I tecnici rapiti: "Il governo italiano e l'ENI ci lasciano marcire nella giungla"



Gli ostaggi italiani in Nigeria: «Ci avete abbandonati»
Articolo pubblicato il: 2007-02-07

ROMA - Prima la rabbia e l'angoscia degli ostaggi italiani in Nigeria che
irrompono dalle pagine del Manifesto, poi le rassicurazioni dell'Eni e la
cautela della Farnesina, infine l'appello della moglie di uno dei rapiti e
la notizia della telefonata imprevista e tranquillizzante di Cosma Russo.
È pieno di colpi di scena il film della giornata sulla vicenda dei due
tecnici dell'Agip italiani e di un libanese, rapiti il 7 dicembre scorso
dal Mend, il Movimento per l'Emancipazione del Delta del Niger. (nella
foto da sinistra il libanese Saliba Amad e gli italiani Damiano Russo e
Franco Arena).
«Siamo delusi. Delusi dal governo italiano, che non sta facendo nulla per
tirarci fuori da qui. Delusi dalla nostra compagnia, che ci ha lasciati a
marcire in questa giungla. Delusi da questa situazione, in cui ci troviamo
incartati», hanno detto Francesco Arena, Cosma Russo e Imad Saliba
all'inviato del Manifesto che, dopo lunga attesa a Port Harcourt e un
viaggio in barca nella notte sul Delta del Niger, è riuscito ad
incontrarli e intervistarli.
Nella foto pubblicata dal Manifesto che li ritrae a bordo di
un'imbarcazione, guardati a vista da tre uomini armati e mascherati, i tre
appaiono in buona salute, anche se stanchi.
Arena e Russo hanno dichiarato di non poterne più di una «situazione di
abbandono» e accusato il governo italiano e l'Agip di non fare abbastanza
affinché il governo nigeriano «accetti le richieste dei rapitori», il cui
accoglimento porterebbe alla loro liberazione.
Sulle trattative, ieri in mattinata, è intervenuto un portavoce dell'Eni:
«Stiamo lavorando - ha detto - e continueremo a farlo in stretta
collaborazione con l'Unità di Crisi della Farnesina e le Autorità
nigeriane». Da parte sua la Farnesina ha rilevato che la situazione
permane «estremamente delicata» e ha ribadito che il governo «non trascura
alcuna pista ed alcun elemento che possa portare alla liberazione» dei tre
tecnici «nel più breve tempo possibile» e che si ha «piena comprensione
della forte preoccupazione e dell'angoscia delle famiglie».

Fonte: http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=59301