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L'acqua statale non è pubblica.
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La lotta per l'acqua
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Di recente si è accesa una gran lotta per la conquista di attività economiche
d'importanza vitale per la stessa sopravvivenza umana, quindi inevitabilmente oltremodo
remunerative, come ad esempio quella della gestione dell'acqua. Da entrambe le parti in
lizza ogni giorno si spiegano forze vieppiù consistenti. Comincia però a farsi strada la
percezione che i cittadini ancora una volta siano rimasti esclusi dai giochi. Infatti, se
si presta attenzione, ci si accorge che nei fatti la lotta sta avvenendo tra PRIVATI e
STATALI.
La maggioranza della popolazione, i cittadini, gli esseri umani, continuano ad avere
un'unica scelta: decidere se essere clienti di aziende private o fruitori di un servizio
che in effetti, senza una loro partecipazione concreta, quotidiana, reale, quindi pure
retribuita di conseguenza, non può essere affatto definito "pubblico". A contrastare lo
strapotere economico dei privati ancora una volta non è infatti una cittadinanza conscia
dei suoi diritti repubblicani ma la solita privilegiata casta di statali d'epoca
monarchica, i quali non fan altro che cercare di riconquistare le posizioni perdute, i
sontuosi fasti del passato.
L'acqua statale non è pubblica.
Sia allo scopo di rintuzzare più facilmente i privati, sia allo scopo di realizzare, pur
con gran ritardo, l'ideale di una gestione collettiva, implicito nell'ordinamento
politico di una res publica, i cittadini devono prendere coscienza della distanza
esistente tra una gestione in mano ai soliti statali ed una partecipativa gestione
democratica. Nulla valendo il placebo di una promessa di partecipazione dall'esterno nel
mero ambito pianificatorio, considerato che la gestione materiale, operativa, per
intenderci le mansioni retribuite insieme ai connessi poteri, verrebbero ancora date in
esclusiva agli statali.
L'acqua statale non è pubblica.
Le mille associazioni e gruppi politici impegnati in questa lotta hanno il primario
dovere di rimarcare questa differenza, solo così potendo essi fare il reale interesse del
cittadino. L'acqua è già stata in mano agli statali, come tante altre risorse e servizi.
Ancora oggi noi cittadini, noi esseri umani, ovunque nel mondo, ci tocca soffrire per i
massicci, pesanti guai che le oligarchie statali hanno causato in decenni di indebita
permanenza nei ruoli che invece erano e sono di proprietà collettiva. Ancora oggi non
riusciamo a liberarci di loro nè di quel putrido mondo politico che proprio su di loro fa
più affidamento.
Non possiamo tornare ad una gestione statale. Poiché essa è basata sull'esclusione dei
cittadini, sulla loro estromissione da attività che pure competono loro e li riguardano
direttamente. Sulla loro continua colonizzazione, nei pensieri e nelle azioni. Dobbiamo
farci coraggio. Invece di procedere per tutta la vita arrancando su proposte incomplete,
che più che farci andare avanti ci rigettano indietro, dobbiamo imparare a concepire
proposte meditate e per questo complete, organiche, e pure creative e geniali, degne del
nostro essere umani. Basta con la superficialità indotta da decenni di politica
populista. Noi umani siamo ben di più di quello che oggi ci concediamo di essere.
Acqua pubblica? Certamente! Non ai privati nè agli statali.
Bensì a Cittadini che si alternino nei ruoli della Funzione Pubblica.
Danilo D'Antonio
Monti della Laga
Teramo - Abruzzo
tel. 339 5014947
L'acqua statale non è pubblica
http://www.hyperlinker.com/ars/acqua_statale.htm