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Missione di Amnesty International a Baghdad: diritti umani, unfallimento continuo



Gent.mi tutti,

vi trasmettiamo il comunicato stampa della Sezione Italiana di
Amnesty International:



Missione di Amnesty International a Baghdad: diritti umani, un fallimento
continuo



Grazie per la cortese attenzione

Per ulteriori informazioni, approfondimenti ed interviste:
Amnesty International Ufficio Stampa
Tel. 06 44.90.224 cell. 348-6974361 e-mail: press@amnesty.it




ALLA CORTESE ATTENZIONE DEL CAPOREDATTORE ESTERI

COMUNICATO STAMPA
CS108-2003


MISSIONE DI AMNESTY INTERNATIONAL A BAGHDAD:
DIRITTI UMANI, UN FALLIMENTO CONTINUO


Dopo oltre cento giorni di occupazione la promessa di portare i diritti
umani a tutti gli iracheni deve essere ancora rispettata, ha dichiarato
oggi Mahmoud Ben Romdhane, a capo della delegazione di Amnesty
International attualmente in missione in Iraq.

Descrivendo i contenuti di un Memorandum sulle preoccupazioni riguardanti
il rispetto della legge e dell'ordine, Ben Romdhane ha affermato: "Il
popolo iracheno ha sofferto troppo a lungo: è una vergogna dover sentire
ancora di persone detenute in condizioni inumane, senza che le loro
famiglie sappiano dove sono finite e senza poter avere accesso a un giudice
o a un avvocato, spesso per settimane".

Secondo le testimonianze di ex detenuti raccolte da Amnesty International,
i prigionieri della Coalizione venivano tenuti in tende in condizioni
climatiche estreme e non avevano sufficiente acqua da bere o per lavarsi.
Erano costretti a usare trincee all'aperto come servizi igienici e non
veniva loro fornito ricambio, anche a due mesi di distanza dall'arresto.

Amnesty International ha indagato su una serie di casi di detenzione
illegale, in cui le forze della Coalizione hanno subordinato
all'autorizzazione di un proprio alto ufficiale l'esecuzione degli ordini
di scarcerazione emessi dai giudici inquirenti iracheni. "Si tratta di una
flagrante violazione della legge", ha accusato il delegato di Amnesty
International Curt Goering.

L'organizzazione per i diritti umani ha ricevuto denunce di torture e
maltrattamenti da parte delle forze della Coalizione. I metodi comprendono
la privazione del sonno, l'obbligo di rimanere a lungo in posizioni
dolorose, spesso combinato alla diffusione di musica ad alto volume,
l'incappucciamento e l'esposizione a luce intensa.

"Molti dei soldati della Coalizione e dei membri della polizia militare
incaricati di far rispettare la legge non hanno le conoscenze e gli
strumenti di base per essere impegnati in attività di polizia civile o per
sapere quale è la legge che si suppone debbano far applicare" - ha aggiunto
Goering.

Le persone intervistate da Amnesty International hanno denunciato che i
soldati hanno devastato proprietà private come automobili e arredamenti
anche quando i proprietari avevano loro fornito le chiavi. In numerosi casi
è stata segnalata anche la confisca di beni e danaro a seguito di arresti,
così come la loro mancata restituzione al momento della scarcerazione.

In un caso, le autorità statunitensi hanno ammesso che alcuni militari
avevano commesso un reato, prelevando tre milioni di dinari (circa 2000
dollari) da un'abitazione. Il risarcimento, a loro dire, sarebbe stato
lungo e difficile perché non vi era modo di capire dove fosse stazionata la
divisione accusata di quel reato.

Amnesty International ha documentato diversi casi di uccisioni di
manifestanti iracheni da parte di soldati americani in circostanze
controverse. Se è vero che le forze della Coalizione sono impegnate in
situazioni complesse (tra cui operazioni di combattimento e casi in cui la
forza può essere necessaria, ad esempio  per disperdere dimostrazioni
violente), esse devono comunque rispettare gli standard internazionali.

Il 26 giugno il dodicenne Mohammad al-Kubaisi è stato colpito dalle forze
americane mentre queste stavano perlustrando la zona intorno alla sua
abitazione. Quella sera, come al solito, il ragazzo stava portando in
terrazza la biancheria da letto quando un soldato ha aperto il fuoco dalla
casa di fronte. I vicini hanno tentato di caricarlo su un'auto per
trasportarlo al vicino ospedale ma sono stati bloccati da un mezzo militare
americano. I soldati li hanno costretti a sdraiarsi a terra e dopo quindici
minuti li hanno obbligati a tornare a casa perché era scattato il
coprifuoco. A quel punto Mohammad era già morto.

A seguito delle riforme introdotte dalle Potenze Occupanti, i tribunali
iracheni non hanno più giurisdizione sul personale della Coalizione in
relazione a questioni di natura civile e penale.

"Data la natura delle accuse che stanno emergendo, le Autorità provvisorie
della Coalizione devono chiarire urgentemente quali sono i meccanismi
disciplinari e penali adottati per chiamare le forze della Coalizione, e le
stesse Autorità provvisorie, a rispondere del proprio operato" - ha
aggiunto Mahmoud Ben Romdhane.

Nel suo Memorandum, Amnesty International manifesta apprezzamento per
alcune delle misure assunte dai governi di Stati Uniti e Regno Unito
nell'ambito dell'amministrazione dei poteri provvisori, come la sospensione
della pena di morte e l'abolizione dei Tribunali speciali rivoluzionari e
di quelli per la sicurezza nazionale, noti per la clamorosa irregolarità
dei loro processi.


FINE DEL COMUNICATO
Roma, 23 luglio 2003

La delegazione di Amnesty International in Iraq può essere contattata a
questi numeri:
Judit Arenas, 0088 216 21159713
Nicole Choueiry, 0088 216 21159993

Per ulteriori informazioni, approfondimenti ed interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 - 348 6974361, e-mail: press@amnesty.it