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Letture per una cultura antimafia: Nando dalla Chiesa



Vi inviamo una segnalazione bibliografica da parte del "Centro di ricerca
per la pace" di Viterbo.

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Letture per una cultura antimafia: Nando dalla Chiesa

Ho raccolto nella seguente segnalazione due note scritte nel
novembre-dicembre 1999; una recensione del recente libro di Nando dalla
Chiesa, Storie eretiche di cittadini perbene (Einaudi, Torino 1999), ed una
breve presentazione in ordine cronologico di quasi tutti i suoi libri.

Peppe Sini
responsabile del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo

Viterbo, 15 luglio 2000

1. Nando dalla Chiesa, Storie eretiche di cittadini perbene, Einaudi,
Torino 1999
Questo recente libro di Nando dalla Chiesa (Storie eretiche di cittadini
perbene, Einaudi, Torino 1999, 204 pp., £ 20.000) è tra i suoi più tipici e
più belli: si apparenta ad altri in cui attraverso il racconto di storie di
vita non solo ricostruisce un campo di affetti e valori, ma indaga altresì
un contesto sociale e culturale, e attraverso la commossa e rigorosa
rievocazione di una vicenda biografica realizza una densa storiografia del
presente.
Ed essendo sociologo di vaglia e persona di forte impegno civile, di rigore
intellettuale e morale che verrebbe da definire "azionista", i suoi libri
costituiscono non solo una acuta testimonianza ma altresì una sorta di
cassetta degli attrezzi per l'impegno civile che l'ora a tutti richiede.
Queste storie eretiche riprendono un modulo narrativo ed ermeneutico già
adottato efficacemente in Delitto imperfetto (Mondadori, Milano 1984),
Storie (Einaudi, Torino 1990), Il giudice ragazzino (Einaudi, Torino 1992).
Eretici per orgoglio ed onestà civili
Vi compaiono, a lumeggiare cruciali vicende dell'Italia di questo decennio,
persone che proprio perché "cittadini perbene, portatori di valori e
principî in cui tanti possono riconoscersi" si trovano ad essere "cittadini
eretici per orgoglio ed onestà civili". E qui il concetto di eresia
riacquista quel valore originario di scelta, una scelta così profondamente
sentita ed assunta da informare e decidere una vita.
Molte sono le pagine toccanti, e tra esse alcune, di tono solenne ed
intimo, intenerito e concentrato ad in tempo, nel capitolo finale dedicato
ad alcuni magistrati in cui si rievocano le figure di Giovanni Falcone e
Paolo Borsellino, e di quel loro padre addolorato che li guidò nel pool,
come figli li amò, e ne dovette accompagnare le spoglie dilaniate alla
sepoltura, la figura così limpida e trasparente, che "pareva fatto di
cartavelina", di Antonino Caponnetto.
Ma struggenti ed ineludibili sono anche altri capitoli: come quello
dedicato a Mario Calabresi, figlio del commissario assassinato; come quello
dedicato a Riccardo Orioles tenacemente fedele alla lotta che condusse
insieme a Pippo Fava cui la mafia ruppe la vita il 5 gennaio del 1984; come
quello di Nando Benigno, in cui tanti lettori di queste pagine
riconosceranno molti tratti di sé; come quello in cui si narra di Basilio
Rizzo a contrastar tangentopoli in Comune a Milano.
Storie che pongono interrogativi radicali, che convocano non solo ad un
impegno, ma ad un illimpidimento: le pagine sull'assassinio del ragazzo
missino Ramelli; quelle sull'atteggiamento di tanti quando fu assassinato
Luigi Calabresi; la denuncia del silenzio "innocente" che innocente non è
(a p. 24: una pagina indimenticabile).
Storie che convocano alla lotta ed alla chiarezza sui metodi e sui fini: il
programma concreto di Nando Benigno, animatore e pressoché suscitatore dai
primi anni ottanta a Milano dapprima e in tutta Italia dipoi del movimento
antimafia ed anticorruzione: "... tre principî. Primo principio: quello dei
(contro)poteri criminali è un pericolo formidabile per tutto il Paese, e
tutto il Paese, a partire al nord, deve buttarci il peso e le grandi
risorse di una democrazia organizzata; se il nord non si schiera lo scontro
non si vince. Secondo principio: ora la smettiamo con l'atteggiamento
preconcetto e indifferente verso le istituzioni; gli uomini onesti delle
istituzioni li dobbiamo difendere noi per primi, tanto più se operano
dentro istituzioni corrotte. Terzo principio: questa battaglia non si può
fare e non va fatta brandendo le insegne di partito, bisogna unire le
persone in nome di grandi valori universali" (p. 116). "Ora sembra quasi
acqua calda", commenta Dalla Chiesa, ma in quel 1982 doveva "scontrarsi con
una folla di scettici e di saccenti che lo guarda dall'alto in basso".
Dello scrivere chiaro
Ci si permetta anche qualche breve annotazione sullo stile di Nando dalla
Chiesa: di solito parlando di scritti militanti, di impegno civile, pare
pleonastico e quasi bizzarro voler dire anche della qualità letteraria; ma
quelli di noi che hanno amato Franco Fortini hanno le loro idee a tal
riguardo, e ci si conceda di difenderle, ed applicarle.
Nando dalla Chiesa ama scrivere chiaro, come piaceva a Primo Levi: lessico
concreto, sintassi di limpidezza cartesiana; uno stile mai sciatto, mai
volgare, sempre essenziale ed antiretorico. E solo raramente si concede il
salto di registro verso l'alto, il peculiare, il concreto.
Qualcuno di questi scarti vorremmo qui segnalare.
Qualche esempio: il solenne, l'aulico: l'avverbio "callidamente" a p. 3 (e
si dice della "risposta callidamente repressiva delle istituzioni" ai
movimenti del '68-'69); ma anche l'abbassamento ironico del sermo sublimis:
"fedeltà omerica" (a p. 56) è riferito alla pipa di Riccardo Orioles;
ancora una velatura ironica e commossa: "il cielo cimiteriale che due
giorni su tre un Dio manzoniano manda su Milano", a p. 114.
Lo stile sentenzioso (il senechismo, il tacitismo) solo raramente è usato,
e sempre prontamente attenuato in un discorso che poiché lucido e teso
sempre vuol essere controllato, vigile anche su di sé; ad es. a p. 160:
""Parola di gentiluomo", disse; e la mantenne"  (chi parla è Giovanni
Falcone); e sempre nella stesa pagina si veda il seguente capoverso così
tipico dello stile solenne ed antiretorico (spoglio e tendente alla
paratassi) di Dalla Chiesa, e del suo inarcarsi sotto la pressione della
tensione, dell'indignazione morale: "Per scrivere l'ordinanza di rinvio a
giudizio del più grande processo di mafia della storia d'Italia dovette
andarsene con un suo collega carissimo nell'isola dell'Asinara. Come un
latitante. Mentre i latitanti veri spadroneggiavano e facevano figli
regolarmente nella loro (e sua) città. Poi lo Stato gli chiese anche di
pagare il conto di quella trasferta dorata. Molti suoi colleghi non lo
amavano. E anche se si fidava di pochissimi, forse si fidava perfino
troppo".
Ma si veda anche quel prosastico "Ero divorato dal dubbio", in cui lo stile
s'abbassa perché irrompe la persona dell'autore, senza più la mediazione
della scrittura letteraria.
E vi è un vento di tragedia greca e di storiografia tucididea in quelle
cinque folgoranti pagine su Paolo Borsellino.
Una modesta opinione
Chi scrive queste righe ritiene che la lotta contro i poteri criminali e
contro il regime della corruzione sia assolutamente imprescindibile per
quanti si sentono impegnati per la dignità umana e la democrazia (o se si
preferisce: per la liberazione degli oppressi, per una umanità di eguali);
studiosi illustri come Jean Ziegler hanno evidenziato (Les seigneurs du
crime, Seuil) come nella globalizzazione e finanziarizzazione dell'economia
mondiale i poteri criminali giochino un ruolo di punta e guidino l'assalto
neoliberista che scardina legalità e diritti, che tutto sussume alla logica
ferina del profitto e della violenza. Per contrastare i poteri criminali e
la cultura a loro coerente, e dominante, l'opera di studioso e testimone di
Nando dalla Chiesa (come la sua più generale azione militante,
naturalmente) è preziosa; un'opera utile come poche altre (ad esempio
quella di Umberto Santino: a nostro parere l'opera scientifica che fornisce
la strumentazione più rigorosa, e indispensabile, in tale ambito).

2. Uno scrittore civile. Nota su alcuni libri di Nando dalla Chiesa
Nando dalla Chiesa è nato a Firenze nel 1949; sociologo, docente
universitario, parlamentare; è dagli anni ottanta uno dei punti di
riferimento del movimento che si oppone alla mafia ed alla corruzione.
E' autore di molti libri, sia di testimonianza che di analisi,
prevalentemente dedicati all'impegno civile per la democrazia e
particolarmente finalizzati alla lotta contro i poteri criminali.
Il primo libro di Nando dalla Chiesa è Il potere mafioso. Economia e
ideologia, Mazzotta, Milano 1976: individuando la centralità dell'economia
(la seconda parte del volume si intitola "Le strutture economiche come
origine, strumento ed obiettivo del potere mafioso") e svolgendo altresì
un'efficace critica dell'ideologia, già da questo libro alcuni temi
dell'analisi di Nando dalla Chiesa che saranno efficacemente sviluppati
nella sua azione e nella sua produzione successiva, sono delineati con
precisione.
Delitto imperfetto, Mondadori, Milano 1984, è un libro fondamentale: non è
solo il racconto e l'analisi di come e perché la mafia uccise il prefetto
Carlo Aberto dalla Chiesa, è molto di più: è un evento decisivo per la
nascita di un nuovo movimento antimafia. Si apre con un incipit che
commosse, cioè mosse insieme, tanti che da questo libro si sentirono
convocati all'impegno; suona così: " Questo libro è una testimonianza. Più
esattamente è la testimonianza di un figlio, del figlio di una vittima di
poteri criminali; una condizione purtroppo simbolica dell'Italia
contemporanea e per la quale si è cercato di forgiare una specifica
ideologia della subordinazione e del silenzio. Il libro intende violare
coscientemente quell'ideologia. Il suo titolo, Delitto imperfetto, esprime
una doppia denuncia: quella di un delitto per nulla oscuro, ma aperto,
tracotante; e, conseguentemente, quella di un'impunità, anzitutto morale,
che rinvia a responsabilità più generali, da analizzare con più onestà e
coraggio intellettuale di quanto si sia fatto finora".
La palude e la città , scritto in collaborazione con Pino Arlacchi, edito
da Mondadori, Milano 1987, ha un sottotitolo programmatico: Si può
sconfiggere la mafia. Ed in effetti è eminentemente un strumento didattico
per il movimento antimafia; di grande utilità particolarmente il capitolo
secondo, "Società civile e mafia".
Sempre nel 1987 Dalla Chiesa aveva pubblicato un libro di sociologia, Il
Giano bifronte, Etas Libri, Milano; che analizza "la crescita dei ceti
impiegatizi dentro una teoria generale della struttura sociale italiana e
dei suoi cambiamenti".
Del 1988 è un altro libro da sociologo:Dopo la fabbrica, libro di cui
abbiamo notizia ma che non abbiamo letto.
Del 1990 èStorie, Einaudi, Torino; il titolo completo è Storie di boss
ministri tribunali giornali intellettuali cittadini, ed è un libro molto
bello di storiografia del presente attraverso la narrazione di storie
esemplari; stupendo è il primo capitolo, "I carusi di Fava",
sull'esperienza della rivista "I Siciliani" e dei giovani che affiancarono
Pippo Fava e ne proseguono la lotta dopo la sua uccisione da parte della
mafia.
Sempre nel 1990 per Mondadori Nando dalla Chiesa ha pubblicato un libro in
cui dà sfogo ad una vocazione swiftiana (umoristica e moralistica) e svolge
uno dei suoi esercizi preferiti: l'individuazione delle ideologie
attraverso l'analisi del linguaggio: è il Dizionario del perfetto mafioso
(con un breve corso di giornalismo per gli amici degli amici). Operetta
minore, con qualche tratto gustoso ed efficace.
Il giudice ragazzino, Einaudi, Torino 1992, racconta la vicenda di Rosario
Livatino, magistrato assassinato dalla mafia nel 1990. E' un libro molto
bello, scritto con dolore e indignazione, senza un momento di stanchezza;
fin dal sottotitolo, Storia di Rosario Livatino assassinato dalla mafia
sotto il regime della corruzione, vi si tematizza altresì quel contesto
efficacemente definito "regime della corruzione" che Nando dalla Chiesa
analizza con notevole penetrazione.
Milano-Palermo: la nuova resistenza (a cura di Pietro Calderoni), Baldini &
Castoldi, Milano 1993: è un libro-intervista curato con amicizia e stima
dal giornalista de "L'Espresso" e di "Epoca".
I trasformisti, Baldini & Castoldi, Milano 1995, è dedicato a Norberto
Bobbio, Vittorio Foa ed Alessandro Galante Garrone: ed in questa dedica c'è
un intero mondo di sentimenti, di moralità, di scelte civili. Vi racconta
le vicende dei primi anni novanta visti dall'osservatorio di Milano: come
alla grande speranza di un rinnovamento democratico profondo, ed alla crisi
del regime della corruzione, subito si sovrapponga il riemergere della
barbarie: la Lega, Berlusconi, il trasformismo.
La farfalla granata, Limina, Arezzo 1995, racconta "La meravigliosa e
malinconica storia di Gigi Meroni il calciatore artista": è in effetti una
biografia del calciatore del Torino degli anni '60. Libro tenero ed
aggraziato, di nostalgia ed affetti.
La politica della doppiezza, Einaudi, Torino 1996; è un'analisi delle
principali e dominanti culture politiche in Italia dalla Liberazione ad
oggi, e di come la "doppiezza" sia stata un dato strutturale e unificante
di tali culture; il libro si presenta come un pamphlet, propone analisi
assai fini e persuasive, ovviamente -e l'autore lo premette esplcitamente-
non ha intento sistematico, le tesi proposte non vogliono essere esaustive,
e su singole ricostruzioni e proposte interpretative si potrebbe lungamente
discutere, e proprio al fine di promuovere discussione e consapevolezza il
libro è mirato.
Nel 1997 Nando dalla Chiesa ha curato (organizzandoli in forma di
autobiografia e raccordandoli con note di grande interesse) una raccolta di
scritti del padre, Carlo Alberto Dalla Chiesa, In nome del popolo italiano,
Rizzoli, Milano 1997. E' un libro notevole.
Storie eretiche di cittadini perbene, Einaudi, Torino 1999, è per ora
l'ultimo libro di Nando dalla Chiesa, e consiste ancora una volta di una
serie di biografie esemplari che illuminano vicende cruciali dell'Italia di
oggi. Tra ile pagine più belle i capitoli dedicati a Mario Calabresi e a
Riccardo Orioles, e gli appassionati profili di Falcone, Borsellino,
Caponnetto.
E' nostra opinione che l'azione civile e culturale svolta da Nando dalla
Chiesa in questi due decenni sia stata delle più efficaci e limpide; e che
i suoi libri offrano non solo un contributo di conoscenza, non solo una
testimonianza di straordinaria intensità, ma anche strumenti per l'impegno
civile e politico, e un appello a tal fine. Ne raccomandiamo caldamente la
lettura.