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il nostro nemico il wto
dal manifesto di venerdi 9 novembre 2001
Il nostro nemico, il Wto
Si riunisce oggi a Doha, in Qatar, l'Organizzazione mondiale del commercio.
Il leader dei Sem terra brasiliani: è la saldatura tra i paesi ricchi del
nord e le oligarchie esportatrici del sud
JOAO PEDRO STEDILE
Tra il 9 e il 13 novembre si riuniranno a Doha, in Qatar, i ministri del
commercio di tutto il mondo, sotto la bandiera dell'Organizzazione mondiale
del commercio (Wto). L'opinione pubblica internazionale sa che il Wto si è
trasformato in uno strumento che privilegia gli interessi delle grandi
corporation e dei settori dominanti dei paesi ricchi.
Ci sarà a Doha qualche novità in relazione ai grandi problemi
dell'agricoltura? E' possibile che i paesi ricchi e le corporation che
controllano il commercio agricolo mondiale ottengano l'approvazione di
alcune delle proprie tesi, e la loro trasformazione in "norme
internazionali". Ma per i paesi agricoli del Terzo mondo e per i contadini
dell'intero mondo non ci sarà alcuna novità. I paesi ricchi sanno bene che
stanno prendendo decisioni antipopolari. Per questo hanno dovuto
nascondersi in Qatar.
Il commercio agricolo internazionale rappresenta solo il dieci per cento
dell'intera produzione agricola mondiale. Quasi il 47 per cento della
popolazione del Terzo mondo si trova sotto la soglia della povertà, e
guadagna meno di due dollari al giorno.
***
In termini pratici, i negoziatori nordamericani si stanno sforzando di
raggiungere un accordo tra i paesi ricchi dell'emisfero nord e quelli del
"gruppo di Cairns", composto dai paesi del sud che esportano alimenti. A
questi ultimi, l'Unione europea promette che taglierà i sussidi alla
propria produzione e che permetterà loro di aumentare le proprie
esportazioni. In cambio, i paesi del sud accetteranno che siano imposte
leggi sui brevetti (Trips, acronimo di trade-related aspects of
intellectual property rights) che trasferiscano alle corporation molte
proprietà, compresa quella di alcuni esseri viventi. I paesi del sud si
impegnano anche a non mettere in discussione gli accordi di carattere
industriale, e a non pretenderne invece sull'ambiente.
In verità, si sta tessendo la trama di una grande alleanza tra gli
interessi delle corporation del nord e quelli delle oligarchie rurali
esportatrici del sud. Ciò che si sta discutendo è soltanto il margine di
lucro che toccherà a ciascuno.
Tutto il resto contuinuerà come prima. Gli Stati uniti continueranno a
concedere 170 miliardi di dollari di sussidi ai propri agricoltori perché
possano competere sul mercato mondiale attraverso le corporation. Non ci
saranno politiche a favore dell'ambiente, né di salvaguardia delle
precauzioni, né etichette per identificare gli organismi geneticamente
modificati.
Nel frattempo il prezzo delle materie prime esportate dal sud continuerà a
scendere. Dal 1995 a oggi i prezzi di queste materie sono caduti da un
indice medio di 131 a 103. In questo stesso periodo i prodotti agricoli che
il sud esporta hanno perduto il 60 per cento del loro potere d'acquisto.
E se qualcuno si azzarda a protestare, entrerà in azione il rappresentante
commerciale americano imbracciando la minaccia del terrorismo, che oggi
unifica tutti i rappresentanti del bene contro quelli del male. Secondo
questa classificazione, i poveri -l'ottanta per cento della popolazione
mondiale - stanno dalla parte del male. Che triste superiorità, quella
della civiltà occidentale e cristiana.
Via Campesina, composta da organizzazioni di lavoratori rurali di 87 paesi,
ha una posizione molto differente. Sostiene che i problemi dei contadini e
della popolazione rurale sono simili in tutto il mondo. Che aumentano
giorno per giorno la diseguaglianza e la povertà, insieme alla
concentrazione della ricchezza. Aumenta anche il numero degli affamati. Ai
tempi della crisi capitalistica del 1930 venne stimato che 80 milioni di
persone nel mondo soffrivano la fame. Oggi gli affamati sono saliti a 800
milioni, e altri cinquanta milioni si aggiungono ogni anno.
Mentre i contadini continuano a perdere le proprie terre, le proprie
sementi e la propria cultura, le imprese transnazionali hanno assunto il
controllo dei nostri mercati nazionali e dell'agroindustria. E un pugno di
imprese come Monsanto, Dupont, Adventis, Sygentia e Bunge & Born non solo
controllano il commercio, ma anche la biotecnologia, che impiegano per
vendere veleni agricoli.
Quale di questi problemi può essere risolto dall'Organizzazione mondiale
del commercio? Nessuno. Al contrario, con i suoi accordi adottati
all'interno delle "cupole" di alcuni governi, non farà altro che aggravare
la condizione dei popoli.
Di fronte a questa situazione, Via Campesina lotta per le sue idee.
Sosteniamo che gli organismi internazionali sono in crisi. Le Nazioni
unite, il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale,
l'Organizzazione internazionale del lavoro e il Wto si sono trasformati in
difensori degli interessi delle corporation e del governo degli Stati uniti.
Per questo, in primo luogo proponiamo la creazione di un nuovo sistema che
implichi la democratizzazione degli organismo internazionali. Il Wto, per
esempio, non ha alcun diritto a intromettersi nei fatti del commercio
agricolo e della produzione rurale. E' necessario dibattere tra i popoli, i
governi e le istituzioni democratiche sul modo di garantire che la terra e
le risorse naturali costituiscano un patrimonio di tutta l'umanità, e che i
contadini ne siano i guardiani. Che si distribuisca la terra perché tutti
possano lavorarla e produrre alimenti. Che il commercio di alimenti non può
continuare a essere subordinato alla considerazione che il cibo è una merce
come ogni altra. Tutte le persone hanno diritto di essere sfamate.
***
Per questo, la politica agraria e il commercio agricolo nazionale e
internazionale devono essere sottoposti al paradigma della sovranità
alimentare difeso da Via Campesina, secondo il quale ogni popolo ha il
diritto e il dovere di produrre il proprio sostentamento, vendendo le
eccedenze per mezzo di politiche bilaterali di mutuo interesse per i popoli
e i paesi.
La biodiversità è un patrimonio dell'umanità. Le imprese non possono
impossessarsene, non possono trasformarla in proprietà privata, non possono
brevettare esseri viventi. I governi nazionali devono impegnarsi in
politiche locali che concedano priorità non alle esportazioni ma alla lotta
contro la povertà e la fame, e che garantiscano il reddito e l'educazione
della popolazione rurale. Le attività agricole sono ancora le principali
fonti di lavoro e di sviluppo per i miliardi di esseri umani che vivono nei
paesi del Terzo mondo.
Nulla di tutto ciò preoccupa il Wto. E per questo siamo contro il Wto.
Lotteremo contro la sua politica. Sbaglia chi pensa che l'umanità resterà
inginocchiata davanti agli interessi del capitale.
Un giorno i poveri si alzeranno! Questo è il messaggio che il delegato di
Via Campesina, il compagno José Bove, della confederazione contadina di
Francia, porterà in Qatar in nome dei contadini del mondo.