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Luciano Violante, Dodici tesi sulle mafie italiane



Vi inviamo un documento da parte del "Centro di ricerca per la pace" di
Viterbo.

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Strumenti per una cultura antimafia:
Luciano Violante, Dodici tesi sulle mafie italiane

Le "dodici tesi" seguenti sono estratte da Luciano Violante, Non è la
piovra. Dodici tesi sulle mafie italiane, Einaudi, Torino 1994. Un libro di
notevole qualità didattica per chiarezza e precisione espositiva, la cui
lettura caldamente raccomandiamo.
In esso Violante sintetizza efficacemente alcune basilari cognizioni ed
alcune proposte interpretative e d'intervento, mettendo a frutto le sue
esperienze ed i suoi studi, e particolarmente l'esperienza fatta come
presidente della Commissione parlamentare antimafia (come è noto, è stato
sotto la sua presidenza e per suo decisivo impegno che la Commissione
produsse tra l'altro la fondamentale relazione su "mafia e politica"
approvata il 6 aprile 1993, e quella su "camorra e politica" approvata il
21 dicembre 1993).
Abbiamo aggiunto in fondo una notizia biobibliografica sull'autore.

Peppe Sini
responsabile del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo

Viterbo, 20 luglio 2000

Luciano Violante: Dodici tesi sulle mafie italiane
Tesi 1. La mafia non è una piovra, né un cancro. Non è né misteriosa né
invincibile. Per combatterla efficacemente e per vincerla occorrono analisi
razionali. E' fatta di uomini, danaro, armi, relazioni politiche e
relazioni finanziarie. E' costituita essenzialmente da tre grandi
organizzazioni criminali, Cosa Nostra, 'ndrangheta e camorra, e da
un'organizzazione minore, la Sacra Corona Unita, che è radicata in Puglia.
Queste organizzazioni hanno in comune il controllo del territorio, i
rapporti con la politica e l'internazionalizzazione. Questo le differenzia
dalle comuni forme di criminalità organizzata.
Tesi 2. La principale organizzazione mafiosa è Cosa Nostra, con circa 5000
affiliati. Ha un esteso radicamento sociale, un'organizzazione
paramilitare, illimitate disponibilità finanziarie. Controlla
minuziosamente il territorio sul quale opera. La sua forza è determinata
dal rapporto con la politica. La regola fondamentale è l'utilitarismo. La
strategia è costituita dall'espansione illimitata. Cosa Nostra è uno Stato
nello Stato e agisce come una componente eversiva armata.
Tesi 3. La camorra agisce prevalentemente in Campania; è costituita da
centinaia di bande, con quasi 7000 affiliati, che si compongono e si
scompongono con grande facilità, a volte pacificamente, altre volte con
scontri sanguinosi. La camorra ha una storia antichissima e un carattere
prevalentemente mercenario. Ha manifestato una grande capacità di
condizionamento dell'economia e delle amministrazioni locali.
Tesi 4. La mafia calabrese si chiama 'ndrangheta. Essa ha caratteristiche
proprie che la fanno apparire anomala tanto rispetto a Cosa Nostra quanto
rispetto alla camorra. Mantiene aspetti arcaici insieme a innovazioni di
straordinaria modernità. Ha il quasi monopolio del traffico d'armi, conta
circa 5600 affiliati, sul proprio territorio riesce a mantenere livelli di
impunità elevatissimi, superiori a quelli di Cosa Nostra. E'
l'organizzazione mafiosa più presente nel nord del Paese.
Tesi 5. La Puglia è il "cortile di casa" delle tre mafie principali. Vi
operano diverse forme di criminalità organizzata di tipo mafioso; la più
importante è la Sacra Corona Unita. Essa trae origine dal mutamento
strutturale di organizzazioni malavitose locali venute a contatto, agli
inizi degli anni Ottanta, con la Nuova Camorra Organizzata di Cutolo e,
grazie al soggiorno obbligato, con esponenti di Cosa Nostra. E' un tipico
esempio di crescita incontrastata di un'organizzazione mafiosa che avrebbe
potuto essere bloccata con una ordinaria e tempestiva azione giudiziaria e
di polizia. Il fenomeno, nonostante le reiterate denunce della Commissione
antimafia, a partire dalla prima metà degli anni Ottanta, ha potuto
espandersi senza ostacoli sino a raggiungere una pericolosità considerevole.
Tesi 6. Il carcere costituisce per le organizzazioni mafiose il
prolungamento del loro territorio. Non c'è alcuna possibilità di sconfitta
della mafia se non si attua una rigida separazione tra mafiosi detenuti e
mafiosi in libertà. Perciò è necessario mantenere l'efficacia dell'articolo
41 bis dell'ordinamento penitenziario, che stabilisce particolari controlli
sui detenuti pericolosi.
Tesi 7. Il potere delle mafie moderne nasce essenzialmente da alcune grandi
decisioni pubbliche. Ci sono, al di là della storia specifica di Cosa
Nostra e del suo ruolo ai tempi dello sbarco alleato in Sicilia, scelte
pubbliche di natura politica o economica, che hanno schiacciato il
Mezzogiorno, hanno premiato classi politiche dirigenti locali fragili e
delegittimate e sono state attuate con la tolleranza dei ceti
imprenditoriali.
Questo fenomeno ha prodotto l'integrazione della mafia nel sistema
economico e politico e ha dato luogo ad estese pratiche corruttive. La
corruzione, nel processo espansivo della mafia, si è rivelata più
importante del ricorso alla violenza.
Tesi 8. Logge massoniche "deviate" costituiscono il tramite più frequente e
più sicuro nei rapporti tra mafia e istituzioni. Per mezzo di queste logge,
in particolare, la mafia cerca di "aggiustare" i processi che la
riguardano. Esponenti delle logge massoniche, a loro volta, hanno chiesto
in diverse occasioni la partecipazione di Cosa Nostra a vicende criminali
ed eversive. Il terreno d'incontro tra la mafia e queste logge è costituito
dai comuni interessi antidemocratici.
Tesi 9. Le leggi contro la mafia ci sono. E' necessario apportare alcune
correzioni; ma in questa fase non servono altre leggi. Serve invece un
forte indirizzo politico per ottenerne dagli apparati dello Stato la più
puntuale osservanza. E' grave piuttosto che le leggi contro la mafia siano
state approvate solo dopo grandi omicidi, come se la classe politica
dirigente dovesse essere costretta dagli avvenimenti a fare queste leggi e
non avesse mai avuto una propria autonoma strategia antimafia. Tra le
diverse leggi, una delle più efficaci è quella che stabilisce forti
riduzioni di pena per i cosiddetti "pentiti" inducendo i mafiosi a rompere
l'omertà e a collaborare con lo Stato contro le organizzazioni di
appartenenza.
Tesi 10. La Federazione Russa costituisce oggi, per la crisi economica, per
la fragilità politica e per la difficoltà a darsi regole e farle osservare,
un nuovo terreno di insediamento delle grandi mafie dei diversi Paesi,
comprese le mafie italiane. Questi insediamenti possono arrecare danni
particolarmente gravi e inediti perché la Russia è una potenza nucleare e
perché senza una radicale azione di contrasto, concertata tra tutti i Paesi
interessati, quel territorio potrebbe diventare una sorta di colossale
"città aperta" alle mafie di tutto il mondo.
Tesi 11. La mafia, grazie ad un volume di affari che si aggira attorno ai
69000 miliardi l'anno, può distruggere il mercato sostituendo con i propri
imprenditori gli imprenditori onesti, rapinando le ricchezze nazionali,
inquinando irrimediabilmente il sistema bancario e finanziario. La difesa
del mercato dalle organizzazioni mafiose ha per la democrazia un valore
analogo alla difesa delle istituzioni dello Stato.
Tesi 12. Risultati definitivi nella lotta contro la mafia possono ottenersi
soltanto se all'azione repressiva contro le organizzazioni mafiose si
accompagnano interventi sociali per garantire i diritti fondamentali dei
cittadini. Sinora la lotta contro la mafia ha avuto un andamento pendolare
proprio perché la repressione non è stata affiancata da un'azione di
risanamento. I nostri successi saranno definitivi se sapremo rompere tutti
i rapporti tra mafia e politica e realizzare le riforme sociali. Accanto
all'antimafia dei delitti deve affermarsi l'antimafia dei diritti, fondata
sulla costruzione di condizioni economiche e sociali dignitose per tutti.
La mafia è il nostro principale fattore di arretratezza.

Notizia biobibliografica su Luciano Violante
Magistrato, già presidente della commissione parlamentare antimafia (che
sotto la sua presidenza diede un contributo notevole alla lotta contro i
poteri criminali), attualmente presidente della Camera dei Deputati.
Tra le opere di Luciano Violante: La mafia dell'eroina, Editori Riuniti,
Roma 1987; sua è la relazione della Commissione parlamentare antimafia su
Mafia e politica, Laterza, Roma-Bari 1993; I corleonesi, L'Unità, Roma
1993; Non è la piovra, Einaudi, Torino 1994; ha curato per l'editore
Laterza tre rapporti annuali sulla mafia: Mafia e antimafia. Rapporto '96;
Mafia e società italiana. Rapporto '97; I soldi della mafia. Rapporto '98;
sua la cura del ponderoso volume su La criminalità, volume 12 degli Annali
della Storia d'Italia, Einaudi, Torino 1997.