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Catena di SanLibero 35
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riccardo orioles <ricc@libero.it>
tanto per abbaiare
14 agosto 2000 - n.35
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In alto. Fatturato record dell'industria italiana nel mese di giugno.
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In basso. Centoventisei morti sul lavoro in Italia nel mese di giugno.
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Privatizzazioni. Non e' stato coronato da successo il tentativo di
scalata al Monopolio di Stato portato avanti nelle scorse settimane da
Gerardo Cuomo, business operator nel settore dei tabacchi. La cordata
di Cuomo, oltre al nucleo originario di Camorra SpA (le cui azioni
hanno registrato una flessione all'annuncio dell'insuccesso
dell'operazione), comprendeva personalita' di rilievo nel mondo delle
istituzioni, nell'establishment bancario svizzero, nel clan Santapaola
e in numerosi altri soggetti della finanza italiana ed elvetica. Il
fallimento - almeno fino a questo momento - della privatizzazione e'
sostanzialmente dovuto, secondo la maggior parte della stampa, alle
intromissioni di magistrati che hanno caratterizzato tutta l'ultima
fase dell'operazione.
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(A malincuore. In relazione all'affare Cuomo, il ministro delle finanze
Del Turco, al quale generalmente non vanno le nostre simpatie, ha dato
prova di senso di responsabilita' sottolineandone pubblicamente e
tempestivamente gli aspetti imprenditoriali, oltre che giudiziari. E'
giusto, sebbene a malincuore, dargliene atto.)
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"Ma i poveri sono matti?". Il caldo da' alla testa, signora mia. Senta
un po' che idee strambe fa venir fuori il solleone. Un certo Peppe Sini
e un certo Dino Frisullo (uno si occupa di antimafia e l'altro di
emigranti: segno che tanto bene di testa non stavano gia' prima) hanno
scritto al ministro proponendogli d'istituire un traghetto per gli
emigranti che vengono in Italia, gestito e controllato dallo stato; e
cio' al fine di "strapparli alle grinfie dei poteri criminali, per
sconfiggere la mafia che gestisce i passaggi dai Balcani all'Italia e
cosi' salvare vite innocenti". Un giudice dell'antimafia aveva fatto la
stessa proposta un mese fa, ma allora non c'era tanto caldo e quindi
sicuramente si sara' trattato di qualche giudice comunista.
Un altro matto d'agosto, un prete, un certo don Ciotti, propone di
mandare gli onorevoli in carcere, a farsi la' il ferragosto: e questo
per "aiutarli a conoscere - dice lui - le condizioni reali dei
carcerati, e dunque a non decidere a tavolino senza conoscere il
problema". A parte che gli onorevoli in carcere ormai e' stabilito che
non ci mettano piede nemmeno quando rubano (senno' sarebbe
giacobinaggine, giustizialismo e polpottianesimo), che idea e' mai
questa che per fare una legge bisogna sapere i problemi di chi ci va di
mezzo? Di questo passo le leggi finirebbero per farle le cameriere e i
viddani, signora mia. E dire che e' un prete. Ma il vaticano, non gli
dice niente?
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Perlomeno, hanno messo a posto quell'altro bel prete rosso che e' don
Vitaliano Della Sala, parroco di cinquecento anime a sant'Angelo a
Scala di Avellino. Questo gia' era sotto osservazione perche', per
farsi bello, andava dicendo un sacco di fesserie contro i camorristi.
Eppoi, siccome se gli dai un dito questi si pigliano la mano con tutto
il braccio, ha cominciato a insultare il cardinal Sodano perche' s'era
messo coi generali che facevano repulisti in Argentina, quell'altra
povera eminenza di Laghi perche' secondo lui faceva la stessa cosa in
Cile, e via ereticando che manco giordanobbruno e Galileo. Basta, caro
mio - gli ha detto a muso duro il vescovo a nome di tutto il vaticano -
D'ora in poi, avanti di dire "bai" mi vieni a chiedere il permesso a me
che sono il tuo vescovo, perdio, e non ti permettere piu' di scrivere e
zitto la' e non fiatare.
E ancora gli e' andata bene, signora mia: che se era per me, altro che
vescovo - il cardinal Bellarmino, gli mandavo.
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Bollettino. Nessun ladruncolo sparato a fucilate questa settimana.
Nessun mendicante dodicenne mandato all'ospedale. Nessun emigrante
bruciato. La calma regna su tutto il fronte.
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Concorde. In Giappone, invece, sono riusciti ad affondare un intero
aeroporto, quello di Osaka, costruito in mezzo alla baia dal famoso
architetto Renzo Piano.
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Incipit. "Il general Gianalfonso D'Avossa, addetto culturale a San
Pietroburgo...".
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Nuovi personaggi: il politico di sinistra, sicuramente antipatico e un
po' demagogo, che pero' ha il "coraggio" - uomo di forte carattere - di
andare contro i "pregiudizi" dei suoi elettori. Nuovi per modo di dire:
che' la sinistra italiana e' piena - da Crispi a Craxi passando per
Mussolini - di simili figure.
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Feste. Una ha avuto luogo il tredici agosto, al castello di Ghino di
Tacco a Radicofani.
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Istat. "Studiare non studia, a casa ci torna quando vuole lui, a suo
padre non gli da' mai retta, dei sacrifici che facciamo se ne
frega...". E' l'ultima indagine Istat sui rapporti fra genitori e
figli in Italia. E' anche, piu' o meno, il testo del Lamento del
Genitore su un'antica tavoletta sumera.
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Autobus. Un signore coi capelli bianchi che legge avidamente un
vecchissimo numero di Tex Willer.
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Ochalan bis? E' stato arrestato in Italia ad Assisi, dove partecipava a
un convegno, Jayme Prieto, un ex militante del Mir cileno - adesso fa
il professore universitario in Brasile - accusato alla magistratura
militare cilena dell'uccisione, nel quadro della Resistenza, del
generale Prieto, uno dei responsabili del golpe cileno. L'arresto e'
avvenuto, forse per coincidenza e forse no, nello stesso momento in
cui, dopo decenni di acquiescenza, la magistratura cilena ha finalmente
deciso di applicare la legge nei confronti dell'ex dittatore Pinochet.
Il governo italiano deve ora decidere se concedere l'estradizione o
meno. Il precedente giuridico piu' vicino, quello degli esuli
(anch'essi cileni) Patricio Ortiz e Claudio Molina, cui i governi
svizzero e argentino hanno riconosciuto lo status di perseguitati
politici, sarebbe teoricamente incoraggiante. Molto meno lo e',
purtroppo, il precedente - tutto politico - del caso Ochalan in cui,
dopo un iniziale riconoscimento di fatto dello status, l'esule e' stato
alla fine, per non turbare rapporti politici, abbandonato alla sua
sorte.
E' molto dubbio, data l'ovvia (ed esplicitamente sanzionata da piu'
stati) inattendibilita' della "magistratura" militare cilena, che
Prieto abbia compiuto l'azione di cui viene accusato. Se l'avesse
compiuta, sarebbe stata peraltro un'azione del tutto lecita: il
generale Prieto, essendosi ribellato con le armi al proprio legittimo
governo, si trovava in condizioni di essere perseguito - ai fini del
ripristino dell'ordine democratico - da un qualunque cittadino.
Il caso Prieto va dunque seguito con la massima attenzione. Sarebbe
gravissimo - ma e' in estate, di solito, che in Italia avvengono le
cose piu' sporche - se Prieto dovesse essere consegnato, sotto
l'accusa, vera o falsa, di aver fatto il proprio dovere di patriota,
alla "magistratura" militare cilena.
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Giornalismo. Migliorano le condizioni sanitarie del dodicenne ferito a
fucilate mentre cercava di commettere un furto in un appartamento.
Titolo di un giornale: "Migliora il ragazzino che rubava".
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Giornalismo. Titolo sullo stesso argomento, di un altro giornale: "La
gente di Paratico, esasperata dalle continue rapine, solidale con
l'uomo che ha sparato. Ha fatto bene. Il paese e' con Carlo".
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Dedicato a Fortebraccio. Al congresso dei camerieri hanno fatto una
classifica del livello di buona educazione dei clienti che tipicamente
s'incontrano, distinti per ceto: hanno raccolto i dati fra i colleghi
delle varie citta' e dei vari ristoranti, hanno fatto la media, e alla
fine hanno messo il voto. Allora: operai e professionisti, che secondo
i camerieri sono gente educata, prendono un bel nove. Gl'impiegati dei
ministeri - stuzzicadenti dopopranzo! - un pochino di meno: otto piu'.
E i vip? Quattro meno meno: gomiti sopra il tavolo, sughi sulla
tovaglia, dita nel naso... Fra questi, i manager risultano i piu'
incazzosi; principessine e conti, al momento della mancia, i piu'
tirati.
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Persone. Polemiche sui funerali di Edgardo Sogno: funerali di stato,
com'era giusto che avvenisse per un partigiano, e funerali sabaudi,
com'era nobile che la Repubblica concedesse a uno che, nella parte piu'
limpida della sua vita, aveva ritenuto in buona fede di dover servire
un re. Unica nota stonata la presenza, accanto ai vecchi "badogliani"
della Franchi e alle divise del suo vecchio reggimento di cavalleria,
d'un drappello di vecchi pelandroni papalini, quelli della cosiddetta
"guardia al Pantheon", che con la storia d'Italia, azzurra o rossa che
sia, non hanno proprio nulla a che fare.
Per le cose giuste e sbagliate che ha fatto, ma sempre in buona fede,
Sogno ha avuto la massima ricompensa che possa avere un cittadino,
quella di rischiare la vita per il bene comune, anche se lui lo
chiamava in un altro modo. Ha avuto la grandissima fortuna, di fronte
alla propria coscienza, di non avere assassinato l'Italia. Cio' che
senz'altro avrebbe fatto, se fosse riuscito a fare accettare al suo re
il proprio consiglio, nel maggio del quarantasei.
Il consiglio era di non accettare la Repubblica, e fare il colpo di
stato; e farlo con truppe straniere, i polacchi di Anders ancora
presenti in Italia, inquadrati con gl'inglesi dell'Ottava Armata.
Sarebbe stata una guerra ferocissima, con morti a decine di migliaia.
Alla fine, plausibilmente, l'Italia avrebbe perso la Sicilia (erano gli
anni dell'Evis di Finocchiaro Aprile e della "cinquantesima stella" di
Salvatore Giuliano) e forse la Sardegna; avrebbe sicuramente perso
Trieste (la Russia non avrebbe piu' avuto alcun motivo per non
appoggiare Tito) e forse anche parte del Friuli; un governo franchista
sarebbe durato almeno fino agli anni sessanta e, data la forza delle
sinistre in Italia, difficilmente si sarebbe dissolto pacificamente
come in Ispagna.
Tutto questo gli fu evitato - e fu evitato a quaranta milioni di
italiani - grazie all'atteggiamento responsabile dell'"antitaliano" De
Gasperi, del "sovversivo" Togliatti, dello stesso re; e di centinaia di
migliaia di umili partigiani e militanti della sinistra che, di fronte
alle peggiori angherie e provocazioni, preferirono inghiottirle a muso
duro piuttosto che far correre al loro Paese l'avventura, che pure
sembrava percorribile, della guerra civile. I "sovversivi", nel momento
in cui si decise dell'Italia, furono "sabaudi" e nazionali; i
monarchici come Sogno, furono sovversivi. Lo furono pericolosamente
allora e lo furono velleitariamente (Violante fece benissimo a indagare
su uno che andava pubblicamente sbandierando propositi di golpe e di
lotta armata) dopo.
Due note ancora su questa storia che oramai, forse purtroppo e
probabilmente per fortuna, interessa solo a noi quattro vecchi ai
giardinetti.
La prima: Sogno aveva cercato d'essere, sia pure in modo tale da
inorridire col proprio fanatismo lo stesso re, un fedele servitore di
casa Savoia. Dalla quale pero', in quest'occasione, non e' giunta
alcuna presa di posizione significativa, come non ne giunse anni
addietro in occasione della morte di un altro fedelissimo savoiardo,
Falcone Lucifero. E' vero che i Savoia sono per tradizione ingrati: ma
io credo che dell'Italia e del regno oggigiorno non gliene importi piu'
proprio un bel niente, e che l'unica fonte d'interesse sia ormai - per
quelli che furono i re Savoia, che avrebbero potuto essere i monsu'
Savoia e non sono ormai piu' che mister Savoia & figlio - l'eventuale
rivendica dei beni confiscati. Da questo punto di vista, e' stato
invece dignitoso l'attegggiamento di Amedeo Aosta, che non solo ha
pubblicamente ringraziato Sogno per i servizi resi ma l'ha fatto anche
con la formula - "per il bene inseparabile del re e della patria" - che
quegli avrebbe maggiormente gradito, visto che era quella del
giuramento degli uffficiali del regio esercito.
La seconda: ho avuto l'onore di essere amico di un vecchio comandante
partigiano, Giobatta Canepa, "Marzo": ufficiale decorato nella prima
guerra mondiale, poi antifascista, ferito dagli squadristi, sette anni
di carcere e di confino, un'evasione, commissario garibaldino in
Ispagna, iniziatore della Resistenza in Liguria, comandante della
divisione garibaldina che costrinse il generale tedesco di Genova a
firmare una resa regolare - l'unica in tutt'Europa - alle unita'
partigiane. "Quando arrivarono gl'inglesi, da noi a Genova, i tram
giravano gia' da tre giorni" mi diceva, fumando una sua pipa
sporchissima, coi cani che saltabeccavano attorno e le nipotine che si
rincorrevano fra gli ulivi della sua cascina, giu' in Sicilia. E' morto
piu' che novantenne, sereno, avendo servito bene l'Italia e non avendo
mai rischiato di giocare a dadi con la sorte dei suoi concittadini.
Avrebbe meritato i funerali di stato almeno quanto Sogno: ma non ne
aveva bisogno, perche' non aveva nulla da farsi perdonare dal suo
Paese.
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Diffida. Amici che leggono i giornali mi avvertono che da qualche tempo
qualcuno va mettendo in giro un "Libero" stampato; il responsabile
sarebbe, secondo le loro informazioni, un certo Feltre o Feltri, che
forse e' sempre quello - se non andiamo errati - che qualche anno fa si
sparo' un "Colera a Messina!" in prima pagina e quando il
corrispondente messinese gli faxo' che di colera non ce n'era si mise a
strepitare che sicuramente i comunisti s'erano impossessati del
corrispondente di Messina. Basta, ognuno ha il diritto di stampar cio'
che vuole (se ha i soldi: io non ce li ho), voi pero' state attenti: di
Libero ce n'e' uno solo, ed e' quello, siore e siori, che state
leggendo adesso. Diffidate dalle imitazioni, come per la settimana
enigmistica e l'idrolitina.
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Archilokos<arx@eleutheros.el> wrote:
<Non mi va un capitano a petto in fuori,
pettinato benino, barba fatta:
datemene uno piccolo, magari storto di gambe,
ma coi piedi per terra, e che abbia i coglioni>
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"A che serve vivere, se non c'e' il coraggio di lottare?" (Giuseppe
Fava)