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Neopaganesimo, panteismo, sincretismo, fisica quantistica, ecologia profonda, spiritualità della natura, psicologia archetipale - Comunicazione di Servizio -
La rivalutazione del paganesimo, come viene definito oggigiorno, è una delle
caratteristiche portanti del filone New Age. Addirittura negli Stati Uniti è nata una
nuova
"religione" denominata Wicca che ha raccolto adepti in ogni
parte del mondo ed è basata appunto sulla riscoperta e venerazione degli aspetti magici
della natura. Spesso, qui al Circolo vegetariano di Calcata, durante le feste da noi
organizzate, soprattutto quelle in concomitanza con i solstizi o gli equinozi o per la
luna piena e nuova, alcuni adepti "neo-pagani" vengono a condividere il nostro spirito
ed oltre alle cerimonie già da noi predisposte aggiungono riti diversi ed offerte alle
divinità e fate della valle. Io li lascio fare perché in fondo il riconoscere la
sacralità della natura in tutte le sue forme è uno degli aspetti della spiritualità laica
e dell'ecologia profonda.
In effetti la spiritualità della natura è un aspetto riconosciuto anche nella fede
cristiana, soprattutto nel misticismo (sia in quello primitivo che in quello francescano)
in cui prevale la consuetudine di ritirarsi in
grotte, boschi e deserti in stretta comunione con gli elementi naturali e con il mondo
animale. In questo modo viene riconosciuta la bellezza del creato e la grandezza del
Creatore. Aspetti pagani erano presenti persino nella religione ebraica, sia pur
talvolta condannati come ad esempio
l'adorazione della vacca sacra durante la traversata del Sinai, oppure riconosciuti e
facenti parte della tradizione come avvenne presso la setta degli Esseni che vivevano
in strettissima simbiosi con la natura e con i suoi aspetti
magici, avendo sviluppato anche la capacità di trarre il loro nutrimento dal deserto, un
grande miracolo questo considerando che erano persino vegetariani....
Il rispetto e l'adorazione della natura, definito dalla chiesa cattolica (un po'
dispregiativamente) "panteismo" è uno degli stimoli da sempre presenti nell'uomo, tra
l'altro questo sentimento panteista è alla base dell'exursus evolutivo della specie.
Ciò mi fa ricordare di una storiella, che amo spesso raccontare, sull'origine della
specie umana. Ormai è certo che ci fu una "prima donna", un'Eva primordiale. L'analisi
del patrimonio genetico femminile presente nelle ossa lo dimostra inequivocabilmente...
Mi sono così immaginato una donna, la prima donna, che avendo raggiunto
l'auto-consapevolezza (la caratteristica più evidente dell'intelligenza) ed avendo a
disposizione solo "scimmie"
(tali erano i maschi a quel tempo) dovette compiere una opera di selezione certosina per
decidere con chi accoppiarsi in modo da poter avere le migliori chance di trasmissione
genetica di quell'aspetto evolutivo. E così avvenne conseguentemente nelle generazioni
successive ed è in questo modo che pian piano dalla cernita nell'accoppiamento sono
divenute rilevanti qualità come: la sensibilità verso l'habitat, l'empatia, la pazienza,
la capacità di adattamento e di gentilezza del maschio verso la prole e la
comunità, etc. etc. Pregi che hanno portato la specie verso la condizione
"intelligente" che conosciamo (o conosceremmo se nel frattempo non fosse subentrata una
spinta involutiva).
Purtroppo in questo momento storico, in seguito all'astrazione dal contesto vitale e alla
manifestazione della spiritualità in senso religioso metafisico (proiettata ad un aldilà
ed ad uno spirito separato dalla materia) molto di quel rispetto (e considerazione) verso
la natura e
l'ambiente e la comunità è andato scemando, sino al punto che si predilige la
virtualizzazione invece della sacralità vissuta nel quotidiano. Ed in questo buona parte
della responsabilità è da addebitarsi ai credo monoteisti. Ma quello che era stato
scacciato dalla porta ora rientra dalla
finestra, infatti la scienza sta riscoprendo i miti, le leggende e le divinità della
natura descrivendole in forma di "archetipi".
All'inizio della civilizzazione umana, nel periodo paleolitico e neolitico matristico,
la sacralità era incarnata massimamente in chiave femminea, poi con il riconoscimento
della funzione maschile nella procreazione tale
sacralità assunse forme miste maschili e femminili, successivamente con i monoteismi
patriarcali fu il maschile che divenne preponderante. Ora è tempo di riportare queste
energie al loro giusto posto e su un totale piano paritario. Anche se già in una antica
civiltà, quella Vedica, questa
parità era stata indicata, come nel caso della denominazione (maschile) "Surya" che sta
ad indicare l'identità del sole in quanto ente, che viene completato dall'aspetto
femminile
"Savitri" che è la capacità irradiativa dell'energia solare. E noi sappiamo che fra il
fuoco e la capacità di
ardere sua propria non vi è alcuna differenza.
Paolo D'Arpini
www.circolovegetarianocalcata.it
"La nostra anima nel profondo non ha mai smesso di dirsi pagana; basta solo ascoltarla
con attenzione per capirlo. Il nuovo paganesimo non è affatto un concetto stravagante o
qualcosa di intellettuale costruito a tavolino; è
semplicemente un atto di auto-consapevolezza: una presa di coscienza della nostra natura
e di ciò che è estraneo ad essa". (Alfonso Piscitelli)
Canto pagano di chi viaggia verso il Sé.
Ascoltatemi spiriti del Vento, essenze immortali che abitate nelle pieghe nascoste
dell'aria, delle rocce, delle acque. Oso invocarvi e presentarmi dinanzi a voi per
compiere il mio passaggio a cui mi preparo nel cielo di una notte d'estate, investito
dal caldo mormorio dei grilli, inumidito dalla
rugiada che bagna il muschio, stremato nel desiderio di correre verso un destino che mi
avvolgerà come un non visto mantello..... da vincitore o da vinto io non so.
Vorrò però essere ricordato come un uomo che ha provato a
parlare con voi e da ciò apprendere la poca o molta saggezza che si può richiedere a un
sorso d'acqua gelida, al fuoco notturno degli amici, al pianto solitario di un bimbo che
accende la pianura di suoni che non le appartengono, ma che grata accetta, come il passo
silenzioso del viandante che la rende sacra con l'amore del suo andare. (Simone Sutra)