoantologia A tanto caro sangue (Mondadori) riunisce, con molte
correzioni, il meglio della sua produzione poetica, aggiungendo un gruppetto
di testi inediti.
1990 Einaudi pubblica Versi guerrieri e amorosi, testi concentrati su uno
strenuo formalismo. Viene ripresa e ampliata la sezione di rifacimenti e
traduzioni da Arnaut Daniel, gia' compresa in Canzonette mortali.
1993 La nuova raccolta poetica, Ogni terzo pensiero, costituita per lo piu'
da sonetti, raccoglie numerosi consensi, rappresentando l'esito piu' maturo
della sua recente ricerca, fondata sul recupero della forma metrica.
1997 Garzanti riunisce in un volume della prestigiosa collana "Gli Elefanti"
l'intera produzione poetica fin li' edita, Tutte le poesie (1951-1993). Con
questo libro Raboni ottiene il Premio Bagutta 1998.
1998 Esce da Mondadori la raccolta Quare tristis, ancora costituita per gran
parte da sonetti. 2000 Garzanti pubblica il testo per il teatro
Rappresentazione della Croce e ripropone la raccolta di Tutte le poesie,
includendo anche Quare tristis.
2002 Escono da Mondadori la raccolta Barlumi di storia e da Garzanti il
testo teatrale Alcesti o La recita dell'esilio.
2003 Viene attribuito a Raboni il Premio Librex Montale.
*
In attesa di una monografia tutta per lui
Non esiste a tutt'oggi una monografia critica sull'opera di Giovanni Raboni
(una e' in preparazione all'interno della collana saggistica "Lyra" di
Campanotto). Per un'introduzione alla fortuna critica dell'autore si puo'
rimandare all'Antologia della critica fornita in appendice alla raccolta
Tutte le poesie (1951-1998), Garzanti, Milano 2000, che riunisce testi di
Betocchi, Baldacci, Bertolucci, Bellocchio, Sereni, Cordelli, Garboli,
Giudici, Zanzotto, Berardinelli, Gramigna, Ramat. Inoltre, fra gli
interventi accessibili in volume si possono citare:
- Marco Forti, Due situazioni poetiche, in "Aut aut", 75, maggio 1963, pp.
73-81; poi in Id., Le proposte della poesia e nuove proposte, Mursia, Milano
1971, pp. 410-417.
- Giorgio Barberi Squarotti, La cultura e la poesia italiana del dopoguerra,
Cappelli, Bologna 1966, pp. 162-163.
- Cesare Cavalleri, Un'estate di poeti. Giovanni Raboni, in "Studi
Cattolici", XVI, 126-127, agosto-settembre 1971, pp. 589-591; poi in Id.,
Letture 1967-1997, Edizioni Ares, Milano 1998, pp. 499-500.
- Marco Forti, Raboni: secondo "tempo", in "Paragone-Letteratura", XXVII,
312, febbraio 1976, pp. 163-170; poi in Id., Tempi della poesia. Il Secondo
Novecento da Montale a Porta, Mondadori, Milano 1999, pp. 337-344.
- Pier Vincenzo Mengaldo, Giovanni Raboni, in Id., Poeti italiani del
Novecento, Mondadori, Milano 1978, pp. 985-988.
- Gilberto Finzi, Poesia in Italia. Montale, novissimi, postnovissimi
(1959-1978), Mursia, Milano 1979, pp. 59-62.
- Antonio Porta, recensione a Nel grave sogno, in "Alfabeta", 40, settembre
1982, p. 12; poi in Id., Il progetto infinito, Quaderni Pier Paolo Pasolini,
Roma 1991, pp. 82-83.
- Giorgio Luti (a cura di), Poeti italiani del Novecento: la vita, le opere,
la critica, La Nuova Italia Scientifica, Roma 1985, pp. 191-193.
- Elio Gioanola (a cura di), Giovanni Raboni, in Id., Poesia italiana del
Novecento. Testi e commenti, Librex, Milano 1986, pp. 816-823.
- Antonio Porta, Opposizioni, in "Alfabeta", 93, febbraio 1987, p. 12; poi
in Id., Il progetto infinito, Quaderni Pier Paolo Pasolini, Roma 1991, pp.
118-121.
- Antonio Porta, Il Romanzo di Raboni, in "Alfabeta", 109, giugno 1988, pp.
6-7; poi in Id., Il progetto infinito, Quaderni Pier Paolo Pasolini, Roma
1991, pp. 130-133.
- Marco Forti, Raboni: una lunga, lentissima rincorsa poetica, in
"Michelangelo", nuova serie, XXIII, 2, aprile-giugno 1994; poi in Id., Tempi
della poesia. Il Secondo Novecento da Montale a Porta, Mondadori, Milano
1999, pp. 345-353.
- Maurizio Cucchi, Giovanni Raboni, in M. Cucchi e S. Giovanardi (a cura
di), Poeti italiani del secondo Novecento. 1945-1995, Mondadori, Milano
1996, pp. 511-514.
- Daniele Piccini, Un congegno preciso e misterioso, ne "Il Popolo", 12
dicembre 1998; poi col titolo La morte ritrovata in Id., Con rigore e
passione, I Quaderni del Battello Ebbro - L'Albatro Edizioni, Porretta
Terme - Sant'Elpidio a Mare 2001, pp. 175-176.
- Massimo Raffaeli, Le parole dei lumi votivi, in "Il manifesto-Alias", 6
marzo 1999; poi col titolo Tra Baudelaire e Raboni in Id., Novecento
italiano. Saggi e note di letteratura (1979-2000), Luca Sossella Editore,
Roma 2001, pp. 193-196.
- Daniele Piccini, recensione a Tutte le poesie (1951-1998) e a
Rappresentazione della Croce, in "Poesia", XIV, 148, marzo 2001, pp. 63-64;
poi col titolo Lo scandalo della Croce in Id., Con rigore e passione, I
Quaderni del Battello Ebbro - L'Albatro Edizioni, Porretta Terme -
Sant'Elpidio a Mare 2001, pp. 177-179.
- Stefano Colangelo, Giovanni Raboni, in N. Lorenzini (a cura di), Poesia
del Novecento italiano. Dal secondo dopoguerra a oggi, Carocci, Roma 2002,
pp. 211-215.

4. STRUMENTI. PER ABBONARSI AD "AZIONE NONVIOLENTA"

"Azione nonviolenta" e' la rivista del Movimento Nonviolento, fondata da
Aldo Capitini nel 1964, mensile di formazione, informazione e dibattito
sulle tematiche della nonviolenza in Italia e nel mondo.
Per abbonarsi ad "Azione nonviolenta" inviare 29 euro sul ccp n. 10250363
intestato ad Azione nonviolenta, via Spagna 8, 37123 Verona.
E' possibile chiedere una copia omaggio, inviando una e-mail all'indirizzo
an at nonviolenti.org scrivendo nell'oggetto "copia di 'Azione nonviolenta'".
Per informazioni e contatti: redazione, direzione, amministrazione, via
Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e
15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito:
www.nonviolenti.org

5. STRUMENTI. L'AGENDA "GIORNI NONVIOLENTI 2009"

Dal 1994, ogni anno le Edizioni Qualevita pubblicano l'agenda "Giorni
nonviolenti". E' disponibile l'agenda "Giorni nonviolenti 2009": una copia,
10 euro.
Richiedere a: Qualevita Edizioni, via Michelangelo 2, 67030 Torre dei Nolfi
(Aq), tel. e fax: 0864460006, cell.: 3495843946,  e-mail: info at qualevita.it,
sito: www.qualevita.it

6. STRUMENTI. L'AGENDA DELL'ANTIMAFIA 2009

E' in libreria l'Agenda dell'antimafia 2009, curata dal Centro siciliano di
documentazione "Giuseppe Impastato" di Palermo: una copia, 10 euro.
Per richieste:
- Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Via Villa
Sperlinga 15, 90144 Palermo, tel. 0916259789, fax: 0917301490, e-mail:
csdgi at tin.it, sito: www.centroimpastato.it
- Di Girolamo Editore, corso V. Emanuele 32/34, 91100 Trapani, tel. e fax:
923540339, e-mail: info at ilpozzodigiacobbe.com, sito:
www.digirolamoeditore.com e anche www.ilpozzodigiacobbe.com

7. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

8. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.miritalia.org; per contatti: mir at peacelink.it, luciano.benini at tin.it,
sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 685 del 30 dicembre 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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