[Date Prev][Date Next][Thread Prev][Thread Next][Date Index][Thread Index]

mafia e finanza



dalla e-zine di Riccardo Orioles
tanto per abbaiare - n.93, 24 settembre 2001:


E' ormai senso comune l'idea che l'attacco alle Due Torri sia stato
anche (e forse soprattutto) una fase di un piu' complessivo attacco, da
parte di un potere illegale, al sistema finanziario occidentale. Su
questo aspetto pero' - a differenza che su quelli ideologici, militari,
ecc. - il dibattito stenta a concretizzarsi, a sedimentare proposte
operative. In Italia, e' quasi completamente assente.
Eppure proprio l'Italia, sul terreno dello scontro finanziario con
poteri illegali, puo' essere considerata un caso da manuale. Alla fine
degli anni 70 una yakuza, Cosa Nostra, aveva accumulato somme
ingentissime mediante il monopolio del commercio di droga; giunse a
disporre di alcuni dei principali banchieri del Paese (Sindona, Calvi)
e a infitrarsi in alcune banche centrali (l'Ambrosiano), operando
contestualmente per il controllo del territorio in alcune province (in
uno dei capoluoghi regionali, per un periodo di alcuni anni, i
principali funzionari dello Stato venivano regolarmente assassinati
appena entravano in funzione. Gli osservatori piu' tradizionali
attribuivano tutto cio' ad alcune tribu' tagliate fuori dello sviluppo
e legate a culture arcaiche. Alcuni analisti (Chinnici, Giuliano,
Colombo, Falcone e altri) sottolineavano invece le dimensioni raggiunte
dal background politico-finanziario dell'organizzazione.
La situazione raggiunse livelli di drammaticita' tali da sviluppare un
ampio dibattito pubblico sull'argomento, e da indurre addirittura lo
Stato a intervenire pesantemente e a tenere sotto pressione per alcuni
anni il meccanismo illegale. Poi, sotto la spinta di influenze di varia
natura, si decise invece che i costi generali di questo fronteggiamento
erano troppo elevati, e si fece marcia indietro. Le strutture antimafia
vennero smantellate, si rinuncio' a qualsiasi forma di controllo dei
background finanziari e tanto il dibattito pubblico quanto l'azione
investigativa vennero circoscritti ai soli aspetti piu' direttamente
terroristici dell'organizzazione mafiosa.
Nel giro di pochi anni, naturalmente, la situazione precipito'. Nel
2000, secondo la Confcommercio, il quindici per cento del prodotto
lordo italiano avrebbe avuto in maggiore o minor misura relazione con
attivita' finanziarie della criminalita' organizzata. Quest'ultima,
sempre secondo Confcommercio, nello stesso anno avrebbe "fatturato" nei
suoi vari settori un giro d'affari di circa trecentomila miliardi di
lire.
Un soggetto finanziario di tali dimensioni non puo', ovviamente,
mancare di avere una qualche influenza sulla determinazione degli
indirizzi generali di un paese. Si instaura un circolo vizioso che,
fino a questo momento, non e' stato mai spezzato in alcun paese del
mondo e che in alcuni casi (Colombia, Russia) ha finito per essere
accettato dall'opinione pubblica come un fatto normale.