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La nonviolenza e' in cammino. 386



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO



Foglio di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la pace di
Viterbo a tutti gli amici della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. e fax: 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it



Numero 386 del 16 ottobre 2002



Sommario di questo numero:

1. Campagna di obiezione/opzione di coscienza

2. Riccardo Orioles, ritagli

3. Antonio Vigilante, forme della violenza e della nonviolenza

4. Pasquale Pugliese, una riflessione tra lillipuziani

5. Giulio Vittorangeli, un anniversario

6. Sofia Vanni Rovighi, andare a vedere

7. Christa Wolf, e conclude

8. Primo Levi, la vergogna dei giusti

9. Aleksandr Solzenicyn, fuori la gente correva

10. Riletture: Angela Borghesi, La lotta con l'angelo

11. Riletture: Neera Fallaci, Vita del prete Lorenzo Milani. Dalla parte
dell'ultimo

12. Riletture: Ruth First, Alle radici dell'apartheid

13. La "Carta" del Movimento Nonviolento

14. Per saperne di piu'



1. INIZIATIVE. CAMPAGNA DI OBIEZIONE/OPZIONE DI COSCIENZA

[Riprendiamo questo importante appello dal sito del Movimento Nonviolento
(www.nonviolenti.org)]

MIR (Movimento Internazionale della Riconciliazione), Rete di Lilliput,
Movimento Nonviolento, promuovono una campagna di obiezione/opzione di
coscienza del/la cittadino/a.

Obiettivo di questa campagna e' quello di mantenere vivo il diritto
all'obiezione di coscienza al militare, in vista dell'attuazione pratica
della difesa nonviolenta come alternativa alla difesa armata, e impedire
che venga annullato con la "sospensione" dell'obbligo di leva.

E' quindi importante passare da un'obiezione di coscienza che interessava i
giovani al momento della chiamata al servizio militare ad una obiezione
piu' diffusa che coinvolga tutti i cittadini/e.

Occorre pertanto che tutti coloro che condividono le nostre scelte di
nonviolenza si dichiarino obiettori e sostengano almeno una delle "opzioni
positive" come momento di impegno concreto.

Segreteria operativa: presso Mir-Movimento Nonviolento, via Garibaldi 13,
10122 Torino, tel. 011532824, e-mail: scelgolanonviolenza@retelilliput.org,
sito: www.retelilliput.org/scelgolanonviolenza.asp

*

La nostra obiezione alle scelte di guerra

Il no della coscienza alla violenza organizzata e all'omicidio come
soluzione dei conflitti si esercitava fino ad ora, nel nostro paese,
soprattutto nella forma del rifiuto del servizio militare, cioe'
dell'addestramento ad uccidere.

La nuova legge 230 del 1998 sull'obiezione di coscienza al servizio
militare, cosi' come quella piu' recente sull'istituzione del Servizio
civile nazionale, che compiono alcuni importanti passi avanti nella cultura
giuridica dell'obiezione al militare, sono arrivate contemporaneamente
all'abolizione pratica della leva e al passaggio graduale all'esercito
professionale.

Nella nuova situazione che si presenta il cittadino sembra non avere piu'
strumenti per esprimere il rifiuto della violenza strutturale e culturale,
non solo di quella diretta, e per costruirne il continuo superamento. Ci
sono invece da praticare obiezioni e da attuare programmi costruttivi sui
due lati della cultura del dominio, il modello economico (della produzione,
scambi e consumi) e il modello difensivo (della tutela da aggressioni e
della tutela del diritto).

Percio' ci sembra urgente un rinnovato impegno, coordinato e coraggioso,
per una nuova Campagna di obiezione di coscienza alle guerre e di opzione
nonviolenta per il disarmo economico e militare, che sia contemporaneamente
di resistenza al nuovo militarismo e di costruzione dell'alternativa
nonviolenta.

La campagna si articola su due punti:

1. Una dichiarazione di obiezione di coscienza nella quale ci si dissocia
dalla politica di difesa del nostro paese e dalla Nato, evidenziando
l'incostituzionalita', l'immoralita' intrinseca di scelte aggressive e la
funzionalita' al sistema economico di rapina nel confronti dei Paesi
impoveriti del sud del mondo; da parte delle donne accompagnata da una
dichiarazione di rifiuto esplicito della cosiddetta "pari opportunita'" di
servire nell'esercito, da parte dei/delle giovani che scelgono il servizio
civile accompagnata da una dichiarazione che metta in evidenza come la
scelta fatta sia inconciliabile con il servizio militare, escludendo la
possibilita' di "richiami" in caso di guerra.

2. Una dichiarazione di opzione per la nonviolenza attiva che si
concretizzi attraverso l'assunzione di impegni nel campo della formazione
ed educazione alla pace e alla nonviolenza, dell'obiezione di coscienza
alle guerre, nella disponibilita' a partecipare e/o sostenere azioni
nonviolente e nel campo del consumo critico e dell'economia nonviolenta.

La Campagna si pone come primo termine il 31 dicembre 2004, data entro la
quale vi sara' una verifica del raggiungimento degli obiettivi delle
singole campagne e di quanto si sara' riusciti ad ottenere in campo
istituzionale sul disarmo, sulla difesa civile non armata e nonviolenta
prevista dalla legge 230/1998 e sull'economia nonviolenta.

*

Campagna di obiezione di coscienza alle guerre e di opzione nonviolenta per
il disarmo economico e militare

Dichiarazione delle cittadine e dei cittadini

Al Presidente della Repubblica, Palazzo del Quirinale, 00186 Roma

Al Presidente del Consiglio dei Ministri, Palazzo Chigi, 00187 Roma

A...

Io sottoscritto/a ... nato/a a ... residente a ... come appartenente alla
famiglia umana, residente nella Repubblica Italiana fondata sulla
Costituzione che sancisce la dignita' inviolabile della persona, il
diritto-dovere di lavorare per il bene comune, il ripudio della guerra e la
risoluzione pacifica dei conflitti, dichiaro in piena consapevolezza:

- di dissociarmi, per motivi di coscienza, dalla politica militare del
nostro paese e della Nato che nel decennio 1991-2001, invece di sviluppare
una politica di pace planetaria resa possibile dalla svolta nonviolenta del
1989, ha scelto la guerra come strumento di risoluzione dei conflitti
internazionali;

- di rifiutare tale politica militare perche' viola la Costituzione
italiana e la Carta delle Nazioni Unite, fa scelte belliche omicide e
aggressive in luogo delle possibili soluzioni pacifiche, e' funzionale
all'attuale sistema politico-economico di dominio e di sfruttamento,
aggrava la distanza e i risentimenti tra le culture e i popoli invece di
favorirne la comprensione e la cooperazione.

Per questi motivi:

- dichiaro la mia obiezione di coscienza alle guerre e la mia
indisponibilita' a collaborare in qualunque modo al sistema
economico-militare che le prepara;

- scelgo la nonviolenza come politica capace di promuovere la giustizia e
la soluzione pacifica dei conflitti.

In coerenza con questa mia scelta mi impegno:

* Formazione ed educazione alla pace e alla nonviolenza

- A partecipare al servizio civile o come volantario in progetti di difesa
civile, mediazione o formazione alla nonviolenza presso i nodi della rete
di Lilliput, associazioni o "uffici della Pace" in Italia o all'estero.

- A diffondere l'educazione alla nonviolenza e alla gestione nonviolenta
dei conflitti in sintonia con il decennio per la nonviolenza indetto
dall'Unesco.

- A sostenere la nascita e la diffusione di Istituti culturali e
scientifici per la pace e i diritti umani.

* Obiezione di coscienza alle guerre

- A partecipare alla "Campagna di obiezione di coscienza alle spese
militari per la Difesa Popolare Nonviolenta" versando il corrispettivo come
opzione o obiezione alle spese militari in vista del riconoscimento del
diritto di opzione fiscale.

- Ad aderire alla "Campagna di pressione banche armate" per un controllo
sulle operazioni di finanziamento e di appoggio delle banche al commercio
di armi.

- Come donna a rifiutare, in maniera esplicita e forte, la cosiddetta "pari
opportunita'" di servire nell'esercito.

- Come giovane soggetto agli obblighi di leva a scegliere il servizio
civile invece del servizio militare dichiarando sin d'ora la mia
indisponibilita' di fronte al richiamo in caso di guerra.

* Azioni nonviolente

- A sostenere iniziative di base di intervento civile e nonviolento nelle
realta' di conflitti armati (Campagna Kossovo, Operazione Colomba, Caschi
bianchi, Berretti bianchi, Anch'io a Butembo/Kisangani, Tu non tagliare la
corda, ecc.), al fine di prevenire e trasformare i conflitti, di
riconciliare i contendenti, di difenderli dalla manipolazione degli
interessi militari-industriali che intendono far degenerare i conflitti in
guerra:

a) con la mia partecipazione personale all'iniziativa ...

b) col mio contributo finanziario all'iniziativa ...

- Ad aderire e/o sostenere i movimenti nonviolenti organizzati.

* Consumo critico ed economia nonviolenta

- Ad orientare il mio stile di vita al principio della sobrieta' e della
semplicita' volontaria.

- A indirizzare i miei consumi verso beni prodotti nel rispetto della
dignita' dei lavoratori e dell'ambiente.

- A boicottare e a cercare di sottrarre risorse a quei settori della
produzione, del commercio e della finanza coinvolti nel sistema
militare-industriale di dominio, sfruttamento e guerra.

- A sostenere la campagna "Sbilanciamoci" tesa a modificare gli indirizzi
della legge finanziaria dello Stato riorientando la spesa pubblica a favore
di societa', ambiente e pace.

- Altro (specificare).

Data e firma

Spedire copia per conoscenza a Segreteria Mir-Movimento Nonviolento, via
Garibaldi 13, 10122 Torino

*

Indicazioni operative

Dopo aver compilato la dichiarazione di obiezione e' importante sostenere
almeno una delle opzioni riportate.

Si puo' utilizzare lo stesso testo di questa guida, oppure personalizzarlo
inserendo delle modifiche.

E' indispensabile che copia della dichiarazione e delle opzioni scelte
venga inviata a Mir-Movimento Nonviolento, via Garibaldi 13, 10122 Torino,
in modo da avere un riscontro sull'andamento della campagna, analizzare
statisticamente le opzioni scelte, far valere politicamente questa scelta
di obiezione.

Il testo sottoscritto va naturalmente inviato tramite posta al Presidente
del Consiglio dei Ministri (responsabile delle scelte militari ed
economiche) e al Presidente della Repubblica (capo delle Forze Armate),
nonche' eventualmente anche ad altri soggetti (partiti politici, sindaci,
deputati, giornali, ecc.) per pubblicizzare questa scelta di nonviolenza.

*

Indirizzi per collegarsi ad azioni e interventi nonviolenti in zone di
conflitto e di guerra

- Campagna Kossovo: e' una iniziativa che lavora su progetti di
riconciliazione in Kossovo. Malgrado la guerra condotta dalla Nato abbia
distrutto quello che di positivo era riuscita a creare, la Campagna Kossovo
e' nuovamente attiva. Campagna Kossovo per la Nonviolenza e la
Riconciliazione, c/o Casa per la Pace, casella aperta 8, 74023 Grottaglie
(Ta), tel. e fax: 0995662252.

- Caschi bianchi - Operazione Colomba: promuove progetti di solidarieta'
internazionale e per i diritti umani a cui partecipano volontari e
obiettori di coscienza in servizio civile (caschi bianchi). Operazione
Colomba, via della Grotta Rossa 6, 47900 Rimini, tel. 0541753619, fax
0541751624, e-mail: odcpace.apg23@libero.it

- Berretti Bianchi: organizza interventi di pace con la presenza di
volontari e con azioni dirette in zone di conflitto. Berretti Bianchi, via
F. Carrara 209, 55042 Forte dei Marmi (Lu), fax 0584735682, cell.
3357660623, e-mail: bebitartari@bcc.tin.it, sito:
www.peacelink.it/users/berrettibianchi

- Anch'io a Butembo/Kisangani: iniziative nonviolente condotte in Africa
(Butenbo e Kisangani) dove e' in corso una guerra non dichiarata scatenata
perlopiu' da compagnie diamantifere. Questa iniziativa e' organizzata da:
Beati i Costruttori di Pace, via Antonio da Tempo 2, 35139 Padova, tel.
0498070699, e-mail: beati@protect.it

- Tu non tagliare la corda: azione condotta da "Un ponte per Bagdad" per
impedire che avvenga una nuova guerra e per l'abolizione delle sanzioni
economiche i cui effetti negativi ricadono soprattutto sulla popolazione
piu' debole (ammalati e bambini). Un ponte per Bagdad, via della Guglia
69/A, 00196 Roma, tel. 066780808, fax 066793968, e-mail:
posta@unponteper.it, sito: www.unponteper.it

*

Indirizzi per orientarsi verso un consumo critico ed una economia nonviolenta

- Sbilanciamoci: questa campagna promossa dall'associazione Lunaria
esercita una pressione sui parlamentari per spostare risorse finanziarie
dello Stato a favore delle spese sociali, delle iniziative di pace, alla
difesa dell'ambiente. Lunaria, via Salaria 89, 00198 Roma, tel. 068841880,
fax 068841859, e-mail: lunaria@lunaria.org, sito: www.lunaria.org

- Acquisti trasparenti: significa consumare solo beni di aziende che non
sono coinvolte nello sfruttamento di bambini, che non inquinano, che sono
rispettose dei diritti dei lavorari. Centro Nuovo Modello di Sviluppo, via
della Barra 32, 56019 Vecchiano (Pi), e-mail: coord@cnms.it

- Bilanci di giustizia: iniziativa tesa a orientare i gruppi familiari
verso un consumo critico e una finanza etica, per cambiare l'economia
partendo dalle piccole cose, dai gesti quotidiani. Bilanci di giustizia c/o
MAG Venezia, 30175 Venezia Marghera, tel. 0415381479, e-mail:
bilanci@libero.it, sito: www.unimondo.org/bilancidigiustizia.

*

Come partecipare alla campagna di pressione sulle banche armate

La campagna e' promossa dalle riviste "Missione Oggi", "Mosaico di Pace",
"Nigrizia".

Propone un controllo attivo sia sulle operazioni di finanziamento che di
semplice appoggio delle banche in esportazioni di armi. Viene richiesto di
verificare se la propria banca e' coinvolta nel finanziamento all'export di
armi, e in caso affermativo di scrivere una lettera in cui si disapprova
questo sostegno al commercio delle armi, riservandosi di chiudere il
proprio rapporto in mancanza di una risposta soddisfacente.

L'elenco degli istituti di credito e delle banche coinvolte, un fac-simile
della lettera da inviare, alcune risposte gia' pervenute da parte delle
banche, le somme finanziate, ecc., si possono trovare sul sito:
www.banchearmate.it, oppure richiedere a: Banche armate, c/o "Missione
Oggi", via Piamarta 9, 25121 Brescia, tel. 0303772780, e-mail:
info@banchearmate.it

*

Come partecipare alla Campagna di obiezione di coscienza alle spese
militari per la difesa popolare nonviolenta

Questa campagna nata inizialmente (1982) come campagna di obiezione alle
spese militari (OSM) si propone come obiettivo ultimo l'opzione fiscale,
vale a dire il diritto di non finanziare la difesa armata.

Nella forma principale viene richiesto ai partecipanti di sottoscrivere una
dichiarazione, effettuare un versamento all'Ufficio Nazionale per il
Servizio Civile e di impegnarsi a detrarre tale somma dalla dichiarazione
dei redditi.

Per eseguire correttamente questi passaggi, che possono essere diversi a
seconda della situazione tributaria del contribuente, e' bene avvalersi
della apposita "guida" che puo' essere richiesta a: Campagna OSM-DPN c/o
Lega obiettori di coscienza (Loc), via Mario Pichi 1/E, 20143 Milano, tel.
028378817, fax 0258101220, e-mail: locosm@tin.it

La campagna OSM-DPN e' promossa da Associazione per la Pace, Beati i
Costruttori di Pace, Berretti Bianchi, Comunita' Papa Giovanni XXIII, Lega
per il Disarmo Unilaterale, Lega Obiettori di Coscienza, Pax Christi.

*

Aderiscono alla campagna "Scelgo la nonviolenza" la Lega obiettori di coscienza

*

MIR (Movimento Internazionale della Riconciliazione)

Il MIR (International Fellowship Of Reconciliation - IFOR, nei paesi
anglofoni) si definisce movimento a base spirituale, composto da donne e
uomini impegnati nella nonviolenza attiva come stile di vita e mezzo di
cambiamento personale, sociale e politico. Essi rifiutano l'uso della
violenza nonche' la preparazione e la partecipazione alla guerra sotto
qualsiasi forma.

Dopo la seconda guerra mondiale il MIR, grazie anche all'opera instancabile
di Jean e Hildegard Goss-Mayr, cerca vie alternative e nonviolente per
conseguire la giustizia e la riconciliazione tra tutti i popoli. In America
Latina e' presente con dom Helder Camara e Adolfo Perez Esquivel; negli
Stati Uniti con Martin Luther King e Dorothy Day; in Vietman collabora alla
resistenza nonviolenta con i monaci buddhisti; in Sudafrica e' presente con
Albert Luthuli; in Irlanda con Mairead Corrigan. E inoltre in Medio
Oriente, Zaire e Africa Sub-sahariana, Filippine, India, Bangladesh,
Madagascar e, dopo il 1989, anche in molti paesi dell'Europa Orientale. A
membri del MIR/IFOR per otto volte e' stato conferito il premio Nobel per
la pace:

- Jane Addams (USA 1931),

- Emily Green Balch (USA 1946),

- Albert Luthuli (Sudafrica 1960),

- Linus Pauling (USA 1962),

- Martin Luther King (USA 1964),

- Mairead Corrigan (Irlanda del Nord 1976),

- Adolfo Perez Esquivel (Argentina 1980),

- Rigoberta Menchu' (Guatemala 1992).

Il M.I.R. in Italia ha sostenuto Giuseppe Gozzini e Fabrizio Fabbrini,
primi obiettori cattolici al servizio militare, e si e' impegnato per il
riconoscimento giuridico dell'obiezione di coscienza. Dall'approvazione
della legge e' convenzionato con il Ministero della Difesa per far
espletare agli obiettori il servizio civile nell'attuazione di programmi di
formazione alla pace e alla nonviolenza attiva. E' stato il movimento che
ha avviato per primo in Italia la Campagna di obiezione di coscienza alle
spese militari (OSM) e si adopera per far conoscere la Difesa Popolare
Nonviolenta (DPN) come alternativa alla difesa armata.

Gia' contrario alle armi nucleari, all'inizio degli anni '70 il MIR e'
stato il primo movimento in Italia a schierarsi contro il nucleare civile.

Sito: www.peacelink.it/users/mir, e-mail: mir@peacelink.it

*

Movimento Nonviolento

Il Movimento Nonviolento, fondato da Aldo Capitini dopo la prima "Marcia
per la fratellanza tra i popoli" da Perugia ad Assisi del 24 settembre
1961, fin dai suoi primi anni di vita consolida i suoi rapporti con le
altre associazioni nonviolente all'estero, diviene sezione italiana della
War Resisters' International (Internazionale dei Resistenti alla Guerra).

La carta programmatica del Movimento impegna i suoi membri per:

- l'opposizione integrale alla guerra;

- la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;

- lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

- la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui
contaminazione e distruzione sono un'altra delle forme di violenza contro
l'uomo.

Il Movimento Nonviolento ha dal 1964 un suo periodico mensile, "Azione
Nonviolenta", che si propone di offrire formazione, informazione e
dibattito sulle tematiche della nonviolenza in Italia e nel mondo.
Movimento Nonviolento, via Spagna 8, 37123 Verona, sito:
www.nonviolenti.org, e-mail : azionenonviolenta@sis.it

*

Rete di Lilliput

"Rete Lilliput, per una economia di giustizia", non l'ennesima associazione
ma un'alleanza di gruppi di base, singoli individui, associazioni che si
sviluppa dal 1999 grazie alla spinta di un gruppo di coordinamento formato
da associazioni e campagne di pressione da sempre impegnate sui temi
politico-sociali.

La Rete, grazie alla cosiddetta "strategia lillipuziana", ha l'obbiettivo
di far interagire e collaborare le oltre 700 esperienze locali che in
Italia hanno messo in atto un'agile lotta contro la globalizzazione
neoliberista: proprio come ne I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift in cui
una miriade di piccoli lillipuziani riesce ad imbrigliare il gigante. Il
metodo nonviolento e' lo strumento ineludibile per condurre azioni mirate e
concrete di contrasto ad un sistema economico carico di ingiustizie e
disuguaglianze.

Una struttura leggera, orizzontale e non burocratica e' alla base
dell'organizzazione della Rete Lilliput. Una settantina di nodi locali e a
livello nazionale i gruppi di lavoro tematici (GLT) strumenti di ricerca e
di proposta per approfondire aspetti specifici; tutte le decisioni vengono
prese con il metodo del consenso e non a maggioranza. La Rete si
costituisce intorno ad un Manifesto di intenti che rappresenta la carta
fondamentale. Al suo interno sono tracciate "le strategie d' intervento, di
carattere nonviolento, che comprendono l'informazione e la denuncia per
accrescere la consapevolezza e indebolire i centri di potere; il consumo
critico e il boicottaggio per condizionare le imprese; la sperimentazione
di iniziative di economia alternativa e di stili di vita piu' sobri per
dimostrare che un'economia di giustizia e' possibile".

Sito: www.retelilliput.org



2. DE HOMINIS DIGNITATE. RICCARDO ORIOLES: RITAGLI

[Questo testo abbiamo ripreso dalla rivista telematica diffusa da Riccardo
Orioles (per contatti: ricc@libero.it), "Tanto per abbaiare", n. 148 del 14
ottobre 2002. Sulla figura di Riccardo Orioles, uno degli eroi
incorruttibili e misconosciuti della vita civile di questo paese, vedi la
testimonianza tenera e commosso l'omaggio che gli rende Nando Dalla Chiesa
in Storie, Einaudi, Torino 1990, e Storie eretiche di cittadini perbene,
Einaudi, Torino 1999]

Gerusalemme. "Israele ammette l'errore: i morti di Gaza erano solo civili".
"62 uccisi da agosto di cui 18 bambini". "Missile su Gaza: sei morti fra la
popolazione civile". "Notte di sangue a Gaza: nove i morti". "Altre quattro
vittime nei Territori, fra cui una bambina di 14 mesi". "Il governo
dichiara: guerra preventiva". Sono i titoli dei ritagli che avevo messo da
parte per scrivere qualcosa sulla Palestina.

Ma ormai e' impossibile scrivere qualcosa.



3. RIFLESSIONE. ANTONIO VIGILANTE: FORME DELLA VIOLENZA E DELLA NONVIOLENZA

[Siamo assai grati ad Antonio Vigilante (per contatti:
antoniovigilante@galactica.it) per averci messo a disposizione queste
pagine di un libro che sta scrivendo, dal titolo Ahimsa. Una introduzione
al pensiero nonviolento. Antonio Vigilante e' nato a Foggia nel 1971, dopo
la laurea in pedagogia si e' perfezionato in bioetica. Collabora a diverse
riviste. Tra le opere di Antonio Vigilante: La realta' liberata.
Escatologia e nonviolenza in Aldo Capitini, Edizioni del Rosone, Foggia
1999]

Principiando il suo De Rerum Natura, Lucrezio si rivolge a Venere con uno
splendido inno, con il quale, lui epicureo, chiede alla dea di intercedere
presso Marte affinche' conceda ai Romani una placida pace (I, 40). L' alma
Venus dell'inno e' una benefica presenza cosmica, che da' vita e gioia
all'intera natura. Tutto l'inno contrappone la vis benefica di Venere (I,
13) ai "belli fera moenera Mavors" (I, 32); la prima e' l'unico rimedio
alla potenza distruttrice della guerra, poiche' Marte a volte si lascia
andare sul grembo di Venere (I, 34-37).

Abbiamo qui una distinzione fondamentale: quella tra forza e violenza.
Forza e' quella di Venere, un positivo tendere verso la  vita, la
generazione, l'esistenza e la coesistenza. Violenza e' invece distruzione,
freudiana pulsione di morte, non coesistenza ma sopravvivenza,
degenerazione della forza, dinamismo dell'uno o dei pochi che esige
l'inerzia dei molti.

In un altro poema, l'Iliade, Simone Weil ha creduto di trovare una
illustrazione artisticamente efficace dell'essenza della forza. Ne
"L'Iliade poema della forza"  sostiene che il grande poema omerico e' "il
piu' bello, il piu' puro degli specchi" (1) per chi sa individuare la forza
al centro della storia umana. Il poema e' interpretato dalla pensatrice
come un grandioso affresco, che ha un solo vero protagonista: la forza. "La
forza - scrive Simone Weil - e' cio' che rende chiunque le sia sottomesso
una cosa" (2). E' la forza che uccide, o che minaccia l'uccisione,
pietrificando chi la subisce. La minaccia della morte priva l'uomo di ogni
iniziativa, lo costringe alla passivita' assoluta: ad essere una cosa.

L'analisi della pensatrice e' esatta, ma considera come sinonimi forza e
violenza. Il pensiero nonviolento ha invece distinto con cura le due cose.
La nonviolenza combatte la violenza con la forza. Vedremo nel prossimo
paragrafo quali sono le caratteristiche di questa forza.

La definizione di Simone Weil puo' dunque essere riferita alla violenza
(3): la violenza riduce gli uomini a cose. Questa cosa cui l'uomo puo'
essere ridotto e', in primo luogo, il cadavere. La forma piu' evidente di
violenza e' l'uccisione, con la quale un corpo vivo diventa un corpo
inerte. Anche il ferimento e' violenza, poiche' pone chi lo subisce nella
condizione di non poter tutelare l'integrita' del proprio corpo: ed in
questo il corpo gli si rivela come cosa soggetta alle offese del mondo
esterno.

Ma l'uomo si riduce a cosa anche quando viene pietrificato da un dolore (la
notizia della morte di una persona cara, ad esempio, o la diagnosi di una
malattia mortale). In questo caso non si tratta di una esperienza corporea,
e' tutta la persona che risulta bloccata, ridotta all'inerzia. E' questa
anche la situazione di chi si trova a subire un comando.

La violenza implicita nel comando e' stata studiata da Elias Canetti.
Impulso e spina sono i due elementi del comando. Il primo spinge a compiere
l'azione comandata, la seconda resta nell'anima anche dopo l'esecuzione del
comando, continua ad agire e ad esercitare violenza sul suo destinatario,
anche a distanza di anni. Di qui la drammatica efficacia di una educazione
autoritaria. "Ogni bambino, anche il piu' comune, non dimentica ne'
disperde alcuno degli ordini con cui gli e' stata fatta violenza" (4).  Se
ne sottrae solo chi ha il coraggio di disubbidire. La nonviolenza ha
svelato questo gioco perverso del comando e dell'ubbidienza, che porta ad
una deresponsabilizzazione che rende capaci di qualsiasi delitto.

Un uomo, inoltre, puo' trovarsi nella condizione di essere una  quasi-cosa,
non per intervento esplicito di qualcuno o qualcosa, ma perche' le
condizioni generali dell'ambiente in cui vive - la poverta', l'ingiustizia,
la negazione dei diritti fondamentali- gli impediscono di essere persona.
Quest'uomo non viene pietrificato da un ordine o da una notizia: quest'uomo
vive un'esistenza costantemente pietrificata.

L'uomo che viene ucciso o ferito subisce una violenza fisica. L'uomo che
subisce un comando o una brutta notizia vive una violenza psicologica.
L'uomo la cui esistenza e' costantemente pietrificata e' vittima di
violenza strutturale.

Queste violenze possono non essere vissute come tali dal soggetto che le
subisce. Perche' una violenza venga percepita come tale, occorre che il
soggetto che la subisce abbia piena coscienza del suo essere persona. Ove
manchi questa coscienza, la violenza - soprattutto la violenza strutturale
- puo' essere vissuta come cosa normale. Perche' la violenza venga scoperta
e denunciata come tale, occorre in questo caso l'intervento di un testimone
esterno, consapevole del valore della persona, che aiuti le vittime a
prendere coscienza del loro valore e dell'inaccettabilita' della loro
condizione.

Tutto cio' che e' stato compiuto da Danilo Dolci in luoghi come Partinico e
Trappeto - luoghi di un'Italia sotterranea, nascosta: punto di rottura e di
scandalo - ne e' un esempio.

Ma vi e' anche una violenza nell'ordine naturale della cose. Una malattia
puo' procurare piu' sofferenze di una tortura. Un handicap puo' impedire il
pieno sviluppo della propria persona, non meno della violenza strutturale.
Una ulteriore forma di violenza, non sempre riconosciuta, e' la violenza
naturale. Intendo per violenza naturale in primo luogo la violenza inerente
alle stesse leggi naturali, che vogliono che ogni essere per sussistere
distrugga altri esseri. E' la violenza dell'atto di mangiare. In secondo
luogo, c'e' violenza nei limiti degli esseri viventi, nel loro essere
vulnerabili, nelle malattie, nell'inevitabile invecchiamento, nella morte.
Secoli di saggezza invitano ad accettare questi limiti. Eppure il carattere
naturale e necessario della degenerazione del proprio corpo, della
devastazione della malattia, della prospettiva della morte non sminuiscono
in alcun modo il loro carattere di violenza. La violenza riduce a cose. La
vita e' fatta in modo che ogni essere vivente sia ridotto a cosa, con la
morte. La vita, quindi, e' violenta. Questa considerazione potrebbe
condurre ad accettare come necessaria e naturale la stessa violenza umana.
Invece ha spinto il pensiero nonviolento alla ricerca di un diverso
principio, di una diversa interpretazione della realta'.

La tecnica, se da un lato alleggerisce il peso della violenza naturale
sull'uomo, dall'altro la prolunga e potenzia, aggiungendovi l'efficacia
della organizzazione e della pianificazione razionale. Alla violenza
dell'animale e del primitivo, che devono uccidere altri esseri per
sopravvivere, corrisponde nella civilta' della tecnica la violenza in
grande scala dei grandi allevamenti, nei quale la riduzione a cosa degli
animali non e' limitata al momento dell'uccisione. Un animale in un
allevamento intensivo e' fin dall'inizio una cosa, esistente solo per il
godimento umano.

Essenza della tecnica e' l'organizzazione. Ma anche la societa' ha una sua
organizzazione. Non v'e' una violenza nel fatto stesso di essere in
societa'? Gli uomini, in societa', non si comportano l'uno verso l'altro
come verso cose? Consideriamo queste parole di Carlo Michelstaedter: "nella
societa' organizzata ognuno violenta l'altro attraverso l'onnipotenza
dell'organizzazione, ognuno e' materia e forma, schiavo e padrone ad un
tempo per cio' che la comune convenienza a tutti comuni diritti conceda ed
imponga comuni doveri. L'organizzazione e' onnipotente ed incorruttibile
poiche' consiste per la deficienza del singolo e per la sua paura" (5).
Partecipando alla societa', l'uomo prende forma: ma non e' la sua vera
forma. Dalla societa' riceve indicazioni fin troppo precise su come
svolgere la propria vita, la sicurezza di un mestiere, di valori, di
diritti acquisiti per nascita. Il sistema della rettorica fornisce
sicurezza a costo dell'alienazione, ed aggiunge la violenza dell'uomo
sull'uomo alla violenza dell'uomo sulla natura.

Violenta e', nelle prospettiva di Michelstaedter, l'educazione, che con il
metodo dei premi e dei castighi porta il bambino a diventare un
irresponsabile esecutore di modelli comportamentali comuni, cosi' come
violento e' il diritto, che concretizza il potere coercitivo della societa'
in "quel capolavoro di persuasione che e' il codice penale" (6) - tesi che
si ritrova nel Benjamin del saggio giovanile "Per la critica della
violenza", nel quale, peraltro, alla  violenza come creatrice e
conservatrice del diritto si contrappone discutibilmente l'idea di una
violenza divina, "pura immediata" (7) che travolge i privilegiati,
purifica, distrugge il diritto senza crearne uno nuovo. Singolare e' la
posizione di Simone Weil su questo punto. Il codice penale, sostiene, e'
comunemente "solo una procedura di costrizione mediante il terrore",
mentre, affinche' il bisogno di punizione sia soddisfatto, occorre che
"quanto riguarda il diritto penale abbia un carattere solenne e sacro" (8),
che la punizione diventi per chi la subisce una sorta di onore, e che in
chi la subisce si risvegli il senso di giustizia attraverso il dolore o, se
occorre, anche con la morte. Questa sacralita' del diritto penale, invocata
dalla Weil, appare nel realismo giuridico di un Karl Olivecrona come un
fatto da demistificare, mostrando nell'effetto psicologico dei concetti
giuridici non solo residui di una sacralita' arcaica, ma anche un sostegno
efficace per realta' politiche fondate sull'obbedienza e la gerarchia, con
la violenza che esse implicano (9).

Aldous Huxley notava la diversita' delle posizioni occidentali ed orientali
riguardo alla guerra. La civilta' occidentale ha esaltato fin dalle origini
la morte in guerra, il cui equivalente religioso e' il martirio. L'oriente
ha privilegiato, invece, il buon senso, la prudenza che salva vite
appianando i conflitti. "I filosofi e i poeti cinesi sono stati quasi tutti
antimilitaristi", osservava (10). Non e' sorta, sulla base della saggezza
di Confucio e del misticismo di  Lao-Tse, alcuna teoria della guerra
giusta, cosi' come non e' sorta, ne' poteva sorgere, sulla base del
buddhismo e della spiritualita' indiana in genere, basata sul principio
fondamentale dell'ahimsa (un discorso a parte va fatto, come vedremo, per
la Bhagavad-Gita).

Questa considerazione introduce la questione della violenza culturale. A
Galtung questa forma di violenza appare come lo strato piu' profondo di
violenza, lo strato costante che sostiene i piani della violenza diretta,
fisica e strutturale, suscitandoli e giustificandoli (11). Al pensiero
nonviolento spetta anche il compito di interrogarsi sul carattere violento
del pensiero stesso, della religione, dell'etica, di tutto quell'universo
spirituale che sembra essere l'ultimo rimedio contro la degradazione
dell'uomo, e che invece appare anch'esse fortemente compromesso con la
violenza.

Tutto, a quanto pare, e' violenza o puo' degenerare in violenza. Le
relazioni tra stati e tra uomini, il rapporto dell'uomo con la natura,  la
realta' delle istituzioni, l'educazione, il diritto, il mondo del pensiero.
Una visione cosi' ampia della violenza non sembra giovare alla causa della
nonviolenza. Se tutto e' violenza, si puo' dire, nulla e', realmente,
violenza. Vedendo ovunque violenza, c'e' il rischio di non riconoscere piu'
le situazioni di violenza reale. Di piu': se la violenza e' ovunque, come
si giustifica la nonviolenza? Se la radice stessa del mondo e' violenta,
operare violentemente non vuol dire forse operare adeguandosi alla natura
del mondo? L'agire nonviolento non e' un agire fuori del mondo?

Si puo' rispondere riconoscendo nelle forme di violenza tre livelli. Il
primo e' la violenza fisica, la violenza delle guerre e delle uccisioni; il
secondo livello e' quello della violenza strutturale; il terzo livello e'
quello della violenza ontologica (violenza della natura e contro la natura;
violenza dovuta ai limiti umani: malattia, morte).

Galtung ha proposto la definizione di pace come pace diretta (cioe' assenza
di guerra o conflitti cruenti) + pace strutturale (presenza di un sistema
socio-economico privo di violenza strutturale) + pace culturale (assenza di
violenza culturale ed ideologica); in seguito, considerando questa
definizione eccessivamente statica, ha aggiunto che si ha pace "quando puo'
aver luogo in modo nonviolento la trasformazione creativa del conflitto"
(12).  Bobbio ha osservato che pace nel linguaggio comune non significa
altro che assenza di guerra, raggiunta la quale "l'umanita' non sara'
entrata nel paradiso terrestre, ma avra' altri problemi da risolvere, come
quello della giustizia sociale, della liberta', della fame, della
sovrappopolazione ecc." (13).

E' piu' corretto dire che la pace (nell'accezione di Bobbio, che sembra la
piu' corretta) non e' che uno dei fini della nonviolenza. Raggiunta la
pace, resta in effetti altro da fare. Resta da raggiungere il fine di una
societa', di un'economia, di una politica liberate dalla violenza: fini
compresi da Galtung nel suo concetto piu' ampio di pace, e che possiamo
forse piu' felicemente definire societa' inclusiva o, ricorrendo alla
terminologia di Capitini, realta' di tutti o onnicrazia. In Capitini si
trova anche il fine ulteriore della liberazione della realta' dalla stessa
violenza naturale, dalla  malattia, dalla crudelta' del reciproco
distruggersi, dal diventare-cosa con la morte. Questo terzo fine e', ancora
secondo la terminologia di Capitini, quello di una realta' liberata.

Abbiamo dunque tre fini e tre livelli della nonviolenza.

Al primo livello, la nonviolenza  e' un metodo per la soluzione incruenta
dei conflitti, o per la loro trasformazione creativa o trascendimento,
secondo la terminologia di Galtung.

Al secondo livello, la nonviolenza e' la positiva proposta di una
organizzazione politica, sociale, economica priva di violenza strutturale;
una proposta con la quale la nonviolenza appare come creazione di conflitti
(naturalmente incruenti), come critica e contrapposizione a sistemi e
strutture di dominio.

Al terzo livello troviamo la nonviolenza come protesta metafisica. E' il
livello piu' problematico del discorso nonviolento, sviluppato
particolarmente da Aldo Capitini. Il nonviolento pragmatico vi vedra' una
caduta in problematiche religiose, dalle quali e' poi difficile tornare
alla concretezza della politica. Nelle intenzioni del filosofo di Perugia,
si tratta invece di andare alla radice del problema, di contestare la
violenza la' dove appare dolorosamente inattaccabile, di opporsi a quello
stato di rassegnazione ed adattamento allo stato del mondo che limita fin
dall'inizio ogni attivita' per la trasformazione del mondo.

E' anche il momento piu' impegnativo e fecondo dal punto di vista filosofico.

*

Note

1. S. Weil, L'Iliade poema della forza, in Sui conflitti e sulla guerra,
Centro di Ricerca Nonviolenta, Brescia 1999, p. 1. Sulla concezione della
guerra e della violenza in Omero ed in generale nella Grecia antica, si
veda Stelio Zeppi, La concezione etico-religiosa della guerra nella
meditazione poetico-letteraria greca di eta' preplatonica, in "Giornale di
Metafisica", a. XXII (2000), n. 3.

2. Ibidem.

3. Come fa Jean-Marie Muller in Simone Weil. L'esigenza della nonviolenza,
tr. it., Edizioni Gruppo Abele, Torino 1994, pp. 104 segg.

4. E. Canetti, Massa e potere, tr. it., Adelphi, Milano 1981, p. 369.

5. C. Michelstaedter, La persuasione e la rettorica, Adelphi, Milano 1996,
p. 152.

6. Ivi, p. 151.

7. W. Benjamin, Angelus Novus, tr. it., Einaudi, Torino 1995, p. 26.

8. S. Weil, La prima radice. Preludio a una dichiarazione dei doveri verso
l'essere umano, tr. it., Leonardo,  Milano 1996, p. 30.

9. Di Olivecrona cfr. Il diritto come fatto, tr. it., Giuffre', Milano
1967, e La struttura dell'ordinamento giuridico, tr. it., Etas Kompass,
Milano 1972.

10. A. Huxley, Fini e mezzi, tr. it., Mondadori, Milano 1947, p. 104.

11. J. Galtung, Cultural Violence, in "Journal of Peace Research", vol.
XXVII, 1990, 3.

12. J. Galtung, Peace and conflict research in the age of cholera: ten
pointers to the future of peace studies, in "Peace and Conflict Studies",
vol. 2, n. 1, 1995, p. 5.

13. N. Bobbio, Il problema della guerra e le vie della pace, Il Mulino,
Bologna 1984, p. 129.



4. DIBATTITO. PASQUALE PUGLIESE: UNA RIFLESSIONE TRA LILLIPUZIANI

[Pasquale Pugliese, uno dei piu' lucidi e attivi amici della nonviolenza in
Italia, e' impegnato nel gruppo di lavoro tematico sulla nonviolenza della
Rete di Lilliput; per contatti: puglipas@interfree.it]

Cari amici,

rispetto alle proposte, che circolano all'interno di Lilliput, di incontri
bilaterali tra "nonviolenti" e "disobbedienti" credo che i tempi non siano
maturi. Credo che sia gli uni che gli altri abbiano ancora molta strada da
fare prima di potersi incontrare formalmente per confrontare i rispettivi
percorsi e le diverse strategie.

Taccio dei disobbedienti. Taccio, per rispetto, sulle autentiche
sperimentazioni di disobbedienza (civile?), poiche' non le conosco. Taccio,
per decenza, sulle provocazioni pubbliche di personaggi perlomeno ambigui,
che conosco dai mezzi di comunicazione.

Parlo invece di noi, di noi lillipuziani amici della nonviolenza, e dico
che non siamo ancora pronti ad avviare un confronto seminariale
approfondito e proficuo con altri da noi, sul tema del metodo nonviolento.
Penso che non e' da qui che deve partire il nostro cammino sulla strada
della nonviolenza, che appena adesso sta cominciando a muovere i primi
passi. Altri passi, molti altri passi prima di quello vanno decisamente
compiuti.

A Ciampino abbiamo appena abbozzato teoricamente alcune piste di lavoro che
nessun nodo lillipuziano ha ancora percorso e pochi, forse, hanno avviato
praticamente. Ma come ci ricorda Pietro Pinna "il pensiero e' asfittico
senza l'azione e l'azione e' cieca senza il pensiero".

Abbiamo bisogno dunque che la teoria e la pratica della nonviolenza attiva
diventino carne e sangue del nostro metodo di azione politica lillipuziana,
prima di porlo a confronto con altri che s'incamminano su altri sentieri.
Abbiamo bisogno di passare dalla nonviolenza proclamata alla nonviolenza
agita, oltre che studiata e vissuta.

Abbiamo bisogno, a questo scopo, di organizzare in ogni dove percorsi di
formazione teorico/pratici al metodo nonviolento. Percorsi interni di
auto-formazione e percorsi di apprendimento specifico, cominciando per
esempio a far camminare i formatori presenti nella nostra banca dati.
Abbiamo bisogno di costituire presso i nodi - presso molti nodi - gruppi di
azione nonviolenta, capaci di padroneggare il metodo e di fare sui propri
territori nonviolenza attiva. Abbiamo bisogno di iniziare ad avviare
campagne locali e nazionali di tipo satyagraha e di apprendere dagli errori
e dai fallimenti che ci attendono per poi migliorare ai successivi
tentativi. Magari cominciando ad esplorare le quattro piste sulle quali ci
siamo confrontati al seminario di Ciampino.

Abbiamo bisogno di cominciare, per esempio, ad attivare "conflitti locali
su questioni globali": ad individuare i conflitti strategici per le nostre
comunita', i soggetti in essi coinvolti (oppressi, oppressori, terze parti,
possibili alleati), gli obiettivi generali e quelli specifici, le tecniche
con le quali avviare la trasformazione nonviolenta dei conflitti, ecc. E
magari - perche' no - ci potremmo accorgere che tra le terze parti o i
possibili alleati, su quel tema specifico in quel territorio, dentro al
conflitto incontriamo quel gruppo di "disobbedienti" attivi o da attivare.

Abbiamo bisogno insomma di cominciare a fare nonviolenza.

In questi anni, dentro Lilliput, ne abbiamo parlato cosi' tanto che
rischiamo di far subire a questa parola quello che Nanni Salio definirebbe
un "degrado entropico", percio' continuare a parlare di nonviolenza in un
confronto puramente teorico con altri mi sembra quanto meno prematuro.

Il tempo e' poco, percio' usiamo le nostre energie per formarci seriamente
e in maniera continuativa, e poi agiamo, sperimentiamo, procediamo per
tentativi ed errori. E dopo, se utile e opportuno, ci confronteremo con
tutti coloro che vorranno su quanto saremo stati capaci di fare, anche in
termini di efficacia. Intendendoci preliminarmente su cosa significhi
efficacia all'interno di una lotta nonviolenta.



5. MEMORIA. GIULIO VITTORANGELI: UN ANNIVERSARIO

[Giulio Vittorangeli (per contatti: giulio.vittorangeli@tin.it) e' uno dei
piu' autorevoli collaboratori di questo notiziario, ed una delle figure
piu' limpide della solidarieta' internazionale]

Trentacinquesimo anniversario della morte di Ernesto Guevara: ma il 9
ottobre 1967 nessuno avrebbe mai immaginato che il "Che" sarebbe diventato
merce, simbolo consumista. Oggi la sua immagine viene usata per vendere
qualsiasi cosa: dalla pubblicita' degli sci, al quadrante degli swatch,
alle copertine dei cd; e poi la notevole varieta' di poster, calendari,
bandiere, spille, ecc. Ultima barriera abbattuta, piccola ma significativa,
e' quella della televisione popolare negli Stati Uniti: nei seguitissimi
cartoni animati "I Simpson" e' comparso un improbabile night club Che
Guevara. Sembra cosi' concluso il passaggio dal rivoluzionario comunista
all'eroe giovanile adatto a tutti gli usi: mito astratto collocato su un
piano pittoresco e romantico.

In realta' gli ideali per cui e' vissuto e morto Guevara - l'uomo, non il
mito -, l'umanismo rivoluzionario, la ricerca costante dell'uomo nuovo,
sono determinanti oggi, dopo il grande crollo dell'89 (in qualche misura
gia' interno ad alcune delle sue critiche), piu' che ai tempi in cui il suo
poster sovrastava qualsiasi corteo.

Tutti i temi posti dalla sua esperienza giacciono irrisolti: dal ruolo dei
paesi del Terzo Mondo, al dominio degli Stati Uniti, alla situazione
dell'America latina e dell'Africa, alla divisione tra paesi ricchi e poveri.

Ecco perche' molte delle idee del Che, di fronte alla fase che stiamo
vivendo (della globalizzazione imperialista), rivestono ancora una grande
importanza. Rinviamo al testo del seminario "Le idee del Che di fronte alla
globalizzazione" tenuto da Giulio Girardi a La Paz nel luglio 1998 e
pubblicato in italiano (in due parti) sui "Quaderni della Fondazione
Ernesto Che Guevara" n. 3/2000 e n. 4/2001.

Certo non tutto quello che ha scritto e teorizzato Ernesto Guevara e'
attuale. Dal punto di vista dell'impegno per la pace, alcune sue
riflessioni come proposta di metodo e di azione non costituiscono un
contributo utilizzabile. "Ma insieme va detto anche: che dal punto di vista
della riflessione di chi e' impegnato per la pace, l'esperienza e la
testimonianza, la proposta e l'appello di Guevara costituiscono una sfida
ineludibile ed e' ovvio che molte sue specifiche analisi, denunce,
intuizioni, rotture, rappresentano strumenti e materiali cui non si puo'
rinunciare" (da "Tre tesi per una riflessione necessaria" di Peppe Sini, in
"Quaderni della Fondazione Ernesto Che Guevara" n. 3/2000).

Per approfondire queste analisi e' doveroso rinviare al prezioso lavoro
portato avanti dalla Fondazione Ernesto Che Guevara (casella postale 65,
01021 Acquapendente (Vt), tel. e fax 0761799831, e-mail:
che.guevara@enjoy.it, sito: www.enjoy.it/che-guevara; da sostenere con un
piccolo gesto, quello di iscriversi: tessera socio fondatore (minimo euro
62), sostenitore (euro 31), ordinario (euro 15,50), con versamenti su c. c.
postale n. 25627043, intestato a Massari Editore, Bolsena (Vt),
specificando la causale.

Intanto, a noi resta l'eredita' del Che, basata sul profondo amore per gli
oppressi, sulla grande coerenza, sull'importanza accordata all'azione
rivoluzionaria, intesa non solo come lotta contro l'oppressione, ma come
liberazione dell'uomo dalla sua alienazione. Guevara e' stato sconfitto
politicamente a Cuba e militarmente in Bolivia, ma la sua lezione e'
incancellabile nella memoria di chi non accetta lo stato di cose esistenti;
di chi vorrebbe lasciare il mondo un po' migliore di come l'ha trovato.



6. MAESTRE. SOFIA VANNI ROVIGHI: ANDARE A VEDERE

[Da Sofia Vanni Rovighi, Elementi di filosofia, vol. I, La Scuola, Brescia
1962, 1980, p. 31. Sofia Vanni Rovighi, nata nel 1908 e deceduta nel 1990,
filosofa e storica della filosofia, fu a lungo docente alla Cattolica di
Milano, autrice negli anni trenta di importanti contributi su Husserl e
Hartmann, tra le figure piu' vive della filosofia neoscolastica, vicina
alla fenomenologia ed autrice di importanti lavori sulla teoria della
conoscenza]

Quando ragiono sull'essere delle cose posso procedere a priori, con
l'analisi e la deduzione; quando voglio ragionare sui caratteri specifici
della tale o tal altra realta' dovro' andare a vedere come di fatto si
comporta.



7. MAESTRE. CHRISTA WOLF: E CONCLUDE

[Da Christa Wolf, Premesse a Cassandra, Edizioni e/o, Roma 1984, p. 133.
Christa Wolf, femminista e pacifista, e' tra le grandi scrittrici del
Novecento]

E conclude: non esiste una pace armata. La pace o e' disarmata o non e'
pace - qualsiasi cosa uno pensi di dover difendere. Per due volte, in
questo secolo, dalla "pace armata" e' nata la guerra, e ogni guerra e'
stata piu' dura della precedente. - Brecht disse esattamente la stessa cosa
negli anni Cinquanta: se non ci armiamo, avremo la pace. Se ci armiamo,
avremo la guerra. - Non vedo come si possa pensarla diversamente.



8. MAESTRI. PRIMO LEVI: LA VERGOGNA DEI GIUSTI

[Da Primo Levi, I sommersi e i salvati, Einaudi, Torino 1986 (e poi piu'
volte ristampato), pp. 66-67. Primo Levi e' la voce dell'umanita', e questo
libro ne e' forse il messaggio estremo: averlo letto rende piu' umani, e
convoca alla lotta contro il male]

Non ci era possibile, ne' abbiamo voluto, essere isole; i giusti fra noi,
non piu' ne' meno numerosi che in qualsiasi altro gruppo umano, hanno
provato rimorso, vergogna, dolore insomma, per la colpa che altri e non
loro avevano commessa, ed in cui si sono sentiti coinvolti, perche'
sentivano che quanto era avvenuto intorno a loro, ed in loro presenza, e in
loro, era irrevocabile. Non avrebbe potuto essere lavato mai piu'; avrebbe
dimostrato che l'uomo, il genere umano, noi insomma, eravamo potenzialmente
capaci di costruire una mole infinita di dolore; e che il dolore e' la sola
forza che si crei dal nulla, senza spesa e senza fatica. Basta non vedere,
non ascoltare, non fare.



9. TESTIMONI. ALEKSANDR SOLZENICYN: FUORI LA GENTE CORREVA

[Da Aleksandr Solzenicyn, Arcipelago Gulag, vol. III, Mondadori, Milano
1978, 1995, p. 453. Aleksandr Solzenicyn e' uno dei piu' grandi scrittori
del Novecento, e la sua testimonianza sul Gulag e' una lettura che chi tra
noi non l'ha fatta non ha voce in capitolo sulle vicende dell'Europa
dell'est e sul tempo che e' nostro]

Fuori la gente correva lungo i vagoni, bussava, chiedeva se il tale o il
tal altro erano li', tentava invano di far passare cibi e roba. Ma venivano
scacciati. Lontano dagli uomini rinchiusi che morivano di fame. Lontano da
quegli uomini senza vestiti che la Siberia attendeva.



10. RILETTURE. ANGELA BORGHESI: LA LOTTA CON L'ANGELO

Angela Borghesi, La lotta con l'angelo, Marsilio, Venezia 1989, pp. 276. Un
fine e sistematico studio della figura e dell'opera di Giacomo Debenedetti.



11. RILETTURE. NEERA FALLACI: VITA DEL PRETE LORENZO MILANI. DALLA PARTE
DELL'ULTIMO

Neera Fallaci, Vita del prete Lorenzo Milani. Dalla parte dell'ultimo,
Milano Libri, Milano 1974, Rizzoli, Milano 1993, pp. IV + 624, lire 12.000.
La fondamentale biografia del priore di Barbiana.



12. RILETTURE. RUTH FIRST: ALLE RADICI DELL'APARTHEID

Ruth First, Alle radici dell'apartheid, Angeli, Milano 1984, pp. 224. A
cura di Anna Maria Gentili, una presentazione e una raccolta di saggi della
grande studiosa e militante antirazzista sudafricana assassinata dal regime
dell'apartheid.



13. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova
il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dellâambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dellâuomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio,
l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.



14. PER SAPERNE DI PIU'

* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: http://www.nonviolenti.org;
per contatti, la e-mail e': azionenonviolenta@sis.it

* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in
Italia: http://www.peacelink.it/users/mir; per contatti: lucben@libero.it;
angelaebeppe@libero.it; mir@peacelink.it, sudest@iol.it

* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: http://www.peacelink.it. Per
contatti: info@peacelink.it



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO



Foglio di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la pace di
Viterbo a tutti gli amici della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. e fax: 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it



Per non ricevere piu' questo notiziario e' sufficiente inviare un messaggio
con richiesta di rimozione a: nbawac@tin.it



Numero 386 del 16 ottobre 2002