La nonviolenza e' in cammino. 1261



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1261 del 10 aprile 2006

Sommario di questo numero:
1. Prima che sia troppo tardi
2. Luciana Castellina ricorda Rino Serri
3. Brunetto Salvarani: Perche' nessuno parla di "ora delle religioni"?
4. Omero Dellistorti: Una lettura laica dei cinque pilastri dell'islam
5. Marina Forti: La lotta di Medha Patkar
6. Indice dei numeri 1193-1220 (febbraio 2006) de "La nonviolenza e' in
cammino"
7. La "Carta" del Movimento Nonviolento
8. Per saperne di piu'

1. APPELLI. PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 7 aprile 2006 riprendiamo il seguente
appello sottoscritto da numerosi giuristi]

Come giuristi siamo preoccupati del silenzio sulla Costituzione che e'
caduto come un sudario sulla campagna elettorale.
Invece la Costituzione, che in sintesi significa liberta' e diritti dei
cittadini e divisione e controllo dei poteri, e' la vera posta in gioco
delle elezioni del 9 e 10 aprile. Il centrodestra ha abrogato infatti nella
intera sua seconda parte la gloriosa Costituzione del '48, sostituendola con
una pseudo-Costituzione che fa del Primo Ministro un despota che determina
tutta la politica nazionale e internazionale, e ne ha tutti i poteri per
l'impotenza a cui verrebbero ridotti Parlamento e Presidente della
Repubblica, fino al punto che il Primo Ministro potrebbe sciogliere in ogni
momento a suo piacere una Camera che non gli fosse piu' gradita.
Con le elezioni del 9 aprile il centrodestra vorrebbe ottenere il consenso
popolare a questa riforma, che va sotto il nome ingannevole di devolution, e
che non e' ancora in vigore solo perche' oltre 800.000 cittadini, la
maggioranza delle Regioni e l'opposizione parlamentare hanno chiesto il
referendum per opporvisi. Una vittoria del centrodestra nelle elezioni
politiche potrebbe per trascinamento ripercuotersi sul successivo referendum
costituzionale, col rischio che la nuova Costituzione entri effettivamente
in vigore.
Questi due eventi congiunti darebbero un colpo mortale alla democrazia
parlamentare e rappresentativa in Italia. Basta sostituire il nome di
Berlusconi in tutti gli articoli in cui nella nuova Costituzione sta scritto
il Primo Ministro, per rendersi conto di quale devastazione cio'
comporterebbe per la vita italiana e percio' di tutti noi. Prima che sia
troppo tardi sentiamo il dovere di informare i cittadini di questo pericolo,
affinche' nessuno si senta tradito, e nessuno possa dire domani: perche' non
ci avete avvertito?
*
Primi firmatari: Raniero La Valle; Luigi Ferrajoli; Gianni Ferrara; Gaetano
Azzariti; Claudio De Fiores; Giuliano Pisapia; Gianni Palombarini; Domenico
Gallo; Marina Paparo; Gaetano Bucci; Roberto Romboli; Michele Della Morte;
Fabrizio Clementi; Alfonso Di Giovine; Fabio Marcelli; Francesco Bilancia;
Fabrizio De Sanctis; Emilio Robotti; Roberto La Macchia; Mariagrazia Napoli;
Sergio Bonetto; Marco Scarabosio; Angelo Cutolo; Enzo Martino; Michela
Quagliano; Antonio Caputo; Paolo Berti; Maria Monica Bassan; Corrado
Guarnieri; Alida Vitale; Magda Naggar; Davide Civallero; Ezio Locatelli;
Giovanna Scollo.

2. LUTTI. LUCIANA CASTELLINA RICORDA RINO SERRI
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 7 aprile 2006.
Luciana Castellina, militante politica, promotrice dell'esperienza del
"Manifesto", piu' volte parlamentare italiana ed europea, e' tra le figure
piu' significative dell'impegno pacifista in Europa. La gran parte degli
scritti di Luciana Castellina, testi di intervento politico e di giornalismo
militante, e' dispersa in giornali e riviste, atti di convegni, dibattiti
parlamentari; in volume segnaliamo particolarmente: Che c'e' in Amerika?,
Bertani, Verona; e il recente (a cura di), Il cammino dei movimenti, Intra
Moenia, Napoli.
Rino Serri, nato nel 1933 a Reggio Emilia, militante politico, senatore,
impegnato sempre piu' intensamente negli ultimi anni nella difesa dei
diritti umani delle persone perseguitate e dei popoli oppressi,
particolarmente del popolo palestinese. Dal 1996 al 2001 e' stato
sottosegretario al Ministero degli Esteri con delega per l'Africa, il mondo
arabo-mediterraneo e la cooperazione allo sviluppo; e' stato inviato
speciale dell'Unione Europea per il conflitto Etiopia-Eritrea e per tutto il
negoziato di pace che ha portato agli accordi di Algeri; ha firmato questi
accordi quale testimone a nome dell'Unione Europea. Dall'aprile 2004, come
successore di Giovanni Conso, e' stato eletto presidente del Consiglio
italiano per i rifugiati. E' deceduto nel 2006]

Se ne e' andato un altro compagno della mia generazione, quella venuta al
mondo fra la fine degli anni '20 e l'inizio dei '30: Rino Serri, emiliano
doc, nato e cresciuto a Reggio Emilia, maturato nella fortissima Fgci del
cuore rosso d'Italia, di cui fu anche segretario nazionale all'inizio degli
anni '60,subito prima di Occhetto, quando l'organizzazione contava ancora
centinaia di migliaia di iscritti. Poi pero' diventato veneto, perche' a
lungo, come segretario regionale del Pci, alle prese con la regione piu'
bianca negli anni in cui la sua giovane classe operaia aveva cominciato ad
alzare la testa. Quindi di nuovo a Roma, anche - e a lungo, durante una
stagione particolarmente difficile per l'associazione - presidente
dell'Arci. E infine uno dei protagonisti dell'odissea della sinistra
comunista: schierato con il no allo scioglimento del partito - risoluzione
numero 2 - quindi approdato a Rifondazione comunista, da cui poi usci'
assieme a molti altri compagni, nel dissenso con Bertinotti, e allora anche
con Cossutta, sull'unita' a sinistra nell'opporsi all'ascesa di Berlusconi.
Infine un'esperienza per lui anomala: sottosegretario alla cooperazione allo
sviluppo e per l'Africa al Ministero degli esteri del governo di centro
sinistra.
A ricostruire il suo curriculum la vita di Rino Serri puo' apparire come
quella, esemplare, di un funzionario di partito di alto livello. Ma Rino e'
stato di piu', perche' nel suo modo di essere funzionario del Pci, pur
disciplinato, ha sempre portato una vena di spregiudicatezza, di apertura
verso le ragioni della sinistra invece indisciplinata, che ce lo ha reso
vicino. Tanto e' vero che alla fine le nostre strade, quelle di chi aveva
militato nel Manifesto e poi nel Pdup, si sono incrociate.
Fu con grande autonomia da Botteghe Oscure che diresse la difficile Fgci
dell'era delle prime ribellioni giovanili: le "magliette a righe" delle
manifestazioni anti Tambroni, gli elettromeccanici col "fischietto" che
ripopolarono le esangui manifestazioni sindacali, le prime uscite degli
studenti dalle scuole milanesi, alla ricerca di un contatto con il mondo
operaio. Senza badar troppo ai richiami di un Pci e di un sindacato
prudentissimi e infastiditi dalle nuove e autonome forme di lotta della
nuova generazione che si accostava alla sinistra senza aver seguito i canali
ortodossi, Serri capi' cosa si stava muovendo e cerco' di rivivificare una
Fgci che mostrava i primi segni di stanchezza. Lascio' spazio all'eresia del
settimanale "Nuova generazione" che allora io dirigevo, poi messa a tacere
dal partito. E ricordo ancora il sostegno che ci dette in una tempestosa
assemblea degli studenti italiani all'universita' di Mosca - doveva essere
il '61, e io c'ero perche' allora nella capitale sovietica a rappresentare
la Fgci - riunita per protestare contro l'espulsione dal paese di uno
studente che si era azzardato a sfidare, in amore, un potente burocrate
bulgaro. Una storia che oggi, a raccontarla, non sembrerebbe vera, ma in
quegli anni era molto significativa.
Mi e' difficile parlare di Rino Serri in modo distaccato: per troppi anni
abbiamo lavorato fianco a fianco, prima per piu' di un decennio nella Fgci,
poi di nuovo nella vicenda del post Bolognina, e in fondo anche durante gli
anni de Il manifesto-Pdup, quando era difficile un qualsiasi rapporto con la
dirigenza Pci, ma non fu difficile con Rino Serri.
Per questo la sua scomparsa e' per me un dolore particolare. Ma vorrei lo
ricordassero con rispetto tutti i piu' giovani che non l'hanno conosciuto, o
l'hanno seguito solo da lontano. Perche' Rino, con la sua vita, ha
testimoniato, quanto positiva sia stata - in tanti casi - la figura del
funzionario di partito, oggi cosi' stupidamente demonizzata.

3. RIFLESSIONE. BRUNETTO SALVARANI: PERCHE' NESSUNO PARLA DI "ORA DELLE
RELIGIONI"?
[Ringraziamo Brunetto Salvarani (per contatti: brunetto at carpinet.biz) per
averci messo a disposizione questo suo editoriale apparso su "Confronti", n.
4, 2006. Brunetto Salvarani, teologo ed educatore, da tempo si occupa di
dialogo ecumenico e interreligioso, avendo fondato nel 1985 la rivista di
studi ebraico-cristiani "Qol"; ha diretto dal 1987 al 1995 il Centro studi
religiosi della Fondazione San Carlo di Modena; saggista, scrittore e
giornalista pubblicista, collabora con varie testate, dirige
"Cem-Mondialita'", fa parte del Comitato "Bibbia cultura scuola", che si
propone di favorire la presenza del testo sacro alla tradizione
ebraico-cristiana nel curriculum delle nostre istituzioni scolastiche; e'
direttore della "Fondazione ex campo Fossoli", vicepresidente
dell'Associazione italiana degli "Amici di Neve' Shalom - Waahat as-Salaam",
il "villaggio della pace" fondato in Israele da padre Bruno Hussar; e' tra i
promotori dell'appello per la giornata del dialogo cristiano-islamico. Ha
pubblicato vari libri presso gli editori Morcelliana, Emi, Tempi di
Fraternita', Marietti, Paoline]

"L'educazione interculturale non puo' non fare i conti con le religioni":
cosi' il pedagogista Andrea Canevaro rilevava, qualche tempo fa,
un'insufficienza e un'occasione. Da una parte egli fotografava la carenza
d'impegno delle nostre istituzioni educative sul tema del religioso
declinato al plurale; dall'altra, il fatto che l'ormai assodata
constatazione del ritorno sulla scena pubblica dei diversi nomi di Dio, del
sacro, dei valori religiosi potrebbe rappresentare un ottimo incentivo,
anche per la scuola italiana, in vista di un'autentica educazione
interculturale.
Sta di fatto che, invece, questo oggi in Italia non sta accadendo, salvo
eccezioni meritorie, per una pessima combinazione di motivi storici,
culturali, politici: l'educazione interculturale, decisamente, non sta
facendo i conti col pluralismo religioso. Anzi, per la verita', il fatto e'
che con le religioni i conti non li sta facendo - se non poco e male -
neppure l'educazione in generale. I risultati sono sotto gli occhi di tutti
coloro abbiano voglia di rendersene conto: ignoranza diffusa, sostanziale
analfabetismo religioso, banalizzazione e pressappochismo sulle cose di Dio.
In questo contesto, confermando il ruolo della scuola quale avamposto
privilegiato delle contraddizioni nell'odierno scenario pubblico, un paio di
settimane fa e' scoppiato il fulmine a ciel (poco) sereno dell'intervento
del cardinal Raffaele Renato Martino, presidente del Pontificio Consiglio
Giustizia e Pace, interpretato un po' frettolosamente come una sostanziale
approvazione vaticana ad un'ora di religione per insegnare il Corano agli
studenti musulmani: "Se ci sono delle necessita', se in una scuola ci sono
cento bambini di religione musulmana, non vedo perche' non si possa
insegnare loro la religione. Questo e' il rispetto dell'essere umano, un
rispetto che non deve essere selezionato". Solo un paio di giorni prima la
Consulta per l'islam del ministro Pisanu aveva visionato un documento
dell'Ucoii in cui, tra l'altro, si chiedeva di istituire nelle scuole l'ora
di religione islamica come scelta alternativa all'insegnamento di religione
cattolica (Irc).
Molte le considerazioni che l'episodio potrebbe suscitare, ben al di la'
della scontata messe di puntualizzazioni, precisazioni, smentite: ne scelgo
tre.
La prima e' relativa alla straordinaria capacita' tutta italica di
affrontare con nonchalance questioni serie come il crescente pluralismo
degli alunni e delle loro famiglie; questioni che andrebbero affrontate con
la dovuta attenzione, e - perche' no? - ascoltando le ragioni di quanti da
anni s'adoperano per indicare la necessita' di superare l'attuale situazione
concordataria rispetto all'Irc. Cosa che regolarmente non avviene, a
dispetto degli sforzi di non poche personalita' (da Ermanno Genre a Flavio
Pajer, per fare solo un paio di nomi) ed associazioni (dalla 31 ottobre al
Gruppo di Vallombrosa). I quali, da tempo, si battono, pur con accenti
diversi, per una prospettiva che potremmo grosso modo definire di ora delle
religioni: uno studio storico e/o fenomenologico di cui si sente un enorme
bisogno e di cui invece nella riforma Moratti non esistono neppure le
tracce.
La seconda riguarda l'opportunita' che possa essere la parola di un
cardinale a dare il via libera - come hanno ovviamente titolato i media -
all'ora islamica a scuola. Fermo restando, ovviamente, il diritto di Martino
di pronunciarsi al riguardo, non sarebbero le istituzioni statali, e in
primo luogo il Ministero preposto, a dover affrontare la questione, senza
attendere imbeccate o - peggio - presunti lasciapassare che, fra l'altro,
ribadiscono una volta di piu' quanto sia precario la statuto della laicita'
nel nostro paese?
La terza, piu' di merito. Gia' un anno fa, in Trentino, la locale comunita'
islamica aveva lanciato l'ipotesi di un insegnamento coranico a scuola (a
buon diritto anche in questo caso, si badi), con relative, generali
preoccupazioni da parte dell'opinione pubblica, non solo locale. Se si
seguisse questa traiettoria, ipotizzata anche da Martino, qualora da parte
di altre comunita' religiose venisse la stessa richiesta, com'e'
prevedibile, ci si potrebbe tirare indietro? E' agevole immaginare il
rischio di poterci trovare di fronte, ben presto, ad una sorta di
moltiplicazione a dismisura, se non di vera e propria balcanizzazione, delle
ore di religione, dall'ora di buddhismo (quale, poi?) all'ora di ebraismo, e
cosi' via... con tanti saluti alla funzione strategica della scuola
(pubblica e privata): favorire il confronto fra idee differenti, lo scambio
di pareri e di visioni del mondo, la riflessione critica sulla realta' che
e' sempre in progress. A qualcosa di simile, del resto, ha portato il
modello, squisitamente comunitarista, del Canada: col pericolo trasparente
di aumentare ancor piu' le distanze, invece di diminuirle grazie al dialogo.
Non sara' il caso, finalmente, di avviare piuttosto una discussione
approfondita e aperta su un'ora di religioni per tutti, credenti e no? Mille
problemi, certo, da chi la insegnera' a che fine farebbe l'odierna Irc, ma
possiamo aspettare ancora a parlarne? Gia' oggi, del resto, se ce ne fosse
la volonta' politica, potrebbe essere immaginata come uno spazio
sperimentale nelle pieghe della riforma Moratti, da un lato, e come un
investimento sulla nuova sensibilita' sul multireligioso e
sull'interreligioso che dovrebbe abitare i corsi di formazione dei docenti e
i contenuti delle discipline da essi insegnate. Ma anche gli stili di
insegnamento, le metodologie, i linguaggi adottati, i libri di testo...
Secondo Stefano Rodota', che ne ha scritto mesi fa su "Repubblica", si
mostra in effetti sempre piu' impellente ripensare la nozione di laicita'
nella scuola, sviluppandone i motivi che la fondano, dalla negazione del
confessionalismo al rifiuto dell'intolleranza fino al riconoscimento delle
ragioni delle cosiddette minoranze: "Se la scuola, come altri luoghi del
pubblico, non rende possibile il confronto, allora nella societa' rischiano
di affermarsi con prepotenza le forme di una separazione non piu' benefica
occasione offerta a ciascuno di conservare la propria identita', ma fonte di
pericolosa contrapposizione. E allora: scuole confessionali l'una contro
l'altra armate, famiglie o comunita' religiose il cui integralismo non e'
piu' bilanciato da uno spazio pubblico dove si incontra l'altro".
Perdere altro tempo per la nostra scuola, nel rispondere alla richiesta di
informazione e di formazione in ambito (multi)religioso, diventa di giorno
in giorno sempre piu' colpevole e preoccupante. Perche' il dramma evidente -
ecco un'intuizione di un altro cardinale, quasi omonimo, Carlo M. Martini -
non riguarda piu' la superata antinomia fra credenti e non credenti, ma
piuttosto fra pensanti e non pensanti. Col piu' sincero augurio al nuovo
Parlamento perche' cominci ad accorgersene.

4. RIFLESSIONE. OMERO DELLISTORTI: UNA LETTURA LAICA DEI CINQUE PILASTRI
DELL'ISLAM
[Ringraziamo il nostro collaboratore Omero Dellistorti per questo
intervento]

Quando ai miei studenti presento l'islam, prima di leggere nelle migliori
versioni italiane disponibili e commentare col rigore filologico che occorre
alcune sure del Corano, traduco e spiego loro il significato di alcuni
termini decisivi, e in primo luogo questa bella parola "islam", che
rettamente intesa significa l'abbandonarsi alla volonta' sommamente buona,
la rinuncia alla propria prepotenza per abbracciare il bene comune,
scegliere la giustizia, accostarsi alla nonviolenza, darsi alla
misericordia; qualcosa che tiene della mitezza, della mansuetudine e della
benevolenza, e che ha una fortissima consonanza col concetto gandhiano di
satyagraha (l'afferrarsi a quella verita' - l'essere afferrati da quella
verita' - che e' tale perche' e' la consistenza del sommamente buono: e
relazione, e prassi, incontro e poiesi).
*
Poi illustro quali siano i "cinque pilastri dell'islam", e come essi ci
convochino tutti a una meditazione ulteriore, quali che siano i nostro
convincimenti religiosi o filosofici, quale che sia il nostro orizzonte
metafisico o esistenziale.
E propongo loro la seguente modesta interpretazione laica dei cinque
pilastri dell'islam, che di seguito riassumo in poche parole.
*
Il primo pilastro. La testimonianza di fede
Essa si compone di due elementi:
a) l'attestazione di fede che non vi e' altro Dio che Dio, vale a dire
l'affermazione dell'unicita' del bene. Al d la' dei diversi punti di vista,
dei singoli tragitti esistenziali, delle differenti culture, vi e' questo
convivio, questo incontro, questa unica fonte; questa proclamazione umana
dell'unicita' del bene e' cio' che Gandhi chiama satyagraha. Non puo'
esservi un bene mio che sia anche un male tuo, il bene autentico o e' di
tutti o non e'.
b) E l'aggiunta che la voce, la verita' di Dio, del sommo bene, viene
attraverso l'azione umana dell'umano interprete, di chi parla dinanzi agli
altri, di chi convoca al dialogo, al dire e all'ascoltare, di chi reca e
convoca alla parola, e a quell'incontro verace che della parola fa uso per
restituire umanita' condivisa, per chiamare alla risposta, alla
responsabilita': la voce del profeta. Il bene non e' estraneo all'umano, il
bene si esprime attraverso l'umano, e' la voce di un essere umano che reca
la parola del bene, del sommo bene. Sono gli esseri umani che inverano il
bene: e l'assolutamente altro si da' solo nella relazione. L'io incontra il
bene nel vedere il tu, e nel rispondergli (Emmanuel Levinas e Hans Jonas
hanno scritto su questi essenziali argomenti libri indimenticabili).
*
Il secondo pilastro. La preghiera comune e quotidiana
Tre aspetti segnalo:
a) La preghiera comune: la condivisione, lo stare insieme anche nella
verticalita'; l'azione collettiva, la dimensione comunitaria: "noi siamo gli
altri", noi siamo con gli altri; e nella relazione, nello stare insieme,
allora Dio, il sommo bene, e' con noi.
b) La preghiera quotidiana e reiterata: ogni giorno tu devi scegliere il
bene; ogni giorno devi fare la cosa giusta, ogni giorno devi essere presente
a te stesso, ogni giorno tu decidi del tuo contributo alla vita del mondo.
c) E ogni giorno, ed insieme agli altri, tu devi esser cosciente dei tuoi
limiti e devi contrastare la tua hybris, la violenza che pure e' presente
nel lago del tuo cuore; ogni giorno devi condurre la tua lotta contro te
stesso, ogni giorno devi accorgerti dell'altro e degli altri, dar loro
spazio, dar loro ascolto, dar loro aiuto.
*
Il terzo pilastro. Il dono doveroso
Anche qui almeno due aspetti.
a) Quello originario: l'elemosina, la carita' (nel senso dell'espressione
popolare "fare la carita'"), giacche' la carita' e' un fare che riconosce e
socializza, che schiude e condivide, che istituisce la convivenza civile,
sociale, umana.
L'elemosina, la redistribuzione delle ricchezze, il mettere in comune cio'
che alla tua sopravvivenza avanza significa questa coscienza, questa
persuasione: che vi e' un'unica terra, un'unica vita condivisa, che il mondo
e' di tutti; e la consapevolezza che non e' vero che e' solo il lavoro che
produce la ricchezza: e' la natura, il lavoro e' il lavoro sulla natura, con
la natura e per la natura; ma la natura e' il giardino in cui siamo ad un
tempo ospiti e parte, guardiani e frutto, respiro e parola condivisa.
b) E quello istituzionale, afferente alla societa' regolata da norme e
istituti: il dovere di contribuire alla res publica, all'ordinamento
giuridico che invera i diritti di tutti e massime di chi piu' ha bisogno di
aiuto.
L'imposta: le tasse si devono pagare poiche' le risorse devono esere
condivise e anche di cio' che lecitamente hai guadagnato tu devi farne parte
all'umanita' incarnata nelle altre persone oltre che in te.
Poiche' unica e' la famiglia umana, e a tutti gli esseri umani tutti i
diritti umani devono essere riconosciuti. E cio' che per te e' di piu', che
va oltre la soddisfazione degli autentici concreti bisogni individuali, tu
devi restituirlo agli altri, e innanzitutto a chi ha di meno, perche'
rapinato, perche' offeso, perche' abbandonato. Pagare la giusta imposta che
giova a chi ne ha bisogno significa sentirsi e farsi responsabili, e' una
delle forme in cui si risponde all'appello del volto muto dell'altro.
*
Il quarto pilastro. Il digiuno
Il digiuno, poiche' la fame e' la nostra comune fondamentale esperienza, e
quindi dobbiamo saperla affrontare e condividere. Condividi il pane: e'
l'origine etimologica della bella parola "compagno, compagna". E condividi
la mancanza di pane. Non solo: il digiuno e' anche il modo con cui ci
richiamiamo a noi stessi, assumiamo responsabilita' del dolore del mondo, ci
facciamo carico. Ed e' anche lo strumento ermeneutico attraverso cui ci
facciamo prossimi agli esseri umani piu' deprivati, sfruttati, rapinati,
impoveriti, umiliati e offesi.
L'esperienza del digiuno, che Gandhi considerava lo strumento estremo della
lotta nonviolenta, quello ultimo da utilizzare nella progressione dei mezzi,
quello invincibile nella sua forza disvelatrice.
L'esperienza del digiuno, che dovresti fare prima di ogni prova, come sapeva
Danilo Dolci.
L'esperienza del digiuno, solo dopo la quale tu puoi attentarti a prendere
la parola nella pubblica piazza, a farti colui che parla davanti alle altre
persone, per le altre persone: questo rivela ad esempio quel luogo per molti
altri aspetti ancora prezioso e sconvolgente che puoi leggere in Matteo, 4,
1-11.
*
Il quinto pilastro. Il pellegrinaggio
La consapevolezza che siamo esseri umani in cammino, uomini e donne che non
hanno un luogo in cui stare, ma un viaggio da compiere, che la via sei tu a
farla, come in quei versi di don Antonio Machado. E che ognuno di noi tiene
dell'Abramo e dell'Odisseo. E che in quanto viandanti dobbiamo essere aperti
alla scoperta e all'incontro: e' meraviglioso questo andare. E che i
viandanti camminano leggeri, hanno solo una bisaccia e un bastone, sanno che
accumulare ricchezze significa accumulare ostacoli al cammino, zavorra che
paralizza, e impedisce l'incontro.
*
Jihad: una lettura e un'iniziativa nonviolenta contro tutte le uccisioni
Questo all'incirca dico, e dico poi anche del significato autentico,
originario, teologicamente fondato e fecondo, del concetto di Jihad: che
occorre rispettare, difendere e salvare tutti, poiche' siamo una sola
umanita', che occorre unire nel vero, nel buono, nel giusto, unire nella
nonviolenza, poiche' la violenza e la menzogna fratturano, opprimono,
decreano. E dico che nel campo semantico del termine arabo classico "jihad"
decisivo e' innanzitutto il concetto di lotta interiore, il "grande jihad"
che e' la lotta contro il male che e' in noi stessi, non fuori di noi; il
fascismo contro cui dobbiamo combattere non altri ma noi stessi lo rechiamo,
ed e' contro esso che va condotta la prima lotta, la lotta giusta, la lotta
buona: per salvare le vite, per rendersi degni di essere esseri umani.
Quale oscenita' pensare che una religione che invita alla mansuetudine possa
essere sfruttata per giustificare la violenza, l'oppressione, l'omicidio.
Quanto e' urgente che anche su questo versante si smascherino, si denuncino
le ideologie della violenza che offendono la radice profonda e luminosa
delle grandi tradizioni religiose.
Quanto e' necessario che anche nell'islam, come nel cristianesimo, come
nell'ebraismo che e' padre ad entrambi, si contrasti infine inflessibilmente
ogni violenza, ogni uccisione, che e' sempre blasfema, che e' sempre
satanica, che e' sempre essa violenza nemica degli esseri umani, nemica del
mondo che vive, nemica del sommo bene.
Quante volte le religioni sono state utilizzate per mobilitare al crimine,
all'uccisione, alla strage: e' giunta l'ora per tutte e per tutti che anche
nelle religioni si faccia chiarezza, e che di esse si affermi senza piu'
equivoci ed ambiguita' quel nucleo essenziale che si compendia nel comune
comandamento: non uccidere.
*
All'ascolto del Corano
E solo allora leggo, mettendo a confronto alcune delle migliori e piu' note
versioni italiane (quelle di Alessandro Bausani, Martino Mario Moreno,
Federico Peirone, Hamza Roberto Piccardo) alcune sure del Corano, a
cominciare dalla sura CXII che recita: "Nel nome di Dio, clemente e
misericordioso! Di': 'Egli, Dio, e' uno, Dio, l'Eterno. Non genero' ne' fu
generato e nessuno Gli e' pari'" (ho usato qui la bella traduzione di
Bausani, ma i miei studenti avverto che il Corano per chi aderisce all'islam
e' intraducibile - per le note ragioni che qui sarebbe troppo lungo
esplicitare e discutere - e va letto nella lingua in cui e' scritto). E ne
commentiamo la straordinaria ricchezza concettuale.
Muovendo da quel costantemente reiterato "In nome di Dio, clemente e
msiericordioso": la clemenza e la misericordia come attributi del sommo
bene, suo nome e sua legge. La clemenza e la misericordia, che siano anche
la tua scelta.
*
Tu non uccidere, tu salva il mondo
A me, amico della nonviolenza, materialista della scuola di Lucrezio e
Diderot, di Feuerbach e Marx, di Leopardi e Timpanaro, di Rosa Luxemburg e
di Hannah Arendt, questo dicono queste antiche parole. E il mio cuore
consente. In questo messaggio con altro linguaggio ritrovo cose che mi sono
care, e che tutte le grandi tradizioni religiose e laiche che donne e uomini
hanno pensato, detto e vissuto, recano in dono e in retaggio e in promessa
ed impegno all'umanita' intera: tu non uccidere, tu reca soccorso, tu non
gravare, tu degnifica l'umanita', tu salva il mondo. All'appello al vero e
al bene sappi dire di si'. Fallo tu, sii tu quel bene che vorresti trovare
nel mondo.

5. MONDO: MARINA FORTI: LA LOTTA DI MEDHA PATKAR
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 7 aprile 2006.
Marina Forti, giornalista particolarmente attenta ai temi dell'ambiente, dei
diritti umani, del sud del mondo, della globalizzazione, scrive per il
quotidiano "Il manifesto" sempre acuti articoli e reportages sui temi
dell'ecologia globale e delle lotte delle persone e dei popoli del sud del
mondo per sopravvivere e far sopravvivere il mondo e l'umanita' intera.
Opere di Marina Forti: La signora di Narmada. Le lotte degli sfollati
ambientali nel Sud del mondo, Feltrinelli, Milano 2004.
Medha Patkar, intellettuale indiana impegnata nelle lotte nonviolente per i
diritti umani e la difesa dell'ambiente, e' giustamente celebre per aver
dato vita negli anni '80 al Narmada Bachao Andolan (Nba), il movimento che
si oppone alla costruzione delle dighe sul fiume Narmada in India; la sua
lotta nonviolenta - per cui e' stata anche arrestata molte volte - ha
costretto la Banca Mondiale a ritirarsi dal finanziamento del progetto di
Sardar Sarovar, una delle principali dighe sul Narmada, ed il mondo intero a
prestare attenzione ai disastri umani ed ambientali causati da queste opere
mastodontiche; nel 1991 Medha Patkar ha ricevuto il Goldmann Prize, un
premio internazionale per chi si e' contraddistinto nella difesa
dell'ambiente e dei diritti umani, e dal 1998 al 2000 e' anche stata una
degli undici commissari dell'autorevole Commissione mondiale sulle dighe;
attualmente e' una delle figure-simbolo del  movimento new global e della
nonviolenza in cammino (un piu' ampio profilo di Medha Patkar e' nel n. 455
di questo foglio)]

La polizia e' arrivata intorno alla mezzanotte di mercoledi' davanti a
Jantar Mantar, edificio monumentale nei pressi del parlamento indiano, nel
centro di New Delhi, dove da otto giorni ormai erano in sciopero della fame
Medha Patkar e altri attivisti del Narmada Bachao Andolan, ovvero "movimento
per salvare la valle di Narmada". Lei digiuno ininterrotto, gli altri a
turno. E dopo otto giorni le condizioni di Medha, donna dallo spirito
d'acciaio ma dalla salute fragile, erano preoccupanti: i medici al mattino
avevano detto che le 48 ore successive potevano essere critiche. Fatto sta
che la polizia e' arrivata a mezzanotte, ha prelevato Medha Patkar e l'ha
trasportata in ospedale. In stato d'arresto, pero': l'accusa e' d'aver
incitato a disordini e impedito ai pubblici ufficiali di compiere il proprio
dovere, ha precisato un dirigente della polizia all'Associated Press. Altre
settanta persone sono state arrestate, riferisce la Bbc. La mattina dopo,
cioe' ieri, le tv hanno riportato testimonianze di attivisti indignati:
accusano la polizia di "intervento brutale".
Lo sciopero della fame di Medha Patkar aveva costretto la Delhi politica a
prendere nota, dopo parecchi giorni di un sit-in di protesta passato piu' o
meno inosservato. Gli attivisti del movimento di Narmada erano arrivati con
una rivendicazione precisa: sospendere la decisione di alzare la diga di
Sardar Sarovar, il maggiore di una serie di grandi sbarramenti che tagliano
il fiume Narmada (1.300 chilometri attraverso tre stati del centro-nord
dell'India). Il "progetto di sviluppo della valle di Narmada", con trenta
grandi dighe e centinaia di sbarramenti minori, e' diventato un paradigma
dei conflitti che possono sorgere attorno a una risorsa naturale come
l'acqua. Presentato come un progetto "per il bene comune", necessario a
fornire acqua per irrigare la campagne aride del Gujarat (a valle) e
produrre energia idroelettrica, ha gia' creato circa 400.000 sfollati. E
questi, accusa il Narmada Bachao Andolan, non ne hanno avuto in cambio
nulla: ne' altre case e campi, ne' la possibilita' di ricostruire
l'autosufficenza e le relazioni sociali perdute.
La diga di Sardar Sarovar, nel territorio dello stato del Gujarat, ha creato
un gigantesco lago artificiale a monte, in Maharashtra e in Madhya Pradesh.
E' cresciuta poco a poco, e piu' la diga saliva piu' si allargava l'area
sommersa a monte, e nuovi villaggi si vedevano costretti a sfollare. Cosi',
quando in marzo l'Autorita' del fiume Narmada (l'ente di controllo di
bacino) ha autorizzato ad alzare la diga dagli attuali 110 metri a 121,92
metri, il Narmada Bachao Andolan e' insorto. Secondo dati ufficiali, 220
villaggi sparsi nei tre stati interessati saranno sommersi e 24.000 famiglie
(circa 122.000 persone) entreranno nella categoria di dam affected people,
da risistemare. Ma la decisione e' illegale, dicono gli attivisti di
Narmada, perche' viola una sentenza della Corte suprema che impone di
risistemare prima tutte le future vittime con altre terre da coltivare, case
e servizi essenziali. Per questo hanno presentato un ricorso alla Corte
suprema, che terra' un'udienza il 17 aprile.
Negli otto giorni di digiuno, Medha Patkar aveva ricevuto numerose visite di
solidarieta' - tra gli altri di Nirmala Deshpande, anzianissima gandhiana.
Aveva ricevuto anche appelli a desistere: tra gli altri dal primo ministro
indiano Manmohan Singh, che ha inviato dagli attivisti di Narmada il
ministro delle risorse idriche, Saifuddin Soz: e' stato cosi' concordato che
un grupppo di quattro ministri federali visitera' nei prossimi giorni gli
stati interessati alla diga e al suo lago artificiale, per constatare la
situazione delle comunita' sfollate. Nella delegazione saranno anche
rappresentanti del movimento di protesta. Medha Patkar pero' aveva rifiutato
di sospendere il digiuno: finche' non sara' nota una decisione finale, aveva
detto. Ora e' in ospedale. Ma un risultato l'ha ottenuto: la valle di
Narmada e' tornata all'attenzione del governo.

6. MATERIALI. INDICE DEI NUMERI 1193-1220 (FEBBRAIO 2006) DE "LA NONVIOLENZA
E' IN CAMMINO"

* Numero 1193 del primo febbraio 2006: 1. Pietro Polito: L'idea di
omnicrazia nel pensiero di Aldo Capitini; 2. La "Carta" del Movimento
Nonviolento; 3. Per saperne di piu'.
* Numero 1194 del 2 febbraio 2006: 1. Maria G. Di Renzo ricorda Coretta
Scott King; 2. Maria Luisa Boccia ricorda Nadia Gallico Spano; 3. Cindy
Sheehan: Matriottismo; 4. Lea Melandri: Il contagio vitale di questo
femminismo; 5. Francesca M. Corrao: Un sentiero di lettura nel mondo arabo;
6. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 7. Per saperne di piu'.
* "Nonviolenza. Femminile plurale". Numero 49 del 2 febbraio 2006: 1. Elisa
Springer colloquia con studenti e insegnanti della scuola media "Fiori" di
Formigine; 2. Maria G. Di Rienzo: L'"irragionevole" Diane Wilson e i diritti
umani delle detenute; 3. Meghan Sapp: Asilo per Pamela; 4. Ida Dominijanni:
Se a sinistra si tornasse ad amare; 5. Anna Achmatova: Sul lago s'e' fermata
ora la luna.
* Numero 1195 del 3 febbraio 2006: 1. Cindy Sheehan: Cos'e' accaduto; 2.
Wanda Tommasi: Etty Hillesum, testimone e vittima della Shoah; 3. Giovanna
Boursier presenta "Volevo solo vivere" di Mimmo Calopresti; 4. Simone Weil:
Il fondamento; 5. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 6. Per saperne di
piu'.
* Numero 1196 del 4 febbraio 2006: 1. Oggi a Viterbo; 2. Judith Butler:
modello Guantanamo; 3. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 4. Per saperne
di piu'.
* Numero 1197 del 5 febbraio 2006: 1. Contro la guerra, la nonviolenza; 2.
La "Carta" del Movimento Nonviolento; 3. Per saperne di piu'.
* "La domenica della nonviolenza". Numero 59 del 5 febbraio 2006: 1. Alcuni
interventi di Luigi Ferrajoli; 2. Luigi Ferrajoli: la guerra, il diritto, e
due ipotesi sull'Onu (maggio 2003); 3. Luigi Ferrajoli: La Costituzione
stravolta (febbraio 2005); 4. Luigi Ferrajoli: Costituzione e democrazia
(dicembre 2005).
* Numero 1198 del 6 febbraio 2006: 1. Oggi a Roma; 2. A Trento, Piacenza e
Brescia tre incontri su Franz Jaegerstaetter; 3. Aldo Capitini: Teoria della
nonviolenza (parte prima); 4. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 5. Per
saperne di piu'.
* Numero 1199 del 7 febbraio 2006: 1. Giulio Girardi: Mi abbono ad "Azione
nonviolenta" perche'...; 2. Aldo Capitini: Teoria della nonviolenza (parte
seconda e conclusiva); 3. Adriana Zarri presenta "L'amore ordinato" di
Giancarla Codrignani; 4. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 5. Per
saperne di piu'.
* "Voci e volti della nonviolenza". Numero 8 del 7 febbraio 2006: 1. Ernesto
Balducci; 2. Ernesto Balducci: Introduzione a "La pace. Realismo di
un'utopia"; 3. Et coetera.
* Numero 1200 dell'8 febbraio 2006: 1. Lorella Pica: Una lettera dal
Guatemala; 2. Augusto Cavadi: Danilo Dolci, un anniversario; 3. Leggere
Bateson a Roma; 4. Il "Cos in rete" di febbraio; 5. Enrico Peyretti: Ragioni
e civilta', torti e barbarie; 6. Giancarla Codrignani: Illegittima difesa;
7. Antonio Caronia presenta "Vite precarie" di Judith Butler; 8. La "Carta"
del Movimento Nonviolento; 9. Per saperne di piu'.
* Numero 1201 del 9 febbraio 2006: 1. Lidia Menapace ricorda Betty Friedan;
2. Stefania Giorgi ricorda Betty Friedan; 3. Betty Friedan: Un problema
inespresso; 4. Maya Angelou: Pace meravigliosa; 5. Lynn Woolsey: Il re e'
nudo; 6. Enrico Peyretti: Sapere, agire, amare; 7. Luca Rossomando: Lounes
Matoub; 8. Elena Buccoliero: Il 10 febbraio a Ferrara; 9. "Salviamo la
Costituzione". Ultimi giorni per firmare per il referendum; 10. Oscar Luigi
Scalfaro: Difendere la Costituzione; 11. La "Carta" del Movimento
Nonviolento; 12. Per saperne di piu'.
* "Nonviolenza. Femminile plurale". Numero 50 del 9 febbraio 2006: 1. Ida
Dominijanni: Lo sguardo, la morte; 2. Francesca Manenti: La memoria della
Shoah nella scrittura delle testimoni; 3. Lidia Menapace: Perche' ho
accettato la candidatura al senato; 4. Gabriella Freccero presenta "La
rivendicazione di Antigone" di Judith Butler.
* Numero 1202 del 10 febbraio 2006: 1. Noi ricordiamo; 2. Peppe Sini: per
Marco Benanti; 3. "Azione nonviolenta" di gennaio-febbraio; 4. Cindy
Sheehan: Numeri; 5. Enrico Peyretti: La testimonianza di Cindy Sheehan; 6.
Stefania Cantatore: L'11 febbraio a Napoli; 7. "194 parole per la liberta'";
8. Lucia Vantini: Teologia femminista; 9. La "Carta" del Movimento
Nonviolento; 10. Per saperne di piu'.
* Numero 1203 dell'11 febbraio 2006: 1. Gabriella Freccero presenta "A piu'
voci" di Adriana Cavarero; 2. Brevi notizie su alcune autrici ed alcuni
autori particolarmente richiamati nel testo che precede; 3. La "Carta" del
Movimento Nonviolento; 4. Per saperne di piu'.
* Numero 1204 del 12 febbraio 2006: 1. Lorella Pica: Una lettera dal
Costarica; 2. Alessandra Antonelli ricorda Andrea Santoro; 3. "Attualita' di
Danilo Dolci", una settimana di incontri a Pisa; 4. Enrico Peyretti: Alcuni
temi e problemi in Etty Hillesum; 5. Ermanno Genre ricorda Dietrich
Bonhoeffer; 6. Guido Caldiron intervista Meir Shalev; 7. Gaetano Arfe'
presenta "La ragazza del secolo scorso" di Rossana Rossanda; 8. La "Carta"
del Movimento Nonviolento; 9. Per saperne di piu'.
* "La domenica della nonviolenza". Numero 60 del 12 febbraio 2006: 1. Alcuni
pensieri di pace di Ernesto Balducci; 2. Enrico Peyretti (a cura di): Una
piccola antologia di Ernesto Balducci; 3. Ettore Masina ricorda Ernesto
Balducci.
* Numero 1205 del 13 febbraio 2006: 1. Alcuni interventi di Cindy Sheehan
(parte prima); 2. Cindy Sheehan: Perche' mio figlio e' morto?; 3. Cindy
Sheehan: Non me ne vado, presidente; 4. Cindy Sheehan: La domanda; 5. Cindy
Sheehan: Dalla disperazione alla speranza; 6. Tom Engelhardt intervista
Cindy Sheehan; 7. Cindy Sheehan: Duemila morti: non uno di piu'; 8. La
"Carta" del Movimento Nonviolento; 9. Per saperne di piu'.
* Numero 1206 del 14 febbraio 2006: 0. Una comunicazione di servizio; 1.
Solidali con Farid Adly e Mariangela Gallo; 2. Alcuni interventi di Cindy
Sheehan (parte seconda); 3. Cindy Sheehan: Solidale con David Airhart; 4.
Cindy Sheehan: Ai giudici; 5. Cindy Sheehan: Persone, non numeri; 6. Cindy
Sheehan: Una lettera aperta a Barbara Bush; 7. Cindy Sheehan: Una lettera
aperta al presidente Bush; 8. Cindy Sheehan: L'arresto di Brian Haw; 9.
Cindy Sheehan: Il linguaggio del cuore; 10. Cindy Sheehan: L'anno in cui
andranno a casa; 11. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 12. Per saperne
di piu'.
* "Voci e volti della nonviolenza". Numero 9 del 14 febbraio 2006: 1.
Cristina Campo; 2. Cristina Campo traduce Friedrich Hoelderlin; 3. Cristina
Campo traduce Eduard Moerike; 4. Cristina Campo traduce Hector Murena; 5.
Cristina Campo traduce William Carlos Williams; 6. Cristina Campo traduce
John Donne; 7. Cristina Campo traduce Simone Weil; 8. Et coetera.
* Numero 1207 del 15 febbraio 2006: 0. Comunicazione di servizio: repetita
iuvant; 1. Peppe Sini: Per Farid Adly e Mariangela Gallo; 2. Il 19 febbraio
a Fermo; 3. Alcuni interventi di Cindy Sheehan (parte terza e conclusiva);
4. Cindy Sheehan: Un vero amico non ti permette di compiere crimini di
guerra; 5. Cindy Sheehan: L'apatia e' complicita'; 6. Cindy Sheehan:
Matriottismo; 7. Cindy Sheehan: Cos'e' accaduto; 8. Cindy Sheehan: Numeri;
9. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 10. Per saperne di piu'.
* Numero 1208 del 16 febbraio 2006: 1. Il 17 febbraio a Ferrara; 2. Il 18
febbraio a Massa; 3. Il 18 febbraio a Pisa; 4. Il 10 marzo "Diamo voce alla
pace"; 5. Luisa Muraro: Di Dio che e' amore, e di un'enciclica; 6. Umberto
Galimberti: Un principio di civilta'; 7. Simona Forti presenta "Hannah
Arendt. La vita, le parole" di Julia Kristeva; 8. La "Carta" del Movimento
Nonviolento; 9. Per saperne di piu'.
* "Nonviolenza. Femminile plurale". Numero 51 del 16 febbraio 2006: 1.
Hannah Arendt: La pietra di paragone; 2. Maria G. Di Rienzo: Chiedere il
pane e le rose, nello Zimbabwe; 3. Antonia Sani: Sveliamo la laicita'; 4.
Enrico Peyretti: Ascoltando Etty Hillesum; 5. Giovanna Romualdi presenta "La
giustizia negata" di Giuliana, Marisa e Gabriella Cardosi; 6. Gabriella
Freccero presenta "Le lacrime di Achille" di Helene Monsacre'.
* Numero 1209 del 17 febbraio 2006: 1. Il 21 febbraio a Roma; 2. Il 22
febbraio a Milano; 3. "Addio alle armi", un appello; 4. Severino Vardacampi:
Due parole; 5. Un appello all'Unione per i Pacs; 6. Peppe Sini: Dell'ovvio e
del necessario. Una postilla al testo che precede; 7. Oreste Bossini:
Dietrich Bonhoeffer e la musica; 8. Fulvio Fania intervista Ugo Perone su
Dietrich Bonhoeffer; 9. Gabriella Freccero presenta "Lettere dall'Egeo" di
Giovanna Bandini; 10. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 11. Per saperne
di piu'.
* Numero 1210 del 18 febbraio 2006: 1. Un appello per la giustizia; 2. Peppe
Sini, Tomas Stockmann: Con la Palestina nel cuore, con Israele nel cuore; 3.
Giovanni Dall'Orto: I Pacs e il programma dell'Unione. Cosi' parlando
onesto; 4. Riccardo Orioles: Per Marco Benanti e dell'ora presente; 5. Luisa
Morgantini: La distruzione della memoria a Gerusalemme; 6. Una postilla al
testo che precede; 7. Due nuove pubblicazioni su Dietrich Bonhoeffer; 8.
Letture: Maria Giovanna Noccelli, Oltre la ragione; 9. La "Carta" del
Movimento Nonviolento; 10. Per saperne di piu'.
* Numero 1211 del 19 febbraio 2006: 1. Luciano Bonfrate: I morti di Bengasi;
2. Kate Millett: La storia del patriarcato; 3. Adrienne Rich: Nulla
garantisce; 4. Osvaldo Caffianchi: La scuola dello stupro; 5. Bruno Accarino
ricorda Reinhart Koselleck; 6. Franca D'Agostini ricorda Peter Frederick
Strawson; 7. Augusto Cavadi: Il concilio dimenticato; 8. Enrico Peyretti: La
Rosa Bianca; 9. Giobbe Santabarbara: Bonjour, tristesse; 10. Riletture:
Shulamith Firestone, La dialettica dei sessi; 11. Riletture: Germaine Greer,
L'eunuco femmina; 12. Riletture: Sheila Rowbotham, Donne, resistenza e
rivoluzione; 13. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 14. Per saperne di
piu'.
* "La domenica della nonviolenza". Numero 61 del 19 febbraio 2006: Maria G.
Di Rienzo: Stupro, sostantivo maschile.
* Numero 1212 del 20 febbraio 2006: 1. Jan Oberg: Riflessioni di un danese
amico della nonviolenza; 2. Annamaria Rivera: Immagini dell'odio razzista;
3. Giuliano Pontara: Un convincimento di Gandhi; 4. Aldo Nove ricorda Amelia
Rosselli a dieci anni dalla scomparsa; 5. Ida Dominijanni presenta "La
magica forza del negativo" di Diotima; 6. Manuela Fraire presenta "La magica
forza del negativo" di Diotima; 7. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 8.
Per saperne di piu'.
* Numero 1213 del 21 febbraio 2006: 1. Con volto e voce di donna; 2. Anna
Bravo: Resistenza civile; 3. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 4. Per
saperne di piu'.
* "Voci e volti della nonviolenza". Numero 10 del 21 febbraio 2006: 1.
Adrienne Rich; 2. Adrienne Rich: Cercando di parlare con un uomo; 3.
Adrienne Rich: Quando noi morti ci destiamo; 4. Adrienne Rich: Svegliandosi
nel buio; 5. Adrienne Rich: Incipienza; 6. Adrienne Rich: Dopo vent'anni; 7.
Adrienne Rich: Lo specchio in cui due si vedono come una; 8. Adrienne Rich:
Canzone; 9. Adrienne Rich: A tuffo nel relitto; 10. Adrienne Rich:
Struggendosi di fuoco; 11. Adrienne Rich: Distruggendosi di fuoco; 12.
Adrienne Rich: Per una sorella; 13. Adrienne Rich: Per chi e' morto; 14.
Adrienne Rich: Da un sopravvissuto; 15. Et coetera.
* Numero 1214 del 22 febbraio 2006: 1. Campus delle culture delle donne: una
bibliografia su femminismi e intercultura; 2. Anna Bravo: La Resistenza
nonviolenta; 3. Anna Bravo: La Shoa' e i Giusti in Italia; 4. Anna Bravo
ricorda Lidia Beccaria Rolfi; 5. Anna Bravo ricorda Maria Occhipinti; 6.
Anna Bravo ricorda Nuto Revelli; 7. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 8.
Per saperne di piu'.
* Numero 1215 del 23 febbraio 2006: 1. Georgia Stillwell: Mio figlio; 2.
Antonino Drago: Venerdi' 24 febbraio una giornata di lutto e di digiuno; 3.
Tiziano Tissino: Proposta di una ispezione dei cittadini alla base Usaf di
Aviano; 4. Peppe Sini: Una postilla al testo che precede; 5. Anna Bravo:
Donne, guerra, memoria (parte prima); 6. La "Carta" del Movimento
Nonviolento; 7. Per saperne di piu'.
* "Nonviolenza. Femminile plurale". Numero 52 del 23 febbraio 2006: 1. Casa
internazionale delle donne di Roma: Un crimine contro la persona, un crimine
politico; 2. Ida Dominijanni: Trista la triste posta dell'identita'; 3.
Barbara Spinelli: La riforma laica cui tanti musulmani aspirano; 4. Roberto
Ciccarelli intervista Farian Sabahi; 5. Vanna Vannuccini intervista
l'ayatollah Saanei; 6. Antonio Monda intervista Paula Fox; 7. Marilena
Menicucci presenta "Donna e teologia" a cura di Cettina Militello; 8.
Riletture: Irshad Manji, Quando abbiamo smesso di pensare?; 9. Riletture:
Fatema Mernissi, Islam e democrazia; 10. Riletture: Franco Restaino, Adriana
Cavarero, Le filosofie femministe; 11. Riletture: Wanda Tommasi, I filosofi
e le donne; 12. Riletture: Chiara Zamboni, La filosofia donna.
* Numero 1216 del 24 febbraio 2006: 1. A Ferrara il 24 febbraio; 2. A
Trieste un incontro sui percorsi di nonviolenza in Kosovo; 3. Training di
formazione per i volontari dell'Operazione Colomba; 4. Anna Bravo: Donne,
guerra, memoria (parte seconda); 5. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 6.
Per saperne di piu'.
* Numero 1217 del 25 febbraio 2006: 1. Il 25 febbraio nel ricordo dei
resistenti al nazismo; 2. Anna Bravo: Donne, guerra, memoria (parte terza e
conclusiva); 3. Letture. Harold Bloom, Il genio; 4. Letture: Saverio
Ferrari, Da Salo' ad Arcore; 5. Letture: Dino Paternostro, I corleonesi.
Storia dei golpisti di Cosa nostra; 6. Letture: Valeria Scafetta, "Ammazzate
Beppe Alfano"; 7. Riletture: Franco Perrelli, Introduzione a Ibsen; 8.
Riletture: Sergio Quinzio, Domande sulla santita'; 9. Riletture: Sergio
Quinzio, I Vangeli della domenica; 10. Riedizioni: Heinrich Boell, La
memoria, la rabbia, la speranza; 11. Riedizioni: George L. Mosse, Le origini
culturali del Terzo Reich; 12. Ristampe: George Orwell, Romanzi e saggi; 13.
Ristampe: Oscar Wilde, Opere; 14. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 15.
Per saperne di piu'.
* Numero 1218 del 26 febbraio 2006: 1. Anna Bravo ricorda Anna Segre; 2.
Augusto Cavadi: Anatomia dell'universita' nel ricordo di uno storico; 3.
Giovanni Gandini; 4. Ibrahim Rugova; 5. Robert Sheckley; 6. Pietro Maria
Toesca; 7. Umberto Eco: Filosofare al femminile; 8. Benito D'Ippolito: In
difesa delle piante ornamentali. Prosopopea; 9. La "Carta" del Movimento
Nonviolento; 10. Per saperne di piu'.
* "La domenica della nonviolenza". Numero 62 del 26 febbraio 2006: 1.
Attualita' di Danilo Dolci; 2. Peppe Sini: La nonviolenza contro la mafia.
Sette tesi; 3. Augusto Cavadi: Forme di intervento nonviolento nella lotta
contro la mafia; 4. Una bibliografia degli scritti di Renate Siebert.
* Numero 1219 del 27 febbraio 2006: 1. Domenico Jervolino: Giulio Girardi,
uomo del dialogo; 2. Anna Maffei: Radici cristiane? Una riflessione; 3.
Sergio Paronetto: Un pessimo appello; 4. Federica Fabbiani intervista Anna
Bravo; 5. Lea Melandri: I tram di notte; 6. Ida Dominijanni presenta
"Zapatero. Il socialismo dei cittadini" di Marco Calamai e Aldo Garzia; 7.
Marforio Decafoni: Una dichiarazione di voto; 8. La "Carta" del Movimento
Nonviolento; 9. Per saperne di piu'.
* Numero 1220 del 28 febbraio 2006: 1. "Beati i costruttori di pace":
Osservatori internazionali per le elezioni in Congo. Una proposta; 2. Un
appello per il dialogo cristiano-islamico; 3. Il digiuno come strumento per
rivegliare le coscienze. Enrico Peyretti presenta alcuni testi gandhiani sul
digiuno; 4. Ivan Bonfanti: Addio alle armi. A Gerusalemme; 5. Maria Rosa
Cutrufelli: Il conformista e il suo branco; 6. Lea Melandri: Siamo uscite
dal silenzio; 7. Rino Tormesi: Una dichiarazione di voto; 8. La "Carta" del
Movimento Nonviolento; 9. Per saperne di piu'.
* "Voci e volti della nonviolenza". Numero 11 del 28 febbraio 2006: 1. Due
maestri; 2. Danilo Dolci ricorda Aldo Capitini; 3. Et coetera.

7. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

8. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1261 del 10 aprile 2006

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