Editoriale di "Valori" su clima e energia



Da: Agostinelli Mario [mailto:agostinelli.mario at gmail.com]
 
Care/i invio l'editoriale per il numero di "Valori" sull'energia di prossima uscita. Cari saluti. 
Mario

Gli anni dell’impudenza / La via tracciata è rinnovabile – Valori Febbraio 2013

È  confortante constatare lo iato tra i capi del mondo che si ritrovano a Doha, e non concludono nulla dalla conferenza di Rio de Janeiro del 1992, e la pratica di continua espansione dei sistemi a risparmio di energia, di riduzione degli sprechi, di mobilità sostenibile, di ricorso a sistemi elettrici e termici alimentati dal sole e acquistati e gestiti sempre più spesso in forme comunitarie. Ma a distanza di vent'anni dal Brasile, svolta storica per una forma di trattato che teneva in considerazione la natura, le speranze concretizzatesi allora risultano vanificate dal precipitare della crisi e dal prevalere – anche culturale – dell'economia sulla politica. Il punto cruciale di questa fase storica è che abbiamo ormai finito di trasformare la parte inerte della natura, e siamo giunti a “mettere a profitto” il vivente, cioè l'anima della natura stessa. Quindi l’energia, fonte di vita e di progresso, consumata in eccesso e degradata in calore e inquinamento, diventa di fatto causa di pericolo per la sopravvivenza, e di regresso per la civiltà. E l'inadeguatezza politica tende a concentrarsi sull'aspetto del debito finanziario, elemento di classe, e non sul debito verso la natura, che proprio la sopravvivenza della specie riguarda.
Mentre 8 anni fa la candidatura di Al Gore alla presidenza americana aveva la risoluzione dei problemi del clima come tema principale; oggi Barack Obama sostiene la ricerca sulle fonti fossili attraverso lo shale gas, per prolungare il primato mondiale degli USA e per un vantaggio nella competizione economica con Pechino. E il nostro governo ha improvvisamente rilanciato la Sen (Strategia energetica nazionale), con un drastico annullamento nella prospettiva delle rinnovabili e un affidamento completo alle prospezioni per il petrolio e all’idea di fare dell'Italia il magazzino del gas. Si continua cioè a investire su una dimensione dell'energia centralizzata, non territoriale, e finanziaria (al comparto energetico si riferisce il 29% di tutti prodotti derivati...), invece di puntare su un modello decentrato, e su un'economia cooperativa delle fonti naturali. Senza contare che non si può spendere, come stimato dalla Banca mondiale, il 6% del Pil planetario per intervenire sulle conseguenze degli eventi climatici estremi e, contemporaneamente, avere un welfare che si occupa delle pensioni e della salute pubblica.
Bisogna allora pensare a un “rallentamento”. Che porterebbe grandi quantità di lavoro. E bisogna far prevalere l’energia diffusa  (vento, sole, acqua, biomasse), non trasportata attraverso opere enormi, per i cui investimenti le popolazioni povere non hanno disponibilità, se non quella di venire colonizzate, cedendo le royalties dello sfruttamento ad altri Paesi. E se la domanda è come si possa chiedere a India e Cina di rallentare la corsa per abbracciare un modello “un po’ più lento”, io credo che la risposta stia in una transizione decisa verso il 100% di fonti rinnovabili, non in una impraticabile coesistenza tra vecchio e nuovo sistema. Perché se è vero che certe società in pieno sviluppo hanno tassi di povertà assolutamente insostenibili, la fuoriuscita da questa povertà con il sistema fossile applicato all'agricoltura, alla produzione e ai trasporti non può essere raggiunta. Anche per questo la conversione potrebbe subire un’accelerazione. La svolta arriverà dopo il 2020. E fino ad allora vivremo anni di autentica transizione, di fatto anni di impudenza dal punto di vista della visione del futuro.


Mario Agostinelli
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