La domenica della nonviolenza. 29



==============================
LA DOMENICA DELLA NONVIOLENZA
==============================
Supplemento domenicale de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 29 del 10 luglio 2005

In questo numero:
Giorgio Grimaldi: Alexander Langer, speranze e proposte per un'Europa
federale (parte prima)

MEMORIA. GIORGIO GRIMALDI: ALEXANDER LANGER, SPERANZE E PROPOSTE PER
UN'EUROPA FEDERALE (PARTE PRIMA)
[Dalla mailing list della rivista "CNS - Ecologia politica" (e-mail:
ecologiapolitica at yahoogroups.com, sito: www.ecologiapolitica.it) riprendiamo
il seguente saggio pubblicato originariamente nel 2001.
Per esigenze di spazio abbiamo dovuto, con dispiacere, dividere questo
saggio in due parti, ma abbiamo preferito presentare tutto intero il saggio
vero e proprio in questo fascicolo, e rinviare al prossimo numero de "La
domenica della nonviolenza" le note dalla n. 31 alla n. 84 (come i lettori
constateranno, le note in questo saggio hanno una importanza ed
un'estensione notevoli).
Giorgio Grimaldi, ricercatore, collaboratore del Dipartimento di ricerche
europee dell'Universita' di Genova e del Centro studi sul federalismo di
Moncalieri (To), e' studioso del federalismo e dell'unificazione europea, ed
autore di apprezzati saggi sull'ambientalismo scientifico e sulla proposta
dei corpi civili di pace.
Alexander Langer e' nato a Sterzing (Vipiteno, Bz) nel 1946, e si e' tolto
la vita nella campagna fiorentina nel 1995. Promotore di infinite iniziative
per la pace, la convivenza, i diritti, l'ambiente. Per una sommaria
descrizione della vita cosi' intensa e delle scelte cosi' generose di Langer
rimandiamo ad una sua presentazione autobiografica che e' stata pubblicata
col titolo Minima personalia sulla rivista "Belfagor" nel 1986 (poi ripresa
in La scelta della convivenza). Opere di Alexander Langer: Vie di pace.
Rapporto dall'Europa, Arcobaleno, Bolzano 1992; dopo la sua scomparsa sono
state pubblicate alcune belle raccolte di interventi: La scelta della
convivenza, Edizioni e/o, Roma 1995; Il viaggiatore leggero. Scritti
1961-1995, Sellerio, Palermo 1996; Scritti sul Sudtirolo, Alpha&Beta,
Bolzano 1996; Die Mehrheit der Minderheiten, Wagenbach, Berlin 1996; Piu'
lenti, piu' dolci, piu' profondi, suppl. a "Notizie Verdi", Roma 1998; The
Importance of Mediators, Bridge Builders, Wall Vaulters and Frontier
Crossers, Fondazione Alexander Langer Stiftung - Una Citta', Bolzano-Forli'
2005; Fare la pace. Scritti su "Azione nonviolenta" 1984-1995, Cierre -
Movimento Nonviolento, Verona, 2005; Lettere dall'Italia, Editoriale Diario,
Milano 2005. Opere su Alexander Langer: Roberto Dall'Olio, Entro il limite.
La resistenza mite di Alex Langer, La meridiana, Molfetta 2000; AA. VV., Una
vita piu' semplice. Biografia e parole di Alexander Langer, Terre di mezzo -
Altreconomia, Milano 2005. Si sta ancora procedendo alla raccolta di tutti
gli scritti e gli interventi (Langer non fu scrittore da tavolino, ma
generoso suscitatore di iniziative e quindi la grandissima parte dei suoi
interventi e' assai variamente dispersa). Si vedano comunque almeno i
fascicoli monografici di "Azione nonviolenta" di luglio-agosto 1996, e di
giugno 2005; l'opuscolo di presentazione de La Fondazione Alexander Langer -
Stiftung, suppl. a "Una citta'", Forli' (per richieste: tel. 054321422; fax
054330421, e-mail: unacitta at unacitta.it, sito: www.unacitta.it), ed il nuovo
fascicolo edito dalla Fondazione nel maggio 2000; una nuova edizione ancora
e' del 2004 (per richieste: tel. e fax 00390471977691, e-mail:
info at alexanderlanger.org, sito: www.alexanderlanger.org); la Casa per la
nonviolenza di Verona ha pubblicato un cd-rom su Alex Langer (per
informazioni: tel. 0458009803; fax 0458009212; e-mail:
azionenonviolenta at sis.it, sito: www.nonviolenti.org). Indirizzi utili:
Fondazione Alexander Langer Stiftung, via Portici 49 Lauben, 39100
Bolzano-Bozen, tel. e fax 00390471977691; e-mail: info at alexanderlanger.org,
sito: www.alexanderlanger.org]

1. Introduzione
Alexander Langer e' stato sicuramente un uomo politico singolare per
l'impegno profuso in mille direzioni al servizio del dialogo e della
convivenza tra i popoli, di una riconversione degli stili di vita e
dell'ecologia per costruire un futuro di pace (1). La sua attivita' politica
e intellettuale si e' spesa continuamente in viaggio per tessere, riannodare
e sostenere relazioni tra uomini, ambienti, culture e, dal 1989, ha avuto
anche un luogo d'elezione specifico nel quale proseguire numerose
iniziative: il Parlamento europeo.
Se gia' in molti, dopo la prematura e tragica scomparsa di Langer, avvenuta
il 3 luglio 1995, ne hanno analizzato, testimoniato e riscoperto le doti
umane e politiche e la  straordinaria statura morale evidenziando il ruolo
di protagonista nella nascita del movimento verde in Italia e in relazione
alla realizzazione di numerose campagne ecologiste, umanitarie e
nonviolente, per il riequilibrio dei rapporti tra il Nord e il Sud del mondo
e il superamento delle barriere "etniche", meno ricordata e approfondita e'
un'autentica vocazione europeista e federalista, maturata a partire da una
critica all'Europa burocratica ed economicista di Bruxelles per "realizzare
la speranza europea" (2). Langer infatti sostenne appassionatamente,
soprattutto negli ultimi anni di vita, un progetto originale e ambizioso,
purtroppo ancora inattuato e oggi quantomai urgente e necessario: un'unione
federale europea democratica e decentrata con il rafforzamento del potere
delle Regioni e dei Comuni allo scopo di costruire in una "casa comune"
dialogo, cooperazione politica, sociale, economica tra popoli e culture, e
di risolvere i problemi di sottosviluppo e sicurezza. Le situazioni
contingenti spinsero Langer a indicare quella strada dopo la caduta del muro
di Berlino e del comunismo nell'Est Europa con la finalita' di contrastare
pericolosi rigurgiti nazionalisti e xenofobi e discriminazioni di ogni tipo
in vaste aree del continente, di promuovere i diritti umani e civili e la
convivenza, e di impedire il proseguimento delle guerre interne e fratricide
nell'ex Jugoslavia. L'Europa per cui Langer si adoperava era "un'Europa
pacifica, impegnata per la pace e per il diritto internazionale con una
comune politica estera", capace di parlare "con una voce comune nelle
Istituzioni internazionali", di promuovere "il disarmo e la soluzione
nonviolenta dei conflitti" e di sostenere attivamente anche "l'opera di
organismi non governativi a questo scopo" (3). Infine "un'Europa fraterna
sorella del mondo intero, pronta a dividere e perequare, ad accogliere l'Est
e alleata del Sud del mondo" (4).
Langer cerco' di affrontare costruttivamente problemi, incognite e percorsi
della convivenza tra i popoli, con rara tenacia e salda convinzione,
ritenendo fondamentale l'incontro con "l'altro", il "diverso" come persona e
fratello (5). Le radici sudtirolesi, in una regione di confine, e
l'educazione al bilinguismo e alla multiculturalita' in un contesto in cui
venivano esaltate le divisioni tra italiani e tedeschi, lo misero a
confronto, sin da ragazzo, con la questione etnica e con un laboratorio (6)
che offriva l'opportunita' e il banco di prova per misurarsi con realta' e
fenomeni piu' ampi e di portata globale (7).
*
2. La formazione, i viaggi, gli incontri e l'inizio dell'avventura "verde"
Nato nel 1946 a Sterzing (Vipiteno) in Provincia di Bolzano e a pochi
chilometri dal confine con l'Austria, da un medico viennese di origine
ebraica perseguitato dal fascismo e dal nazismo e da una farmacista
sudtirolese cattolica, Langer frequento' prima l'asilo italiano e la scuola
elementare tedesca per poi proseguire gli studi di scuola media e ginnasio
presso l'istituto privato dei padri francescani di Bolzano. A quindici anni
fondo' con alcuni compagni di scuola un periodico della Congregazione
Mariana "Offenes Wort" ("Parola aperta") per testimoniare e condividere un
impegno sociale cristiano gioioso. I primi suoi scritti manifestano il
fervore di una fede genuina e autentica (8) e un'apertura al mondo che
accompagnarono sempre Langer nella sua vita (9).
Conseguita la maturita' classica nel 1964 si reco' a Firenze dove risiedette
per tre anni, frequentando la Facolta' di Giurisprudenza e laureandosi nel
1968 (10). Firenze fu il luogo di incontri decisivi con personaggi di
rilievo che influenzarono il cammino del giovane Alex: partecipo' infatti ai
fermenti giovanili con i cattolici del dissenso nella comunita'
dell'Isolotto di don Mazzi, ebbe come professore di diritto romano Giorgio
La Pira, il celebre sindaco della citta', conobbe sia la scuola di Barbiana
di don Lorenzo Milani (del quale tradusse in tedesco nel 1970 la famosa
"Lettera ad una professoressa" (11)) che padre Ernesto Balducci (trasferito
dal vescovo alla Badia Fiesolana per l'appoggio dato agli obiettori di
coscienza), ed entro' pure in contatto con ambienti di sinistra marxisti in
dialogo con i cattolici (12). Dopo esser giunto a proporre una
democratizzazione della Chiesa cattolica sulla scia del Concilio Vaticano II
abbandono' la Fuci, sposando posizioni critiche verso le Istituzioni
ecclesiastiche (13).
Nel Sudtirolo, in un momento in cui si acuivano, con sbocchi violenti, la
crisi e i contrasti etnici, Langer e alcuni altri giovani lanciarono, nel
1967, il mensile "die bruecke / il ponte" (14) per fornire uno strumento di
dialogo e confronto interculturale anche attraverso la pubblicazione di
articoli in lingua italiana e un punto di riferimento a favore del
pluralismo e della democrazia.
Opponendosi alla strumentalizzazione o al richiamo della storia in funzione
degli interessi del potere costituito Langer scrisse un articolo contro le
celebrazioni del 4 novembre 1968 (cinquantenario della fine della prima
guerra mondiale), che gli procuro' un processo per vilipendio delle
Istituzioni costituzionali e delle forze armate e che si concluse, soltanto
anni dopo, con la sua assoluzione (15). Mentre continuava l'attivita' di
studio e proseguiva la formazione come uditore presso l'Universita' di Bonn
e con un incarico di ricerca di diritto costituzionale comparato, esperienze
che gli consentirono la frequentazione e la conoscenza del dissenso
extraparlamentare della Repubblica Federale Tedesca e di lavorare tra gli
immigrati, Langer intraprese l'insegnamento come supplente nei licei
classici di lingua tedesca a Bolzano e a Merano tra il febbraio 1968 il
giugno 1972, e nel luglio 1972 consegui' una seconda laurea in Sociologia
all'Universita' di Trento (16).
Alla fine del 1970 aveva aderito a Lotta Continua, movimento politico che in
quegli anni raccoglieva molte istanze critiche emerse nella societa' dopo le
contestazioni studentesche e attraverso gruppi di lavoro intendeva
sviluppare un'alternativa al sistema. Nonostante avesse cercato di evitarlo,
Langer svolse il servizio militare come artigliere di montagna a Saluzzo,
tra il giugno 1972 e il settembre 1973, e contribui' alla costituzione
all'interno delle caserme del movimento dei "Proletari in divisa" che
contestava i metodi militari e organizzava proteste nonviolente. Tra il 1973
e il 1975, in qualita' di membro della commissione immigrazione di Lotta
Continua, Langer segui' nella Repubblica Federale Tedesca l'evoluzione
politica e sociale dei Paesi del Nord Europa venendo in contatto con
numerosi esponenti delle organizzazioni di sinistra, sindacalisti e studiosi
d'Oltralpe, mentre per conto di quella degli esteri si fece promotore di
alcuni dei primi incontri tra la sinistra israeliana e il Fronte di
Liberazione della Palestina. Trasferitosi a Roma per lavorare nella
redazione di "Lotta Continua", il periodico dell'organizzazione
trasformatosi in quotidiano, divenne giornalista professionista
collaborandovi assiduamente e ricoprendo anche per un breve periodo
l'incarico di direttore per contribuire a quell'alternanza frequente alla
direzione tipica della testata, a causa delle numerose denunce ricevute
(17).
Con la progressiva crisi di Lotta Continua, divisa tra un'area moderata e
una radicale, Langer cerco' di fare da cerniera tra le due anime e, dopo lo
scioglimento del movimento nel 1976, di intravedere un proseguimento delle
battaglie condotte senza cadere nella spirale della violenza che, purtroppo,
risucchio' alcuni ex militanti.
Aderi' ai referendum promossi dai radicali nel 1977 condividendone gli
obiettivi, e ricevette un appoggio importante dal partito di Marco Pannella,
quando, nel novembre 1978, dopo aver dato vita in Alto Adige alla lista
alternativa multietnica Neue Linke/Nuova Sinistra e al periodico bilingue
"Omnibus", venne eletto consigliere regionale (18). Nel dicembre 1981 Langer
si dimise per effettuare la preventivata rotazione, a chiusura della
mobilitazione contro il censimento linguistico introdotto dal governo
Spadolini in Alto Adige, che prevedeva l'iscrizione nominativa obbligatoria
in uno dei tre gruppi etnici riconosciuti (tedesco, italiano, ladino) e che
vide Langer duro oppositore dell'opzione etnica, da lui ritenuta una
"schedatura" creatrice di "gabbie etniche" (19). Dichiaratosi obiettore di
coscienza non partecipo' al censimento e fu escluso dall'insegnamento (20).
Nel frattempo collaboro' con le Universita' di Trento, Urbino e Klagenfurt,
e prosegui' la sua attivita' di traduttore e conferenziere in incontri
internazionali in qualita' di esperto dl Sudtirolo, di "uomo di frontiera
senza frontiere" (21), "ponte" tra cultura italiana e tedesca (22).
Nel novembre 1983 venne rieletto come consigliere regionale nella "Lista
alternativa per l'altro Sudtirolo/ Das andere Suedtirol" (23). Divulgatore e
osservatore attento delle liste alternative e verdi in Germania (24), nei
primi anni Ottanta Langer promosse un dibattito per esportare la novita' dei
Gruenen (Verdi tedeschi) e creare un movimento politico ecologista in
Italia, verificando con attenzione l'evoluzione in ambito europeo (25). L'8
dicembre 1984 a Firenze tenne a battesimo con la sua efficace relazione
introduttiva la prima assemblea nazionale delle liste verdi italiane,
illustrando mirabilmente la "cultura del limite" e la caratteristica di
"terzo polo" della novita' "verde" ("ne' di destra, ne' di sinistra") (26).
Langer svolse un ruolo fondamentale mediando, in verita' non sempre con
molto successo, per far confluire nel nascente movimento verde esperienze
differenti (radicali, ambientalisti, sinistra alternativa e altri), e
mettendosi con generosita' a disposizione del nuovo soggetto politico senza
ricercare un posto al sole: rinuncio' infatti, per sua scelta, alla
candidatura al Parlamento italiano (27), e addirittura, dopo il successo dei
Verdi alle elezioni del 1987, consapevole di una possibile deriva partitica,
propose lo scioglimento delle liste verdi in nome di una "biodegradabilita'"
che avrebbe potuto far rinascere e consolidare iniziative con nuova linfa e
in modi diversi e sempre tesi ad aggregare proposte e progetti scaturiti
dalla societa' civile (28).
La ricerca di un continuo contatto con la societa' spingeva Langer a
teorizzare una modalita' politica ispirata al motto "solve et coagula",
capace di rigenerarsi e impedire il sopravvento di strutture burocratiche e
di gerarchie, facendo perdere al movimento ecologista un'interlocuzione
aperta, attenta soprattutto ai contenuti e non agli schieramenti (29) o alle
convenienze politiche (30). Langer, da pensatore critico continuo' a
lanciare importanti e salutari provocazioni per mettere in crisi e abbattere
divisioni (in particolare sul tema dell'aborto per una maggiore attenzione
al valore della vita e in riferimento all'apertura verso i valori
conservatori (31)), e predilesse in modo particolare l'attivita'
promozionale di campagne per la conversione ecologica del modello di
sviluppo economico e la cooperazione con associazioni per i diritti umani,
ambientaliste, nonviolente, curandosi di intrecciare relazioni con movimenti
ecologisti e pacifisti internazionali (32).
*
3. A tutto campo: dall'impegno politico locale a quello europeo e mondiale
Nel 1988 Langer fu rieletto consigliere regionale nella Gruene Alternative
Liste/Lista Verde Alternativa, e l'anno seguente, confortato da un vasto
consenso e una larga stima, si candido' alle elezioni per il Parlamento
europeo.
In un anno cruciale per la storia europea e mondiale a causa della caduta
del Muro di Berlino e dei regimi comunisti dell'Europa dell'Est, Langer
divenne parlamentare europeo (33) e primo co-presidente, fino all'ottobre
1990, del gruppo indipendente che i Verdi riuscirono per la prima volta a
costituire a Strasburgo. In questo nuovo incarico Langer si dedico' a
organizzare in un'amalgama sufficientemente coeso le varie componenti verdi
dei singoli Stati (34). Coniugando l'attivita' parlamentare con lo stile di
"politico impolitico" nell'azione diretta al di fuori delle istituzioni,
destino' buona parte delle nuove risorse economiche e rappresentative
acquisite con il nuovo incarico al servizio di movimenti, gruppi e progetti,
rendendo pubblici periodicamente i propri bilanci finanziari inviandoli ai
giornali, fatto insolito passato inosservato ma indice di grande onesta' e
trasparenza (35). L'apertura alla societa' civile lo porto' ad ampliare
ulteriormente la rete di legami, impegni e sostegni, senza confini, secondo
un approccio "globale" e solidale e un progetto ecologista che si arricchiva
di contributi.
Dopo la morte del sindacalista ecologista Chico Mendes si reco' in Amazzonia
(36) per esprime solidarieta' agli indios in difesa della foresta pluviale,
e poi in Argentina e, nel 1992, alla Conferenza mondiale dell'Onu
sull'ambiente a Rio de Janeiro in Brasile, alla quale partecipo'
attivamente.
Prosegui' l'aiuto, anche economico, ad associazioni e campagne (37), tra le
quali quella internazionale lanciata nel 1992 in occasione del
cinquecentenario della scoperta dell'America ("Campagna Nord-Sud, biosfera,
sopravvivenza dei popoli, debito" (38)) cercando di mantenere in relazione
Istituzioni politiche, movimenti, cittadini, di sostenere il commercio equo
e solidale (39), il risparmio etico e il consumo critico (40) e la riforma
della Banca Mondiale (41).
Gli scritti di Langer, lucidi ed essenziali, apparvero spesso sulle riviste
e giornali piu' disparati e soprattutto a carattere locale, e si trovano
quindi sparsi in tanti periodici, a testimoniare i molteplici interessi e
l'attivita' intensa di Langer, che non riusci', a dispetto della sua
brillante capacita' espressiva, a scrivere libri od opere piu' articolate
sui temi affrontati (42).
Langer, nonostante l'inevitabile forte proiezione internazionale della sua
attivita', continuo' a promuovere la convivenza e l'incontro interetnico nel
Sudtirolo (43) come esempio per la costruzione di un rapporto solidale con
le comunita' straniere e le minoranze in Europa (44).
Negli anni '90 si prodigo' nel dialogo Est-Ovest, per i diritti umani in
Tibet e in Israele (45), per contrastare con metodi nonviolenti la crisi del
Golfo (46) e sostenere la riforma democratica dell'Onu (47); nel gennaio
1991 guido' come presidente la delegazione del Parlamento europeo per i
rapporti con l'Albania, la Bulgaria e la Romania , e partecipo' a missioni
ufficiali in questi Paesi. Per l'Albania, dove si era trovato durante la
crisi del '91, promosse un Coordinamento di solidarieta' a sostegno della
democrazia e della liberta' (48), mentre prese parte a numerosi altri
incontri internazionali (in Israele, alle conferenze "Helsinki II" e "Per la
stabilita' in Europa", ecc).
Il tentativo di arginare i conflitti e di ricreare le condizioni di pace e
convivenza tra le etnie, a seguito delle guerre scoppiate nell'ex
Jugoslavia, ebbe un ruolo centrale nell'attivita' di Langer che non
risparmio' le sue energie agendo in prima persona: piu' volte in
Bosnia-Erzegovina e in Kosovo, Langer fini' per assistere impotente alla
debolezza dell'Unione Europa di fronte ai massacri e alle epurazioni di
intere popolazioni, incapace di sostenere senza indugi i profughi, i
disertori e gli obiettori di coscienza, e divisa sull'atteggiamento da
tenere nei confronti della Serbia e dei nuovi Stati indipendenti creatisi
(49). Nel gennaio 1992 Langer contribui' alla nascita di una rete
associativa, il Verona Forum, che ebbe sede presso il suo ufficio di
eurodeputato a Bruxelles, coinvolgendo persone e gruppi allo scopo di
mantenere il dialogo e il confronto e dar vita ad alternative nonviolente
nel territorio ex jugoslavo e in particolare nel Kosovo (50).
Dopo alcune perplessita' e il precedente rifiuto ad una candidatura al
parlamento italiano non condividendo il sistema elettorale maggioritario
(51), Langer si ricandido' alle europee nel giugno 1994 e venne rieletto con
un forte consenso (52). Il protrarsi dell'impegno per l'Europa era dettato
da un determinato, serio ed esplicito progetto per una rinascita politica
europea, ecologica e italiana (53). Dopo aver effettuato diversi sforzi per
la pace e la corretta informazione sulla guerra serbo-bosniaca (54), Langer
si convinse dell'assoluta necessita' di un intervento armato per impedire le
pulizie etniche (55). Contemporaneamente condusse una difficile lotta contro
la brevettabilita' delle manipolazioni genetiche di materia vivente (umana,
animale e vegetale): su questo terreno, il prio marzo 1995, dopo una
capillare azione di persuasione, il Parlamento europeo si pronuncio' con una
risoluzione votata a larga maggioranza che vieto' la brevettabilita' e pose
dei limiti all'invadenza della bioingegneria (56).
Tuttavia le amarezze politiche internazionali e locali (57), unite alla
fatica e al dolore di fronte alle sofferenze dei Balcani e alla ricomparsa
di nuovi muri di incomprensione e odio, ebbero il sopravvento e Langer
decise di porre termine alla propria vita a Pian dei Giullari vicino a
Firenze, silenziosamente, lanciando un messaggio disperato e passando il
testimone ad altri "per continuare in cio' che era giusto" (58). Il gesto
sconcertante di un politico che non aveva ricercato la popolarita', ma che
aveva vissuto intensamente e con intransigenza il proprio ruolo, si alzo'
come un grido di disperazione.
Rivalutato e apprezzato dopo la morte, Langer, come e' stato giustamente
sottolineato, affronto' in una visione politica organica svariati settori,
non secondo una logica di single issue, ma all'interno di un ecologismo
considerato "come paradigma che prende in considerazione ogni aspetto della
vita individuale ed associata e si risolve nella centralita' dell'individuo
nel suo rapporto con la natura e con il prossimo... non come semplice
politica ambientale" ma "come una vera famiglia politica" e quindi non
assimilabile alla destra o alla sinistra (59).
Langer cerco' di tenere insieme teoria e prassi, filosofia, morale e
politica, pensiero e azione: una missione difficile, da hoffnungtraeger
(portatori di speranze collettive), vissuta con spirito profondamente
religioso e ideale, una sfida che colse in tutta la drammaticita' e nel
fatale coinvolgimento umano a cui non ci si sottrae ma per il quale le forze
non bastano, soprattutto se si rimane in solitudine (60).
La sua riflessione sul pericolo del risorgere dei nazionalismi a cui
contrapporre un'Europa federale e' estremamente lucida e profonda, poiche'
inserita in una visione ecologica e globale, in sintonia con un processo
storico che e' chiamato ad affrontare, con strumenti e spirito nuovi,
cambiamenti profondi per uscire dalle guerre e per attuare una conversione o
inversione di rotta per non distruggere le risorse del pianeta. "Meno e
meglio" (meno impatto ambientale, rifiuti, inquinamento, traffico, cemento,
armamenti ecc.) per rinunciare ad uno sviluppo dissennato, alla
sacralizzazione del consumo e delle merci, e un invito alla sobrieta'
("lentius, profundius, suavius") (61) costituiscono importanti comportamenti
individuali e collettivi da praticare per migliorare la qualita' della vita
e sottrarsi ad una competizione distruttiva, riscoprendo il valore delle
piccole cose e degli "scarti", e ristabilendo un rapporto di armonia con il
creato (62).
*
4. L'Europa possibile di Langer: un progetto pan-europeo
"Agire localmente e il pensare globalmente", parola d'ordine della cultura
ecologica, ha trovato in Langer un attento interprete per superare gli
Stati-nazione riconducendo al recupero del contatto con il territorio,
all'"Europa delle Regioni" (63) e all'integrazione in una comunita' europea
e mondiale (64). Ed e' proprio il legame con il territorio e una visione
ecologista e nonviolenta che spinge ad un assetto istituzionale e ad una
concezione federalista, piu' appropriata per garantire la diversita' e la
cooperazione tra i popoli rispetto allo Stato nazione (65).
Le attese dell'Europa centrale e dell'Est indicavano una strada da seguire
al di la' delle strutture internazionali esistenti (66). Di fronte alle
novita' del 1989, Langer criticava "la vecchia ricetta dell'unificazione
europea attraverso la crescita e l'integrazione europea", che aveva
procurato "mercificazione e degrado dell'ambiente, disoccupazione massiccia,
competizione selvaggia" mentre era indispensabile "re-inventare l'Europa"
non al fine di "gareggiare con l'America o il Giappone, ma per diventare
ospitale verso tutti i suoi abitanti ed amica a tutto il resto del pianeta"
(67).
Come si e' constatato, le riflessioni di Langer sull'Europa si sono sempre
intrecciate con l'attualita' politica locale, regionale, internazionale, e
costantemente rimeditate hanno dato vita ad analisi puntuali e proposte
concrete. La proposta federale langeriana mirava ad applicare il principio
di sussidiarieta' verso l'alto con l'Unione federale e verso il basso
creando nuovi scambi tra realta' locali per "riabilitare i ´campanili'" (68)
e, contemporaneamente, a sottrarre potere agli Stati nazionali e a
contrastare il principio di autodeterminazione, pericoloso moltiplicatore di
questi ultimi, spesso sulla base di rivendicazioni etniche (69) e della
parallela crescita della xenofobia (70). Le minoranze potevano invece
svolgere un ruolo positivo, europeista poiche' "chi soffre l'oppressione o
perlomeno l'incomprensione degli Stati nazionali e la loro pesante pretesa
di omogeneita', tende a preferire piuttosto una aggregazione sovra- e
pluri-nazionale che toglie potere ai singoli Stati membri" (71). La
diversita' etnica puo' quindi avere riflessi positivi se non si trasforma in
Stato nazionale, ma in ricerca di cooperazione e legami a livello europeo
(72).
Le caratteristiche che l'Europa avrebbe dovuto assumere secondo Langer erano
le seguenti: primato dell'Unione politica rispetto a quella economica,
apertura all'allargamento ad Est e cooperazione interregionale con l'area
mediterranea (73), costituzione di una "comunita' pan-europea" con "mercati
locali differenziati, garanzie sociali solide, con una legislazione sociale
rigorosa, protagonista di decentramento, democrazia, disarmo, pluralismo
linguistico e culturale", "partner utile al Sud del mondo" e intenzionata ad
aprire la strada a quell'autolimitazione anche consumistica e produttiva,
che oggi "e' la condizione perche' il pianeta possa avere un futuro" (74).
Decentramento locale e aggregazione sovranazionale costituivano in realta'
"due lati della stessa medaglia" e il federalismo europeo avrebbe dovuto
contenerle entrambe per essere convincente (75). Ma era altrettanto
necessario creare "Regioni europee" come "comunita' territoriali ben
definite dalla rilevanza dei loro interessi vitali comuni e da una solida
democrazia dell'autogoverno", cooperazioni transfrontaliere per fermare gli
etnocentrismi forieri di conflitti e disgregazioni (76).
Langer abbozzava il quadro di un'Europa "unita, piu' convinta, piu' reale e
piu' larga, ma anche piu' articolata e piu' democratica", con un generale
riequilibrio dei poteri (77) e la nascita di una cittadinanza comune europea
che non significasse un'umiliazione di quelle nazionali o regionali, e
garantisse agli abitanti del continente di essere "pienamente 'europei' e
pienamente 'indigeni' nelle loro realta' locali" (78).
In questo processo Langer vedeva emergere il ruolo nobile, slegato da
interessi partitici e di potere, del Parlamento europeo che, divenendo una
vera assemblea legislativa bicamerale con un ramo espressione delle realta'
nazionali e regionali, avrebbe aiutato a colmare il deficit democratico
dell'Unione Europea. Da questo punto di vista il Trattato di Maastricht
mostrava tutti i limiti e la ritrosia dei governi nel costruire un'Europa
dei cittadini (79), poiche' continuava nella politica dei piccoli passi.
Langer propose una trasformazione dell'Unione Europea in senso federale e
democratico senza perdere di vista le specificita' culturali e locali,
conferendo al suo disegno politico concretezza e gradualita'.
In una relazione sul processo di allargamento Langer si spinse a guardare
oltre sottolineando che, "per il cammino verso l'unita' del mondo" e una
"comunita' plurinazionale unita in unico ordinamento comune" (simile alla
federazione planetaria auspicata da Kant) e "per il superamento delle
numerose e serie fonti di tensione di conflitto", derivata dalla moltitudine
di Stati sovrani intenti a difendere i propri interessi e il diritto alla
non ingerenza, a fronte della crisi dei sistemi sovranazionali di tipo
intergovernativo come l'Onu e l'Osce, una risposta pragmatica e utile poteva
venire dalla "crescita di processi di integrazione che partano dalle diverse
Regioni del mondo che si sentono piu' affini a causa di qualche omogeneita'"
(80).
Sul tema della pace Langer propose l'istituzione di un Corpo Civile di Pace
Europeo (Ccpe), fornendo un'impostazione nuova per una politica di sicurezza
europea che interagisse e mettesse a frutto le esperienze maturate dal
volontariato internazionale e dalle ong nel campo della prevenzione dei
conflitti; il Ccpe avrebbe dovuto costituire una struttura istituzionale,
riconosciuta e autorevole, capace grazie alle competenze professionali dei
componenti di interventi, iniziative, monitoraggi a servizio e in
collaborazione con le popolazioni civili interessate (81).
Langer, di fronte all'ostilita' dei verdi scandinavi, austriaci, irlandesi,
svizzeri e di una parte di quelli tedeschi all'integrazione europea, che
giudicavano come una sconfitta, un'organizzazione asservita al mercato,
lavoro' per far prevalere l'Unione Europea come "strumento di riequilibrio e
moderazione" nel quale popoli e culture potessero trovare un "denominatore
comune", e come progetto su cui investire dopo la caduta della divisione
epocale postbellica nel continente, sforzandosi, da un lato, di contrastare
"l'europeismo di chi vuole semplicemente il nuovo super-stato, la nuova
superpotenza" (82), ma senza trascurare, dall'altro, che il processo
comunitario in tanti anni aveva avuto anche dei pregi, sanando ostilita'
storiche, garantendo il pluralismo e portando all'integrazione di importanti
settori economici.
Langer, in un Paese come l'Italia dove, nonostante il referendum largamente
favorevole all'integrazione europea svoltosi nel 1989, viene data poca
attenzione alla costruzione dell'Unione, e' stato, negli anni '90, il
principale promotore di un federalismo europeo rinnovato e riletto in chiave
ecologica e attento alle complesse realta' sociali e culturali.
Con Adelaide Aglietta, anch'essa eurodeputata verde per due legislature e
impegnata piu' direttamente sul fronte delle riforme istituzionali
dell'Unione europea, secondo l'ispirazione federalista di Spinelli, Langer
lascia in eredita' una ricca esperienza politica e una testimonianza da
raccogliere, valorizzare e proseguire (83). La speranza federale e' sempre
viva, ma nel sottolineare il "bisogno d'Europa", deve trovare persone che,
come Langer e Aglietta, se ne facciano interpreti convinti e sinceri. I
portatori di questa speranza sono, infatti, fondamentali poiche', come
ammoniva Spinelli, "l'Europa non cade dal cielo" (84).
*
Note
1. Dopo la morte di Langer sono state pubblicate, oltre a piccole raccolte
di scritti o monografie, alcune principali antologie: A. Langer, La scelta
della convivenza, Edizioni e/o, Roma 1995, (II ed., 2001); Id., Il
viaggiatore leggero. Scritti 1961-1995, Edi Rabini (a cura di), Palermo,
Sellerio, 1996; Id., Aufsaetze zu Suedtirol 1978-1995 / Scritti sul
Sudtirolo, S. Baur e R. Dello Sbarba (hsg. von / a cura di), (volume
bilingue), Alpha & Beta edizioni/verlag, Merano (Bolzano), 1996; Id.,
Alexander Langer: Die Mehreit der Minderheiten. Warum wird unsere Welt vom
ethnischen Sauberkeitswahn und vom grundlosen Vertrauen in Mehrheiten
beherrscht?, Peter Kammerer (hsg. von), Berlin, Ed. Klaus Wagenbach, 1996.
Per un'analisi del pensiero filosofico, culturale e politico di Langer,
studiato sotto diversi aspetti anche in varie recenti tesi di laurea, Cfr.
R. Dall'Olio, Entro il limite. La resistenza mite di Alex Langer, Molfetta
(Bari), La Meridiana, 2000. E' attualmente in corso la raccolta di tutti i
numerosissimi scritti e interventi, dispersi in varie riviste e
pubblicazioni. Per il momento la fonte pi' ampia di notizie e testi e'
costituita dal Cdrom Alexander Langer - Vita, Opere, Pensieri, Verona,
Editore Movimento Nonviolento, I edizione, luglio 1999.
2. A. Langer, Con i Verdi per realizzare la speranza europea, manifesto
programmatico della campagna elettorale per le elezioni del Parlamento
europeo, giugno 1994, p. 1. Il manifesto, pieghevole, riproduce cartine
geopolitiche variopinte dell'Europa e dell'Unione europea.
3. A. Langer, Con i Verdi per realizzare la speranza europea, op. cit., p.
6.
4. Con concetti e frasi semplici ma efficaci Langer sintetizzava il senso
del "dividere e perequare": "se tutti nel mondo vivessero come noi (auto,
consumi energetici, produzioni nocive, armamenti...), il sistema Terra
scoppierebbe d'infarto"; inoltre sui rapporti Nord-Sud la richiesta di un
mutamento e' reciproca: "per una onesta cooperazione Nord-Sud, in cui il
Nord debba cambiare non meno che il Sud". A. Langer, Con i Verdi per
realizzare la speranza europea, op. cit.
5. Langer individuo' dieci punti da lui ritenuti importanti per facilitare
la convivenza interetnica e meticolosamente commentati, premettendo che per
"etnico" intendeva quell'insieme di "caratteristiche nazionali,
linguistiche, religiose, culturali che definiscono un'identita' collettiva e
possono esasperarla fino all'etnocentrismo": 1) La compresenza pluri-etnica
sara' la norma piu' che l'eccezione; l'alternativa e' tra esclusivismo
etnico e convivenza; 2) Identita' e convivenza: mai l'una senza l'altra; ne'
inclusione ne' esclusione forzata; 3) Conoscersi, parlarsi, informarsi,
inter-agire: piu' abbiamo a che fare gli uni con gli altri, meglio ci
comprenderemo; 4) Etnico magari si', ma non a una sola dimensione:
territorio, genere, posizione sociale, tempo libero e tanti altri
denominatori comuni; 5) Definire e delimitare nel modo meno rigido possibile
l'appartenenza, non escludere appartenenze e interferenze plurime; 6)
Riconoscere e rendere visibile la dimensione pluri-etnica: i diritti, i
segni pubblici, i gesti quotidiani, il diritto a sentirsi a casa; 7) Diritti
e garanzie sono essenziali ma non bastano: norme etnocentriche favoriscono
comportamenti etnocentrici; 8) Dell'importanza di mediatori, costruttori di
ponti, saltatori di muri, esploratori di frontiera. Occorrono "traditori
della compattezza etnica" ma non "transfughi"; 9) Una condizione vitale:
bandire ogni violenza; 10) Le piante pioniere della cultura della
convivenza: gruppi misti inter-etnici; A. Langer, Tentativo di decalogo per
la convivenza interetnica, novembre 1994, in Id., Il viaggiatore leggero,
op. cit., pp. 295-303, e col titolo Dieci punti per la convivenza
inter-etnica, in Id., La scelta della convivenza, op. cit., 1995, pp. 33-41;
per una versione bilingue cfr. Tentativo di decalogo per la convivenza /
Zehn Punkte fuers Zusammenleben, in Id., Piu' lenti, piu' dolci, piu'
profondi / langsamer, tiefer, sanfter, suppl. a "Notizie Verdi", anno VIII,
n. 14, 30 settembre 1998, pp. 5-31.
6. Cfr. A. Langer, Sudtirolo: laboratorio di un'Europa plurilingue, "Alto
Adige", 6 maggio 1984.
7. "Leggo nella situazione sudtirolese una qualita' di insegnamenti ed
esperienze generalizzabili ben oltre un piccolo 'caso' provinciale. Essere
minoranza, senza per questo chiudersi in lamentele e nostalgie; coltivare le
proprie peculiarita' senza per questo scegliere il 'ghetto' e finire nel
razzismo; sperimentare le potenzialita' di una convivenza pluri-culturale e
pluri-etnica; partecipare a movimenti etno-nazionali senza assolutizzare il
dato etnico; lavorare per la comunicazione inter-comunitaria... a volte
penso che tanti aspetti del futuro europeo potrebbero essere sperimentati in
corpore vili, con grande profitto", A. Langer, Minima personalia, in
"Belfagor - Rassegna di varia umanita'", anno XLI, marzo 1986, riprodotto in
Id., La scelta della convivenza, op. cit., pp. 23-24.
8. Langer si firmava con lo pseudonimo "miles"; Cfr. per esempio A. Langer,
Per la vittoria del regno di Dio, in "Offenes Wort", n. 1, (autunno)
novembre 1961, in Id., Il viaggiatore leggero, op. cit., pp. 17-18; (la
versione in tedesco e' intitolata Wir); Id., Il cristianesimo
rivoluzionario, "Offenes Wort", novembre 1962, ibid., pp. 19-21; Id, Anche
da noi si parla molto di Europa, "Offenes Wort", n. 11, novembre 1964,
"miles" in Ibid., op. cit., pp. 22- 24. In quest'ultimo contributo, Langer,
diciottenne, lamentava la scarsa attenzione della gioventu' cattolica
altoatesina nei confronti dell'unificazione europea e riteneva che, per
pigrizia intellettuale, il termine Europa fosse recepito essenzialmente come
sinonimo dell'Occidente con la sua tradizione storica e non evocasse
l'attualita' del processo comunitario; dopo un accenno a progetti europei
del primo Novecento (il libro "Paneuropa" del conte Coudenhove Kalergi e i
progetti di Briand e Stresemann) Langer lanciava un invito a vedere nella
federazione europea il nuovo orizzonte che solo i giovani potevano
costruire: "La stragrande maggioranza della gioventu' europea condivide
l'impostazione federalista, vale a dire: vuole un'unione. E mostra un vivo
interesse per tutte le problematiche connesse a tale processo. Da noi
invece, almeno cosi' mi pare, l'atteggiamento e' spesso opposto... Ed e'
davvero un peccato! Perche' proprio in quanto sudtirolesi, dovremmo essere
particolarmente interessati alla questione europea, visto che solo in
un'Europa unita i problemi della nostra terra (Heimat) potranno essere
veramente risolti... Fino a che la gioventu' non pensera' in modo europeo,
l'Europa rimarra' un'illusione", Ibid., p. 23.
9. Il richiamo di Langer ai valori religiosi, e in particolare cristiani, e'
una costante riscontrabile nel suo linguaggio e in metafore ed esempi da lui
utilizzati per spiegare la vocazione e lo spirito di alcune scelte o per
descrivere certe situazioni. Langer, in possesso di una vasta cultura
biblica, si ispiro' alla figura di San Cristoforo, il santo robusto che
"porta Cristo" sulle spalle da una parte all'altra di un fiume, dipinto
sulla facciate di molte antiche chiese dell'Alto Adige, piegato sotto un
peso apparentemente leggero ma in realta' estremamente gravoso. In un testo
interessante, sotto forma di lettera, Langer cosi' si rivolgeva a San
Cristoforo: "Ecco perche' mi sei venuto in mente tu, San Cristoforo: sei uno
che ha saputo rinunciare all'esercizio della sua forza fisica e ha accettato
un servizio di poca gloria. Hai messo il tuo enorme patrimonio di
convinzione, di forza e di auto-disciplina al servizio di una Grande Causa
apparentemente assai umile e modesta... Ed il fiume da attraversare e'
quello che separa la sponda della perfezione tecnica sempre piu' sofisticata
da quella dell'autonomia dalle protesi tecnologiche: dovremo imparare a
passare dai tanti ai pochi chilowattori, da una super-alimentazione
artificiale ad una nutrizione piu' equa e piu' compatibile con l'equilibrio
ecologico e sociale, dalla velocita' supersonica a tempi e ritmi piu' umani
e meno energivori, dalla produzione di troppo calore e troppe scorie
inquinanti ad un ciclo piu' armonioso con la natura. Passare, insomma, dalla
ricerca del superamento dei limiti ad un nuovo rispetto di essi e da una
civilta' dell'artificializzazione sempre piu' spinta a una riscoperta di
semplicita' e di frugalita'... La tua rinuncia alla forza e la decisione di
metterti al servizio del bambino ci offre una bella parabola della
'conversione ecologica' oggi necessaria", A. Langer, Caro San Cristoforo, in
"Lettera 2000" , Eulema editrice, febbraio-marzo 1990, e in A. Langer, Il
viaggiatore leggero, op. cit., pp. 331-332.
10. La tesi, ebbe come relatore il costituzionalista Paolo Barile; Cfr. A.
Langer, L'autonomia della Provincia di Bolzano nel quadro dell'autonomia
regionale. Sue prospettive di riforma, Facolta' di Giurisprudenza,
Universita' di Firenze, 18 luglio 1968. Nel frattempo Langer scrisse anche
sul periodico della gioventu' studentesca italiana, "Bi-Zeta" che comincio'
ad ospitare contributi di collaboratori di lingua tedesca; Cfr. A. Langer,
Conoscerci, "Bi-Zeta 58" , dicembre 1964, in Id., Il viaggiatore leggero,
op. cit., pp. 25-28 e Id., Cari studenti tedeschi: qualcuno ci chiamera'
perfino traditori, "Bi-Zeta 58" , dicembre 1964, in Id., Il viaggiatore
leggero. Scritti 1961-1995, op. cit., pp. 29-31 (pubblicato in tedesco a
fianco del precedente articolo in italiano). Tra gli altri scritti di questo
periodo su "Offenes Wort" e "Skolast", rivista studentesca bolzanina: A.
Langer, Josef Mayr-Nusser: martire sudtirolese. Dovrete essermi testimoni
fino alla fine del mondo!, "Offenes Wort", n. 1, gennaio 1965, in Id., Il
viaggiatore leggero, op. cit., pp. 32-35 (ritratto del primo obiettore di
coscienza cattolico italiano che rifiuto' l'arruolamento nelle SS).
11. La traduzione fu condotta insieme a Marianne Andre, ebrea austro-boema.
Sull'incontro avuto con don Milani e le riflessioni suscitate in Langer, che
fu spinto con altri studenti a iniziare un doposcuola gratuito nei quartieri
popolari, A. Langer, Don Lorenzo Milani ci disse: dovete abbandonare
l'Universita', "Azione nonviolenta", giugno 1987, in Id., Il viaggiatore
leggero, pp. 70-73.
12. Il suo coinvolgimento nella brulicante vita politico-culturale
fiorentina gli diede modo di scrivere del Sudtirolo e a proposito delle
riforme religiose post-conciliari per alcune riviste ("Il ponte",
"Testimonianze", "Politica").
13. A. Langer, I possibili malintesi di un discorso di pace, (intervento ad
un convegno dell'Azione cattolica, forse del giugno 1967, in Id., Il
viaggiatore leggero, op. cit., pp. 36-37; Id., Contro la falsa
democratizzazione della chiesa, (relazione tenuta nel maggio 1969
all'incontro internazionale promosso dalla Paulus-Gesellschaft a Tubinga),
in "Testimonianze", n. 119, novembre 1969 e parzialmente riprodotto in A.
Langer, Il viaggiatore leggero. Scritti 1961-1995, op. cit., pp. 45-50.
14. "L'espressione 'bilingue' significa che gli articoli sono redatti
indifferentemente nelle due lingue, evitando la traduzione che viene
sostituita da una amplificazione del titolo"; il nome del periodico, poi,
scritto in minuscolo era una scelta non ortodossa rispetto all'ortografia
tedesca ma "rappresenta un valido aiuto per la maggioranza delle persone" e
"prelude, inoltre, all'omologazione fra scritto e orale", A. Marinelli, Il
messaggio di Alexander Langer in prospettiva pedagogica, tesi di laurea in
Lettere moderne, Universita' degli Studi di Trento, Anno Accademico
1996/1997 (cap. 1, par. 1, Modalita' della comunicazione) in Alexander
Langer - Vita, Opere, Pensieri, (Cdrom), op. cit. La rivista, che chiuse le
pubblicazioni nel 1969, si arricchi' di contributi e presenze di rilievo
coinvolgendo poeti e scrittori sudtirolesi (Norbert C. Kaser, J. Zoderer, R.
Kristanell) e l'assessore provinciale alla sanita' Lidia Menapace con la
quale Langer intraprese un viaggio in Austria per favorire l'incontro
culturale tra italiani e tedeschi per porre fine all'odio e alle rivalita'
storiche tra vincitori e vinti, ed evitare la divisione in blocchi etnici
della popolazione altoatesina. Tra gli scritti di Langer sul periodico Cfr.
Segni dei tempi, in "die bruecke", n. 1, novembre 1967, in Id., Il
viaggiatore leggero, op. cit., pp. 38-44 (in tedesco Zeichen der Zeit), e in
Id., Aufsaetze..., op. cit., pp. 51-60.
15. Langer era contrario ad ogni esaltazione del militarismo e degli
apparati di potere: "Chissa' quale fioritura di idiozie e megalomania
nazionale ci riserva ancora il 4 novembre da parte dei massimi
rappresentanti dello Stato... E' necessario che l'opinione pubblica
dell'Alto Adige sia educata fin da ora... a ripudiare ogni celebrazione di
vittoria poiche' questi tipi di vittorie sono state ottenute attraverso la
brutale forza delle armi e non hanno significato morale... Un importante
passo da intraprendere sarebbe quindi la diffusione della verita', per
giungere all'opposizione del militarismo che regna ancora anche
nell'apparato democratico dello Stato. Il fine ultimo resta l'eliminazione
dell'esercito italiano (gia' per se' inutile)". Cfr. Denunciati tre
redattori di "die bruecke", "Alto Adige", cronaca di Bolzano, 7 novembre
1968, op. cit., in "Azione Nonviolenta", n. 8-9, agosto-settembre 1995, pp.
32-33 (citazione del testo incriminato scritto da Langer, Josef Schmid e
Siegfried Stuffer), e in P. Macina, Alexander Langer, in AA. VV., Le
periferie della memoria. Profili di testimoni di pace, Anppia (Federazione
di Torino) e Movimento Nonviolento (Verona), 1999, pp. 65-66.
16. La tesi discussa, edita da "Lotta Continua" nel giugno 1972, testimonio'
il vivo interesse di Langer per la realta' della sua Regione: A. Langer,
Analisi delle classi e delle contraddizioni sociali nel Sudtirolo, tesi di
laurea, Facolta' di Sociologia, Universita' di Bolzano, 5 luglio 1972.
17. Parallelamente, dal 1975 al 1978 insegno' storia e filosofia in un liceo
scientifico della capitale. Sull'esperienza dell'insegnamento A. Langer,
Esame di maturita': in commissione c'e' un fiancheggiatore, "Lotta
Continua", 23 luglio 1978, scritto con lo pseudonimo di "Agilulfo", in A.
Langer, Il viaggiatore leggero, pp. 53-57.
18. Langer mantenne comunque sempre una netta autonomia dal Partito
radicale, partito al quale peraltro si iscrisse per un breve periodo.
19. A. Langer, Minima personalia, op. cit., pp. 11-31; in lingua tedesca in
Id., Die Mehreit der Minderheiten, op. cit., pp. 29-49; Id., Ottobre 1981:
in una gabbia, per sempre, "Lotta continua", 18 aprile 1980, e col titolo In
gabbia per sempre in Id. Aufsaetze..., op. cit., pp. 165-166.
20. Nel 1981 Langer diede vita al settimanale bilingue di cultura e politica
"Tandem" che usci' fino al 1985. Tra gli articoli piu' significativi di
Langer apparsi sulla rivista, Cfr. A. Langer, Leonardo Sciascia: provinciali
e' bello, "Tandem", 11 febbraio 1981, in Id., Il viaggiatore leggero, op.
cit., pp. 58-61.
21. P. Macina, Alexander Langer, in AA. VV., Le periferie della memoria.
Profili di testimoni di pace, op. cit., p. 64.
22. Langer fu chiamato ad effettuare la traduzione simultanea dello
spettacolo "Mistero Buffo" di Dario Fo, messo in scena a Berlino. Piu'
tardi, a partire dal 1987 fino alla morte tenne una rubrica mensile di
osservatorio sull'Italia per il mensile francofortese "Kommune".
23. Suo sostenitore fu da allora l'amico e conterraneo Reinhold Messner,
celebre alpinista e primo scalatore delle quattordici vette del mondo al di
sopra degli ottomila metri; dal 1999 Messner e' divenuto europarlamentare
verde. Su di lui Langer ebbe modo di scrivere in varie occasioni: A. Langer,
Lo scalatore matto di Villnoes: Reinhold Messner, "Lotta continua", 3
settembre 1980, e col titolo Lo scalatore matto, in Id., Aufsaetze..., op.
cit., pp. 253-254; Id., Reinhold Messner: Heimat e tradimento, in "Tandem",
24 febbraio 1982, in Id., Il viaggiatore leggero, op. cit., pp. 62-65; Id.,
La mia bandiera e' il fazzoletto, la mia terra il Sudtirolo. Intervista a
Reinhold Messner, "Lotta Continua", 6 maggio 1982.
24. Tra i numerosi articoli e saggi di Langer sui primi passi dei Gruenen
Cfr. A. Langer, Destra e sinistra tra i Verdi tedeschi, in S. Menichini, I
verdi, chi sono, cosa vogliono, Roma, Savelli, 1983, pp. 11-17.
25. Cfr. A. Langer, Perche' in Italia il verde non nasce, "Il Manifesto", 20
ottobre 1982; Id., Warum es in Italien keine Gruene, wohl aber eine Radikale
Partei gibt, in "Freibeuter", 15, 1983, pp. 82-92; Id., Il potenziale verde
nella politica italiana, in "Quaderni piacentini", n. 14, settembre 1984,
pp. 19- 29. In merito alle prospettive offerte dalle elezioni europee del
1984 e al significato del messaggio "verde" Cfr. A. Langer, G. Squitieri, In
ordine sparso all'assalto di Strasburgo, in " La Nuova Ecologia ", gennaio
1984; A. Langer, G. Squitieri, Elettore verde Europa, "Il Manifesto", 20
gennaio 1984; A. Langer, La novita' politica della vecchia Europa, in "Azion
e Nonviolenta", n. 4, aprile 1984, p. 13; Id., L'Europa e' morta? Viva la
neonata Europa dei verdi, in " La Nuova Ecologia ", luglio 1984; Id., Un
catalogo di virtu' verdi, (estratto dall'intervento tenuto a Brentonico
(Trento) durante il convegno "Il politico e le virtu'", 27-30 agosto 1987),
in Id., Il viaggiatore leggero, op. cit., pp. 132-138; Id., Qualche modesto
consiglio ad un giovane che si voglia dare al commercio verde, in " La Nuova
Ecologia ", 14 settembre 1984.
26. "Sicuramente al fondo della presa di coscienza 'verde' sta per molti
versi un 'allarme', un forte bisogno di tirare il freno di emergenza...
decelerando e possibilmente fermando un treno in corsa verso abissi non piu'
tanto lontani. In questo senso la 'cultura del limite' (che enfatizza la
scarsita' e la finitezza delle risorse da un lato, e gli eccessi arrivati al
limite, dall'altro) e' un elemento essenziale di spicco di una nuova
consapevolezza morale e politica. A questo si coniuga un sedimento cospicuo,
ma disincantato, degli ideali e delle lotte degli anni '60-'70... Un'altra
novita' 'verde'... consiste nel reale valore attribuito all'autonomia ed al
decentramento delle esperienze, iniziative, idee, progetti, elaborazioni";
A. Langer, Relazione alla prima Assemblea Nazionale delle Liste Verdi in
Italia (Firenze 8 dicembre 1984), in R. Del Carria, Il potere diffuso: i
Verdi in Italia, Verona, Edizioni del Movimento Nonviolento, 1986, pp. 67 e
70. Langer riteneva che vi fosse un'importante discontinuita' tra "verdi" e
"rossi" (sinistra tradizionale), paragonabile a quella tra Nuovo e Vecchio
Testamento nella Bibbia; Cfr. Ibid., p. 69. Per ulteriori precisazioni e
considerazioni Cfr. A. Langer, Perche' tanto scandalo a sinistra? E' vero,
il verde non passa per la cruna dell'ago rosso, "Il Manifesto", 26 gennaio
1985, p. 8, e in Del Carria, op. cit., pp. 79-83; A. Langer, Le radici
europee, in "Socialismo oggi", anno II, n. 1, marzo 1985; Id., La nuova
alleanza, in "Micromega", n. 3, 1986, pp. 46-51.
27. Cfr. A. Langer, Le ragioni di una scelta, in "Omnibus", n. 19, 16 maggio
1987, pp. 4-5.
28. Cfr. A. Langer, Sciogliere le liste verdi?, "Il Manifesto", 24 giugno
1987, pp. 1 e 12; A. Langer, G. Lerner, L. Manconi, M. Paissan, E adesso che
farsene dei verdi?, "Il Manifesto", 4 ottobre 1987, pp. 8-9.
29. Cfr. A. Langer, Scegliere i valori non gli schieramenti, (intervista) in
"Messaggero cappuccino", settembre-ottobre 1988.
30. Cfr. A. Langer, Le liste verdi prima del calcio di rigore, (dialogo con
Adriano Sofri), in "Fine Secolo", 4 maggio 1985, in Id., Il viaggiatore
leggero, op. cit., pp. 105-120. Per un nuovo modo di far politica cfr. Id.,
Piccolo vademecum dell'ecoeletto, in " La Nuova Ecologia ", n. 15, giugno
1985, p. 9. Queste proposte non trovarono spazio e i Verdi italiani ben
presto si istituzionalizzarono, senza peraltro riuscire, a causa di
contrasti personali e ideologici e di condizioni politiche avverse, a
trasformarsi in un forte polo alternativo.
(Parte prima - Segue)

==============================
LA DOMENICA DELLA NONVIOLENZA
==============================
Supplemento domenicale de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 29 del 10 luglio 2005