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Venezuela, imprenditore italiano ucciso dai suoi sequestratori
- Subject: Venezuela, imprenditore italiano ucciso dai suoi sequestratori
- From: "Nello peacelink" <n.margiotta at peacelink.it>
- Date: Thu, 30 Mar 2006 22:18:17 +0200
fonte:la Repubblica
Filippo Sindoni, 75 anni, era stato rapito martedì scorso
Da 50 anni viveva nel paese, era nato a Capo d'Orlando
Industriale della pasta, aveva anche un quotidiano e una televisione
Era fratello del regista televisivo Vittorio. I funerali si svolgeranno in
Italia
CARACAS - L'imprenditore di origine siciliana Filippo Sindoni, rapito a
Maracay in Venezuela martedì sera, è stato ucciso dai suoi sequestratori. Lo
ha annunciato la polizia dello Stato venezuelano di Lara e lo hanno
confermato fonti diplomatiche italiane a Caracas.
Il cadavere di Sindoni, 75 anni, è stato rinvenuto dagli agenti in un
terreno abbandonato a Carora, vicino a Barquisimeto, a circa 4 ore d'auto
dal luogo del rapimento. L'imprenditore italiano era stato rapito da quattro
malviventi che, travestiti da poliziotti, avevano organizzato un finto posto
di blocco. I sequestratori avevano fermato la sua auto in una strada del
centro di Maracay e, dopo aver colpito alla testa l'autista, erano fuggiti
portando via l'ostaggio.
Immediatamente dopo il sequestro, in Venezuela era cominciata una vera e
propria caccia all'uomo. Anche perché l'imprenditore, nato a Capo d'Orlando
(provincia di Messina), era un amico del presidente Hugo Chavez. Il quale,
prima di essere eletto, aveva svolto parte del suo servizio militare proprio
a Maracay. La moglie di Sindoni, Basilia Sgrò è partita subito per
raggiungere Maracay dove già si trova uno dei fratelli della vittima che si
era recato in Venezuela subito dopo la notizia del rapimento. L'altro
fratello, al quale Filippo Sindoni era legatissimo, è il regista
cinematografico e televisivo Vittorio Sindoni, che ha diretto diverse
fiction di successo (tra le ultime, "Il Capitano" e "L'uomo che sognava con
le aquile"). I funerali si svolgeranno a Capo d'Orlando.
Filippo Sindoni lascia anche una figlia, Giovanna, che è psicologa
dell'educazione e ha lavorato con l'Università Cattolica. La donna, che ha
due figli piccoli è dovuta rimanere in Italia: "Stiamo cercando di
organizzare il rientro della salma, ma ci vorrà un po' per via delle
indagini che sta conducendo la polizia venezuelana - ha detto, sconvolta,
Giovanna Sindoni -. L' ambasciatore italiano in Venezuela e quello
venezuelano in Italia mi hanno offerto la massima disponibilità. Comunque la
vicenda è seguita dai miei parenti, a Maracay. Io non andrò, perchè ho due
bambini e devo pensare anche a loro".
Fonti diplomatiche italiane hanno rivelato che il cadavere dell'uomo,
rinvenuto all'alba di ieri (il pomeriggio in Italia), presentava lesioni e i
segni evidenti di un colpo d'arma da fuoco alla testa.
"E' possibile - hanno ipotizzato le fonti - che, visto l'imponente
meccanismo di ricerca organizzato dal governo, i rapitori si siano sentiti
braccati ed abbiano deciso di mettere tragicamente fine al sequestro".
Il commissario Lisandro Zapata ha detto all'emittente televisiva
Globovision - che ha interrotto le trasmissioni per dare la notizia
dell'uccisione - che un contadino ha localizzato il corpo a Los Arenales,
sulla statale Barquisimeto-Carora, nel territorio del Comune di Torres.
Sindoni, che viveva in Venezuela da 50 anni, doveva rientrare in Italia la
scorsa settimana insieme alla moglie, ma era rimasto per votare. Sindoni si
era battuto negli anni scorsi per il riconoscimento del diritto di voto
degli italiani all'estero; per sette anni aveva rappresentato gli emigrati
italiani in Venezuela nel Consiglio generale degli italiani all'estero ed
era stato nominato Cavaliere del Lavoro da Scalfaro nel 1998.
In America Latina l'imprenditore siciliano era impegnato in numerose
attività e titolare di svariate partecipazioni, nei settori edile,
industriale e dei servizi. Era proprietario del quotidiano venezuelano
"Aragueno", della televisione Yvs, di varie imprese alimentari, di una
fabbrica che produce materiale plastico, di molti immobili e del centro
commerciale Las Americas.
E intanto, in Venezuela, sono ancora cinque i cittadini italiani o
italo-venezuelani attualmente nelle mani di bande di sequestratori.