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[2/3] Invio Letture antimafia: Umberto Santino



6. L'impresa mafiosa, 1990
Il volume di Umberto Santino e Giovanni La Fiura, L'impresa mafiosa.
Dall'Italia agli Stati Uniti, Franco Angeli, Milano 1990, è costituito dal
"rapporto finale di una ricerca sulle attività imprenditoriali in cui sono
coinvolti, a vario titolo, soggetti di organizzazioni mafiose, svolta dal
Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", nell'ambito del
progetto di ricerca "Mafia e società". La ricerca, effettuata dal 1984 al
1990, si è svolta su due direttrici: da una parte si è studiata la
letteratura esistente in Italia e negli Stati Uniti; dall'altra si sono
esaminate le fonti ufficiali..." (p. 13). "Oggetto della ricerca sono le
attività economiche della criminalità organizzata ma pure le loro
interazioni con il mercato complessivo (rapporti con altri imprenditori) e
con gli ambienti pubblici detentori dei poteri decisionali-amministrativi
(finanziamenti, appalti). Per la definizione come "mafiose" delle attività
imprenditoriali si sono usati i criteri e la tipologia contenuti nella legge
antimafia..." (p. 95).
Lungo 630 pagine (comprensive di una robusta bibliografia e di un
indispensabile indice dei nomi) il volume offre una messe di informazioni e
propone analisi ed interpretazioni di enorme interesse. Si tratta, a nostro
avviso, di un testo di fondamentale importanza: probabilmente ancor oggi il
libro più importante su questo decisivo argomento.
Dalla quarta di copertina: "Negli ultimi anni tanto in Italia che negli
Stati Uniti -paesi in cui le attività di gruppi criminali hanno conosciuto
un intenso sviluppo- si è proposta l'ipotesi interpretativa della mafia e di
altre forme di criminalità organizzata come impresa, cioè come razionale
combinazione di mezzi, violenti e illegali, e fini di arricchimento (impresa
illecita) e si sono cominciate ad analizzare le attività di produzione di
beni e servizi (impresa lecita) gestite da soggetti criminali.
Questo studio si pone il problema teorico della mafia-impresa e dell'impresa
mafiosa all'interno di una ricerca empirica, la prima con tale ampiezza in
Italia, condotta sugli accertamenti patrimoniali in attuazione della legge
antimafia, individuando un'ipotesi paradigmatica (economia polimorfa o
mercato multidimensionale) atta a comprendere l'economia legale, sommersa,
illegale e criminale, prospettando tipologie di rapporti ricavate dalle
risultanze dell'indagine.
Nel volume viene pubblicato il rapporto finale della ricerca, con una
puntuale introduzione teorica e una particolareggiata analisi delle attività
economiche svolte da gruppi criminali in tutto il territorio nazionale (con
particolare riferimento a Palermo), con lo studio approfondito di casi
significativi e di aspetti cruciali per la comprensione del rapporto tra
impresa mafiosa e mercato, come gli appalti di opere pubbliche e gli omicidi
di imprenditori.
La realtà degli Stati Uniti è ricostruita attraverso una rassegna che mette
a fuoco lo sviluppo storico del rapporto tra gruppi criminali e vita
economica e sociale, la riflessione delle scienze sociali, gli approcci e
gli interventi istituzionali, dalla Commissione Kefauver all'Organized Crime
Control Act, alla Commissione Kaufman".
La vasta ed impegnativa introduzione (pp. 17-97) costituisce un quadro di
riferimento di grande valore, e ci sembrerebbe utile che fosse ristampata a
sé in una edizione che potesse raggiungere una più ampia area di lettori. 
L'indice del volume è molto articolato, ci limitiamo qui a indicare le
quattro parti in cui l'opera è divisa: Parte I: Le attività imprenditoriali
mafiose negli anni '50 e '60; Parte II: Le attività imprenditoriali mafiose
negli anni '70 e '80; Parte terza: Imprese mafiose e mercato; Parte quarta:
L'impresa mafiosa negli Stati Uniti.
Segnaliamo alcune letture ulteriori: Pino Arlacchi, La mafia imprenditrice,
Il Mulino, Bologna; Pino Arlacchi, Nando dalla Chiesa, La palude e la città,
Mondadori, Milano; Mario Centorrino, L'economia mafiosa, I conti della
mafia, Economia assistita da mafia, tutti presso Rubbettino, Soveria
Mannelli; Giovanni Falcone, Interventi e proposte, Sansoni, Firenze;
Vincenzo Ruggiero, Economie sporche, Bollati Boringhieri, Torino; Stefano
Zamagni (a cura di), Mercati illegali e mafie, Il Mulino, Bologna.
Tra i volumi che riportano materiali di fonte giudiziaria segnaliamo almeno:
Giuseppe Arnone (a cura di), Mafia. Il processo di Agrigento, La Zisa,
Palermo; Carlo Palermo, Armi & droga. L'atto d'accusa del giudice Carlo
Palermo, Editori Riuniti, Roma; Procura di Palermo, La vera storia d'Italia,
Tullio Pironti Editore, Napoli; Sindona. Gli atti d'accusa dei giudici di
Milano, Editori Riuniti, Roma; Corrado Stajano (a cura di), Mafia. L'atto
d'accusa dei giudici di Palermo, Editori Riuniti, Roma.
Segnaliamo infine anche la raccolta documentaria a cura di Nicola
Tranfaglia, Mafia, politica e affari. 1943-'91, Laterza, Bari; e la
monografia giuridica di Giuliano Turone, Il delitto di associazione mafiosa,
Giuffrè, Milano 1995.
Un esempio paradigmatico di connection tra affari, politica, poteri occulti
e criminali, è costituito da Berlusconi e dalla sua organizzazione; si
vedano i seguenti volumi: Giovanni Ruggeri, Mario Guarino, Berlusconi:
inchiesta sul signor TV, Kaos, Milano 1994 (seconda edizione); Floriano de
Angeli (a cura di), Berlusconi 1, Mafia-connection, Gropello Cairoli 1993;
Giovanni Ruggeri, Berlusconi: gli affari del presidente, Kaos, Milano 1994;
Claudio Fracassi, Michele Gambino, Berlusconi, una biografia non
autorizzata, "Avvenimenti", Roma 1994; Pino Corrias, Massimo Gramellini,
Curzio Maltese, 1994: colpo grosso, Baldini & Castoldi, Milano 1994;
Giuseppe Fiori, Il venditore, Garzanti, Milano 1995; Tribunali di Milano e
Napoli, Le mazzette della Fininvest, Milano 1996; Procura della Repubblica
di Palermo, Direzione distrettuale Antimafia, L'onore di Dell'Utri, Milano
1997; Leo Sisti, Peter Gomez, L'intoccabile, Kaos, Milano 1997.

7. Gabbie vuote, 1992
Il libro di Giorgio Chinnici, Umberto Santino, Giovanni La Fiura, Ugo
Adragna, Gabbie vuote. Processi per omicidio a Palermo dal 1983 al
maxiprocesso, Franco Angeli, Milano 1992 (seconda edizione), presenta una
ricerca svolta dal Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato"
su commissione del Centro studi giuridici e sociali "Cesare Terranova".
Nell'Avvertenza alle pp. 11-12 così è presentato il volume: "Nell'ottobre
del 1988 il Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato"
presentava al Centro studi giuridici e sociali "Cesare Terranova" un
progetto di ricerca sul tema "Processi per omicidio a Palermo dal 1983 al
1987". Scopo del progetto era completare la ricerca di taglio vittimologico
sull'omicidio già svolta, e che nel 1989 sarebbe stata pubblicata nel volume
di Giorgio Chinnici e Umberto Santino, La violenza programmata, edito da
Franco Angeli, conducendo l'analisi sugli autori dei delitti.
Il Centro Terranova accettava di sostenere il progetto di ricerca e veniva
costituito, all'interno del Centro Impastato, un gruppo di lavoro formato da
Giorgio Chinnici, Umberto Santino, Ugo Adragna, Amelia Crisantino e Giovanni
La Fiura, che procedeva allo spoglio dei processi, con la collaborazione del
giudice Giovanni Puglisi, segretario del Centro Terranova.
Invece di presentare un unico rapporto finale della ricerca, il gruppo di
lavoro ha deciso di approntare quattro saggi, di cui il primo, di Giorgio
Chinnici, offre il quadro generale, presentando i risultati della ricerca;
il secondo, di Umberto Santino, è dedicato al maxiprocesso, andando oltre il
limite tematico e temporale del progetto, per il rilievo che assume tale
vicenda processuale; il terzo, di Giovanni La Fiura, studia più
dettagliatamente un aspetto cruciale sempre del maxiprocesso qual è quello
dei pentiti; il quarto, di Ugo Adragna, affronta le problematiche nascenti
dal nuovo codice di procedura penale in materia di connessione processuale.
Il gruppo di ricerca si è avvalso, per la redazione delle tabelle e dei
grafici, della collaborazione di Anna Puglisi, mentre Giovanni La Fiura ha
svolto il lavoro di informatizzazione dei dati.
La ricerca vuole essere insieme un'analisi documentata di una realtà così
grave e complessa, eppure pochissimo studiata, qual è il processo per
omicidio, e in particolare per delitti di mafia, e un contributo al
dibattito sul processo penale, che ha accompagnato la pubblicazione del
nuovo codice. Un dibattito che dovrà continuare, con un adeguato
approfondimento, se si tiene conto anche della gravità di fatti recenti che
hanno portato alla scarcerazione di imputati già condannati con il massimo
della pena tanto in primo grado che in appello".
Oltre a Santino, i coautori sono Giorgio Chinnici, professore associato di
Statistica giudiziaria presso l'Università di Palermo; Giovanni La Fiura,
ricercatore presso il Centro Impastato; Ugo Adragna, dottorando di ricerca
presso la cattedra di Procedura penale della Facoltà di Giurisprudenza
dell'Università di Palermo.
Il volume reca puntuali tabelle e bibliografie. Due appendici presentano
l'una la scheda di rilevazione adottata; l'altra, con riferimento al
maxiprocesso alla mafia, una tavola sinottica sul maxiprocesso,
l'organigramma delle famiglie mafiose considerate, un quadro dei trafficanti
di droga esterni a Cosa Nostra, segmenti del sistema relazionale. Manca
purtroppo un indice dei nomi.
Di particolare interesse ci sembra, alle pp. 146-150, l'ultimo paragrafo
(dal titolo: Durante e dopo il maxiprocesso: dalla "supplenza" alla "crisi
della giustizia") del denso saggio di Santino.
Naturalmente in particolare sul maxiprocesso la letteratura è vastissima;
qui segnaliamo soltanto Corrado Stajano (a cura di), Mafia. L'atto d'accusa
dei giudici di Palermo, Editori Riuniti, Roma; AA. VV., Uno sguardo dal
bunker, Ediprint, Siracusa; e la testimonianza di Antonino Caponnetto, I
miei giorni a Palermo, Garzanti, Milano, e quella -in forma di
romanzo-verità, con nomi modificati- di Alfredo Galasso, La mafia non
esiste, Pironti, Napoli; sono solitamente poco interessanti i libri redatti
da diversi giornalisti su Giovanni Falcone, su Paolo Borsellino, ed il
libro-intervista ad Ayala. Utili invece i libri di Romano Canosa sulla
storia della criminalità (presso Feltrinelli) e della magistratura (presso
Baldini & Castoldi) negli ultimi decenni; e l'atto d'accusa contro Andreotti
della Procura di Palermo, meritoriamente edito, col titolo roboante e invece
ben poco felice La vera storia d'Italia, da Pironti.

8. Dietro la droga, 1993
Il libro di Umberto Santino e Giovanni La Fiura, Dietro la droga. Economie
di sopravvivenza, imprese criminali, azioni di guerra, progetti di sviluppo,
Edizioni Gruppo Abele, Torino 1993, è "il testo-base di un'unità didattica
polimediale prodotta dall'Organizzazione Non Governativa CISS (Cooperazione
Internazionale Sud-Sud) e dal Centro siciliano di documentazione "Giuseppe
Impastato" nell'ambito del "Progetto Droga", elaborato dalle due
organizzazioni, approvato e cofinanziato dalle Commissioni della Comunità
Europea nel corso del 1990.
Gli scopi del progetto:
1) avviare una campagna di studio e di informazione (...); 2) promuovere
incontri tra studiosi ed operatori sociali di diversi paesi coinvolti (...);
3) elaborare un'unità didattica polimediale destinata agli studenti (...),
agli insegnanti (...) e agli operatori allo sviluppo. L'unità didattica è
così articolata: un libro in italiano, francese, inglese e spagnolo, una
bibliografia ragionata e annotata, un video, un audiovisivo.
Il progetto ha riguardato direttamente le seguenti aree: Sicilia, Libano,
Bolivia, Perù ed Ecuador, ma la raccolta di materiale bibliografico e
documentario si è estesa a tutte le aree di coltivazione di piante da droga"
(p. 5).
Dopo una introduzione dal titolo L'altra faccia della droga, che alle pp.
10-13 sintetizza i sette temi su cui si articola la ricerca svolta nel
libro, il volume si compone appunto di sette capitoli: 1. Le sostanze
psicoattive; 2. Quadro storico. Dal consumo tradizionale al proibizionismo;
3. Il circuito mondiale delle droghe; 4. Sociologia della droga; 5. Economia
della droga; 6. La politica della droga; 7. Guerra o sviluppo?; seguono la
bibliografia e l'indice delle carte.
Segnaliamo anche il libro di Giovanni La Fiura, Droghe & mafie. Bibliografia
ragionata e annotata su narcotraffico e criminalità organizzata, Csd
quaderni/4, Palermo 1993 (guida bibliografica di 150 pp. che fa parte della
medesima unità didattica polimediale di cui il volume Dietro la droga,
costituisce il testo-base, e composta -come sopra ricordato- anche da un
video e un audiovisivo).
Per ulteriori indicazioni bibliografiche ovviamente rinviamo al libro di La
Fiura sopra citato.
Segnaliamo anche la rivista "Narcomafie" promossa dal Gruppo Abele di
Torino, ed il periodico "Fuoriluogo" curato dal Forum Droghe (in
collaborazione con l'associazione Antigone e la LILA) che viene pubblicato
mensilmente come inserto al quotidiano "Il manifesto".

9. La mafia come soggetto politico, 1994
L'opuscolo La mafia come soggetto politico, è stato pubblicato nella collana
"csd appunti", 2, Palermo, ottobre 1994, e riproduce le lezioni di un
seminario tenuto presso la Scuola di formazione etico-politica "Giovanni
Falcone", novembre-dicembre 1992. I testi erano già stati pubblicati sulla
rivista "Una città per l'uomo", nn. 1, 2, 3-4, febbraio-agosto 1993.
La prima parte, dal titolo Introduzione, alle pp. 3-20, è suddivisa in:
Premessa: indicazioni metodologiche; 1. Un'ipotesi definitoria; 1.1.
Un'ipotesi di periodizzazione; 2. La soggettività politica della mafia; 2.1.
La mafia come gruppo politico; 2.2. La produzione mafiosa della politica;
2.3. Doppia mafia in doppio Stato: una duplice dualità.
La seconda parte, La soggettività politica della mafia: profilo storico,
alle pp. 21-35, è suddivisa in: 1.1. Cosa ci insegnano i fenomeni
premafiosi; 1.2. Il "partito della mafia"; 1.3. La nascita dello Stato
unitario: dall'"opposizione mafiosa" alla "legalizzazione della mafia"; 1.4.
Il ruolo della mafia nella contrapposizione Est-Ovest; 2. Il problema del
terzo livello. L'analisi di Giovanni Falcone; 2.1. Il rapporto
mafia-politica nel maxiprocesso; 2.2. L'autonomia della mafia e il concorso
in associazione mafiosa.
La terza parte, La produzione mafiosa della politica e la produzione
politica della mafia, alle pp. 36-62, è suddivisa in: 1. Come la mafia
produce politica; 1.1. Stragi e delitti politico-mafiosi; 1.2. Lo scambio
elettorale; 1.3. Il controllo sulle istituzioni; 2. Come la politica produce
mafia; 2.1. Servizi segreti, massoneria e Tangentopoli; 3. La relazione
della Commissione antimafia su mafia e politica: coabitazione tra Stato e
mafia, responsabilità penale e politica; 4. La politica della mafia:
strategia, tattica, funzione?, 5. Indicazioni per un percorso di liberazione.
Con le sue 64 pagine l'opuscolo può essere una buona lettura introduttiva
sia per lo studio individuale che per la discussione collettiva (del resto
esso riproduce appunto lezioni svolte in un seminario di studi).
Cogliamo l'occasione per segnalare l'utilissima rivista "Una città per
l'uomo" (alias "CxU"), su cui questi testi sono primieramente apparsi. En
passant ricordiamo anche l'altra rivista palermitana di grande interesse:
"Segno". In tema di riviste ricordiamo ovviamente anche "Narcomafie" di
Torino. Ed ancora: i fascicoli n. 7-8/1990 e 25/1996 di "Meridiana" di Roma,
e il n. 2/1992 di "Asterischi" di Roma.
Di Giovanni Falcone a noi sembra ovviamente di gran lunga più utile il
volume di Interventi e proposte (1982-1992), Sansoni, Firenze 1994, che non
il noto libro-intervista a cura di Marcelle Padovani, Cose di Cosa Nostra,
Rizzoli, Milano 1991.
A nostro giudizio recano un utile contributo all'analisi di alcuni dei temi
affrontati in questo opuscolo la relazione della Commissione parlamentare
antimafia su Mafia e politica (un'edizione agile ne ha pubblicato Laterza,
Bari 1993; un'edizione arricchita da altri materiali è stata pubblicata, a
cura di Orazio Barrese, in Mafia politica pentiti, presso Rubbettino,
Soveria Mannelli 1993); ed il libro di Luciano Violante, Non è la piovra,
Einaudi, Torino 1994 (Violante, come è noto, era il presidente della
Commissione parlamentare che produsse il testo sopra citato, e il principale
autore di esso).

10. Casa Europa, 1994
L'opuscolo Casa Europa. Contro le mafie, per l'ambiente, per lo sviluppo, è
stato pubblicato nella collana "csd appunti", 1, Palermo, maggio 1994, e
contiene i testi di tre relazioni ad altrettanti convegni.
La prima relazione: La mafia siciliana e il mercato delle droghe in Europa,
relazione al convegno internazionale dell'OGD (Observatoire Géopolitique des
Drogues) sul tema "La géopolitique mondiale des drogues", Parigi, 10-12
dicembre 1992, già pubblicata in volume in Francia e in rivista in Italia.
Ne segnaliamo in particolare alcuni passi della Premessa. Un paradigma
adeguato: la mafia come organizzazione criminale e blocco sociale. "Secondo
la legge antimafia promulgata nel settembre 1982, dopo l'assassinio Dalla
Chiesa, "l'associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte
si avvalgono del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e
di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo
diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività
economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o
per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri".
Cosa Nostra e gli altri gruppi mafiosi compongono la struttura criminale
descritta dalla legge ma non esauriscono il fenomeno mafioso che è stato ed
è qualcosa di molto più complesso. Riassumo l'ipotesi definitoria adottata
per le ricerche condotte con il Centro Impastato: un sistema di violenza e
illegalità finalizzato all'accumulazione del capitale e all'acquisizione e
gestione di posizioni di potere che si avvale di un codice culturale e gode
di un certo consenso sociale. Le organizzazioni criminali sono al centro di
un blocco sociale transclassista, che va dai politici legati ai mafiosi ai
consulenti finanziari che curano le operazioni di riciclaggio e di
investimento, agli avvocati stabilmente a servizio della mafia, agli
imprenditori collegati o succubi, giù giù fino agli spacciatori di droghe e
ai venditori di sigarette di contrabbando. La funzione dominante all'interno
di tale blocco, che potrebbe aggirarsi su alcune centinaia di migliaia di
persone, è svolta da soggetti legali-illegali che si possono definire
borghesia mafiosa. In contraddizione con uno degli stereotipi più diffusi
(la mafia come contropotere criminale e antistato), le associazioni mafiose
e il blocco sociale a egemonia mafiosa hanno un rapporto duale con lo Stato.
In quanto associazione criminale la mafia è contro e fuori dello Stato, non
viola il diritto ma nega il diritto, perché non riconosce il monopolio
statale della forza; per il suo ruolo economico (che si è sviluppato
attraverso l'uso del denaro pubblico) e politico (dal controllo sul voto al
rapporto con i centri decisionali necessario per ottenere, ad esempio, gli
appalti di opere pubbliche, che hanno costituito e costituiscono uno dei
settori più rilevanti delle attività legali), la mafia e il suo blocco
sociale sono dentro e con lo Stato.
La riprova più significativa è data dal ruolo della mafia all'interno della
contrapposizione Est-Ovest. La mafia ha avuto un ruolo centrale nella
repressione e regolazione del conflitto sociale (si pensi alla violenza
mafiosa contro le sinistre e il movimento contadino negli anni '40 e '50) e
negli anni '60 e '70 è stato il punto di coagulo di una borghesia terziaria
e parassitaria che ha sostituito il vecchio blocco agrario come classe
dominante in Sicilia e nel Mezzogiorno d'Italia.
La definizione di criminalità istituzionalizzata contenuta nel Progetto di
Relazione della Commissione del Parlamento Europeo del novembre 1991, coglie
questo aspetto essenziale della mafia, la sua politicità, il suo ruolo nella
produzione della politica, in quanto essa determina o contribuisce a
determinare le decisioni e le scelte riguardanti la gestione del potere e la
distribuzione delle risorse".
La seconda relazione: Il ruolo della mafia nel saccheggio del territorio,
relazione al convegno "Ambiente ecologia società", Gibellina, 14 novembre
1993, già pubblicata in rivista.
Segnaliamo a p. 21: "La risorsa territorio ha avuto un ruolo fondamentale
nello sviluppo della mafia e del blocco sociale a partecipazione o ad
egemonia mafiosa, per due ragioni: l'organizzazione mafiosa si basa sul
controllo del territorio (e tale controllo è costitutivo della sua natura di
gruppo politico, in senso weberiano) e lo sfruttamento e la depredazione del
territorio hanno costituito uno dei terreni primari delle sue attività.
Tutto ciò si è inserito in un contesto socio-economico e culturale che
considera ambiente e territorio come merce e che ha assunto i caratteri di
vera e propria macchina distruttiva soprattutto negli ultimi decenni" (il
ragionamento prosegue poi con una opportuna citazione da James O' Connor).
La relazione poi esamina vicende specifiche (che qui indichiamo citando i
titoli di specifici paragrafi del testo): il controllo mafioso dell'acqua
come esempio di uso privato di una risorsa pubblica; i pozzi di Palermo; il
sacco di Palermo e la cementificazione della Conca d'oro; appalti di opere
pubbliche ed economia delle catastrofi ("Tangentopoli non è una serie di
casi di corruzione che coinvolgono imprese, partiti politici e istituzioni
ma è il venire allo scoperto di una corruzione sistemica", p. 35);
l'industria del terremoto.
Segue un paragrafo su Gruppi criminali internazionali: l'impatto ambientale
della produzione di droghe, traffici di armi e materie nucleari. Ed una
conclusione il cui titolo non poteva che essere: Per un nuovo modello di
sviluppo.
La terza relazione: Economia mondiale e sviluppo locale, relazione al V
Incontro internazionale sullo sviluppo locale, Madeira (Portogallo), 4-5
febbraio 1994. Testo utilizzato anche come traccia per la presentazione del
Seminario internazionale "Quale sviluppo per la Sicilia. L'utilizzazione dei
Fondi strutturali della Comunità Europea", Castellana Sicula (PA), 12-13
marzo 1994. Citiamo un passo da p. 57: "La spesa pubblica ha una notevole
incidenza sull'economia e sulla società siciliana. Essa è essenzialmente
fondata sulla politica delle grandi opere ed è servita per cementare un
blocco sociale conservatore, essenzialmente parassitario, ed ha una parte
notevole nell'accumulazione mafiosa. Attraverso gli appalti e subappalti di
opere pubbliche l'organizzazione mafiosa è riuscita ad accaparrarsi quote
rilevanti di denaro pubblico, configurandosi come una vera e propria
borghesia di Stato. Tale impiego della spesa pubblica è riuscito ad
aggregare consenso nei confronti dei partiti di governo, ha creato una rete
di imprese assistite e di clientele, ha distrutto o degradato il territorio,
ma non ha creato sviluppo. Si può parlare di un modello di sottosviluppo
pubblico-mafioso, durato dal dopoguerra fino ad oggi.
Funzionale a questo modello è stata la preordinata mancanza di qualsiasi
politica di programmazione".
Tra gli autori cui si può far riferimento per approfondire alcuni temi
proposti in questo opuscolo (ed in particolare la dimensione internazionale,
le dinamiche macroeconomiche, la ristrutturazione dei poteri su scala
planetaria, le questioni concernenti il territorio e la sovranità...) ci
sono ovviamente Samir Amin, Giovanni Arrighi, James O' Connor, Marco
Revelli, Jeremy Rifkin, Immanuel Wallerstein, il gruppo di "Le monde
diplomatique". Noi riteniamo di notevole interesse anche le riflessioni di
alcuni studiosi latinoamericani come Enrique Dussel; per conoscere le
analisi in merito di militanti ed intellettuali critici latinoamericani in
italiano la fonte migliore è il periodico "Amanecer". Una casa editrice che
pubblica lavori molto interessanti con specifico riferimento alle dinamiche
della globalizzazione è Asterios Editore, di Trieste; qualche libro molto
utile ha pubblicato la casa editrice Manifestolibri, di Roma.

11. La mafia interpretata, 1995
La mafia interpretata. Dilemmi, stereotipi, paradigmi, Rubbettino Editore,
Soveria Mannelli 1995, è apparso nella collana "Saggi brevi di sociologia",
con una presentazione di Paolo Jedlowski e Renate Siebert.
Nella presentazione Jedlowski e Siebert  evidenziano che "il testo offre...
una rassegna dei principali approcci disciplinari esistenti al fenomeno
della mafia (sociologico, storico, criminologico ed economico). E' una
rassegna critica: il punto di vista teorico e politico da cui viene operata
non è taciuto, così come è esplicita la discussione delle posizioni via via
presentate. ... l'utilità del volume e la ricchezza di spunti che offre sono
straordinarie..." (p. 5); e ancora: "il testo qui presentato cela un invito
più ampio che alla "discussione": quello ad interagire in modo non solo
"teorico" e "critico" ma anche pratico e impegnato, affinché la lotta alla
mafia assuma le dimensioni adeguate a far fronte alla complessità,
all'articolazione e alla vastità del pericolo che questa rappresenta. Come
scrive Santino, la mafia è "un insieme di organizzazioni criminali (...) che
agiscono all'interno di un vasto e ramificato contesto relazionale,
configurando un sistema di violenza e di illegalità finalizzato
all'accumulazione del capitale e all'acquisizione e gestione di posizioni di
potere, che si avvale di un codice culturale e gode di un certo consenso
sociale". Se questo è vero, tanto l'analisi che intende interpretarla quanto
la pratica politica che intende contrastarla devono situarsi su più
dimensioni" (p. 8).
Il libro è organizzato in sei capitoli preceduti da una breve introduzione
che prende le mosse dalla celebre inchiesta di Leopoldo Franchetti per un
excursus su 120 anni di analisi sociologica del fenomeno mafioso.
Il primo capitolo si intitola I sociologi e la mafia: dall'impresa mafiosa
alla mafia-impresa, ed esamina gli studi sociologici statunitensi ed
italiani sul crimine organizzato e la mafia. Santino ha facile gioco
nell'individuare esiguità, genericità e debolezze del lavoro e del dibattito
di autori sovente neppure sufficientemente ferrati sul piano meramente
informativo in merito all'argomento trattato.
Il secondo capitolo, dal titolo Gli storici e le mafie, esamina
particolarmente il dibattito attuale tra gli storici ed i recenti lavori di
Nicola Tranfaglia, Paolo Pezzino e Salvatore Lupo.
Il terzo capitolo, I criminologi e la criminalità organizzata, discute
ovviamente in particolare i temi proposti dalla "criminologia critica".
Il capitolo quarto, Gli economisti e l'economia del crimine organizzato,
esamina ricerche, analisi e dibattiti specifici di economisti statunitensi
ed italiani (questi ultimi giunti alla presa di coscienza "con un quarto di
secolo di ritardo rispetto agli Stati Uniti"). E' appena il caso di
ricordare che Santino ha pubblicato a suo tempo due testi fondamentali come
La mafia finanziaria e (con Giovanni La Fiura) L'impresa mafiosa.
Nel quinto capitolo, dal titolo programmatico: Un paradigma della
complessità, alle pp. 129-157, Santino propone e argomenta l'ipotesi
definitoria formulata e adottata per le ricerche condotte dal Centro
Impastato; sono pagine assai dense, molto lucide e attente, che sintetizzano
efficacemente l'approccio analitico che l'autore propone ed ha articolato ed
affinato nel corso di decenni di studio e di lotta. 
Segue un sesto ed ultimo capitoletto, brevissimo, a mo' di commiato, dal
titolo Le scienze sociali hanno un futuro?
Si tratta di un libro breve (168 pp.) e di efficace sintesi; la discussione
delle varie posizioni esaminate è esplicita e spesso vivace, ma sempre
precisa e attenta a non forzare o deformare le posizioni altrui, che vengono
criticate senza eufemismi ma anche senza esagerazioni. Ottime anche le note,
che costituiscono non solo un momento di approfondimento, ma quasi un
controcanto più sciolto e pungente ed arricchiscono consistentemente il
testo. Per le sue peculiari caratteristiche è un volumetto che raccomandiamo
come utilissima lettura introduttiva.
Tra i libri utilmente consultabili, oltre quelli citati ed analizzati nel
testo, suggeriamo anche: Giovanni Falcone, Interventi e proposte, Sansoni,
Firenze 1994; Vicenzo Ruggiero, Economie sporche, Bollati Boringhieri,
Torino 1996; Luciano Violante, Non è la piovra. Dodici tesi sulle mafie
italiane, Einaudi, Torino 1994.

12. Sicilia 102, 1995
L'opuscolo Sicilia 102. Caduti nella lotta contro la mafia e per la
democrazia dal 1893 al 1994, è stato pubblicato nella collana "csd appunti",
3, Palermo, gennaio 1995, e consiste di una cronologia ragionata della lotta
contro la mafia e per la democrazia scandita dalle uccisioni di protagonisti
del movimento antimafioso.
L'opuscolo si apre con una breve introduzione dal titolo Appunti per una
storia del movimento antimafia, che propone anche una periodizzazione in tre
fasi: la prima, caratterizzata dal movimento contadino, dai Fasci siciliani
al secondo dopoguerra; la seconda, relativa agli anni '60-'70 e
caratterizzata dall'impegno antimafia della Nuova Sinistra; la terza, dagli
anni ottanta, con la ripresa del movimento di massa.
Seguono, con il titolo Una cronologia ragionata, alcune pagine di
presentazione dei criteri della ricerca: "Questo non è un elenco di tutte le
vittime della mafia, ma una cronologia ragionata dei delitti che hanno
colpito persone impegnate nella lotta contro la mafia e per la democrazia.
Un conto è la pietà che può riguardare tutti gli uccisi, un altro la memoria
che tenga conto del perché sono stati uccisi, cioè del loro ruolo da vivi.
Un contadino, un sindacalista, un politico impegnati in un'azione di
cambiamento, non sono la stessa cosa di un mafioso, di un complice o di un
colluso.
Nella cronologia ci sono anche i nomi di rappresentanti delle forze
dell'ordine caduti nella lotta contro il banditismo, più o meno intrecciato
con la mafia, e di altre persone (bambini e ragazzi, anche di famiglia
mafiosa, donne e uomini uccisi nel corso di sparatorie tra mafiosi) non
tanto perché sono "innocenti" (espressione che sottintende che il
magistrato, il poliziotto sono ammazzabili per mestiere) ma soprattutto per
indicare quanto diffusa sia stata la violenza mafiosa e smentire il luogo
comune della mafia buona, tradizionale, che ammazzava con moderazione,
rispettava certe regole e coltivava il senso dell'onore.
Non ci sono invece i mafiosi, i politici collusi o che non risultano
impegnati contro la mafia..." (p. 12).
Con il titolo Un secolo di lotte, alle pp. 17-68, sono riportate date e
vicende significative.
Segue una nota sulle fonti utilizzate.
In conclusione un breve testo dal titolo Ricordati di ricordare che rievoca
figure, vicende e situazioni.
Tra i molti libri che si potrebbero consultare su questi stessi temi
segnaliamo particolarmente alcune testimonianze e riflessioni: Nando dalla
Chiesa, Delitto imperfetto, Mondadori, Milano 1984; Claudio Fava, La mafia
comanda a Catania, Laterza, Bari 1991; Idem, Cinque delitti imperfetti,
Mondadori, Milano 1994; Giuseppe Fava, Mafia. Da Giuliano a Dalla Chiesa,
Editori Riuniti, Roma 1984; Renate Siebert, La mafia, la morte e il ricordo,
Rubbettino, Soveria Mannelli 1995; Salvo Vitale, Nel cuore dei coralli,
Rubbettino, Soveria Mannelli 1995; ed il n. 25/1996 di "Meridiana",
fascicolo monografico dal titolo Antimafia.
Ovviamente sui temi della Resistenza e della memoria sono fondamentali le
opere di Primo Levi e di Nuto Revelli.

13. La democrazia bloccata, 1997
Il volume La democrazia bloccata. La strage di Portella della Ginestra e
l'emarginazione delle sinistre, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 1997,
riprende un tema che già nel 1977 era stato oggetto di un convegno promosso
dal "Centro siciliano di documentazione" (che verrà intitolato a Giuseppe
Impastato dopo il suo assassinio); nel trentennale della strage del primo
maggio '47, quel convegno si intitolava "Portella della Ginestra: una strage
per il centrismo", ed in esso Umberto Santino aveva presentato una relazione
su La ricomposizione del blocco borghese in Sicilia (altri relatori erano
Nicola Gallerano, Lisa Foa, Aldo Brigaglia, Vittorio Foa, Anna Rossi Doria,
Claudio Pavone, e nel dibattito intervennero molti altri militanti e
studiosi). Già quel convegno era un tentativo di opporsi alla cancellazione
della memoria  (in epoca di compromesso storico), l'attuale libro è un
ennesimo invito al ricordo e all'analisi (scrive l'autore a p. 7: "Nel
cinquantesimo anniversario della strage pubblico in questo volume la mia
relazione al convegno del '77, con qualche modifica, e dei materiali di
documentazione, testi di difficile reperimento (...). L'intento della
pubblicazione è di contribuire, ancora una volta, a una riflessione, in un
contesto profondamente mutato rispetto a quello di vent'anni fa").
La quarta di copertina così riassume il senso del libro: "La strage di
Portella della Ginestra del primo maggio 1947 non fu un fatto isolato,
consumatosi in una remota periferia: in quel lembo di campagna siciliana si
mise in scena quella che sarebbe stata definita la "democrazia bloccata" e
si svolsero le prove generali del "doppio Stato".
A Portella si recita un copione destinato a ripetersi, anche se in tempi
diversi e con soggetti diversi, ma con la stessa logica e con lo stesso
scopo: allora si trattò di impedire alle sinistre l'accesso al governo, dopo
la vittoria della coalizione del Blocco del popolo alle elezioni regionali
dell'aprile '47, concludere rapidamente la fase dell'unità antifascista
escludendo le sinistre dal governo nazionale e porre le premesse per una
direzione del Paese rigidamente chiusa a sinistra, che si sarebbe
puntualmente realizzata e avrebbe avuto la sua sanzione con le elezioni del
18 aprile '48.
Dalla fine degli anni '60 in poi il copione venne rispolverato e arricchito,
con le stragi che hanno insanguinato l'Italia, da Piazza Fontana a Brescia,
a Bologna, che miravano ad impedire un ricambio al potere, e ci sono
perfettamente riuscite. E come è avvenuto per la strage di Portella, anche
per le altre stragi non sono stati individuati i mandanti. La "seconda
Repubblica" ha gli armadi pieni degli scheletri della "prima".
Il libro contiene una puntuale ricostruzione storica del dopoguerra in
Sicilia e un'ampia raccolta di documenti: sulla strage, sul processo alla
banda Giuliano, sui lavori della Commissione parlamentare d'inchiesta sul
fenomeno mafioso in Sicilia dedicati ai rapporti tra banditismo, mafia e
politica".
Il libro si articola come segue: Introduzione; 1. La svolta del '47; 2.
Mezzogiorno e Sicilia durante il fascismo; 3. Il separatismo come
arroccamento tattico e rottura fittizia; 4. L'autonomismo riparazionista
come terreno di contrattazione con lo Stato; 5. Il ruolo della DC nella
ricomposizione del blocco dominante; 6. Portella della Ginestra: un'ipoteca
sulla Regione e sullo Stato; 7. Alcune considerazioni finali; Appendice.
L'ampia appendice (pp. 133-227) riporta una precisa cronologia 1943-1950, ed
una ricca serie di documenti di varie fonti (dalla stampa dell'epoca, agli
atti processuali di Viterbo, alla Commissione parlamentare antimafia).
Sull'argomento cfr. anche Giuseppe Di Lello, Giudici, Sellerio, Palermo
1994, e Orazio Barrese, Giacinta D'Agostino, La guerra dei sette anni,
Rubbettino, Soveria Mannelli 1997.